Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
Un editore al mese
Lo studio e la passione per la letteratura
uniti in un importante progetto editoriale
Durante un’intervista, conosciamo una nuova realtà culturale:
nasce Keira, della promettente editrice Erika Stellitano
di Rosita Mazzei  
A Reggio Calabria nasce una nuova casa editrice: Keira.
La neonata realtà editoriale si affaccia sul mondo della letteratura con un nuovo e promettente piglio: volenterosa e piena di passione, del tutto intenzionata a muovere grandi passi all’interno di un mondo che sembrerebbe irraggiungibile ai più.
Significative le parole con cui la stessa casa editrice si presenta, affidandosi ad una citazione di Erica Jong, saggista e scrittrice americana: «È questo il mistero delle parole. Semplici riproduzioni di canna e fibre vegetali, eppure disegnano anche i palpiti del cuore e dei suoi sospiri. Boccate d’aria racchiuse nell’eternità. Il miracolo della scrittura!».
Numerosi i servizi proposti da questa giovane casa editrice, da riunire nell’ottica comune di collaborare alla nascita di un progetto, alla realizzazione di un sogno che non è solo quello di un autore emergente o meno, ma diviene l’obiettivo principale dello stesso staff di Keira.
Abbiamo avuto la fortuna di parlare di questo e di molto altro con Erika Stellitano, la direttrice editoriale che ha avuto il coraggio di percorrere una strada apparentemente molto difficile, ma in grado di dare enormi soddisfazioni. Una strada che non è certo fatta per tutti, poiché ha bisogno di cuori audaci ed anime pronte a sostenere con forza l’importanza dei propri desideri e dei propri sogni.
Nella seguente intervista, dunque, la Stellitano mette a nudo se stessa e le proprie intenzioni per far conoscere al pubblico questo importante disegno al meglio.

La domanda nasce spontanea: cosa l’ha spinta alla realizzazione di questo importante ed impegnativo progetto?
Il progetto nasce dalla passione verso la scrittura e la lettura.
I miei studi classici sono sicuramenti stati la causa scatenante di quest’interesse e l’effetto che n’è derivato, dopo un certo periodo di riflessione, è stato quello di voler fondare una casa editrice. Chi si è cimentato almeno una volta nella scrittura di un testo sa quanto sia difficile e complicato oggi trovare spazio all’interno di una grande e complessa realtà com’è quella editoriale. L’idea di realizzare questo progetto nasce, pertanto, dal desiderio, come piccola struttura, di poter anche noi dare voce al talento.

Da dove ha preso il nome e quando è nata la voglia di cimentarsi in questa avventura?
La scelta del nome Keira è stata una conseguenza logica rispetto a quello che dovrebbe essere il ruolo di un editore, ossia quello di collaborare con l’autore per la realizzazione di un progetto editoriale. Anche l’editore, infatti, appone, insieme all’autore, la propria “firma” sull’opera che decide di pubblicare. Ho, quindi, scelto Keira, che è l’anagramma del mio nome, come firma editoriale.
Il desiderio di aprire una casa editrice si era insinuato nei miei pensieri già al liceo, per poi concretizzarsi quando ho avuto l’opportunità di presentare un progetto per la realizzazione di un’attività. In quel momento non ho avuto alcun dubbio: il mio progetto doveva essere l’apertura di una casa editrice.

Non ha paura che un disegno così importante possa trovare lungo la strada grossi ostacoli?
Non posso negare che questa paura ci sia. Il mondo dell’editoria è vasto, dominato da colossi e certamente l’avvento di nuove realtà “fai da te” non aiuta affatto questo settore. Nonostante ciò penso che se un editore ha la capacità di essere un bravo talent scout e possiede tanto entusiasmo, può avere buone speranze di farcela.

Qual è l’approccio editoriale che ha intenzione di perseguire con la sua casa editrice?
Ho deciso, in questa fase iniziale, di non pormi limiti di genere narrativo. Ciò che conta per noi è la qualità delle opere e la loro capacità di trasmettere emozioni. Un libro che non lascia un segno nella mente e nel cuore di chi lo legge, forse non è un buon libro.

Ha in mente un target di lettori ben definito a cui vorrebbe rivolgersi?
I miei lettori non hanno età, solo tanta passione per la cultura.

Qual è la caratteristica che deve avere uno scrittore per poter essere notato da lei e dal suo staff?
Deve avere una buona capacità linguistica, una certa originalità e saper trasmettere emozioni che coinvolgano il lettore e lo rendano fortemente partecipe di quanto scritto.

Cosa può aspettarsi, secondo lei, una giovane realtà come la sua dal mercato calabrese e da quello italiano in generale?
Ho avuto modo di constatare il grande desiderio di pubblicare dei miei conterranei ed in particolar modo dei giovani. Credo che un editore conterraneo possa comprendere meglio le esigenze del suo territorio e nello stesso tempo possa consentire agli scrittori “fuori regione” di essere trasmessi in Calabria.

Perché, secondo lei, uno scrittore dovrebbe rivolgersi alla sua casa editrice per poter approdare nel mondo della pubblicazione?
Perché una giovane casa editrice non è legata a dinamiche di mercato, a conflittualità editoriali ed a condizionamenti esterni.

Qual è la caratteristica che contraddistingue la sua casa editrice dalle altre?
L’attenzione rivolta ai giovani ed agli esordienti, dando loro l’opportunità di farsi conoscere ad un pubblico vasto, anche presentando le proprie opere nella nostra sala conferenze.

Cosa l’appassiona maggiormente del mondo dell’editoria?
Vedere come il desiderio di uno scrittore, giovane o maturo che sia, possa diventare una realtà concreta.

Cosa, invece, la spaventa di più?
L’incapacità della società attuale di considerare l’editoria come un progetto di altissimo valore sociale.

Quali obiettivi si pone da qui ad un anno?
L’obiettivo è quello di avere un catalogo, anche con pochi titoli, ma di qualità.

Potrebbe definire con una parola la sua casa editrice?
“Glocale”?!

Per ulteriori informazioni riguardo questa giovane e promettente realtà editoriale, vi invitiamo a fare un salto sul loro sito (www.casaeditricekeira.com/), dove potrete trovare anche i loro contatti.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XVI, n. 169, febbraio 2020)
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