Il Rapporto Segreto di Kruscev:
tra Stalin e la nuova dirigenza sovietica
Intervista ad Aldo Giannuli sul libro di Fulvio Mazza
(Armando editore) sul XX Congresso del Pcus
di La Redazione
Il prossimo 14 febbraio si terrà la Presentazione del libro Il Rapporto Segreto di Kruscev al XX Congresso del Pcus, con Intervento/Intervista a Fausto Bertinotti e Aldo Giannuli e con un intervento commemorativo in Appendice di Sandro Pertini (Armando editore, pp. 164, € 16,00), a cura di Fulvio Mazza. ¬Segnalando – e dunque disinnescando – il conflitto d’interessi che ci coinvolge (visto che lo stesso Fulvio Mazza è il direttore anche della presente rivista DireFareScrivere) riportiamo qui di seguito l’Intervento/Intervista a uno dei maggiori storici italiani, Aldo Giannuli.
Tale Intervento/Intervista non deve confondersi con quello, analogo ma diverso, che abbiamo pubblicato nello scorso numero di dicembre sull’altra nostra rivista Bottega Scriptamanent (Cfr. https://www.bottegascriptamanent.it/?modulo=Articolo&id=2797&idedizione=235) che riguardava però l’argomento in generale e non il libro pubblicato.
In altre parole: quello di dicembre è un Intervento/Intervista sul Rapporto segreto, e come tale è stato anche inserito nel libro; quello di adesso è un’Intervento/Intervista sul libro.
Sempre come lo scorso dicembre, sull’altra nostra rivista DireFareScrivere, abbiamo pubblicato l’altro Intervento/Intervista: al leader della sinistra radicale Fausto Bertinotti. (Cfr.http://www.bottegaeditoriale.it/primopiano.asp?id=319).
Si noterà che lo schema di partenza delle domande è, anche questa volta, uguale per entrambi per poi seguire la normale evoluzione dei differenti dialoghi.
La Redazione
Redazione di “Bottega editoriale”: Gentile Professor Giannuli, ci siamo sentiti un paio di mesi fa per introdurre l’argomento con un’intervista che ora apre le argomentazioni del libro. Ora ci sentiamo nuovamente per commentarne l’esito.
Iniziamo da un giudizio complessivo.
Come le è parso questo libro? Lo ritiene tedioso e superfluo, ricco di spunti e di analisi o lo colloca in qualche stadio intermedio?
Aldo Giannuli:
Abbiamo dinnanzi un libro decisamente utile e necessario.
Il Rapporto Segreto è un documento importantissimo: è stato estremamente proficuo ripubblicarlo e proporlo alla discussione.
RED.: Entriamo nel merito nel libro: nella sua parte di commento (partendo dall’input che ci diede lei circa la lettera ritrovata nell’archivio dell’Università di Harvard scritta da Trotsky per Kruscev, databile per la metà degli anni ’30) emerge che, con buone probabilità, sia autentica, e che, dunque, il vecchio rivoluzionario e il giovane funzionario di partito si fossero già conosciuti in precedenza.
Ciò sarà accaduto negli anni della Guerra civile oppure durante il breve ma significativo appoggio che Kruscev diede, nel 1923, all’Opposizione di sinistra organizzata da Trotsky.
Nel libro si trovano anche altri indizi in tal senso. Lei come la pensa?
A. G.:
Sicuramente i due hanno avuto dei rapporti. Credo che indagando tra le carte di Harvard potremmo trovare anche una conferma documentale esplicita, ma appare del tutto probabile, sin da ora, che si siano incontrati.
All’epoca, fino alla fine del 1923, Trotsky era ancora uno dei massimi esponenti del governo sovietico e Kruscev era già un funzionario di livello medio-alto che aveva ricoperto ruoli importanti, militari e politici, per esempio, in Ucraina.
In ogni caso, era un elemento di spicco della fascia dirigenziale. È dunque inverosimile che non abbiano avuto occasioni di confronto, dal momento che vivevano nello stesso ambiente.
Inoltre, il gruppo dirigente sovietico del tempo non era una realtà elefantiaca.
RED.: Quindi concorda che è probabile che Trotsky, volendo cercare un contatto interno, abbia puntato su Kruscev sulla base di quelle conoscenze pregresse?
A. G.:
Certamente, sì.
Va notato che la lettera di Trotsky a Krusciov, trovata da Isaac Deutscher tra le carte di Harvard, esiste senza dubbio.
Non abbiamo la risposta di Kruscev e dubito seriamente che l’abbia mai scritta.
Tuttavia, il fatto che Trotsky gli scriva conferma che i due si conoscessero. Nel momento in cui gli scrive, sa bene a chi si sta rivolgendo.
RED.: Nei paragrafi di commento al Rapporto Segreto si parla della Grande guerra patriottica e del vasto consenso che si creò tra Stalin e la popolazione, nonostante la sciagurata fase iniziale del conflitto.
Si ritiene che il sostegno dei cittadini verso il regime fosse molto forte. Lei concorda?
A. G.:
Sì. Questo fenomeno si spiega con una serie di ragioni.
Spesso la storiografia ha esaltato l’accoglienza calorosa che i carri armati tedeschi ricevettero in Ucraina, dove si dice che venissero accolti con i fiori lanciati sotto i cingoli. Ecco, questa è una visione un po’ esagerata.
Sebbene tali scene si siano effettivamente verificate, è interessante notare dove siano accadute principalmente: nella Galizia ucraina, una regione che non era “ex russa”, bensì “ex austriaca”.
Era l’area meno legata al mondo russo, anche se questo non risparmiò ai galiziani la successiva repressione tedesca.
Ma bisogna anche considerare un dato universale: ogni paese che viene attaccato dall’esterno tende a compattarsi intorno alla propria bandiera.
È una reazione logica, a maggior ragione nell’Urss (in particolare nella Russia) che vantava un passato imperiale di grande potenza.
RED.: Avrà notato come in questo libro si faccia un largo ricorso al Paratesto (Indici, Cronologia, Appendice, Introduzione, box e riquadri) per aiutare il lettore all’apprendimento base come anche a fornirgli strumenti efficaci di analisi.
Per diversi aspetti, pur mantenendo strettamente il taglio scientifico, nel libro si adottano questi moderni sistemi di facilitazione paratestuale della ricerca e dei risultati.
Lei ritiene che sia una scelta metodologicamente opportuna?
A. G.:
Certamente.
Questo è un libro destinato a un pubblico colto, se non proprio specialista, abituato a letture storiche di un certo livello.
Non è un testo per principianti, ma per studiosi di Storia.
Ma quegli accorgimenti paratestuali servono a facilitare l’approccio e la comprensione da parte anche di coloro i quali desiderano affrontare, per le prime volte, tali approfondimenti.
RED.: Passiamo a Pietro Nenni e Sandro Pertini, che glorificavano Stalin nonostante i suoi crimini.
Pertini tenne persino un discorso commemorativo al Senato.
È possibile che non si rendesse conto dell’assurdità della cosa? Che stava glorificando un criminale politico?
A. G.:
Direi di sì, ma bisogna guardare anche il contesto storico.
Vorrei far notare che nel 1939, dopo i processi di Mosca, persino Giuseppe Saragat espresse un giudizio estremamente positivo su Stalin.
Ma ciò non deve stupire.
Persino Benedetto Croce, poco prima della morte di Stalin, espose un commento tutto sommato moderato su di lui.
RED.: Sì, ma come strateghi militari.
A. G.:
Ma pure come strateghi politici. Va anche considerato il fatto che Lenin non ricoprì mai il ruolo di stratega militare, perché quel compito spettava a Trotsky. Bisogna considerare che, fino a pochi anni prima, l’Unione Sovietica era vista come l’alleata con cui si era combattuto la guerra: i sovietici godevano di un enorme ascendente perché erano stati quelli che, più di tutti, avevano retto l’urto della Wehrmacht. Il culto della personalità diffuso nel mondo dai partiti comunisti faceva breccia anche in ambienti non comunisti. E se andiamo a vedere i discorsi al Parlamento, notiamo che nemmeno gli altri politici furono molto critici nei confronti di Stalin.
RED.: Che Benedetto Croce non sapesse dei massacri è comprensibile, ma che Pertini nel 1953 non ne fosse a conoscenza è difficilmente credibile.
A. G.:
Lo sapeva anche Croce, dato che il caso Katyn esplose pubblicamente. In realtà lo sapevano tutti, visto che dopo la rottura del ’48 venne di nuovo alla ribalta. Tuttavia, Stalin, pur essendo un uomo mediocre, fu trasformato dal momento storico in un politico prestigioso: era il leader che aveva vinto la guerra.
Sono dichiaratamente antistalinista, però come storico non posso negare che…
RED.: Era il capo di quelli che hanno subito…
A. G.:
Ma anche i discorsi che tennero i parlamentari liberali, democristiani, non erano poi così critici nei confronti di Stalin. C’era poi la consuetudine italiana per la quale de mortius vivimus bonum , ovvero non si attaccano i defunti durante le esequie. A questo va aggiunto il fatto che Stalin godeva di un certo ascendente anche come una sorta di genio del male. Stalin, per la maggioranza non solo degli italiani, ma anche degli europei, era visto, ripeto, come colui che aveva retto lo scontro con Hitler.
RED.: Sì, concordiamo su questo sia dal punto di vista militare che politico, ma Pertini, dal momento che fa ragionamenti tecnici interni al governo staliniano, non può non sapere delle stragi, dei processi… Davvero, secondo lei, ne era all’oscuro?
A. G.:
Guardi, io sono molto critico nei confronti di Pertini, il quale non fu mai uno stalinista ideologico, non solo perché è stato in carcere durante il periodo fascista, ma anche per il fatto che non è mai stato un socialista di sinistra, tant’è vero che, quando ci fu la scissione dei socialdemocratici, tentò la carta estrema del compromesso. Non era come Lelio Basso o Rodolfo Morandi.
Diversa è la posizione di Palmiro Togliatti, che fu un vero stalinista, anche perché visse a Mosca ed ebbe un ruolo fondamentale in decisioni pesantissime. In realtà, non lo fu dall’inizio, in quanto in precedenza era stato piuttosto vicino a Bucharin, ma successivamente si allineò perfettamente con Stalin. Fu lui a firmare la decisione di sciogliere il Partito comunista polacco accusato di deviazionismo, e fu uno di coloro che optarono per lo scioglimento dell’Internazionale.
RED.: Potremmo dire che la doppiezza di Togliatti si manifesta anche in questa occasione?
A. G.:
Togliatti manifestò questa “doppiezza” fino a un certo punto, perché, quando si opera questo tipo di propaganda, questa finisce per convincere quelli che la fanno, ancor di più di quelli che la ricevono. Esempi di questo li troviamo quando Togliatti definì Kruscev un “pasticcione” o nel momento in cui non espresse particolare entusiasmo verso il Ventesimo Congresso. Quando fai certe scelte politiche, finisci per convincerti anche di cose di cui inizialmente non lo eri.
RED.: L’ultima classica domanda: qual è il suo giudizio finale sul libro?
A. G.:
È un libro che va benissimo. Ottempera allo scopo prevalentemente divulgativo che si prefigge, utilizzando principalmente, ma non solo, il Rapporto Segreto, uno dei documenti storici fondamentali del Novecento.
Certamente in fasi successive si potrà sempre inserire un angolo di visuale in più o cercare un documento inedito che apra nuovi scenari, in quanto la Storia è per sua natura revisionista. Ma l’opera assolve ottimamente al suo scopo divulgativo di alto livello. Va notato come il libro riporti direttamente il documento in modo metodologicamente raffinato anche grazie a confronti tra le diverse versioni dello stesso.
La Redazione
(direfarescrivere, anno XXII, n. 239, febbraio 2026)