Che cosa si cela dietro l’utilizzo pubblico del turpiloquio?
L’esposizione linguistica, oltre che fisica, degli organi genitali e delle azioni che con tali organi hanno a che fare e a che vedere non avrebbe nulla di indecoroso in uno stato di natura. È altrettanto vero che millenni di impalcature culturali, etiche, religiose hanno prodotto una modifica dei costumi e del comune senso di moralità nella maggior parte dei raggruppamenti sociali umani. Un po’ come accade per i comportamenti infantili: sono gli adulti, gli “esperti”, a insegnare ai piccoli, gli “incolti”, che se non vogliono ricevere rimproveri dalla società (che in quella fase della vita è la ristrettissima cerchia familiare) non devono fare questo e non devono dire quello. Va da sé che fatta la legge, trovato l’inganno. Ciò che era naturale diviene tabù e, per un motivo o per un altro, si sa, il tabù, prima o poi, si sente il desiderio di infrangerlo. Evitando ora di entrare in disquisizioni psicanalitiche dal naftalinico sentore freudiano, ampliamo la nostra prospettiva e allacciamola al presente, hic et nunc. L’Italia è un paese storicamente e antropologicamente affascinante e da sempre in fermento: numerose le invasioni, numerosi i popoli che vi hanno convissuto – quasi mai pacificamente –, numerosi i fervori politici e culturali. E numerose le vessazioni da parte dei potenti di turno. Così, a un certo punto, forse anche a esprimere secoli di frustrazioni, ecco comparire il turpiloquio! Diversi sono i documenti che sin dal 1200 ne attestano l’uso anche tra importanti autori letterati, ma – si badi bene – con la precisa intenzione di sottolineare e denunciare i comportamenti corrotti dei funzionari reali e di alcuni clericali. Sino ad arrivare all’epoca moderna, quando infine la parolaccia esplode pubblicamente in tivù. Segno di rottura, volontà di contestazione, sintomo di anticonformismo? Macché! La parolaccia entra dritta dritta persino nei palazzi istituzionali, coi recentissimi risultati che tutti conosciamo. Questo – sostengono alcuni –, al fine di colmare quello scollamento, che si avverte ormai da diversi anni, tra “classe dirigente” e “società civile” (su queste aberranti espressioni si imporrebbe l’apertura di una lunghissima parentesi che però rimandiamo). Come se il grado della nostra civiltà si basasse sulla nostra inciviltà. Ma lo scollamento, lo sappiamo bene, non è tanto un problema da attribuire alla lingua, quanto alla realtà dei fatti, al rafforzamento della logica del profitto a discapito di quei valori di umanità e solidarietà, che dovrebbero costituire il cemento del nostro viver sociale. E allora, per certi “piani alti”, il turpiloquio non è un modo per avvicinare la “base”, ma per rivelare tutta la propria inadeguatezza, l’incompetenza e, dunque, l’assoluta incapacità e impotenza di decidere e risolvere alcunché.
D’altra parte, Jorge Mario Bergoglio non ha bisogno di ricorrere a turpitudini per arrivare alle masse: e non solo, ovviamente, perché è il papa e dunque non può farlo, ma perché gli basta essere una figura dotata di semplicità e umanità e per questo carismatica, il cui desiderio di cambiamento si tramuta naturalmente in fatti. Un accogliente «Buonasera», che genera incontro, vs un inospitale «Vaff…», che genera scontro: meraviglie della lingua!
Nel numero di aprile di Direfarescrivere non troverete nulla che abbia a che fare con tale uso del linguaggio: anzitutto perché, sebbene depenalizzato da circa un decennio, il turpiloquio è ancora un illecito amministrativo per il codice penale italiano e coi tempi che corrono, quando si può, ci si guarda bene dagli sperperi; e poi perché crediamo esistano infinite altre modalità linguistiche ben più efficaci e incisive della parolaccia, ormai sdoganata in ogni luogo e contesto e dunque pressoché priva di reale forza espressiva.
In primo piano Guglielmo Colombero ci accompagna alla scoperta dell’oscuro mondo dell’intelligence con la recensione del saggio Storia dei Servizi segreti italiani. Dall’Unità d’Italia alle sfide del XXI secolo di Antonella Colonna Vilasi, edito da Città del sole, che non solo ripercorre la storia dello spionaggio di casa nostra ma ne evidenzia anche la doppiezza e le possibili e pericolose devianze nascoste.
In Questioni di editoria continuiamo a occuparci di scrittura creativa insieme Maria Lisa Summaria, che ha letto per noi La palestra dello scrittore, curato da Enrico Valenzi e pubblicato da Omero editore: dieci lezioni che evidenziano come non tutto, in questo settore, si possa insegnare, poiché l’arte è un concetto che spesso esula da regole fisse.
Per La cultura, probabilmente Francesca Ielpo ci racconterà il vissuto difficile di Amedeo Letizia attraverso le parole dello stesso attore e della giornalista Paola Zanuttini, che l’ha intervistato dando infine alle stampe per Minimum fax Nato a Casal di Principe, una storia in sospeso.
Nella rubrica La recensione libraria riscopriremo un classico del noir messicano, Il complotto mongolo, di Rafael Bernal, ristampato da Edizioni La Linea. Guglielmo Colombero ne sottolineerà la validità artistica mettendo in risalto la potenza dell’immaginazione visiva del suo autore.
Infine, per Un editore al mese Maria Rosaria Stefanelli ci riporta la sua intervista a Massimiliano De Santis, fondatore della casa editrice Secondavista, il quale ci descrive il proprio progetto, nato da appena un anno sotto la spinta di una forte esigenza di avere e fornire visioni culturali alternative.
Nell’augurarci che anche questo numero possa soddisfare le aspettative dei nostri affezionati lettori, ringraziamo, come sempre, tutti i collaboratori di redazione e, in particolar modo, i responsabili di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Adelina Guerrera. Buona lettura.
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno IX, n. 88, aprile 2013)
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EDITORIALI PRECEDENTI
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Restiamo coi piedi per terra
e parliamo un po’ di vita reale
di Graziana Pecora
Il termine italiano “concreto” deriva dal latino concrētus, participio passato di concrescĕre, che significa “condensarsi”, “coagularsi”, due verbi che ci riportano subito alla mente due elementi vitali: l’acqua e il sangue. L’inglese, che a differenza delle altre lingue del ceppo germanico deve molto al latino, ha mutuato il termine (concrete) e il significato, salvo poi attribuirlo curiosamente pure al calcestruzzo, anch’esso ormai divenuto materiale fondamentale – in tutti i sensi – della vita contemporanea (almeno in Occidente). Meno indispensabile, forse, è il concrete americano, un dessert che consiste in una sorta di crema gelata molto solida e variamente guarnita, ma negli Stati Uniti, si sa, il cibo ha tutto un altro peso. La concretezza, dunque, sin dalla sua etimologia ha attinenza con ciò che è reale, tangibile e, oseremmo dire, sostanziale, così come gli argomenti che andremo ad affrontare in questo nuovo numero di Direfarescrivere, dove tutto, come vedrete, è riconducibile alle fondamenta della nostra esistenza e del nostro vivere contemporaneo.
In primo piano, la Prefazione di Tonino Perna al nuovo saggio di Alberto Donati, Immigrazione e multiculturalismo. Le ragioni degli oppositori, pubblicato da Armando editore, in cui si evidenziano i cambiamenti, sempre più degenerativi, che le società capitalistiche occidentali stanno attraversando oggi in un contesto culturale via via più multietnico, negando di fatto una vera democrazia basata sul rispetto delle individualità di ognuno e favorendo, nel migliore dei casi, la realizzazione di una piatta uguaglianza misurata in termini economici.
In Questioni di editoria, la scrittura vista nel concreto da numerosi scrittori di fama internazionale. Interviste, sentenze e testimonianze varie di questi vip sono state raccolte in un denso manuale a cura di Luigi Annibaldi, Claudia Bertozzi e Lucia Pappalardo: Voglio scrivere! 135 big mi dicono come, edito da Omero, che Francesca Ielpo ha letto e recensito per voi, siate aspiranti autori o semplici lettori curiosi.
Per La cultura, probabilmente, la grafologa Barbara Taglioni ha analizzato la scrittura di Gala Dalí, moglie del noto pittore catalano, osservando le pagine autografe presenti nel testo La vita segreta. Diario inedito, il diario, appunto, della donna ritrovato e pubblicato da L’ippocampo. Ne emerge una personalità che non mancherà di stupirvi.
Nella rubrica La recensione libraria, Dayana Borzomì ci presenta Suspended Chronicles. Puoi prevedere tutto. Tranne la tua vita, la prima puntata di una trilogia thriller scritta per i tipi di Albus dall’italianissimo Pierre Arkansas e da cui esce un ritratto del nostro paese incredibilmente realistico, che non può non invitarci alla riflessione.
Infine, per Un editore al mese, entriamo insieme ad Angela Patrono nel mondo di Edizioni Creativa e Dissensi, due progetti editoriali paralleli, impegnati soprattutto sul fronte sociale e che mirano a un’informazione libera e anticonformista, il più possibile aderente alla realtà contemporanea.
Come ogni mese, ringraziamo tutti i collaboratori di redazione per il loro impeccabile lavoro e, in particolar modo, i responsabili di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Adelina Guerrera. Buona lettura a tutti.
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno IX, n. 87, marzo 2013)
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Facciamoci contagiare
dal multiculturalismo!
di Graziana Pecora
Direfarescrivere rinnova anche per questo numero il proprio impegno con i lettori a offrire spunti di lettura e riflessione con cinque interessanti recensioni di prodotti (e produttori) editoriali di elevata qualità. I quattro testi e la casa editrice di cui ci siamo occupati questo mese hanno tutti in comune il termine “contaminazione”. Un sostantivo, questo, da noi inteso non tanto nel suo senso letterale di “infezione” o “inquinamento” (ché, tra l’altro, verrebbe meno la succitata pretesa di qualità!), ma nella sua accezione letteraria: contaminazione come fusione di elementi di eterogenea provenienza che dà vita a qualcosa di nuovo e non per questo, quindi, necessariamente negativo, anzi… Un concetto, insomma, che ben si sposa, a nostro avviso, con la realtà sociale contemporanea, sempre più multiculturale.
Con l’articolo di apertura, In primo piano, Celeste Fortunato propone la lettura di A right to Justice. Una questione di coscienza di Antonio Maria Gosetti, edito da Città del sole, un originale romanzo poliziesco che, attraverso l’azione e gli intrighi tipici del genere, riesce a veicolare un messaggio filosofico, invitando il lettore a riflettere sul senso della giustizia e della verità, non senza richiami a Robert Musil.
Per Questioni di editoria, Manuela Mancuso presenta un libro, pubblicato da Stampa alternativa & graffiti, sulla calligrafia: Scrivere Meglio. Piccolo trattato di metodica per il miglioramento della propria scrittura, curato da Francesco Ascoli e Giovanni de Faccio. Un testo che sembra rivangare il passato di alcuni di noi o dei nostri genitori o nonni, ma che in realtà propone un tema che sta tornando attuale, ossia la necessità di coniugare l’espressività personale del segno grafico con l’obiettivo primario di questa forma di comunicazione, ossia l’intelligibilità.
Nella rubrica La cultura, probabilmente la recensione a firma della scrivente invita alla lettura di un piccolo grande libro pubblicato da Graphe.it edizioni, Il cielo dentro di noi. Conversazioni sui Diritti Umani (sul mondo che c’è e su quello che verrà) di Roberto Fantini. Il testo, patrocinato dalla sezione italiana di Amnesty International, è una raccolta di dialoghi con dieci personalità impegnate, su diversi fronti e spesso in silenzio, nella difesa dei diritti umani, un’attività di crescente importanza, specie nell’attuale panorama di “contaminazioni” cui assiste il nostro pianeta.
Per La recensione libraria Angela Patrono fa rivivere una figura medievale tanto notevole quanto sconosciuta ai più, attraverso la presentazione del libro Matilde. Una paziente mediatrice tra impero e papato di Alessandro Carri, edito da Aliberti. Matilde di Canossa, marchesa di Toscana, si distinse per le sue eccellenti doti diplomatiche tra i due assolutismi dell’epoca e riuscì a farsi portavoce dei cambiamenti sociali in atto (per esempio, liberando i servi) precorrendo di molto tempi più moderni.
Infine, nella rubrica Un editore al mese, Francesca Ielpo vi farà scoprire Galassia arte, una casa editrice in cui i desideri di chi scrive e di chi legge si incontrano creando dei prodotti editoriali di qualità rivolti ai più svariati interessi culturali.
Come ogni mese, si ringraziano tutti i collaboratori di redazione e, in particolare, i responsabili di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo. E si ringraziano anche i lettori che continuano a seguirci con interesse. A tutti auguriamo buona lettura.
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno IX, n. 86, febbraio 2013)
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Carta o ebook? La necessità
“scientifica” di una convivenza
di Graziana Pecora
Recentemente si leggeva su la Repubblica un bellissimo articolo di Oliver Sacks, noto neurologo e scrittore statunitense, che rifletteva sulla necessità di far resistere il libro di carta in un’epoca in cui le nuove tecnologie sembrano l’unico futuro possibile. Egli partiva, nel suo ragionamento, dalla propria crescente debolezza visiva dovuta all’età avanzata e descritta con toni che suscitavano anche una certa tenerezza. Continuava dichiarando di essere costretto, non essendoci più molti editori disposti a stampare libri a grandi caratteri, a utilizzare la sua «buona vecchia lente d’ingrandimento», poiché è pur vero che i vari Kindle, Nook e iPad sono in grado di “zoomare” a dismisura qualunque scritto, ma è altrettanto vero che i comandi per fare tale operazione sono praticamente dei puntini sullo schermo e dunque il problema non si risolve.
Da bravo scienziato, Sacks descriveva l’abilità della lettura come una complessa interazione di varie parti del cervello, il cui sviluppo è avvenuto solo “recentemente” rispetto all’intera esistenza umana e le cui connessioni e percorsi neurali sono assolutamente personali e pressoché unici in ognuno di noi. Ciascuno, infatti, «apporta all’atto del leggere una combinazione unica non solo di ricordi ed esperienze [tra cui, come spiegava in un altro passo, anche le conoscenze grammaticali e sintattiche, Ndr], ma anche di modalità sensoriali»: alcuni “sentono” le parole che leggono, percependone maggiormente i ritmi acustici, altri le “visualizzano”, facendosi attrarre di più dal loro aspetto. Di conseguenza, se per qualche motivo ci troviamo costretti, a un certo punto della vita, ad apprendere nuovi modi di leggere, qualcuno di noi si convertirà all’ascolto (per esempio, con gli audiolibri), qualcun altro continuerà a usare la vista, con l’aiuto delle nuove tecnologie o della lente d’ingrandimento.
Tutto questo discorso, se inserito nell’attuale discussione sul futuro dell’editoria, non può che far pensare che il “progresso” verso il digitale (o il multimediale) non può soppiantare di netto la tradizionale carta stampata, ma può e deve certamente convivere con essa, poiché «siamo tutti individui, con esigenze e preferenze fortemente individualizzate». Tanto più che la pluralità di offerte è, in genere, da considerarsi sempre come auspicabile, in qualsiasi campo, poiché dove c’è scelta c’è libertà, e dove c’è libertà, nel caso nostro, c’è anche cultura.
Ma passiamo al primo numero del 2013 di Direfarescrivere. In primo piano vi presentiamo in anteprima il ventesimo volume de Le città della Calabria: Fabrizia, Serra San Bruno. Storia Cultura Economia, curato da Fulvio Mazza, ideatore della collana nonché direttore responsabile di questa rivista, e pubblicato dalla Banca popolare del Mezzogiorno in collaborazione con Rubbettino. L’articolo è a firma di Cecilia Rutigliano, una delle coordinatrici redazionali dell’intera collana.
Nella rubrica Questioni di editoria Francesca Ielpo vi proporrà la lettura di un divertente “non-manuale” di scrittura creativa, che non pretende di insegnare nulla eppure insegna la cosa fondamentale. Il titolo è illuminante: (non) Un corso di scrittura e narrazione, una sorta di raccolta di appunti e articoli scritti da Giulio Mozzi per i suoi corsi che da anni tiene in tutta Italia, unti, rielaborati e pubblicati da Terre di mezzo editore.
Per La cultura, probabilmente, la grafologa Barbara Taglioni si occuperà di un interessantissimo testo di Nicole Boille, Creatività tra genio e follia, edito da Epsylon. Il saggio cercherà di individuare i lumi del talento creativo attraverso un’indagine della grafia di alcuni noti artisti del passato.
Nella rubrica La recensione libraria Maria Rosaria Stefanelli vi presenterà l’opera prima di Veronica Elisa Conti, Le nebbie di Vraibourg, edito da Mup, un romanzo mirabilmente costruito e dai molti rimandi letterari, vincitore tra l’altro del Premio letterario “Luigi Malerba” nel 2011.
Infine, per Un editore al mese Emanuela Pugliese vi farà conoscere Editrice Altea, una realtà editoriale specializzata in pubblicazioni naturalistiche, che vi insegneranno a conoscere la psicologia dei vostri amici animali e a interagire con loro nella maniera più corretta.
Come ogni mese, ringraziamo tutti i collaboratori di redazione intervenuti alla preparazione di questo numero e, in particolare, i responsabili di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo. A tutti auguriamo buona lettura e… uno strepitoso 2013!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno IX, n. 85, gennaio 2013)
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La Cultura sa anche aspettare,
ma non lasciamola morire!
di Graziana Pecora
Natale è alle porte e le vetrine sono già uno scintillio di luci e colori. Mai come quest’anno, però, le strade sono praticamente vuote e i negozi pressoché deserti. Poco il lavoro e insufficienti i denari a disposizione, tante le preoccupazioni e scarsa, di conseguenza, la voglia di mettersi in cerca di superflue strenne natalizie. Mai come quest’anno, probabilmente, al posto dei doni inutili – e forse anche di quelli utili – gran parte di noi sceglierà per amici e parenti un semplice biglietto di auguri, magari fai-da-te, o al massimo qualche frugale cestino di prodotti alimentari, ché con la crisi che c’è non vogliamo certo che i nostri cari muoiano di fame! Qualcuno forse sorriderà di tanto pessimismo, ma non c’è proprio nulla da ridere: i supermercati annegano in pile di panettoni e distese di spumanti ancora invenduti, mentre ai mercatini dell’usato e ai banchi di frutta e verdura (non del pesce né della carne, per carità!) fanno capolino signore distinte e un po’ timorose, che fino a ieri facevano fare la spesa alla domestica, e tanti giovani, molti stranieri ma anche parecchi italiani, incerti se comprare quel paio di jeans per sostituire quelli dell’anno scorso, che hanno le ginocchia lise e gli orli consumati (“Ma forse chiedo ago e filo alla vicina e provo a rammendarli, anche se non so nemmeno da che parte cominciare…”).
In questa crisi di liquidità e di prospettive, tuttavia, faremmo bene a rinfrancarci un po’ lo spirito, perché quello pure ha bisogno di alimentarsi per crescere. Potremmo magari recarci alla piccola libreria sotto casa e dedicare qualche buon quarto d’ora – facendoci anche consigliare dal libraio, senza paura e senza vergogna – a sfogliare qualche testo, pensando a ciò che piace a noi, ma anche agli interessi e alle passioni di amici e i parenti, per scegliere, infine, di sostituire, nella cesta natalizia, un cotechino o un pacchetto di lenticchie con un buon libro. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche. E anche se chi abitualmente non legge storcerà all’inizio un pochino il naso ricevendo un libro in dono, dopo un po’ a furia di vederselo lì sul mobile del soggiorno o sul settimino della camera da letto, se da noi scelto con oculatezza, alla fine lo prenderà in mano e lo aprirà. E così si compierà la magia: potrà scoprire nuovi mondi, universi paralleli, linee di pensiero inimmaginabili, o anche solo riuscire finalmente a non far sgonfiare il soufflé, a non far morire la pianta di limoni sul terrazzo o a farsi obbedire dal proprio cane! E magari prima o poi ne desidererà un altro, di libro, e il cerchio delle idee, dei saperi, dei pensieri e delle emozioni non si spezzerà, né si trasformerà più in insoddisfazione per non potersi permettere l’ultimo ritrovato in fatto di telefonia mobile.
Per invogliare i nostri lettori al nutrimento, proprio e degli amici, di mente e spirito, questo mese proponiamo di visitare l’undicesima edizione della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si terrà a Roma dal 6 al 9 dicembre, e magari di venirci a trovare al nostro stand, di cui parlerà più nel dettaglio Rossella Michienzi nel suo articolo In primo piano. Circa 400 gli espositori, quasi 300 gli appuntamenti e le iniziative, tra presentazioni di libri, incontri con gli autori, progetti dedicati ai bambini ed esplorazioni tra fumetto, musica e arti visive. E, soprattutto, tantissimi testi tra cui scegliere: sono, infatti, più di 60.000 i titoli proposti.
Sempre in tema di libri, per la rubrica Questioni di editoria Pamela Quintieri illustra ai non addetti ai lavori tutti i segreti e le difficoltà di una figura professionale spesso sottovalutata, nella sua recensione del manuale di Marilì Cammarata, Il correttore di bozze, pubblicato da Editrice bibliografica.
Per La cultura, probabilmente, invece, Federica Lento propone la sua recente intervista a Roberto Paterlini, fresco vincitore del concorso Rai “La Giara” con il romanzo Cani randagi: tutti i retroscena di un successo e alcuni consigli per gli aspiranti scrittori.
Nella rubrica La recensione libraria Angela Patrono presenta una silloge poetica molto ironica e tutta al femminile, adatta anche a chi non è avvezzo alle letture di versi: con Raccolta differenziata, edito da Ibiskos editrice Risolo, Paola Sansone vi stupirà, vi farà riflettere lasciandovi talvolta anche ridere a crepapelle.
Infine, la recensione di Francesca Ielpo in Un editore al mese è dedicata a Edas, casa editrice messinese che, pur offrendo introvabili perle di cultura siciliana, non si ferma ai localismi ma offre anche di ogni genere e contenuto, avendo come unico obiettivo la qualità.
Come sempre, anche questo mese ringrazio tutti i collaboratori della redazione di Direfarescrivere e, in particolare, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, per il loro impeccabile lavoro. Buona lettura e buon Natale a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 84, dicembre 2012)
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Input: un inglese leader,
output: un italiano cyborg
di Graziana Pecora
Pur correndo il rischio di essere accusata di stalking o di essere giudicata un tantino snob, la mission che questo mese mi pongo nell’editoriale del presente magazine e che farà da Leitmotiv fino alla dead line, ovvero al the end di questo mio breve report, è tentare di dimostrare, con un piccolo résumé – o forse è meglio chiamarlo exemplum? –, quanto possa risultare fastidiosa, alla lunga, l’intrusione massiccia degli inglesismi (ma anche dei francesismi, germanismi etcetera, che non me ne vogliano le altre nazioni!) in un testo, scritto o orale, made in Italy. Tanto più che il loro utilizzo quasi mai rivela la reale conoscenza, da parte dello user o speaker, di una data lingua straniera, ma solo la scarsa padronanza – e non mi azzardo a dire disprezzo, ché sarebbe too much – della propria mother tongue.
In un paese in cui i manager di alcune aziende stanno facendo colare a picco la propria job career, insieme a quella di tanti lavoratori, non solo per colpa di crisi e spread ma anche per non saper mettere a punto un soddisfacente business plan, un’adeguata marketing strategy e, soprattutto, per non sapere come si deve uno straccio di lingua straniera che permetta loro di comunicare con l’estero per tentare di risollevarci dal crack economico-finanziario, è confortante sapere che tutti sappiamo cliccare, chattare, postare e twittare. Perché, si sa, l’information technology oggi è tutto: perché è fashion, è glamour ed estremamente cool. E, soprattutto, senza sei out.
Tuttavia, fatti salvi, forse, i componenti del nostro attuale governo tecnico, la maggioranza della cosiddetta classe dirigente del nostro establishment, perlomeno secondo le ultime news, partecipa ai summit (che in “italiese” si pronuncia come si scrive!) pur conoscendo l’inglese come io conosco il marziano. E c’è poco da stupirsi, dunque, se il resto del paese, che già di politichese in lingua italiana forse ci capisce poco, ha un’idea magari un po’ vaga di cosa sia il welfare o una spending review, o ancora un endorsement. “Rottamare” per questo i nostri politici o mandare in pensione i dirigenti di certo non è il caso. Ma un bel corso di inglese? Senza essere troppo choosy, va benissimo anche quello di John Peter Sloan, che ultimamente è tanto glam. Così, magari, verrebbe fuori anche che lo stage, nel senso di “tirocinio, formazione”, è un francesismo, e se pronunciato “all’inglese” indica invece il palcoscenico! Ché poi, a ben rifletterci, il problema è tutto qui: perché ostinarsi a usare un termine straniero anche quando abbiamo, nell’immenso vocabolario della nostra bella lingua, l’esatto corrispondente? Che puzzle!
Ma passiamo agli articoli di questo mese, altrimenti ci addentriamo in infiniti discorsi etnolinguistici. In primo piano, la pregevole recensione di Donato Tinaldi sul notevole saggio filosofico di Alberto Donati, Alla ricerca di Dio, edito da Rubbettino: un’interessante disquisizione sul rapporto tra fisica e filosofia e sul dualismo che governa l’Universo, con la Prefazione di Pio Colonnello.
Per Questioni di editoria Costanza Carzo riflette sull’ormai sempre più diffusa pratica dell’autopubblicazione, analizzandone le relative potenzialità, ma soprattutto i rischi per gli autori in termini di qualità, visibilità e guadagni.
Per La cultura, probabilmente diamo uno guardo insieme a Sara Moretti alla storia e alla cultura degli Usa e, di riflesso, di gran parte dei paesi occidentali attraverso le serie tv degli ultimi trent’anni, esaminate da Giampiero Francesca in American graffiti. Questo sì non è un paese per vecchi, pubblicato da Sovera.
Nella rubrica La recensione libraria torniamo a occuparci del nostro paese con un articolo di Angela Patrono sul visionario ma sorprendentemente attuale romanzo di Vittorio Emanuele Falsitta, Italia S.p.A. Le profezie del capitale, pubblicato da Editoriale Fernando Folini, che nel suo scenario apocalittico non sembra discostarsi poi tanto dalla realtà.
Infine, per Un editore al mese, Francesca Ielpo ci presenta Apogeo editore, una casa editrice che deve la sua forza soprattutto al web e alla qualità delle sue pubblicazioni, che spaziano dai manuali di informatica ai saggi filosofici, coprendo ampiamente ogni branca del sapere.
Anche questo mese, come sempre, ringrazio tutti i collaboratori di redazione e, in particolare, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, per il loro eccellente lavoro. Buona lettura a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 83, novembre 2012)
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Non cambiate una virgola!
Questo è il punto. E a capo
di Graziana Pecora
La punteggiatura. Questi strani segni, detti grafici, che nulla dicono ma molto esprimono. Segni piccoli, dunque apparentemente insignificanti: a volte minuscoli nei, a volte elaborati arzigogoli, quasi scarabocchi.
Il punto è il più saggio di tutti. Piccolo. Fermo. Risoluto. Non strilla. Si fa gli affari suoi. È come il marmo. Resistente a qualsiasi tempesta fraseologica. È talmente stoico che chiunque lo incontri non può fare a meno di arrestarsi. La virgola è acqua, liquida e trasparente, un girino che nuota incessante, una volta di qua, un’altra volta di là, si ferma a chiacchierare con tutti ma non a lungo, si adatta ad ogni circostanza, è volubile, incostante, e se ti aspetti di vederla potresti non trovarla, oppure, invece, la noti, proprio quando meno te l’aspetti. Il punto e virgola è una creatura ibrida e non si vede tanto in giro; qualcuno dice che in realtà sia solo una coppia stravagante formata da un soggetto adulto e uno ancora bambino; lo capisci perché il primo vorrebbe arrestarsi e prendere una pausa ogni tanto; l’altro però non sta mai fermo e lo tira a destra e a sinistra continuamente incuriosito da ciò che ha davanti agli occhi. Il due punti è una coppia di novelli sposi: due giovinetti che si tengono per mano e di tanto in tanto si bloccano all’improvviso: devono prendere delle decisioni e quindi chiarire ogni minimo dubbio venga loro in mente: infatti vogliono assicurarsi di essere d’accordo. Oh quei puntini sospensivi… Tre inseparabili amici un po’ insicuri che cercano di farsi forza a vicenda… Si capiscono al primo sguardo ma… non sempre si dicono tutto… Sono talmente… talmente sensibili che… si commuovono facilmente e… proprio non riescono a spiegarsi come mai… E poi c’è il punto esclamativo! Com’è buffo con quel suo pennacchio! Un sergente! Un piccoletto prepotente che alza sempre la voce! E non vuol sentire ragioni eh! O si fa come dice lui o niente! Ma vogliamo forse dimenticarci del punto interrogativo? E se fosse un filosofo in continua ricerca della verità? O forse più un artista che riesce a dare delle risposte semplicemente ponendo delle domande? Non vi sembra poi che con quel suo cappello floscio tenti un po’ di schernire il suo collega punto esclamativo mettendone in discussione le certezze e gli imperativi? Quello non pensa mai e sbraita in continuazione! Chissà se il punto interrogativo riuscirà a farlo riflettere?
La prossima volta che scriverete qualcosa, credo vi sarà subito più chiaro che la punteggiatura sa essere discreta, se ben usata: non è affatto vero, in realtà, che sia inutile perché non dice… Di cambiare il senso delle vostre parole è certo in grado! Lo credete impossibile?
La prossima volta, che scriverete? Qualcosa, credo: vi sarà subito più chiaro; che la punteggiatura sa essere discreta, se ben usata, non è affatto vero, in realtà! Che sia inutile… perché non dice di cambiare? Il senso delle vostre parole è certo. In grado lo credete? Impossibile!
Cari lettori, prima di procedere con la presentazione del nuovo numero di Direfarescrivere, vogliate perdonarmi questo piccolo divertissement linguistico da “addetta ai lavori”. Era solo per dimostrare a quanti ancora nutrissero qualche dubbio che scrivere non è affatto un “gioco da ragazzi” e che non è possibile improvvisarsi scrittori, giornalisti, editor, traduttori e professionisti della parola in genere. I contenuti sono estremamente importanti, ma la forma è altrettanto fondamentale per raggiungere un obiettivo comunicativo. È dunque da irresponsabili trascurare la punteggiatura, quando si scrive, al pari di ogni altro aspetto formale, soprattutto se si pensa, come qualcuno una volta scrisse da qualche parte, che essa può addirittura salvare una vita umana: c’è una bella differenza tra scrivere “Vado a mangiare, nonna” e “Vado a mangiare nonna”!
Ma ora, a proposito di buona scrittura, passiamo a qualche consiglio per le vostre eventuali future letture. Nell’articolo di apertura, a firma di Emanuela Pugliese, vi presentiamo il nuovo romanzo di Antonio Prestifilippo, Notte a Stromboli, pubblicato da Armando Siciliano editore. Una storia emozionante e introspettiva, dove i luoghi non fanno solo da sfondo a una vicenda densa di imprevisti e profonde riflessioni, ma sono essi stessi protagonisti, reali chiavi di lettura del senso ultimo del libro.
In Questioni di editoria Ilenia Marrapodi recensisce con fresca allegria un testo dedicato soprattutto ai bambini, ma non solo: si tratta di Facile manuale di scrittura creativa. Fiabe inverse e in versi, di Anna Liporace, pubblicato da Falco editore, una sorta di laboratorio didattico ricco di percorsi giocosi per apprendere a scrivere utilizzando la fantasia.
Continuiamo a divertirci anche con La cultura, probabilmente, che ci regala la recensione, a firma di Pamela Quintieri, di Su qui e su qua l’accento non va, una simpatica raccolta di filastrocche a cura di Pinuccia Ferrari Dossena edita da Sperling & Kupfer, che ci aiuta ad allenare la mente e a ricordare anche le nozioni più complesse.
Ci immergiamo poi nelle riflessioni più intime della protagonista di I Santi Padri, di Carmela Cammarata, un testo che propone una femminilità delicata e dai tratti spesso disarmanti edito da Del Vecchio e magistralmente letto e commentato per la nostra rubrica La recensione libraria da Enrica Meloni.
Per Un editore al mese Francesca Ielpo ci fa conoscere Albus: una neonata realtà editoriale, ma con le idee chiarissime e tutta l’intenzione di lasciare un segno nel panorama italiano attraverso la qualità delle sue proposte.
Infine, ringrazio come ogni mese tutti i collaboratori di redazione e, in particolare, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, per il loro eccellente lavoro. Buona lettura a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 82, ottobre 2012)
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La caldissima stagione estiva
e i suoi molteplici colpi di coda…
di Graziana Pecora
Al ritorno dalle vacanze – per quanti di noi quest’anno hanno potuto permettersele – ci imbattiamo come di consueto nei soliti vecchi cari problemi, gli stessi che per un attimo, forse, avevamo pensato di poter abbandonare per sempre. E invece eccoli lì ad aspettarci, come i fedeli Argo e Penelope in perpetua attesa di Ulisse. L’estate è stata torrida. Più di altri anni, forse: da una parte, incendi boschivi di dubbia natura, in cui la matrice dolosa e, in più di un caso, certamente mafiosa, è stata talvolta confusa con il ben meno probabile fenomeno dell’autocombustione e, dall’altra, ondate di caldo – “anomale” in questa stagione! – che qualche stravagante ha pensato bene di personificare, affibbiandovi nomi dal sapore antico, quasi si trattasse di mostri mitologici che, risorti dalle ceneri di un glorioso passato, tornano a soffiare il loro alito pestilenziale su una moderna umanità pervasa dal pensiero scientifico che ha perduto il contatto con la spiritualità (e di certo un po’ anche il senno!).
Un’estate rovente per tutti coloro che hanno perso il lavoro a causa del terremoto, geologico sì, ma anche economico-finanziario. Un’estate molto calda anche per tutte quelle migliaia di giovani (volenterosi, come pressoché chiunque a quell’età… che non lo si metta in dubbio, per favore!) che si sono iscritti all’università e si apprestano ora a sottoporsi a un estenuante e oneroso test di ingresso pur sapendo che alla fine del loro percorso di studi ben difficilmente riusciranno a trovare un impiego soddisfacente o, perlomeno, retribuito. Per tutti loro – e per tutti noi – si avvicina un autunno che di infuocato non ha solo il colore delle foglie degli alberi. Tante saranno le decisioni da prendere, e anche piuttosto dolorose.
Sul numero di Direfarescrivere di questo mese sono presenti molti spunti di riflessione sociale. Uno dei pochi modi che la nostra piccola realtà editoriale ha per stimolare il pensiero dei nostri lettori. Già, il pensiero: unica vera speranza di cambiamento in questi tempi “scottanti”.
L’articolo di apertura della rivista presenta la Prefazione di Silvio Gambino all’edizione italiana, pubblicata da Rubbettino, di un fondamentale saggio di Roberto L. Blanco Valdés, La costruzione della libertà. Appunti per una storia del costituzionalismo europeo. Professore di Diritto costituzionale in diversi atenei spagnoli, Valdés è un punto di riferimento per molti centri di studio mondiali. In questo scritto affronta il tema delle libertà e del loro relazionarsi con lo stato e la Costituzione: un punto di vista sul costituzionalismo europeo con cui è senza dubbio interessante confrontarsi.
La rubrica Questioni di editoria si occupa, come spesso fa, di scrittura, fondamentale anch’essa da un punto di vista sociale, poiché alla base di molta parte della comunicazione odierna. Come sottolinea la nostra Angela Galloro, infatti, il Dizionario di stile e scrittura, curato da Marina Beltramo e Maria Teresa Nesci, per Zanichelli, parte dal presupposto che il “bello scrivere” – inteso non solo in senso estetico ma soprattutto dal punto di vista della sua efficacia – sia di fondamentale importanza in tutte le realtà, dalle amministrazioni alle aziende, alla scuola. E dunque, in quest’ottica, si presenta come utile guida per tutti.
Per La cultura, probabilmente Angela Patrono propone un’approfondita recensione di un testo redatto dalla nota Associazione “ActionAid” e pubblicato da Infinito edizioni: Il diritto di cambiare. Le sfide della giustizia sociale in Italia e nel mondo. Lo scritto non solo riporta storie di esclusione e diseguaglianza, ma tenta di dare idee e risposte concrete a quanti vorrebbero partecipare attivamente al miglioramento delle condizioni sociali.
Nella rubrica La recensione libraria potrete leggere un interessante articolo, a firma di Pino Licandro, sul recente saggio di Camilla Poesio, Il confino fascista. L’arma silenziosa del regime, edito da Laterza, che illustra i metodi repressivi utilizzati dal fascismo per reprimere i dissidenti politici.
Infine, per Un editore al mese, Francesca Ielpo ci presenta la piccola realtà editoriale di Aìsara, che cerca di dar voce ai veri talenti, spesso inascoltati, della letteratura contemporanea, ponendosi come obiettivo la ricerca della qualità.
Ringrazio, come ogni mese, tutti i collaboratori di redazione e, in particolar modo, le curatrici di rubrica, Francesca Buran, Francesca Folino, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo. Buona lettura a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 81, settembre 2012)
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Per una cultura “anti-Casta”,
unica vera fonte di libertà
di Graziana Pecora
Quando nel 2007 Roberto Benigni cominciò il suo tour di letture dantesche, si assistette a un fiorire di sterili polemiche – e mi riferisco qui solo a quelle squisitamente culturali, ché in quelle di matrice economica et similia non mi voglio nemmeno addentrare! – sull’opportunità o meno di permettere che un “volgare” comico (“volgare” nel senso etimologico e, in questo caso, davvero “dantesco” del termine) si prendesse la libertà di spiegare il Sommo Poeta agli italiani. I quali, è risaputo, sono tutti dei profondi conoscitori della Divina Commedia, poiché ne declamano a memoria i versi ogni santo giorno appena svegli, magari tra i vapori di una doccia rilassante o davanti a un invitante cappuccino con brioche, che i più fortunati consumeranno al bar, noto luogo in cui la cultura più alta storicamente si esprime.
Ora, siamo in un paese democratico, si presume, e le opinioni di tutti, pur se contrastanti, vanno di certo rispettate. Così come i gusti: l’interpretazione di Benigni non piace? Bene, non la si guardi! Ma la critica artistico-letteraria – e mi rivolgo a quei pochi, per fortuna, che si sono espressi in senso contrario all’iniziativa dell’attore toscano – non può permettersi di essere così miope da non riconoscere un fatto fondamentale in questa “operazione Benigni”: ossia, il merito di aver riportato in piazza, fisicamente e metaforicamente, la Cultura e di averci rammentato (o avere, in qualche caso, rivelato per la prima volta a quel pubblico ormai anestetizzato da più di vent’anni di certa televisione) che essa è davvero accessibile a tutti, fruibile senza vincoli, e che non presuppone necessariamente una preparazione, magari umanistica, di tipo universitario. L’intento dello stesso Dante Alighieri, tra l’altro, non doveva essere molto dissimile ai suoi tempi. Non dimentichiamoci, infatti, che egli scriveva per il popolo: fosse stato altrimenti, avrebbe composto le sue rime in latino, come era ancora d’uso nel Medioevo, e non in lingua volgare. Oltretutto, nella sua versione originale, fu intitolata Comedìa proprio in quanto scritta in stile “comico”, ossia non aulico (dunque, per tutti). E precisiamo anche che i contemporanei del Poeta che leggevano o, più probabilmente, ascoltavano declamare il celebre poema ne comprendevano presumibilmente benissimo ogni singola parola e ogni singolo riferimento politico, sociale e culturale. Quindi, ciò che a noi oggi, dopo circa sette secoli, può apparire oscuro nella lingua e nelle allusioni dantesche a causa della naturale evoluzione linguistica e dei cambiamenti storico-sociali, e che affidiamo, dunque, alla capacità di studio e comprensione di pochi “eletti” – ché già a scuola molti non lo sopportano! –, era all’epoca cosa assai chiara, immediata e alla portata di tutti. Un po’ come guardare oggi, con le dovute proporzioni, una fiction in tv!
Se ora vogliamo che questo nostro odierno limite di comprensione sia superato, dobbiamo affidarci per forza di cose a un intermediario. A lui la bravura e l’intelligenza di capire che tipo di interlocutore ha di fronte e di scegliere, di conseguenza, il linguaggio e gli argomenti adatti a instaurare la comunicazione e, dunque, a favorire la divulgazione. Ben venga, perciò, Benigni – che poi non è proprio l’ultimo arrivato, in quanto a preparazione culturale – se riesce in questo nobilissimo intento. Perché, si sa, l’Arte, soprattutto se alta, parla di temi universali, validi ieri come oggi, e contribuisce ad aprire le menti delle persone, a guardare il mondo con occhio critico (cosa indubbiamente pericolosa per qualcuno). Ed è questo che Benigni, tra gli altri, può fare attraverso la sua, magari personale, interpretazione. Se si osteggiano occasioni come queste, l’iniziale maiuscola che mettiamo alla parola Cultura diventa solo un simbolico sinonimo di Casta, il medesimo, tanto terribile quanto abusato, termine che molti intellettuali amano impiegare per definire la classe politica, finanziaria o giudiziaria del nostro paese.
Nel nostro piccolo, anche noi di Direfarescrivere ci sforziamo di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono leggerci ciò che riteniamo culturalmente interessante. Nell’articolo di apertura di questo mese, Simona Baldassarre ci presenta con dovizia di particolari il nuovo libro di Antonella Colonna Vilasi, un’autrice che conosciamo già per diversi e approfonditi saggi su temi perlopiù politico-sociali, da noi recensiti in passato. Un eroe italiano, pubblicato da Neftasia, è un’avvincente spy story che prende le mosse dalla storia di un personaggio realmente esistito, Luigi Durand de la Penne, sullo sfondo mirabilmente ricostruito delle vicende belliche del secondo conflitto mondiale. Un vero “eroe italiano” sconosciuto ai più che si destreggia tra diplomazia internazionale e abili giochi di seduzione e che non mancherà di affascinare i lettori e di farli riflettere sugli eventi storici e contemporanei.
In Questioni di editoria torniamo a parlare di scrittura creativa, insieme a Francesca Ielpo, che ci illustra Il libro delle idee per la scrittura. Superare la pagina bianca attraverso centinaia di spunti ed esercizi, pubblicato da Dino Audino editore. Con questo manuale, Jack Heffron, autore affermato e navigato editor, sfata alcuni miti legati alla figura dello scrittore nell’immaginario collettivo e propone alcune esercitazioni pratiche.
Per La cultura, probabilmente affrontiamo il tema del terrorismo internazionale e dei suoi rapporti con la politica italiana degli ultimi anni, attraverso la recensione, a firma di Alessandra Prospero, di un saggio dal titolo eloquente: Sotto ricatto?, scritto dal giornalista Andrea Ciappi e pubblicato da Ibiskos editrice Risolo.
Di attualità si occupa anche l’articolo di Rodolfo Monacelli che presentiamo nella rubrica La recensione libraria: con il saggio L’azienda a spinta. Analisi e proposte per un mondo che si muove a fatica, edito da Città del sole, Paolo Ghelfi fa il punto sulla situazione delle aziende italiane e, in particolare sul fenomeno della cosiddetta “spinta”, esistente sul lavoro ma anche in altre situazioni della vita quotidiana.
Infine, per Un editore al mese, Angela Patrono ci fa conoscere un po’ più da vicino la realtà editoriale di Neftasia, un marchio di recente formazione che, pur contemplando all’interno del suo catalogo diversissimi generi letterari, tra cui addirittura il fumetto, mostra una particolare attenzione alle tematiche legate ai diritti umani e alla complessità di relazione tra Medioriente e Occidente.
Ancora una volta ringrazio tutti i collaboratori intervenuti nella preparazione di questo numero e, in special modo, i capirubrica, Francesca Buran, Patrizia Piperis, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo. Buona lettura a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 80, agosto 2012)
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Scrivere e pubblicare buoni libri
è come conciliare “anima” e “corpo”
di Graziana Pecora
L’anima è l’arte. Il corpo è il mercato.
Molto probabilmente questa affermazione vi risulterà alquanto sibillina, e allora proverò a spiegarla più diffusamente ripercorrendo le mie stesse riflessioni. Vedrete che alla fine, forse, vi parrà anche piuttosto ovvia.
Ricordo di aver letto, qualche tempo fa, in un articolo che, nello specifico, analizzava e spiegava le funzioni della figura dell’editor oggi, ma che poi, più in generale, parlava di arte e letteratura, un breve passaggio che mi trovò subito d’accordo. «Arte e mercato vivono in un rapporto più stretto di quanto si creda. L’arte è una forma individuale che si socializza solo nel rapporto con i tanti frammenti di cui si compone il mercato. Ciò può essere vero solo se questi due poli (arte e mercato) sanno preservare una reciproca autonomia di regole e logiche differenti». Il brano è di Tommaso Marotta, un editore (ormai in pensione, credo) di esperienza quarantennale, che tuttora si occupa, attraverso associazioni e corsi di scrittura e di redazione, di diffondere e promuovere la Cultura, quella con la C maiuscola. Mai, dunque – si legge tra le righe del suo discorso –, immaginare il mercato come un mostro da distruggere, poiché è questo che, in ultima analisi, dà consistenza al testo, permettendone la diffusione. Né, tantomeno, si deve cadere nell’errore di stravolgere uno scritto per adattarlo esclusivamente alle logiche di mercato. Ben consapevoli che tutto ciò non sempre accade, sappiamo però che nel migliore dei mondi possibili una casa editrice (o, in certi casi, un’agenzia letteraria), che è esattamente al centro tra i due fuochi (arte e mercato), deve mettersi in gioco, rifiutando o accettando un testo, ma mai pretendendo di deformarlo e trasformarlo. Altrimenti si rischia davvero che non ci sia più Cultura.
Nella redazione di un giornale, come è Direfarescrivere, tutto questo è sentito in scala piuttosto ridotta, naturalmente, poiché, almeno nel nostro caso, non si tratta di vendere un prodotto, ma al massimo di promuovere idee o esprimere punti di vista, il che comunque non è impegno di poco conto. Siamo convinti, però, che anche nella nostra scelta dei testi da recensire si possa ravvisare una tensione, sempre vivace e positiva, analoga a quella tra arte e mercato: da una parte abbiamo il prodotto editoriale, con tutto il carico (e la carica!) culturale che esso porta con sé, e dall’altra la nostra fruizione di tale prodotto, la nostra ricezione inevitabilmente soggettiva, per quanto ci si sforzi di rimanere obiettivi, che noi in quanto lettori, forse un po’ più critici di altri, cerchiamo di esporre al nostro pubblico, augurandoci di offrire i migliori consigli di lettura o, comunque, degli argomenti interessanti di dibattito culturale. Speriamo di riuscirci anche questo mese!
In apertura, vi annunciamo la recente uscita della nuova raccolta di poesie di Cristina Gagliardi, In sé basta l’amore, edita da Città del sole: un’antologia preziosa, per contenuti e scelte stilistiche, che abbiamo deciso di presentarvi attraverso la Prefazione all’opera di Rino Tripodi, il quale ne ripercorre accuratamente i versi, sottolineandone la raffinatezza formale e gli evidenti richiami letterari.
Nella rubrica Questioni di editoria ci occupiamo, questo mese, di analizzare il ruolo e l’importanza dell’ufficio stampa: insieme a Cinzia Ceriani, cercheremo, infatti, di fare un po’ di chiarezza, tramite l’illustrazione dei compiti di questo importante organo di una casa editrice, su alcuni aspetti tecnici, come la differenza tra il comunicato stampa e la rassegna stampa.
Per La cultura, probabilmente, Angela Patrono ci accompagna in un breve viaggio tra i senzatetto di Roma e Firenze, lo stesso intrapreso da Medu (Medici per i diritti umani) e che ha portato alla stesura di Città senza dimora. Indagine sulle strade dell’esclusione, pubblicato da Infinito edizioni e ideato nell’ambito del progetto itinerante “Un camper per i diritti”, che già da otto anni si occupa di dar voce al disagio dei precari più estremi della nostra società, cercando di abbattere le barriere del silenzio e dell’indifferenza delle istituzioni.
Anche Francesca Ielpo, nella rubrica La recensione libraria, ci fa riflettere sulla condizione umana, intesa qui però come concetto globale e universale, con il suo articolo su Dodici ore soltanto di Sara De Bartolo, edito da Città del sole. Un romanzo fantasy, a tratti visionario, che indaga sui mali del mondo e auspica a una sua rigenerazione, anche attraverso la riscoperta dei valori della fede.
Infine, per Un editore al mese, Sara Meddi ha percorso un pezzetto di strada insieme a una delle fondatrici di Caravan edizioni, ricavandone un’intervista piena di colori, suoni e tanto entusiasmo, a dimostrazione che la buona letteratura è soprattutto esplorazione, viaggio, incontro, confronto e anche divertimento.
Ringraziando tutti i collaboratori e, in special modo, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Patrizia Piperis, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, auguro a tutti una buona lettura. E se, visti gli ultimi avanzamenti tecnologici, ci state leggendo già sotto il sole, magari in riva al mare, vi auguro di certo anche buone vacanze!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 79, luglio 2012)
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A leggere si comincia da piccoli,
e si vede ciò che agli adulti sfugge
di Graziana Pecora
Quante cose sanno fare i libri!
Qualche tempo fa, giocando con una mia piccola amica che a soli sette anni divora almeno 80 pagine nel giro di tre giorni (una media che forse pochi adulti sanno eguagliare!), ci siamo divertite ad animare la nostra piccola biblioteca, immaginando per ogni libro una professione. Eh, sì! Perché, con tutto quello che i libri sanno fare, ci pareva strano che sino ad allora ancora nessuno avesse pensato a conferire loro l’onore di una vera e propria professione! Dunque, abbiamo trovato, tra gli altri, un libro che nutre e disseta (il libro-cuoco), quello che insegna (il libro-maestro), quello che coltiva (il libro-giardiniere), poi quello che conserva e tiene vivi ricordi, storie, tradizioni (il libro-custode) e, ancora, quello che apre le porte (il libro-maggiordomo) e quello che allena (il libro-allenatore)! Naturalmente, vista la fervida immaginazione della mia amichetta, la nostra spiritosa ricerca è andata avanti per diversi quarti d’ora, sui quali non mi dilungherò oltre. Alla fine, però, siamo giunte alla conclusione che, qualunque fosse la professione di questi libri, tutti indistintamente avevano una cosa in comune: la capacità di arricchire. Già, perché, contrariamente agli esseri umani, i libri con il proprio lavoro non arricchiscono se stessi, ma coloro che ne fanno uso, che li leggono. Un concetto, forse, scontato per alcuni, ma certo fondamentale e che non solo i lettori ma anche gli autori, gli editori e tutti i professionisti del settore editoriale dovrebbero sempre tener presente.
Tra i libri (un po’ custode, un po’ maggiordomo) che questo mese vogliamo portare alla vostra attenzione, annoveriamo il romanzo Giovanni Fràncica di Luigi Siciliani, pubblicato per la prima volta nel 1910 e riproposto quest’anno da Città del sole in una ristampa anastatica a cura di Carlo Perri, nel tentativo non solo di recuperare un’opera e un autore quasi del tutto dimenticati dalla storia letteraria italiana, ma anche di trasmettere un messaggio di estrema attualità sulla conformazione di un tessuto sociale nonché su un certo modo di concepire, e fare, la politica. In questo numero di Direfarescrivere, riportiamo la Prefazione al testo scritta da Margherita Ganeri.
In Questioni di editoria, invece, troverete la recensione di Angela Patrono di un divertente libro-maestro (o libro-allenatore): Scrivere, io? Manuale di scrittura per ragazzi di Luisa Mattia, pubblicato da Lapis edizioni. Un testo illustrato da Francesca Rossi che insegnerà in modo piacevole anche ai più piccoli l’arte raffinata della scrittura.
Nella rubrica La cultura, probabilmente potrete leggere un mio articolo sulla figura di Adriana Zarri ispirato a un piccolo libretto (un po’ custode, un po’ giardiniere) edito da Graphe.it: La gatta Arcibalda e altre storie. Riflessioni sugli animali e sulla natura, che raccoglie numerose considerazioni “animaliste” e religiose dell’ormai scomparsa scrittrice, nonché teologa “controcorrente”, come molti la definirono.
Per La recensione libraria proponiamo la lettura di una raccolta di poesie, fresca di stampa, di Enrica Meloni, dall’evocativo titolo Eventi in versi, pubblicato da edizioni La rondine. Un vero libro-giardiniere, in grado di mostrarci una splendida oasi di fiori rari e profumatissimi. Francesca Ielpo ce ne presenta qualche assaggio, mettendo in risalto la relazione, apparentemente antitetica ma in realtà qui felicemente complementare, tra la semplicità e spesso banalità del reale e la raffinatezza e nobiltà del linguaggio utilizzato.
Infine, nella rubrica Un editore al mese, Sara Meddi ci parla di Nutrimenti (che se fosse un libro, sarebbe di certo un cuoco!), una piccola-media casa editrice romana, la quale, come ci spiega il direttore editoriale, Andrea Palombi, nell’intervista che ci ha rilasciato, ha all’attivo diverse pubblicazioni italiane e internazionali di genere saggistico e narrativo, comprendenti anche, curiosamente, una collana tutta dedicata al mare.
Prima di augurare a tutti una buona lettura, ringrazio i collaboratori di redazione e in special modo i curatori di rubrica, Francesca Buran, Patrizia Piperis, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo.
Ps. A quanti di voi hanno trovato l’editoriale di questo mese un po’ sui generis, perlomeno rispetto al tono generalmente più serioso e agli argomenti più “impegnati” che ci adoperiamo sempre di mantenere nella nostra amata rivista, dico solo – anche se di certo non ve n’è bisogno, da lettori intelligenti quali siete – che sono i bambini, spesso, con i loro arcobaleni, a dare senso alla nostra esistenza. O forse, in alcuni casi, anche soltanto il ricordo, e le fantasticherie, di quando bambini lo eravamo noi. E questo “senso” è dato da parole semplici e tanta immaginazione.
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 78, giugno 2012)
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Misteri di ieri e di oggi:
una sete mai paga
di Graziana Pecora
Nascosto. Segreto. Proibito. Basta entrare in una qualsiasi libreria e farsi un giro tra gli scaffali delle novità per rendersi conto della quantità di testi che riportano almeno uno di questi aggettivi in copertina, preferibilmente nel titolo dell’opera. Un fenomeno, questo, assai curioso da osservare in un’epoca storica in cui il sapere scientifico sembra aver varcato ormai qualsiasi frontiera. In una società dell’immagine, del tutto (o quasi) dipendente dai social network, una rete globale dove tutti possono sapere tutto di tutti, dove il “vedere” ha pressoché sbaragliato la concorrenza di ogni altro senso umano, vincendo anche sul “sentire”, nel senso di “provare”, “percepire”.
Accorgerci che intorno a noi esiste ancora qualcosa di nascosto, di segreto, di proibito, ci fa paura da sempre e nella lotta secolare tra razionale e irrazionale (simboleggiati da luce e buio) abbiamo parteggiato via via più propensamente per il primo: forse per un semplice atto di superbia, poiché la ragione è ciò che ci distingueva dagli animali, o forse per il desiderio di avvicinarci alla conoscenza divina, chissà? Comunque sia, tutto ciò che è occulto, celato, interdetto continua a spaventarci e insieme ad affascinarci ancora oggi e l’editoria sembra cavalcare l’onda sfornando una narrativa e una saggistica sempre più indagatrici.
Nei consigli di lettura che vi proponiamo in questo numero di maggio di direfarescrivere, cercheremo parimenti di sondare terreni inesplorati o conosciuti soltanto parzialmente.
In primo piano Veronica Di Gregorio Zitella vi farà strada tra le rovine della Città Eterna con una recensione dell’ultimo libro di Salvatore Spoto pubblicato da Città del sole: L’altra Roma. Racconto di un viaggio tra i misteri del passato alla scoperta dell’alba del presente. Scoprirete il lato orientaleggiante del fascino di Roma che probabilmente non conoscevate, immergendovi in atmosfere inedite, originate non solo dai fasti imperiali ma anche da una straordinaria e a volte penosa quotidianità.
Nell’articolo proposto da Francesca Ielpo e Cecilia Rutigliano nella rubrica Questioni di editoria, potrete addentrarvi nell’analisi di un saggio molto controverso, edito da Firenze Atheneum, intitolato Stanno uccidendo il libro. Editoria a spese di alcuni amici, in cui Giorgio Maremmi prende le parti dell’editoria a pagamento, offrendo un punto di vista certamente interessante, anche se da noi non condiviso.
Per La cultura, probabilmente, guidati dalla fina penna di Guglielmo Colombero, potrete percorrere il ripido e accidentato sentiero della ricostruzione di un noto caso giudiziario: il giornalista Francesco Kostner, attraverso la testimonianza dell’avvocato Enzo Paolini, elabora un dettagliato resoconto delle clamorose vicende che coinvolsero un celebre uomo politico italiano, in un volume pubblicato da Rubbettino: Agguato a Giacomo Mancini. Storia di un processo per ’ndrangheta senza prove.
Nella rubrica La recensione libraria, vi proponiamo invece un articolo a firma di Sara Meddi, che ha letto per noi una singolare raccolta di racconti di Italo Ghirigato, Amori clandestini, edita da Sovera, che getta uno sguardo obliquo e tutto da scoprire sul tema amoroso, osservato dal punto di vista della clandestinità.
Per Un editore al mese, Angela Patrono vi parlerà di Eremon, una delle realtà editoriali che più di altre si occupa di misteri della conoscenza umana e di verità nascoste della Storia.
Ringraziamo, come sempre, i collaboratori e, in particolar modo, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Patrizia Piperis, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, e vi auguriamo buona lettura e… buona ricerca della verità!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 77, maggio 2012)
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Un fervido inizio di primavera
con la varietà delle nostre letture
di Graziana Pecora
Il numero di aprile di direfarescrivere è un po’ come un bel prato fiorito, tipico della stagione primaverile appena cominciata. Forse, a prima vista, i colori potranno non sembrare tanto vivaci da destare in chi lo guarda un subitaneo sentimento di allegria. Ma non è tanto per il fascino esteriore delle sue tinte che questa puntata della nostra rivista vuol rendersi attraente al lettore, quanto piuttosto per la varietà dei suoi temi e la “fertilità” degli argomenti proposti in ciascun articolo (come sempre capita, del resto).
Non ci dilungheremo, pertanto, in molti preamboli questo mese, ma esorteremo i nostri lettori a “passeggiare” nel nostro prato, così come si fa ai primi frizzanti tepori primaverili, per annusare i profumi di ogni singolo fiore… nella speranza, ovviamente, che non ne siate allergici!
Apriamo con la recensione, a firma di Cinzia Ceriani, di un pregevole libro di Antonella Colonna Vilasi, Mafie. Origini e sviluppo del fenomeno mafioso, edito da Dissensi. Il testo vanta la Premessa del noto magistrato Giuseppe Ayala, nonché l’intervento in Appendice di Salvo Vitale, e ripercorre la storia delle mafie per arrivare, anche con l’ausilio di autorevoli documentazioni, al ricordo delle stragi più recenti, rimarcando sempre – qualora ce ne fosse ancora bisogno – che la diffusione della criminalità organizzata è un fenomeno da combattere. E conoscerlo di certo aiuta molto in questa lotta.
Nella rubrica Questioni di editoria ci soffermeremo, insieme ad Angela Patrono, sul fondamentale tema della comunicazione nei luoghi di lavoro, affrontato da Italo Ghirigato nel suo Comunicazione efficace. Per chi si occupa di salute e sicurezza sul lavoro pubblicato da Edizioni lavoro. Un libro che insegna a relazionarsi con colleghi, superiori e subalterni, non solo per stabilire rapporti più umani, ma anche per migliorare la produttività in azienda.
Per La cultura, probabilmente, Eliana Grande ci illustra un innovativo saggio edito da D’Ettoris e intitolato Eva, Venere e Minerva. Il potere della donna, in cui l’autrice, Nicoletta Hristodorescu, rilegge in chiave moderna, attraverso rimandi biblici e mitologici, la complessità della psiche femminile.
Nella rubrica La recensione libraria Maria Assunta Carlucci ci presenta il romanzo d’esordio di Luca Di Persio, Momento zero, edito da Elliot, fatto di vicende dalle tinte fosche che reinterpretano in maniera fantasiosa un punto oscuro della Storia, inventando un presente singolare e sinistro.
Infine, per Un editore al mese, Francesca Ielpo ci narra il suo incontro con Andrea Iacometti, direttore commerciale di Sovera, una casa editrice di qualità con un catalogo ricchissimo, che si muove con disinvoltura in tutti i generi letterari, senza dimenticarsi degli esordienti.
Un grazie sentito a tutti i collaboratori e, in modo particolare, ai capirubrica, Francesca Buran, Patrizia Piperis, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, che hanno dato il massimo anche per questo numero della rivista. Buona lettura a tutti!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 76, aprile 2012)
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L’uomo al centro della società
per un futuro più giusto e pacifico
di Graziana Pecora
Nel mese in cui ogni anno si commemora la giornata internazionale della donna, non possiamo non soffermarci un attimo sulle violenze e le ingiustizie che tuttora vengono perpetrate, nel mondo, a danno non solo della compagine femminile ma di tutti coloro che, per un motivo o per un altro, non possiedono alcun potere decisionale in merito al proprio destino di essere umano.
Se si pensa che la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, redatta e siglata nel 1948 in seguito alla costituzione dell’Organizzazione delle nazioni unite (a cui aderiscono oggi 193 nazioni su 202), si compone di articoli presentati come «ideali da raggiungere» e non come norme giuridiche che producono doveri per gli stati e, quindi, diritti per le persone, ci si rende conto di quanta strada ci sia ancora da percorrere per combattere le più disparate prevaricazioni di alcuni esseri umani su altri. Non si dimentichi, inoltre, che le violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo non si verificano soltanto in quei paesi cosiddetti del “terzo mondo” o del tanto dilaniato Medioriente, dove una lunga storia di regimi militari o di teocrazie integralistiche hanno vessato, o vessano ancora, le popolazioni assoggettate. Spesso nemmeno le grandi potenze occidentali, purtroppo, si sottraggono ad atti oltraggiosi di tali diritti. Basti solo pensare, per restare a “casa nostra”, alla recente condanna dell’Italia da parte della Corte europea di Strasburgo, che ha sancito l’irregolarità dei respingimenti, avvenuti nel 2009, di alcuni immigrati somali ed eritrei provenienti dalla Libia, i quali dovranno pertanto essere risarciti, così come tutti coloro che, per le stesse motivazioni, presentassero ricorso alla stessa Corte. Un episodio, questo, assai vergognoso, naturalmente, per un paese membro del G8 e che si considera “avanzato” sotto tanti aspetti. Ma lasciamo ai lettori la libertà di fare le proprie considerazioni in merito.
A proposito di pagine buie della storia umana – da tener ben presenti per proseguire, in avanti, il cammino dell’uomo verso il miglioramento e il rispetto degli altri – proponiamo, in questo numero di marzo della nostra rivista direfarescrivere, alcuni articoli di approfondimento storico-culturale che prendono spunto, come sempre, dalle nostre letture.
In apertura, il romanzo storico La fonte di Mazzacane di Enzo Antonio Cicchino, edito da Laruffa, ambientato in un tormentato paesino di provincia, nel Molise del Secondo dopoguerra, dove i ricordi atroci del conflitto mondiale risuonano ancora invadendo gli spazi più intimi dei suoi personaggi: Giovanna Bruco, pedagogista relazionale e scrittrice fiorentina, ne indaga magistralmente le riuscite tecniche linguistiche e le sottintese sottigliezze e implicazioni, anche psicologiche, in una lunga e approfondita analisi.
Per la rubrica La recensione libraria, proponiamo, con Alessandra Prospero, un’interessante indagine condotta da Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, confluita poi nella stesura di un testo pubblicato da Sovera edizioni e intitolato Un mostro chiamato Girolimoni. Il libro ripercorre la storia di un eclatante errore giudiziario commesso durante il Ventennio fascista, che vide l’accusa e l’incarcerazione – per stupro e omicidio di sette bambine – di un uomo innocente, il cui nome rimase, per decenni, tristemente legato a quegli episodi sino a diventare, specialmente tra la popolazione romana, sinonimo di violentatore e pedofilo.
In Questioni di editoria potrete leggere la recensione, scritta da Pamela Quintieri, del saggio Il libro nero della pubblicità, edito da Iacobelli, in cui Adriano Zanacchi si interroga sui risvolti etici dei messaggi pubblicitari e sulla loro influenza e invadenza nella vita quotidiana dei fruitori.
Per La cultura, probabilmente, invece, Francesca Rinaldi ha messo a confronto due romanzi, apparentemente diversi, scritti entrambi a quattro mani da Vittorio Salvati e Paola Cerana e pubblicati da Edizioni sabinæ, Schegge d’amore rosso dieci e Il diario proibito di Adamo & Eva: si parla di passione e di delitti, di amore e di archetipi religiosi e culturali.
Infine, nella rubrica Un editore al mese, potrete fare un viaggio, accompagnati da Maria Grazia Franzè, nell’universo della casa editrice Csa, che con i suoi mille interessi dimostra di non voler tralasciare alcuna branca del sapere, dando inoltre ampio spazio ai giovani (e non) esordienti.
Dopo tutti questi spunti, non mi resta che augurare a tutti una buona lettura, oltre a ringraziare, come ogni mese, i collaboratori di redazione e le curatrici di rubrica, Francesca Buran, Cecilia Rutigliano e Annalisa Scifo, che meritano – permettetemelo! – uno speciale e simbolico rametto di mimosa.
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 75, marzo 2012)
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Una Storia, tante storie.
Leggere per riflettere
di Graziana Pecora
La Storia, spesso, è considerata, perlomeno dagli scrittori di narrativa, uno strumento per descrivere la realtà contemporanea; un mezzo per rivelare, nascondendolo, un parallelismo magari scomodo tra il passato e il presente; un modo, anche, per sottolineare l’universalità di temi e sentimenti che attraversano immutati i secoli. Per dirla con un gioco di parole, il presente spesso riflette il passato e il passato è utile per riflettere sul presente. Concetto valido nel mondo reale e a maggior ragione in quello della finzione, dove esso è voluto, cercato, consapevolmente predefinito.
In questo numero di direfarescrivere, la Storia e la riflessione sul mondo contemporaneo sono presenti soprattutto in tre articoli. In apertura, un romanzo storico di Santino Oliverio, edito da Città del sole e presentato attraverso la Prefazione di Salvatore Reale, che ripercorre le vicissitudini di Giovanni Galeni, personaggio leggendario del Cinquecento conosciuto, tra i vari soprannomi, come Uccialì. Con la sua duplice ambientazione geografica – ma anche storica, per il sapiente intreccio di storia personale e storia collettiva –, il romanzo è un’occasione per interrogarsi sull’essere umano dal punto di vista sociale, culturale, antropologico e religioso.
Nella rubrica La recensione libraria troverete l’analisi a firma di Guglielmo Colombero di un altro romanzo storico, scritto dal giornalista Luigi Michele Perri per Rai Eri e vincitore del Premio letterario “NarreRai” del 2011. Le vicende “gattopardesche” raccontate nel libro non possono non farci pensare a quell’immobilismo politico e sociale ancora così drammaticamente attuale nella nostra penisola.
Per La cultura, probabilmente proponiamo un articolo di Maria Saporito che ha letto per noi un interessante testo pubblicato da Sovera sulla storia recente del cinema italiano, in cui il curatore Simone Isola fa un’amara considerazione sulla mancanza di coraggio dei produttori del Belpaese, che troppo spesso, in nome del profitto sicuro, puntano su generi ben avviati anche se di scarso livello a discapito dei film di qualità.
In Questioni di editoria torniamo a parlare di consigli pratici ad uso e consumo degli scrittori, con un manuale curato da Chuck Sambuchino in collaborazione con gli editori del celebre Writer’s Digest. Come ben ci illustra Antonietta Zaccaro nella sua recensione, il testo suggerisce come presentare se stessi e la propria opera alle case editrici in modo efficace.
Per Un editore al mese Francesca Ielpo ci introduce nel mondo di Edizioni la rondine, da sempre attenta all’educazione di adulti e ragazzi con le sue pubblicazioni pedagogiche, ma anche con romanzi, favole e racconti.
Anche questo mese, ringrazio tutti i collaboratori di redazione per la cura e la diligenza del loro lavoro e, in particolar modo, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Cecilia Rutigliano, Annalisa Scifo e Mirko Scilla. Un ringraziamento speciale va ai lettori che ci seguono ogni mese e anche a quelli che hanno cominciato ora. Auguro a tutti una buona lettura!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 74, febbraio 2012)
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Tanti auguri e tanti articoli…
per un sereno 2012!
di Graziana Pecora
Le luci natalizie cominciano lentamente a spegnersi e la vita riprende pian piano il suo corso abituale, con il passo incerto e gli occhi sognanti di chi ha da poco espresso qualche buon proposito per il nuovo anno. Direfarescrivere tenta, questo mese, di prolungare ancora un po’ – speriamo almeno fino all’Epifania, che è rivelazione… e qualche volta anche disillusione! – l’atmosfera trasognata e spensierata delle Feste. Senza però mai rinunciare del tutto a far riflettere i suoi lettori. Lontana da ogni superstiziosa e catastrofica ipotesi di (im)probabile derivazione maya e sempre, invece, fortemente aderente alla realtà e consapevole delle responsabilità quasi esclusivamente umane di certi possibili futuri eventi, la nostra redazione si è concentrata questo mese sul senso di transizione che ogni nuovo anno – e forse questo in particolare – infonde nell’animo umano e che porta inevitabilmente con sé sogni, speranze, desideri e aspettative. D’altronde, è un po’ a questo che la stessa parola “auguri”, che ci scambiamo in questo periodo dell’anno, fa riferimento.
Le proposte di lettura che troverete in questo numero, infatti, vi faranno inoltrare in quel limbo senza tempo tipico degli adolescenti, degli inesperti, dei sognatori, dei viaggiatori, che magari hanno già alcuni – pochi – punti fermi e che scoprono una nuova dimensione, ancora sconosciuta, spesso disincantata ma non per questo necessariamente peggiore della situazione di partenza. L’unica cosa certa è che sarete catapultati in un luogo di transizione, in un tempo in trasformazione… in un non-tempo o non-luogo – o forse tutti e due – in cui tutto è ancora ambiguo, sospeso, come il 2012 appena iniziato.
Tornerete un po’ ragazzini, o forse vi farete un po’ genitori, leggendo l’articolo di apertura a firma di Angela Patrono, che presenta Il lupo è veramente cattivo di Angela Barbieri, edito da Città del sole. Il romanzo vuole essere la rivisitazione di una nota fiaba e il suo punto di partenza è un rovesciamento degli archetipi prodotti dall’antica cultura popolare in cui quella fiaba, insieme ad altre, ebbe origine. Un po’ teen fiction, un po’ family drama, la storia, al pari delle fiabe, rivelerà, nel finale, verità ineluttabili.
Classificabile come romanzo di formazione è anche Mio padre fa la donna delle pulizie di Saphia Azzedine, tradotto e pubblicato da Giulio Perrone editore, che proponiamo nella rubrica La cultura, probabilmente con una recensione di Elena Montemaggi. Una storia difficile, ma anche tenera ed estremamente giocosa e divertente, in cui il senso di alterità è insieme protagonista e nemico da combattere.
Sogni e archetipi spiccano con forza anche nei racconti che compongono il breve romanzo d’esordio di Ciro Comini, Il giardino nascosto di Lilith, da 0111 editore, fatto soprattutto di sensazioni, emozioni ma non privo di spunti di riflessione sulla realtà. Vilma Formigoni ne offre un’interpretazione nella rubrica La recensione libraria.
Per coloro i cui sogni e le cui aspirazioni risiedono, invece, principalmente nella scrittura come professione, Questioni di editoria propone un’accurata recensione, a firma di Stefania Marchitelli, del testo di Jessica Morrel Master di scrittura creativa, pubblicato da Dino Audino editore, che si configura come una vera e propria cassetta degli attrezzi per tutti gli scrittori consapevoli che il talento da solo non basta.
Infine, per la rubrica Un editore al mese, Angela Galloro presenta Rubbettino, una piccola grande realtà editoriale che, con l’autorevolezza dei suoi saggi e l’attenzione alla formazione delle giovani professionalità, senza tralasciare di gettare un occhio alle nuove tecnologie in campo editoriale, ha saputo realizzare il suo sogno di conquistarsi un’ambita fetta nel mercato librario italiano.
Come ogni mese ringrazio per il loro impegno tutti i collaboratori di redazione e, in particolar modo, i curatori di rubrica, Francesca Buran, Cecilia Rutigliano, Annalisa Scifo e Mirko Scilla.
Auguro, infine, a tutti una buona lettura e un felice 2012!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VIII, n. 73, gennaio 2012)
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Cultura, istruzione, formazione:
fondamenti di una società evoluta
di Graziana Pecora
«L’educazione è il pane dell’anima. […] L’istruzione, come la ricchezza, può essere sorgente di bene e di male a seconda delle intenzioni colle quali s’adopra: consacrata al progresso di tutti, è mezzo di incivilimento e di libertà; rivolta all’utile proprio, diventa mezzo di tirannide e di corruttela».
Cominciamo così, con una citazione di Giuseppe Mazzini dai Doveri dell’uomo (1861), questo numero dicembrino di direfarescrivere. Anche se il Natale è alle porte e avremmo tutti un po’ voglia di “staccare il cervello” per dedicarci a regali e grandi abbuffate, in redazione non abbandoniamo mai del tutto le nostre riflessioni. Con l’avvento del 2012 i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia stanno per concludersi, eppure forse alcuni di noi hanno avuto l’impressione, durante gli ultimi undici mesi, che in realtà non siano mai nemmeno cominciati, complici anche le sterili se non talvolta oltraggiose polemiche susseguitesi sulla scena politica nazionale. Con l’avvicinarsi del nuovo anno, dunque, noi di direfarescrivere, che ci occupiamo di cultura, vogliamo dare il nostro piccolo contributo alla memoria di quella data così fondamentale per la Repubblica italiana. E lo facciamo ricordando le parole spese da una delle personalità di spicco del Risorgimento, Giuseppe Mazzini, appunto, a proposito di formazione intellettuale. Prima che un patriota e un politico, egli fu un filosofo e un pensatore, che affermava l’importanza dell’istruzione in quanto diritto del popolo tutto e vero strumento di democrazia e libertà. Il pensiero, all’epoca rivoluzionario, di Mazzini torna oggi per qualche motivo a essere nuovamente sprone per un cambiamento di abitudini e comportamenti di parte della società e di certa politica, che troppo spesso hanno invece svalutato, in nome di indubbi interessi personali e forse anche a giustificazione della propria impreparazione e inadeguatezza, l’importanza della formazione e dell’istruzione per una società giusta e votata al miglioramento.
È tenendo presente tale riflessione che invitiamo, dunque, i visitatori del nostro sito a leggere gli articoli pubblicati questo mese. In apertura l’annuncio della partecipazione de la Bottega editoriale alla decima edizione della Fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi, che si terrà a Roma dal 7 all’11 dicembre e dove i “grandi” dell’editoria italiana saranno assenti per dare spazio agli oltre 400 piccoli e medi editori presenti sul mercato nazionale con i loro progetti culturali dal sempre più elevato spessore. Oltre a rappresentare gli editori Ferrari e Pancallo, l’Agenzia avrà in tale sede un’occasione in più per illustrare le proprie specifiche attività, con la competenza e la professionalità che da tempo la contraddistinguono in tutti i servizi editoriali offerti ad autori ed editori.
Ancora all’editoria e, in particolare, alle tante fasi di redazione e pubblicazione di un libro è dedicata la recensione proposta in Questioni di editoria, che prende spunto da un interessante testo edito da Giulio Perrone editore. Gira intorno ai temi della formazione e della didattica l’articolo pubblicato nella rubrica Un editore al mese, presentando una casa editrice, Armando editore, che in tale settore ha costruito la quasi totalità del proprio piano editoriale. Per La cultura, probabilmente ci siamo occupati della diffusione della lingua italiana attraverso i mezzi di comunicazione di massa, con l’analisi di un saggio edito da Armando Siciliano editore. Infine, nella rubrica La recensione libraria, presentiamo un romanzo pubblicato da La Lepre edizioni, tra le cui pagine emerge un messaggio prezioso, troppe volte trascurato: imparare dal passato quegli errori da non ripetere in futuro.
Ringraziando, come sempre, tutti i collaboratori di redazione per la professionalità dimostrata e l’impegno profuso anche questo mese, auguro a tutti una buona lettura!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VII, n. 72, dicembre 2011)
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A caccia di novità e originalità:
per scrittori, giornalisti e…
di Graziana Pecora
Quando non si ha nulla di buono da dire, è meglio tacere.
Un insegnamento che vale per tutti, o perlomeno così dovrebbe ragionevolmente essere, e tanto più per chi fa della scrittura e della comunicazione un mestiere.
Viviamo un’era in cui i mezzi di interazione tra le persone sono andati moltiplicandosi con vertiginosa rapidità e in cui, anche per questo, tutti sentono di dover dire qualcosa: dai messaggi sui blog e sui social network ai video su YouTube, dalle email indirizzate alle redazioni di trasmissioni radio e tv fino all’autoproduzione di libri di ogni genere. Fin qui, dunque, eccezion fatta per la spesso scarsa qualità dei libri autoprodotti e sui cosiddetti “editori” che permettono tutto questo (su cui ci sarebbe da aprire una lunghissima parentesi), nulla di strano: per fortuna c’è ancora qualcuno che difende il sacrosanto diritto di parola, il tanto dibattuto tema – ma che ci sarà poi tanto da dibattere? – della libertà di espressione.
Mai nessuno, però, che si interroghi sull’altrettanto sacrosanto diritto di tacere. L’editoria, libraria, televisiva e giornalistica, è invasa di parole. Si fanno domande e si risponde su qualunque argomento. Ormai si chiedono pareri politici persino ai calciatori! Che, poverini, un’idea politica magari ce l’hanno anche, ma fanno pur sempre un altro mestiere…
Quando non si ha nulla di buono da dire, è meglio tacere. Dovremmo tutti cominciare a ricordarcelo. E quel “buono” molto spesso è sinonimo di “nuovo”, come chi scrive per mestiere sa benissimo. La novità è il motore di qualsiasi creazione e la promessa di tale novità favorisce notevolmente la sua fruizione. «Questo è ovvio», sento già qualcuno commentare (e mi sorge il dubbio che forse avrei dovuto tacere!). La mancanza di originalità, infatti, può essere uno dei motivi che stanno alla base del temutissimo “blocco dello scrittore”, che, nel numero di novembre di direfarescrivere, abbiamo cercato di analizzare con l’ausilio di un interessante manualetto recensito nella rubrica Questioni di editoria.
Innovazione è la parola d’ordine che ritroviamo anche nell’articolo di apertura della rivista, in cui proponiamo la Prefazione a un singolarissimo romanzo di Claudio Fiorentini in prossima uscita per Città del sole, che alle atmosfere cupe tipiche del noir aggiunge una inattesa e persistente nota metafisica.
Originali sono pure le modalità narrative dei racconti esaminati nella rubrica La recensione libraria, che curiosamente non si leggono soltanto ma si percepiscono con tutti e cinque i sensi. Così come inedito è il breve saggio, a firma di uno dei nostri più attenti collaboratori, proposto nella rubrica La cultura, probabilmente, che analizza alcune rilevanti figure femminili della Storia umana. Non dimentichiamo, infine, che spesso la novità va di pari passo con la vitalità e la giovinezza, entrambe qualità distintive della casa editrice che abbiamo deciso di recensire nella rubrica Un editore al mese.
Ringraziando tutti i collaboratori di redazione e, in modo particolare, i capirubrica per il costante impegno con il quale ogni mese si dedicano a mantenere questa “promessa di novità” e sperando che essa sia sempre di Vostro gradimento, auguro a tutti una buona lettura!
Graziana Pecora
(direfarescrivere, anno VII, n. 71, novembre 2011) |