Anno XIII, n. 138
luglio 2017
 
Un editore al mese
Caravan edizioni: dove confronto e cooperazione
generano una letteratura da mettere in valigia
Un nuovo marchio in cerca di spazi geografici e letterari di incontro,
seguendo un modello di leggerezza e di profondità “alla Calvino”
di Sara Meddi  
Caravan edizioni è un neonato marchio editoriale che, dalla sua sede di Roma, si è appena affacciato sul panorama delle piccole case editrici indipendenti. Propone un modo di fare editoria non tradizionale, attraverso una cooperativa autonoma. Una scelta burocratica che non cambia nulla dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro editoriale, ma che è dettata dal desiderio di mantenere i principi che regolano le società cooperative: la condivisione, la solidarietà e la democrazia, che diventano le basi di un comune progetto culturale. Un luogo di incontro della narrativa e della saggistica nato dall’unione di quattro donne appassionate (Serena Magi, direttrice editoriale e presidente della cooperativa, Marta Franchi, editor e ufficio diritti, Roberta Vecchio, ufficio stampa, e Valentina Fasola, marketing e commerciale) che insieme a una manciata di amici hanno deciso di fare un’editoria leggera e insieme impegnata, come quella che promuoveva Calvino. Una proposta narrativa caratterizzata dall’esplorazione di “luoghi”, geografici o dell’anima, che generano sempre un incontro e un confronto. La prima collana della Caravan porta un nome che già riassume in sé la mission della casa editrice: infatti con i libri di Bagaglio a mano si parte alla volta dei sentieri della narrativa, per raccontare tutte quelle storie che ci accompagnano quando viaggiamo con l’immaginazione, un’interpretazione del libro come un bagaglio di saperi a portata di mano. Valigia d’Oriente mantiene lo stesso obiettivo di indagine narrativa spingendosi però verso l’Est del mondo e delle letterature, con libri zeppi di suoni, colori, voci e canzoni che diventano il prezioso tessuto dei racconti dei mille chiaroscuri dell’Asia. Segnavia esplora le strade della saggistica, attraverso guide inedite per i pensieri più arditi e mappe nuove che ci condurranno su percorsi umani e letterari, per raccontare diversamente i nostri mondi.

Nella valigia di Caravan
Caravan ha ancora pochissimi titoli in catalogo, ma tutti si fanno notare per l’evidente intraprendenza dello scouting, in Italia e all’estero,per la cura redazionale dei testi e per un progetto grafico fresco e piacevole. Non è ancora possibile, con così pochi libri, individuare i fili che legano un volume all’altro, al di là degli intenti di collana, ma speriamo che il catalogo continui ad arricchirsi seguendo la linea inaugurata con questi primi volumi. Segnaliamo innanzitutto la riscoperta di una piccola perla, la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, pubblicata nel 1791 in diciassette articoli, come quelli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, nella quale si affermava l’uguaglianza totale dei diritti dell’uomo e della donna. Testo a lungo ignorato, alcuni estratti furono pubblicati nel 1840, ma la prima versione completa uscì in Francia solo nel 1986. L’autrice è Olympe de Gouges, che a Parigi prese parte alla Rivoluzione francese e che fu ghigliottinata nel 1791 per aver denunciato gli eccessi della rivoluzione. Fu una delle prime donne a sostenere la libertà di espressione, l’uguaglianza di genere e l’introduzione del divorzio. Il decimo articolo della dichiarazione proclamava proprio il diritto della donna di salire al patibolo come alla tribuna, un diritto al sacrificio per la libertà di espressione che l’autrice stessa ha poi onorato.
Altro libro che merita una segnalazione speciale è Opendoor, l’opera prima di Iosi Havilio, già considerato tra le voci più talentuose nel panorama letterario sudamericano. Open Door non è altro che un paesino alle porte di Buenos Aires. Un luogo solitario che prende il nome da una comunità psichiatrica insediata lì da circa un secolo, dove i pazienti vivono insolitamente senza restrizioni. Qui si ritrova la protagonista, una giovane donna di cui non si conosce il nome, trasferitasi dalla vicina città per l’incapacità di dare un senso alla scomparsa della persona amata. Muovendosi tra i legami fragili di individui smarriti e sofferenti, la donna si barcamena fra una storia rimediata per lenire la solitudine e il più autentico amore per una ragazzina ribelle.

Una comunicazione pulita e gradevole
Il sito di Caravan edizioni (www.caravanedizioni.it) è essenziale ma piacevole, con una grafica ben curata e di facile navigabilità. Il catalogo non è appunto molto ricco, ma per ogni volume troverete una scheda completa con la nota biografica dell’autore e, a fianco, la rassegna stampa, che è sempre un piacere trovare divisa per libro e non “ammassata” in modo confusionario. La sezione La casa editrice contiene appunto una presentazione di Caravan e delle sue collane: veramente carino è l’elenco aggiornato dei luoghi visitati dai loro libri, presente nella sezione Mappamondo.
È inoltre possibile trovare news sempre aggiornate e i rimandi ai principali social networks dov’è presente la casa editrice. Molto bella è la pagina “Chiudi gli occhi e leggi” dove poter sentire la lettura di alcune pagine dei loro libri, un assaggio prima di un eventuale acquisto. Si può anche decidere di acquistare direttamente dalla casa editrice: andate su Acquista e mandate una mail, riceverete i libri senza spese di spedizione, cosa molto gradita.
Nella sezione Contatti, oltre ai i recapiti utili, gli scrittori che aspirano a pubblicare con Caravan possono trovare tutte le informazioni per l’invio dei manoscritti. Come è precisato sul sito, inoltre, Caravan edizioni aderisce alla campagna promossa da Greenpeace “Amici delle foreste”, stampando tutti i libri su carta riciclata certificata. Considerando i significativi costi della produzione di un libro, questa è una scelta davvero coraggiosa e lodevole.

Per approfondire l’avventura editoriale di Caravan ci siamo rivolti a Roberta Vecchio, che gentilmente si è resa disponibile a rispondere alle nostre domande.

Come siete entrate nel mondo dell’editoria?
Tutto è cominciato a metà del 2009, dopo aver avuto diverse esperienze lavorative in campo editoriale. Avevamo voglia di creare un progetto tutto nostro per realizzare i nostri ideali editoriali e letterari senza dover rendere conto a nessuno. Con questa grande motivazione abbiamo deciso di lanciarci.

Com’è fare gli editori in questo periodo di crisi?
Purtroppo il periodo attuale, culturalmente ed economicamente, non è uno dei più favorevoli per intraprendere un progetto editoriale (o culturale in genere). Ovviamente le piccole realtà sono quelle che ne risentono maggiormente e ogni giorno andare avanti sembra sempre più difficile, però esistono molte piccole e medie case editrici con grandi idee e libri di qualità che avrebbero solo bisogno di un po’ più di visibilità e qualche sostegno economico.

In che modo si emerge tra le tante case editrici?
È molto difficile emergere nel panorama editoriale, così ricco di case editrici e così schiacciato dalle grandi realtà editoriali. Per noi infatti, da subito, questo progetto è stato una difficile sfida, ma abbiamo sempre deciso di andare avanti puntando sulla qualità dei libri, la ricerca e scoperta di giovani autori, stranieri e non, il rispetto per l’ambiente e una distintiva veste grafica. Speriamo così di imporre il più possibile la nostra identità.

Come scegliete i libri (e gli autori) per il vostro catalogo?
La nostra parola di riferimento è la qualità. Da questa non si transige, anche se a volte si scontra con le esigenze commerciali. I temi centrali sono quelli che hanno a che fare con il viaggio, con le migrazioni, con i confini intesi come luoghi geografici e letterari d’incontro e confronto. Il viaggio dunque in senso letterale e in senso figurato, come percorso interiore. Per quanto riguarda gli autori, ci piace dare voce a chi ne ha generalmente di meno. In questo senso prediligiamo giovani autori che riescano a conciliare la nostra voglia di qualità e di libertà di espressione e da cui traspaia la nostra visione della realtà e della letteratura. Questo però non ci impedisce, laddove lo riteniamo opportuno, di pubblicare anche autori più adulti e noti, come è successo per Helia Correi e Aamer Hussein.

Come avete definito la veste grafica delle vostre collane?
Per le collane di narrativa abbiamo preferito un formato ridotto (11,5x17 cm) proprio per l’idea di leggerezza, intesa in senso calviniano, che ci piacerebbe emergesse dalla nostra linea editoriale. Inoltre stampiamo tutto su carta riciclata: le nostre storie non devono danneggiare il mondo in cui vivono e che ci circonda. Lo sforzo è leggermente superiore, dati i costi elevati di questo tipo di carta, ma sin dall’inizio è stata una delle nostre priorità.

Pensate che i lettori abbiano risposto positivamente alla vostra avventura editoriale?
Siamo soddisfatte del nostro viaggio fin qui. Chi ci conosce ci dà riscontri sempre entusiastici e questo ci motiva molto. L’obiettivo naturalmente è quello di aumentare la nostra visibilità. Affermare il nostro marchio e le nostre idee sul mercato è l’impresa più difficile proprio perché è molto complicato farsi vedere.

Potete dare un consiglio a chi ancora non ha letto nulla dei vostri libri?
Abbiamo libri molto diversi tra loro, tutte opere di diverso genere, ognuna delle quali è intensa e interessante. La nostra uscita dello scorso dicembre, Opendoor, ad esempio, è un libro di un emergente autore argentino, Iosi Havilio, che sta avendo grande successo in tutto il mondo. Racconta una storia di amore e disagio sociale e lo fa con profonda intensità. Per noi è molto significativo anche il nostro primo romanzo, Spigoli, nato da un blog di viaggio di un giovane sceneggiatore romano, Devor De Pascalis, che usa una scrittura più diretta, essenziale. Ha avuto un’ottima risposta anche il libro di racconti Pensi che ci saremmo potuti conoscere in un bar?, in cui le diverse storie ci forniscono uno spaccato dell’Est Europa.

Come arrivano i vostri titoli in libreria?
Nei primi anni non potevamo permetterci un distributore nazionale e abbiamo fatto il più possibile da sole, cercando di coprire tutta Roma e alcune librerie delle più grandi città. Più o meno da un anno invece abbiamo sentito l’esigenza di arrivare un po’ ovunque e di essere distribuiti in modo più capillare, affidandoci così ad una distribuzione nazionale, Nda Press, nonostante i ritmi e i costi elevati. Con le librerie di Roma ci piace però mantenere un rapporto diretto.

Cosa pensate del fenomeno dell’editoria digitale?
Una grande sfida per il futuro dell’editoria, che può aiutare a diffondere maggiormente e più facilmente i testi. Stiamo lavorando da un po’ agli ebook e alcuni nostri titoli sono già in formato digitale.

Quali novità avete in serbo prossimamente?
Fino alla fine dell’anno abbiamo il progetto di pubblicare altri tre o quattro libri. La nostra prossima uscita, di aprile,[1] Passeremo per il deserto del giovane cileno Diego Zuñiga, è un romanzo di viaggio che dà voce a quella generazione di cileni che conosce il passato recente della dittatura solo attraverso le versioni ufficiali e i frammentari racconti di genitori reticenti a riaprire le ferite.

Sara Meddi

[1] - L’intervista ci è stata rilasciata nel mese di marzo 2012. A oggi, il testo in questione è in effetti già stato pubblicato, Ndr.

(direfarescrivere, anno VIII, n. 79, luglio 2012)
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