Anno XVIII, n. 199
luglio-agosto 2022
 
Un editore al mese
Adelphi edizioni nei decenni
per scoprire grandi classici
Capace di appassionare
per la minuziosa cura nei dettagli
di Rosita Mazzei  
Vi sono alcune realtà editoriali che nel corso del tempo sono riuscite a rendere uniche e immediatamente riconoscibili le proprie proposte letterarie. Sin dalla grafica, infatti, si è in grado di identificare una determinata casa editrice che, in tal modo, fa comprendere quanto sia stata capace di entrare nella mente dei lettori e, soprattutto, nei loro animi.
Tra le case editrici che sono state capaci di ottenere tutto ciò vi è sicuramente Adelphi edizioni che richiama i fruitori sin dagli scaffali con le sue proposte di qualità e con le sue cover così caratteristiche. Quanto detto è segno di lavoro continuo, instancabile e puntiglioso che ha portato tale azienda a farsi conoscere e stimare nel lungo corso degli anni con prodotti di qualità e autori degni di nota.
Tra i fautori di un successo così meritato vi è sicuramente il compianto Roberto Calasso, saggista e narratore, che oltre a essere il proprietario dell’Adelphi ha anche ricoperto il ruolo di direttore editoriale dal 1971, funzione importantissima e vitale per cui merita di essere ricordato e che ha dato più volte la spinta necessaria per poter procedere nella giusta direzione. Una realtà editoriale variegata, quindi, ma estremamente solida che grazie all’impegno dei suoi collaboratori è divenuta per tutti sinonimo di qualità letteraria e non solo.

La storia
Adelphi ha alle proprie spalle una lunga e onorata carriera. Essa vede la luce a Milano nel 1962 a opera di Luciano Foà e Roberto Olivetti. Già nel 1965 vi sono stati importanti cambiamenti dato che proprio in quell’anno Carlo Frassinelli decise, a causa dei gravi problemi economici e della mancanza di collaboratori, di cedere il proprio catalogo, contenente un centinaio di titoli, proprio a questa azienda che parte, in tal modo, con una ricca proposta per i propri lettori.
Il nome della suddetta casa editrice è estremamente peculiare. Il termine Adelphi (ἀδελφοί), infatti, è di origine greca e sta a significare “fratelli, sodali”. Non è affatto un caso che sia stato scelta tale demarcazione dato che essa vuole esplicitamente far riferimento alla comunanza di intenti presente tra i soci fondatori al momento della creazione della casa editrice in questione.
Sul sito di tale realtà editoriale, poi, è possibile trovare la relazione delle intenzioni con cui venne fondata: «All’inizio si parlava di libri unici. Adelphi non aveva ancora trovato il suo nome. C’erano solo pochi dati sicuri: l’edizione critica di Nietzsche, che bastava da sola a orientare tutto il resto. E poi una collana di Classici, impostata su criteri non poco ambiziosi: fare bene quello che in precedenza era stato fatto meno bene e fare per la prima volta quello che prima era stato ignorato. Sarebbero stati stampati da Mardersteig, come anche il Nietzsche. Allora ci sembrava normale, quasi doveroso. Oggi sarebbe inconcepibile (costi decuplicati, ecc.). Ci piaceva che quei libri fossero affidati all’ultimo dei grandi stampatori classici. Ma ancora di più ci piaceva che quel maestro della tipografia avesse lavorato a lungo con Kurt Wolff, l’editore di Kafka».
Una realtà importante di cui abbiamo già avuto il piacere di discorrere all’interno di due nostri articoli, uno del 2015 ( www.bottegaeditoriale.it/Uneditorealmese.asp?id=157) e uno del 2019 ( www.bottegaeditoriale.it/uneditorealmese.asp?id=212).

Il catalogo
Una delle prime collane editoriali aperte da Adelphi è quella, appunto, denominata Classici e che ha visto la propria nascita in concomitanza con la casa editrice stessa, nel 1963. A inaugurarla ci pensò il testo La vita e le avventure di Robinson Crusoe (pp. 366, € 11,00) di Daniel Defoe.
Tra gli altri titoli spiccano imprese di grande rilievo culturale quali le Opere lulliane (pp. 596, € 75,00) di Giordano Bruno e a cura di Marco Matteoli, Rita Sturlese e Nicoletta Tirinnanzi. Questo pregevole volume raduna al proprio interno i testi in cui il filosofo analizza in maniera critica i lavori di Raimondo Lullo, celebre teologo e mistico catalano del Duecento.
Altro volume da citare necessariamente all’interno di tale collana è L’idea del theatro (pp. 340, € 70,00) di Giulio Camillo e a cura di Lina Bolzoni. Tale opera riesce a incarnare al proprio interno l’arte della memoria caratteristica del Cinquecento.
Altra importante collana editoriale nota è gli Adelphi, facilmente fruibile dai più per i prezzi più contenuti, e che ha visto la propria nascita nel 1989 con L’insostenibile leggerezza dell’essere (pp. 336, € 25,00) di Milan Kundera, opera che, come si può leggere nella descrizione del sito editoriale «obbedisce fedelmente al precetto di Hermann Broch: “Scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire”».
All’interno di questa collana editoriale possiamo anche trovare, per esempio, Le poesie (pp. 414, € 12,00) di Gaio Valerio Catullo, a cura di Guido Ceronetti, testo imprescindibile del panorama della letteratura latina e che, ancora oggi, è in grado di toccare le corde dell’anima di ogni lettore che decide di approcciarvisi.
Probabilmente è questa la collana che più richiama alla mente le opere pubblicate da Adelphi, con le sue copertine caratterizzate da un colore principale che fa da sfondo e con la descrizione in inchiostro nero. Stiamo parlando di Piccola Biblioteca Adelphi che venne alla luce nel 1973 con l’opera Il pellegrinaggio in Oriente (pp. 84, € 10,00) di Hermann Hesse. Il romanzo breve in questione, che vede lo stesso scrittore come protagonista, narra di un viaggio che affonda le proprie radici nell’immensità del tempo. Un itinerario necessario che porta il lettore dal passare da una realtà imposta verso un’altra beffarda, violenta, ma pedagogica.
Tra gli scritti pubblicati in tale collana non si può non citare Bobi (pp. 98, € 12,00) di Roberto Calasso e che racconta le profondità immerse nell’ideazione proprio di tale casa editrice. Nella descrizione, infatti, si può leggere: «Quando Bazlen mi parlò per la prima volta di qualcosa che sarebbe stata Adelphi e non aveva ancora un nome mi disse: “Faremo solo i libri che ci piacciono molto”».
Tra le novità proposte vi è Operatori e Cose. Confessioni di una schizofrenica (pp. 252, € 19,00), di Barbara O’Brien, che racconta la storia di una donna che, sul finire degli anni Cinquanta pubblicò questo libro sotto pseudonimo. Un giorno, infatti, la protagonista si è risvegliata vedendo ai propri piedi ben tre figure spettrali. Le stesse figure che la incatenano al suo delirio schizofrenico e contro cui, con forza e tenacia, ha lottato da sola.
Infine, tra le opere di ultima uscita proposte, non si può evitare di menzionare Doppia vita (pp. 190, € 19,00) di Gottfried Benn, poeta e scrittore tedesco segnato dall’autobiografia, dal flusso di coscienza e dalla voglia di rappresentare l’orrore vissuto agli inizi del secolo scorso. Autore controverso e contestato anche per via del suo iniziale affiancamento alle forze naziste che, in seguito, lo rinnegarono a causa dei suoi scritti giovanili. Il testo in questione passa dalla visione autobiografica di Benn a quella del suo alter ego Rönne. Tra le pagine proposte si profila l’identità di un’epoca, caratterizzata dal capitalismo, dall’opportunismo e dai nubifragi politici. Una crisi che, necessariamente, deve essere affrontata in maniera efficace.

Una realtà editoriale di valore che ha conquistato tutti nel tempo
Le opere narrate, raccontate, riscoperte e rappresentate attraverso questa casa editrice sono infinite e tutte di pregevole valore. Risulta innegabile, infatti, il lavoro considerevole fatto da Adelphi nel corso di lunghi decenni di attività.
I classici, i saggi critici, le poesie sono stati tutti trattati e presentati al pubblico nella loro veste migliore per poter essere apprezzati come meglio gli competeva. Autori di un certo rilievo sono stati riscoperti nel nostro panorama culturale anche grazie alle fatiche di questa casa editrice che ha fatto della qualità professionale il proprio vessillo. Tra passato e futuro, tramite un filo rosso capace di collegare nel tempo ciò che fu con ciò che sarà.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XVII, n. 190, dicembre 2021)
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