Anno XIV, n. 155
dicembre 2018
 
Questioni di editoria
Tra accenti e spazi,
i segni ortografici
Nella quinta puntata riflettiamo
anche su parentesi e virgolette
a cura di Sandra Migliaccio
In questa nuova puntata affronteremo le problematiche legate all’uso di alcuni segni di punteggiatura più “tecnici”. Non, quindi, virgole, punti e virgole, due punti e punti fermi, la cui distribuzione all’interno di un testo è strettamente legata allo stile dell’autore. Ma faremo qualche precisazione sull’uso di apostrofi, accenti (con dovuta distinzione tra accento acuto e grave) e sull’impiego delle barre oblique, parentesi, degli spazi, dei trattini e delle virgolette. Daremo inoltre qualche «dritta» per velocizzare la scrittura di alcuni caratteri non presenti sulla tastiera del computer, ma “nascosti” tra le tante risorse di Word.
Dopo aver trattato, nelle precedenti parti, delle diverse problematiche legate agli aspetti tecnici delle correzioni e poi – nel merito – dell’uso delle maiuscole e delle minuscole, e delle cautele da adottare in relazione agli interventi legati al rispetto dello stile dell’autore, e infine, nonché in quello di corsivo e grassetto, affronteremo quindi la tematica dei segni ortografici, per così dire, “alternativi” (nel senso di meno diffusi).

4. Punteggiatura, apostrofo, accento e spazi

4.1 Le virgolette

Regola
«Vi sono tre tipi di virgolette: le caporali «», le alte doppie “”, le alte semplici ‘’».

Commento
Le virgolette caporali (o francesi) vanno usate per le citazioni esplicite e in quanto tali riconoscibili; sono inoltre usate per introdurre il discorso diretto, precedute dai due punti e da uno spazio.
Le virgolette alte (o inglesi) doppie vanno usate: per indicare una citazione all’interno di una citazione; per indicare denominazioni di eventi culturali come convegni, festival, seminari, stagioni di spettacolo e simili; per enfatizzare (in un articolo giornalistico) un termine o una breve espressione che esprimono un concetto particolare; per parole o espressioni usate in senso ironico; per espressioni figurate o gergali; per parti di opere, libri, ecc. che non vogliono il corsivo; per denominazioni aggiunte ad associazioni, scuole, teatri, ecc.
Le virgolette alte semplici vanno usate solo ed esclusivamente nel caso di termini tra virgolette all’interno di citazioni già contenute dentro un’altra citazione. Le virgolette di apertura si attaccano alla parola che le segue, quelle di chiusura subito dopo la parola stessa.
È opportuno sottolineare che la scelta tra virgolette caporali e virgolette alte rimane comunque strettamente legata alle diverse tradizioni tipografiche e alle scelte redazionali.

4.1.1 I tasti di scelta rapida per le virgolette caporali

Regola
«Per le virgolette caporali aperte («) tenere premuto il tasto Alt e digitare dalla tastiera numerica 174; per quelle chiuse (») tenere premuto il tasto Alt e digitare dalla tastiera numerica 175».

Commento
A differenza delle altre, le virgolette caporali non sono presenti sulla tastiera. Il loro inserimento all’interno di un testo è piuttosto macchinoso, si ottiene, infatti, attraverso la sequenza (nel caso di Word dei comandi InserisciSimbolo. A tal fine può essere utile l’impiego dei tasti di scelta rapida per velocizzare l’operazione. Così ricordiamo che, per eseguire l’operazione indicata nella regola, le cifre da utilizzare sono esclusivamente quelle della tastiera numerica.

4.2 Il trattino breve

Regola
«Il trattino breve (-) si usa per i termini composti formati da parole intere, per unire due quantità numeriche e per separare tra loro due titoli pubblicati nello stesso volume».

Commento
Scriveremo allora politico-economico, ma sociopolitico: nel primo caso politico è termine autonomo, nel secondo socio (nel senso di sociale) non lo è: non può essere considerato una parola intera.
Pur riaffermando la nostra regola, va detto che in particolari ambiti (quando sono cioè trattati temi politici, filosofici e soprattutto religiosi) occorre fare attenzione all’uso del trattino, perché a volte è proprio questo a determinare uno scarto nel significato da attribuire ad un concetto. Emblematico è il caso del termine centrosinistra, che indicherebbe una posizione politica unitaria, o comunque uno schieramento unitario. L’esponente diessino, Massimo D’Alema, richiamò qualche anno fa (alle origini dell’Ulivo) l’importanza di scrivere tale termine senza trattino. Ebbene, fino ad una decina di anni fa, almeno, nessun giornale lo avrebbe potuto scrivere in questo modo, ossia senza trattino, senza urtare la suscettibilità dei partiti che ne facevano parte. Quando, ad esempio, agli inizi degli anni Sessanta si formarono governi cui parteciparono per la prima volta anche i socialisti, i giornali scrivevano centro-sinistra (col trattino): le parole servivano cioè a tenere distanti due tra i maggiori partiti italiani, come il socialista e il democristiano, che a condividere una parola in comune non ci stavano proprio (mentre si condivideva la responsabilità di governo).
Le parole composte da termini quali post e anti, devono venire scritte senza trattino (a meno che non siano costruzioni estemporanee). Da sole non hanno significato. Così avremo postunitario, antigovernativo. Nel caso in cui l’ultima vocale del prefisso coincide con l’iniziale della parola successiva, la vocale non si ripete (antitaliano).
Le espressioni con ex si scrivono senza il trattino, separate dalla parola seguente da uno spazio: ex giocatore, ex democristiano.
Il trattino non necessita di norma spazi prima e dopo. Esempi: Greta Garbo (1905-90) , la linea Roma-Napoli, dizionario Italiano-Inglese.
Quando i due elementi separati sono però composti da termini molteplici o eterogenei, il trattino è preceduto e seguito dallo spazio: Greta Garbo (Stoccolma 1905 - New York 1990). Se usato per separare tra loro due titoli pubblicati nello stesso volume, va con uno spazio prima e dopo. Esempio: Aretusa - Polifemo di Bernardino Martirano.
Le indicazioni direzionali dei punti cardinali richiedono l’uso del trattino. Esempio: il Sud-Ovest del Brasile.

4.3 Il trattino lungo

Regola
«Nelle frasi incidentali, quando si scelga di usare il trattino in alternativa alla parentesi, occorre usare il trattino lungo, o lineetta (–)».

Commento
È errato quindi utilizzare il trattino breve; scriveremo allora Un giorno – forse in febbraio – incontrai Lara. È preferibile non inserire, in uno stesso periodo, più di una frase incidentale altrimenti si crea confusione tra le diverse lineette e le corrispondenti frasi. Se richiesto dalla punteggiatura della frase principale, la lineetta che chiude l’inciso può essere seguito da una virgola o sostituita da un punto; al contrario non va posto alcun segno di interpunzione prima della lineetta di apertura.
Un esempio del primo caso è: Secondo me – ma anche secondo molti altri –, si tratta di una questione irrisoria. Un esempio del secondo caso è: Secondo me – ma anche secondo altri. (dove appunto il trattino di chiusura è sostituito semplicemente dal punto).
Un’eccezione: se la lineetta funge da incidentale per il discorso diretto, potranno verificarsi casi in cui un segno di punteggiatura (generalmente, la virgola) si trovi prima della stessa lineetta. Esempio: Ok, mamma, – rispose – non preoccuparti! Se possibile, va evitato che la lineetta di apertura venga a trovarsi alla fine di una riga e similmente che quella di chiusura si trovi all’inizio; va assolutamente evitato il trattino di chiusura da solo a inizio riga, quando esso è seguito da una virgola.

4.3.1 I tasti di scelta rapida per il trattino lungo

Regola
«Il trattino lungo si ottiene digitando Ctrl + - (il tasto Ctrl premuto insieme al segno meno dalla tastiera numerica)».

Commento
A differenza del trattino breve, la lineetta non è presente sulla tastiera. Il suo inserimento all’interno di un testo è piuttosto macchinoso, si ottiene attraverso la sequenza (in Word) di comandi InserisciSimbolo. A tal fine può essere utile l’impiego dei tasti di scelta rapida per velocizzare l’operazione. In tal caso ricordiamo che le cifre da utilizzare sono sempre quelle della tastiera numerica.

4.4 La barra obliqua

Regola
«La barra obliqua si usa per riportare testi poetici. Quando i versi vengono scritti di seguito, è meglio separarli con le barre oblique / (per le strofe usare //) con uno spazio prima e dopo».

Commento
Scriveremo allora resta un aratro senza buoi, che pare / dimenticato, tra il vapor leggero. // E cadenzato dalla gora viene.

4.5 Le parentesi

Regola
«Le parentesi quadre si usano per indicare un’aggiunta del curatore, del redattore o del traduttore all’interno di brani citati; quando racchiudono tre puntini, stanno a indicare un’omissione in un testo citato. Le parentesi quadre si usano altresì, sebbene in rari casi, per racchiudere eventualmente una frase che contenga già all’interno parentesi tonde. Le parentesi tonde possono essere utilizzate in sostituzione del trattino lungo, per le frasi incidentali; in tal caso, prima della parentesi di apertura non andrà mai alcun segno di interpunzione».

Commento
Scriveremo allora [Ndr] ; un giorno (forse in febbraio) incontrai Lara.
Prima della parentesi di chiusura non occorre usare alcun segno di punteggiatura, che eventualmente sarà inserito dopo la stessa parentesi di chiusura.

4.6 I tre puntini

Regola
«I tre puntini possono essere posti all’inizio o alla fine di un periodo per indicare una sospensione dello stesso; un improvviso cambio del discorso oppure una valenza allusiva. Possono anche avere la funzione di creare una breve pausa prima della rivelazione finale.
I tre puntini sono sempre attaccati alla parola che li precede e staccati da uno spazio da quella che li segue, a meno che non sia all’inizio di un testo. Quando sono alla fine della frase, l’utilizzo del punto di chiusura è superfluo e quindi i punti restano comunque tre o, eccezionalmente, multipli di tre».


Commento
Scriveremo allora Dopo tanti anni la riconobbi, era... Anna!; …e la conclusione dell’epoca; Probabilmente è troppo rischioso... Meglio aspettare che torni il giorno; Dopo tanti anni la riconobbi, era… la mia ex compagna di banco!. Come già esposto precedentemente, i tre puntini, racchiusi tra parentesi quadre, si usano anche nelle citazioni per indicare le omissioni.

4.7 L’apostrofo

Regola
«Il segno dell’apostrofo si indica col segno corrispondente all’apice di chiusura ’. Lo stesso segno va utilizzato prima delle cifre che indicano gli anni o i secoli. Davanti alle parole che iniziano per vocale, sono di solito apostrofati gli articoli “lo”, “la” e “una”, con i relativi derivati, soprattutto nei casi in cui la parola che segue inizi con la stessa vocale finale dell’articolo».

Commento
L’apostrofo si usa per elidere (quando la parola successiva inizia per vocale) o, in alcuni casi, per troncare (quando la parola successiva inizia per consonante). Scriveremo allora Durante gli anni ’50 ; Agli inizi del ’900 . Per evitare di usare il doppio apostrofo in dell’’800, scrivere dell’Ottocento, o, se inevitabile, usare un solo apostrofo: dell’800. In assenza di un’evidente cacofonia, e se la parola che segue non ha la stessa vocale iniziale, gli articoli possono mantenere la forma intera. Ciò accade specialmente per “una”. Pertanto, saranno corretti sia una esperienza che un’esperienza. Sarà sempre errato scrivere una amica.
L’eventuale mantenimento della vocale finale dell’articolo è comunque da considerarsi connotazione stilistica dell’autore.

4.8 L’accento

Regola

«All’interno delle parole non è necessario l’uso dell’accento tonico, se non in casi che possono dar luogo ad equivoci ed ambiguità di senso. Può essere utile, quindi, impiegarlo per distinguere tra loro termini omografi, qualora il contesto offra un grado di ambiguità tale da richiederlo».

Commento
Scriveremo allora: prìncipi/princìpi, prèsidi/presìdi. Se si valuta opportuno scrivere l’accento, occorre evitare discrasie all’interno del testo e quindi bisognerà scriverlo ogni qualvolta si userà quel termine. Non è necessario inserire l’accento interno alle parole, se non in quei casi che possono dar luogo ad equivoci, come nel caso della frase: questi erano i princípi ai quali si attenevano i prìncipi.
Ricordiamo che l’accento grave ` si usa nei seguenti casi: caffè; cioè; (terza persona singolare del verbo dare); (per “giorno”); è (verbo essere); e , (avverbi di luogo); (bevanda); (affermazione) e nei nomi propri Giosuè, Mosè, Noè, Salomè.
È acuto nella congiunzione causale ché e in quelle derivate (come affinché, poiché, perché, cosicché, giacché); in (pronome, tranne quando precede “stesso” o “medesimo”); in ; e nella terza persona singolare del passato remoto (poté, dové). È acuto anche nei composti di re (viceré) e tre (ventitré, settantatré).
Sulle vocali “a”, “i”, “o”, “u” in fine di parola, il segno dell’accento è sempre grave. Per la terza persona singolare del verbo essere, al maiuscolo, usare È (e con l’accento) e non E’ (e con l’apostrofo).

4.9 Gli spazi

Regola
«Ogni parola va separata dall’altra con un solo spazio».

Commento
Per controllare se in un testo si sono dati gli spazi giusti, si può ricorrere (nel caso si usi Word alla funzione Trova (di cui abbiamo parlato nel paragrafo 1.3.2), impostando come chiave di ricerca il doppio spazio (ottenuto tramite due battute sulla barra spaziatrice).
Ricordiamo che nessuno spazio va inserito nei seguenti casi tra un segno di punteggiatura (, . ; : ? ! ossia virgola, punto, punto e virgola, due punti, punto interrogativo, punto esclamativo) e la parola che lo precede; tra l’apertura di una parentesi e la parola che segue; tra la chiusura di una parentesi e la parola che precede; tra l’apertura di virgolette e la parola che segue; tra la chiusura di virgolette e la parola che precede.
Nel caso delle abbreviazioni, il punto non va separato dall’eventuale virgola seguente: cit., (quando l’abbreviazione si trova alla fine di una frase, si userà un solo punto: cit.).
Un solo spazio va invece inserito: dopo ogni segno di punteggiatura, escluso il caso di punto decimale (o virgola decimale) o di punto indicante le migliaia nelle cifre numeriche; un’altra eccezione è quella dell’abbreviazione del doppio nome proprio, C.A. Ciampi; W.A. Mozart; tra l’apertura di una parentesi e la parola precedente; tra la chiusura di una parentesi e la parola successiva; tra l’apertura di virgolette e la parola che precede; tra la chiusura di virgolette e la parola che segue; tra il trattino lungo e il carattere precedente; tra il trattino lungo e il carattere seguente.

Maria Gulino

M. G. si interessa attivamente di Letteratura, Musica e Religione. Esperta di editing, collabora con varie riviste culturali, tra cui www.scriptamanent.net e Rnotes.

(direfarescrivere, anno II, n. 8, ottobre 2006)
 
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