Anno XVII, n. 188
settembre 2021
 
Questioni di editoria
Ecco la bibliografia:
come citare le fonti
La corretta scrittura delle note:
autori, curatori, titoli, editori...
a cura di Sandra Migliaccio
Dopo aver analizzato gli aspetti tecnici legati al lavoro del redattore, le questioni connesse all’uso delle maiuscole e delle minuscole, le modalità di impiego delle varianti di carattere, della punteggiatura, delle cifre e dei numeri, in questa settima puntata vedremo come realizzare quello che possiamo definire il “giusto corredo” di un saggio. Parliamo delle note e delle citazioni bibliografiche, che vanno riportate in modo chiaro e, soprattutto, uniforme all’interno del testo. Anche in questo caso, come ci è capitato di fare altre volte, sottolineiamo che ci sono diversi modi per rendere tali informazioni e che la scelta di uno di esse è solo di tipo redazionale. Come sempre (o “quasi sempre”), nessuna regola inderogabile a priori ma regole che, una volta adottate, vanno coerentemente osservate per l’intera opera.

6. Note e bibliografia

6.1 Note

Regola
«Le note di commento e le note bibliografiche vanno a piè di pagina, numerate progressivamente dall’inizio alla fine del testo o, eventualmente, suddivise per capitoli o parti.
Il richiamo di nota si scrive con numero a esponente; il numero va posto sempre dopo il punto e prima degli altri segni di interpunzione; il numero in apice segue anche le virgolette; nel caso di richiami di nota dentro un brano fra parentesi, il numero in apice va posto dentro la parentesi».


Commento

Scriveremo allora:
Un esempio esplicito lo si rinviene nel pensiero dell’italiano Corrado Gini1...

e, nel richiamo a piè di pagina,

1 CORRADO GINI, La teoria europea e la teoria americana delle migrazioni internazionali [senza indicazione editore], Roma, 1946.

Il richiamo in nota nel testo, come vediamo, non è preceduto da alcuno spazio, mentre in quello a piè di pagina, il numero in apice è separato da uno spazio dal resto del testo. Il numeretto in apice va scritto sempre in tondo, anche se la parola che lo precede è scritta in corsivo o in grassetto; stessa regola vale per il richiamo a piè di pagina, relativamente al testo che lo segue.
Occorre prestare attenzione alla differenza strutturale tra testo e apparato delle note, differenza che è possibile notare sfogliando qualche saggio. Potremmo accorgerci come i redattori di una casa editrice non seguano, nella composizione delle note, le stesse regole applicate nella stesura o nella correzione di un testo. La ragione sta nel carattere di tecnicismo proprio degli apparati di note. Può capitare che la stessa rivista citata nel testo in corsivo, nelle note sia scritta invece in tondo e tra virgolette basse.
Per esempio, nella collana Le città della Calabria e della Sicilia, abbiamo adottato un uso, presente in diverse scelte editoriali e che, comunque, caratterizza la collana stessa: le riviste e i periodici sono pertanto scritti, nelle note di quei volumi, tra virgolette basse. Esempio: «L’Acropoli» e «Gazzetta del Sud».

6.2 Bibliografia

6.2.1 Citazioni bibliografiche

Regola
«I titoli dei libri vanno in corsivo. L’eventuale sottotitolo va anche in corsivo, separato dal titolo con un punto. Gli eventuali apparati, in quanto parificabili a capitoli del testo, vanno in corsivo con l’iniziale maiuscola (Introduzione, Prefazione, Postfazione) e scritti nelle parentesi tonde prima della casa editrice».

Commento
A tal proposito ricordiamo che se nella copertina del testo il titolo è scritto tutto in maiuscolo bisogna riferirsi al frontespizio (con la speranza che questo sia scritto avendo usato maiuscole e minuscole). Se anche in quest’ultimo è scritto tutto in maiuscolo, lo si riporterà seguendo la regola 3.1.1. Se invece, è resa l’alternanza tra maiuscole e minuscole, oppure se il titolo è tutto in minuscolo, lo si riporterà esattamente com’è scritto in copertina.
Se non si ha il libro da citare, è consigliabile controllare il sito della casa editrice che lo ha pubblicato, con la duplice speranza che esista il sito e, in tal caso, che sia fatto bene, ossia che fornisca le notizie da noi cercate.
La prima volta che lo si cita, il titolo di un libro va per esteso, in corsivo, subito dopo il nome e cognome dell’autore e va separato da quest’ultimo tramite una virgola, per esempio

GIUSEPPE GALASSO, Economia e società nella Calabria del Cinquecento, Guida, Napoli, 1992, pp. 185-196.

Dalla seconda citazione in poi, è sufficiente scrivere, dopo il nome dell'autore puntato, solamente le prime parole significative del titolo, seguite dai tre puntini (i tre puntini vanno in tondo), da un virgola, e da cit. Esempio:

G. GALASSO, Economia e società..., cit., pp. 185-196.

6.2.2 Autori e curatori

Regola
«Nome e cognome di autori e curatori vanno in maiuscoletto (le iniziali in maiuscolo). Alla prima citazione l’autore va col nome completo, dalla seconda citazione in poi col nome abbreviato: prima lettera del nome oppure ogni prima lettera dei nomi con puntino. Più autori vanno separati con un trattino breve più uno spazio prima e dopo il medesimo».

Commento
Ricordiamo che quando il frontespizio del testo non riporta i nomi degli autori, dovremo utilizzare la dicitura AA. VV. in maiuscoletto e in tondo separando i due gruppi di lettere con uno spazio. Nel caso di libri, opuscoli, regolamenti, statuti prodotti da un ente o un’associazione, va omesso l’autore e per autore si intenderà lo stesso ente o la stessa associazione. Utilizzeremo

IDEM oppure, al femminile, EADEM)

da non abbreviare in ID. (oppure EAD.)

quando uno stesso autore è ripetuto nella stessa nota o alla nota successiva.
Nel caso di una citazione dallo stesso volume, se i dati sono identici (ossia se ci si riferisce alla stessa pagina o alle stesse pagine del testo già citate nella nota precedente) useremo la parola in corsivo Ibidem; se cambia qualche dato ricorreremo invece all’espressione in corsivo Ivi, con accanto la sola indicazione del dato variato. I curatori dei volumi vanno con le stesse regole degli autori ma seguiti da

(a cura di),

come nell’esempio:

ADA CAVAZZANI (a cura di), Asylumisland, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005.

6.2.3 Atti

Regola
«Le indicazioni sugli atti vanno preceduti da AA. VV.: data/luogo di mostre, convegni, atti, ecc. vanno dunque, sempre in corsivo, dopo il titolo».

Commento
Scriveremo allora, ad esempio,

AA. VV.,Callimaco, cent’anni di papiri, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Firenze 9-10 giugno 2006.

6.2.4 Editore, luogo, anno di pubblicazione, pagine

Regola
«Editore, luogo, anno di pubblicazione e pagine vanno in tondo e separate da virgole. Il nome dell’editore si scrive con la prima lettera in maiuscolo e le successive in minuscolo, ad eccezione di alcune case editrici che prendono il nome e cognome dell’editore e che, quindi, vanno ovviamente scritti come nomi propri (Luigi Pellegrini editore). Indicare, dopo l’anno di edizione, anche le eventuali pagine di riferimento».

Commento
Scriveremo allora, ad esempio:

Mondadori, Milano, 2001, pp. 302.


Alcune accezioni Grande attenzione va posta ai nomi di alcuni editori, che vanno riportati così come indicato sulla copertina del testo, rispettando esattamente l’impiego di maiuscole e minuscole fattone. Così, ad esempio, scriveremo il Mulino, il Saggiatore (in entrambi i casi, come si vede, l’articolo ha l’iniziale minuscola). Ma scriveremo Cluem invece di CLUEM dal momento che si tratta di una sigla cui va dunque applicata la nostra regola 2.15.
Nel caso in cui la parola edizioni faccia parte del nome della casa editrice si possono verificare diverse evenienze da considerarsi tutte ugualmente corrette; avremo pertanto: Edizioni associate (solo la “E” di “Edizioni” è maiuscola in quanto iniziale di nome), Edizioni Solfanelli (la “E” di “Edizioni” è maiuscola come la “S” di “Solfanelli” essendo un cognome), edizioni Crace (la “e” di “edizioni” è minuscola in quanto non fa parte del nome della casa editrice). 6.2.5 Abbreviazioni

Regola
«Nel caso di opere in più volumi, l’indicazione del volume vol.” va prima della casa editrice; si utilizza voll. nel caso di riferimento a più volumi o al loro numero complessivo.
Ristampa si abbrevia in rist. e ristampa anastatica in rist. an.. Invece si scrive, in tondo, Tipografia e non Tip. o Stab. Tip.. Per seguenti si usa ss. (non e ss.) preceduto da pp. (e non pg.)».


Commento
Scriveremo allora ad esempio:

Enciclopedia Generale, vol. I, Garzanti, Milano, 2005, pp. 512 ss.

Raccomandiamo la coerenza nell’impiego delle abbreviazioni all’interno di un testo, per non pregiudicare la chiarezza dei richiami bibliografici.
Non bisogna confondere le contrazioni con le abbreviazioni. Le prime sono infatti determinate dalla soppressione di quanto posto tra l’iniziale e l’ultima lettera. Ne sono esempi ca (circa), jr (junior), sr (senior).

6.2.6 Assenze e omissioni

Regola
«In caso di assenza di editore, luogo o data porre tra parentesi quadre l’indicazione per esteso della mancanza al posto in cui normalmente andrebbe quel dato. Ugualmente tra parentesi quadre vanno, eventualmente, i dati presunti ma non certi. Il numero dell’edizione, se c’è, va lasciato e per indicarlo usare la cifra più l’esponente ed edizione punto senza spazio di divisione. Non occorre necessariamente l’indicazione della collana: se l’autore decide di inserirla, presti attenzione a indicarla, laddove vi sia, per tutti i volumi citati, per ovvia coerenza».

Commento
Scriveremo pertanto:

CAIO SEMPRONIO, Storia della filosofia occidentale, Bollati, Milano, [senza indicazione di data], pp. 132-189.

CAIO SEMPRONIO, Storia della magia nel Cinquecento, Bollati, Milano, 1996, 4ª ed., p. 432.


Si potrebbe, in realtà, scrivere anche s.e., s.l. o s.d., come si trova in parecchi volumi.
Ma, trattandosi di sigle, le stesse regole qui illustrate in merito “imporrebbero” se, sl o sd, se non Se, Sl e Sd. Risulta evidente che in questi due casi la comprensibilità di tali informazioni (soprattutto nel secondo) risulterebbe assai difficile. Pertanto, meglio scrivere l’indicazione della mancanza per esteso come indicato in questa regola
Caso particolare è la citazione di testi editi durante il Ventennio: va infatti indicato l’anno fascista – se presente – che però deve sempre essere accompagnato dall’anno civile. Nell’aggiungere l’anno civile, scrivere di seguito

[Ndr]
Stessa regola per testi che presentano diversa datazione (ebraica, musulmana, ecc.).

6.2.7 Citazioni in lingua straniera

Regola
«Le citazioni, se in lingua straniera (o se in lingue morte come il latino), e anche se lunghe, vanno in corsivo (oltre che tra virgolette basse, cfr. 1.5)».

Commento
Ricordiamo che nelle citazioni vanno corretti esclusivamente i requisiti strettamente tecnici, come ad esempio i trattini - con le lineette –, le barrette | con /, senza operare nessun altro tipo di correzione (né di maiuscole, né di corsivi, ecc.).

6.2.8 Casi particolari

Regola
«Gli editori, talvolta, cambiano ragione sociale e/o luoghi di edizione: va fatta, dunque, massima attenzione anche su tali dati. Per le pubblicazioni precedenti al Novecento, se non c’è l’indicazione della casa editrice va messa quella della tipografia.
Le città straniere vanno scritte nella forma presente nel libro di riferimento».


Commento
Ricordiamo così, a titolo di esempio, che il luogo di edizione della Laterza è Bari sino al 1973-74 ma, successivamente, è Roma-Bari; che Forni è a Bologna fino al 1974, a Sala Bolognese dal 1974. E ancora, Gangemi è prima a Reggio Calabria, poi a Roma (ma, in qualche caso, si segna con la dicitura Roma-Reggio Calabria).

6.2.9 Periodici

Regola
«I titoli dei periodici vanno tra virgolette basse, rispettando la dicitura che compare nella testata. Scrivere, nell’ordine: nome e cognome dell'autore (in maiuscoletto), titolo del testo, in genere un articolo contenuto nel periodico (in corsivo), titolo dello stesso periodico (tondo tra caporali), numero, anno. Non serve mettere l’annata».

Commento
Sebbene nel testo dei volumi i quotidiani debbano essere scritti in corsivo, nella bibliografia, e nelle note, scriveremo allora:

RENATO NISTICÒ, Ernesto De Martino e la teoria della letteratura, in «Belfagor», n. 333, 2001, pp. 270-272.

o ancora

CRESCENZO DI MARTINO, Le pietre e la memoria, in «il Serratore», n. 36, 1995, pp. 37-39.


Per citare un quotidiano occorre scriverne la denominazione in tondo, tra virgolette basse. Subito dopo la testata, scriveremo la data: nell’ordine, giorno in numero arabo, mese in lettere, e anno. Esempio:

«Calabria ora», 6 settembre 2006.

6.2.10 Sitografia

Regola
«Tra le indicazioni bibliografiche vanno riportati anche gli eventuali indirizzi dei siti web che si sono consultati. Come indicato precedentemente nel punto 3.1.5, tali indirizzi vanno in corsivo».

Commento
Ricordiamo che è opportuno indicare anche la data dell’ultima visita al sito, considerando la rapidità con cui cambiano i contenuti immessi in rete.
I siti dunque si scrivono in corsivo (mentre gli indirizzi email devono essere scritti in tondo).

6.2.11 Documenti d’archivio

Regola
«La denominazione dell’archivio dev’essere scritta in tondo: la prima volta per esteso, le volte successive usando la sigla corrispondente. Le sezioni dell’archivio si scrivono in corsivo. Le buste, le cartelle o i fogli specifici con la numerazione vanno in tondo. L’eventuale nome del documento va in corsivo»

Commento
Se la prima volta scriveremo

Archivio di stato di Roma,

le volte successive useremo la sigla

Ascs.

Le sezioni andranno in corsivo: Processi politici. Le altre indicazioni (buste, cartelle, fogli) vanno in tondo

b. 14, f. 555, c. 62 r e v

Il nome vero e proprio del documento va in corsivo: Lettera del re al duca del 14 settembre 1572.

S. M.

(direfarescrivere, anno II, n. 10, dicembre 2006)
 
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