Anno XV, n. 167
dicembre 2019
 
Un editore al mese
Adelphi: sinonimo di letteratura colta e di qualità
per un’editoria intesa come espressione artistica
Cinquant’anni di storia della casa editrice milanese dal profilo unico
che combina con grazia tradizione e originalità, eleganza e sobrietà
di M. Vitalba Giudice  
Adelphi viene fondata nel 1962 dal critico letterario Luciano Foà e dall’imprenditore Roberto Olivetti. Tuttavia, all’interno della casa editrice milanese, gioca un ruolo di fondamentale importanza anche Roberto “Bobi” Bazlen, che concorre a definire l’identità di Adelphi e a sviluppare una linea editoriale originale e unica nel panorama italiano. L’intellettuale triestino riesce ad apportare un significativo contributo non solo grazie alle esperienze maturate come traduttore negli anni Quaranta, ma anche grazie alle numerose relazioni intrattenute con letterati del tempo quali ad esempio Montale, Landolfi e Savino.
Nel progetto della nascente casa editrice viene, inoltre, riservato uno spazio a Giorgio Colli e Mazzino Montinari, il cui apporto risulta interessante grazie anche a un’edizione critica e alla traduzione delle opere di Friedrich Nietzsche. Tra i primi giovani collaboratori esterni figurano il futuro direttore editoriale Roberto Calasso, Claudio Rugafiori, Piero Bertolucci, che diventerà responsabile della produzione, e Nino Cappelletti, che dirigerà l’ufficio tecnico-grafico.
Il simbolo della casa editrice è un antico pittogramma cinese: «Il nostro marchio riproduce un disegno inciso su un antico bronzo cinese. In basso c’è una falce di luna e sopra due figure umane, una un po’ più grossa, a testa in giù, e l’altra a testa in su. Queste due figure sulla luna nuova vogliono significare morte e resurrezione, morte e rinascita». La contrapposizione vita-morte proposta da Adelphi assume diversi significati simbolici, soprattutto se accostata al nome della casa editrice, che deriva dal greco (ἀδελφοί) e significa “fratelli”.

Le principali collane
Nel 1963 viene inaugurata la collana d’esordio Classici, raccolta tradizionale ma accompagnata da una raffinata analisi critica, stesa con grande cura editoriale e redazionale. I primi quattro titoli pubblicati sono Opere di Georg Büchner, Tutte le novelle di Gottfried Keller, La vita e le avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe, Fede e bellezza di Niccolò Tommaseo.
Il carattere innovativo di Adelphi appare evidente soprattutto negli anni successivi: nel 1964 nasce la collana Saggi e nel 1965 viene inaugurata la collana Biblioteca Adelphi. Quest’ultima, tra le più prestigiose e longeve raccolte della casa editrice, contiene testi eterogenei e oggi è la collana guida di Adelphi; la sua veste grafica è molto semplice e, come recita il risvolto, ospita «Una serie di libri unici scelti secondo un unico criterio: la profondità dell’esperienza da cui nascono e di cui sono viva testimonianza. Libri di oggi e di ieri – romanzi, saggi, autobiografie, opere teatrali – esperienze della realtà o dell’immaginazione, del mondo degli affetti e del pensiero».
Sempre nel 1965 Adelphi acquisisce il marchio e il catalogo della Frassinelli, di cui vengono riproposte varie opere tra le quali Dedalus di James Joyce e Moby Dick di Herman Melville tradotte da Pavese. Tuttavia, il successo maggiore arriva con il romanzo di Hermann Hesse, Siddharta, nella versione di Massimo Mila che, acquistato con il catalogo Frassinelli pubblicato nel 1973, venderà circa 500.000 copie in un decennio.

Il successo di Adelphi
Il vero periodo di espansione per Adelphi arriva nel 1971: grazie a un nuovo assetto societario, la casa editrice milanese può finalmente contare su un budget più solido e ampliare così la propria produzione, che passa dai circa dieci titoli annuali degli anni Sessanta ai quasi quaranta degli anni Settanta. Sempre nel 1971 la carica di direttore editoriale viene assunta da Roberto Calasso, che negli anni, grazie alle proprie capacità, riuscirà a ritagliare per Adelphi un importante ruolo nel panorama italiano, sviluppando un’editoria intesa come vera e propria forma d’arte. Per Calasso i testi scelti per essere stampati sono «come anelli di un’unica catena, o segmenti di un serpente di libri, o frammenti di un singolo libro formato da tutti i libri pubblicati da quell’editore».
La crisi di mercato degli anni Ottanta interessa solo parzialmente Adelphi, che nel tempo si è maggiormente concentrata sulla narrativa straniera. Nel 1985, la casa editrice milanese riesce ad affermarsi con la pubblicazione del romanzo L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Milan Kundera, titolo d’esordio della collana Fabula e definito dalla critica come un vero e proprio fenomeno culturale, di mercato e di costume. Il boom iniziale delle vendite è da rintracciare anche nella pubblicità che Roberto D’Agostino fa nel programma televisivo Quelli della notte, che diviene una trasmissione di successo per un pubblico medio-alto. La raccolta Fabula ospiterà inoltre autori quali, ad esempio, Patrick McGrath, Cathleen Shine, Ann-Marie MacDonald, rispondendo alla domanda di una narrativa semplice, lontana da sperimentalismi forzati e dagli eccessi, che tuttavia non rinuncia a una produzione di qualità.
Nel 1985 Adelphi aumenta progressivamente la presenza di autori italiani nel proprio catalogo, grazie all’acquisizione delle opere di Giorgio Manganelli (1985), Leonardo Sciascia e Anna Maria Ortese (dal 1986), Tommaso Landolfi (dal 1992), Alberto Arbasino (dal 1993), e poi Ennio Flaiano e Goffredo Parise.
Dal 1989 in poi raddoppia i titoli annualmente prodotti, grazie anche al successo della collana Tascabili Adelphi.
Come suggerisce il giornalista Gian Carlo Ferretti, il successo della casa editrice Adelphi è soprattutto da rintracciare nella «capacità di mantenere un’immagine coerente con la propria storia editoriale pur attraverso i cambiamenti delle diverse epoche e di diventare nell’immaginario del lettore colto il nuovo archetipo del libro di cultura: fenomeno culturale e di costume insieme, favorito anche dalla grande visibilità su quotidiani di orientamento politico-culturale opposto».

M. Vitalba Giudice

(direfarescrivere, anno XI, n. 110, febbraio 2015)
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