Anno XVIII, n. 196
maggio 2022
 
Questioni di editoria
La libraia “periferica”
vs un serial killer
Il mondo editoriale visto con
ironia da Mariana Marenghi
di Rosita Mazzei
«Non ho mai razzolato per terra, non sono mai andato a caccia di nidi, non ho erborizzato né tirato sassi agli uccelli. Ma i libri sono stai i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità». Dall’autobiografia Le parole del filosofo Jean Paul Sartre prendiamo spunto per iniziare a parlare di un testo che fa del libro il suo punto nevralgico per darsi la spinta necessaria a un’analisi accurata del mondo culturale e non solo.
I libri sono dei mondi racchiusi in pochi centimetri di carta, sono universi inesplorati che hanno bisogno dell’attenzione altrui per potersi dispiegare al massimo delle proprie potenzialità. Il libro, inoltre, è un evento e come tale ha bisogno di un palcoscenico, la libreria, e di diversi spettatori, i lettori. In tali meandri ci porta l’opera che stiamo per trattare e che, in maniera geniale e ironica, ci conduce nel dietro le quinte di tale messa in scena.
Un covo di libri. Storia di una libreria indipendente (Bookabook, pp. 155, € 13,00) di Mariana Marenghi è un testo che si fa saggio e romanzo insieme per poter permettere ai lettori di scoprire i vari aneddoti che si nascondono dietro un grande progetto e un grande sogno chiamato libreria.

Una libreria di quartiere
«Non bastano scansie traboccanti per dare vita a un luogo simile. Non basta neppure un bravo libraio. L’elemento cardine di questa storia, quello attorno al quale tutto ruota, è il lettore. E allora, se dobbiamo parlare di “impresa” possibile, non dobbiamo dimenticarci che l’unica certezza è proprio lui: l’insaziabile, esigente, folle lettore».
La vicenda narrata prende slancio da un quartiere di periferia a Milano. Un quartiere come molti, forse un po’ troppo dimenticato per poter stare sotto i riflettori della grande città, che ha le sue belle vetrine ricolme di vari oggetti in vendita, ma prive di qualsiasi cosa che possa assomigliare a un libro. Un quartiere privo di librerie, dunque, almeno fino a quando la Libraia non si mette in testa di aprirne una e di costruirla grazie alle idee e ai suggerimenti di coloro che andrebbero ad alimentarla: i lettori. Questi ultimi, infatti, sono tutti molto diversi tra loro e hanno esigenze assai specifiche, ma la Libraia è assolutamente convinta che solo grazie ai loro suggerimenti riuscirà a rendere concreto il suo folle disegno.
Tutto ciò ha preso le mosse dalle numerose interviste fatte a lettori e scrittori, molto utili per poter individuare il luogo adatto in cui far nascere la libreria tanto agognata e di cui ormai già molti parlano. In tutto ciò, però, bisogna ben stare attenti al killer della lettura, sempre pronto a stroncare le speranze altrui. Non mancano, infatti, i messaggi pieni di perplessità riguardanti la sua voglia di aprire una libreria in un quartiere dimenticato della periferia milanese. Nonostante le difficoltà, la passione e le storie che emergono dal quartiere, unite al suo amore per il mondo della letteratura, sono più che sufficienti per far nascere nella protagonista la convinzione di essere ormai sulla strada giusta. Il “Covo della Ladra” deve necessariamente divenire una realtà concreta estirpando con la sua stessa presenza ogni possibile perplessità.

Un sogno che prende forma e si concretizza
L’aspirante Libraia, dunque, è pronta a divenire tale. La si può vedere perfettamente dietro i vetri opachi della sua prossima vetrina intenta a far tornare i conti, a raccogliere le idee e a trattare per strappare ogni più piccolo libro al mondo dell’editoria per trasportarlo sui suoi scaffali. «Del suo contenuto non si cura più nessuno, anzi, ha avuto la sensazione, più di una volta, che la qualità del libro si fermasse alla notorietà della casa editrice e al prezzo di copertina. Forse, come le insegnano i “vecchi del mestiere”, fare la libraia è proprio questo: vendere merce per il suo valore e per il ricavo che se ne può ottenere. Un atteggiamento, però, che non le piace affatto».
Il serial killer della lettura, però, è sempre in agguato e si presenta alla porta della futura libreria sotto forma di due uomini distinti, ben eleganti, che con i loro discorsi sull’importanza di legarsi necessariamente alla grande editoria, diffidando degli indipendenti, cercano di scoraggiare la nostra Libraia. Quest’ultima, però, non è affatto intenzionata a cedere e decide di mettere, ancora una volta, i propri lettori al primo posto in questa sua avventura.
Ed ecco allora che le viene in mente di utilizzare uno degli strumenti più adatti a questa situazione: il crowdfunding, «una raccolta di denaro collettiva, che parte dal basso e che si traduce in un “invito pubblico a raccogliere fondi per un progetto specifico”. Ma soprattutto, un mezzo efficace e diretto per favorire la partecipazione dei lettori che sta cercando e recuperare la cifra mancante al suo budget».

Quando l’unione fa la forza
Il testo presentato da Marenghi non è solo un romanzo, ma è anche una finestra che si spalanca su un mondo sempre idealizzato, ma mai realmente analizzato dai più. Il lettore medio, infatti, non ha la minima idea di cosa si possa nascondere dietro la volontà di aprire una libreria. In un momento storico come il nostro dove la cultura sembra essere un peso o un vezzo, in cui i pochi lettori si affidano alla lettura digitale, infatti, aprire un negozio fisico potrebbe apparire un azzardo.
Ecco, allora, che la nostra scrittrice cerca di mostrarci le avversità che un tale progetto può comportare e lo fa attraverso una narrazione scorrevole e fantasiosa. “Il Covo della Ladra”, infatti, è una libreria nata dalla mente dell’autrice, ma è anche la metafora perfetta della genesi di qualsiasi libreria che si affacci ai giorni nostri sul mondo. Attirare i lettori in un piccolo scrigno fatto di muri, calcinacci e carta, infatti, appare sempre più difficoltoso ed è per questo che la protagonista della vicenda necessita costantemente dell’aiuto di coloro che saranno i fruitori del suo lavoro: i lettori.
La nostra Libraia «è consapevole che il Covo, così, non sarà più del tutto, e solo, un suo progetto, ma diventerà di una collettività forse indistinta. È consapevole anche che il rischio di questa impresa è più alto del previsto: prevede una esposizione pubblica che non ha messo in conto. Ma vince su tutto l’idea che per una volta si possa segnare un punto a favore della lettura schierandosi in campo tutti insieme. Sarà una dura battaglia lunga quaranta giorni, contro un nemico, il temibile serial killer della lettura, che lei stessa conosce poco».
Il testo, dunque, decide di mettere a nudo una pratica sempre più diffusa nel mondo dell’editoria, ma di cui non si parla abbastanza. Il crowdfunding è un vero e proprio azzardo in quanto lascia nelle mani del prossimo la realizzazione o meno di un determinato progetto, ma, allo stesso tempo, è in grado di coinvolgere i futuri utenti al massimo livello, proprio perché partecipi della creazione e della concretizzazione del sogno altrui. Questo modo di agire, dunque, responsabilizza i lettori che devono diventare necessariamente parte attiva per vedere il progetto in cui hanno investito realizzarsi. I lettori/compratori, dunque, non sono più dei meri elementi passivi, che aspettano l’uscita del nuovo libro in un angolo, ma sono loro stessi il motore propulsore che porterà alla materializzazione del tutto.

Un nuovo punto di vista
Il romanzo permette di avere una nuova visione delle cose. Un narratore onnisciente, infatti, ci conduce attraverso le varie situazioni che accompagnano alla creazione della futura libreria e lo fa sviscerando le paure e le preoccupazioni di chi solitamente sta dietro le quinte: il libraio.
Allo stesso tempo, però, un intero quartiere è chiamato a dire la propria, a confrontarsi, a dare idee e suggerimenti per vedere la fine di quella che potrebbe apparire una vera e propria utopia. Il testo, dunque, è una ricca narrazione degli eventi che cerca di far avvicinare il più possibile i lettori a quel mondo editoriale che appare ai più ancora troppo lontano. Infatti, verso le ultime battute del romanzo risuona una domanda che non assilla solo la Ladra, ma anche un po’ tutti coloro che sono immersi nel mondo della letteratura: è vero che l’editoria sta morendo? La risposta dell’autrice è emblematica: «La lettura muore ogni volta che un lettore non sceglie secondo i propri interessi, ma seguendo i nomi della carta patinata. Muore ogni volta che un libraio non ha il coraggio di chiedere “cosa desidera leggere” anche al lettore più scostante. Muore ogni volta che la promozione sul prezzo di copertina vince sulla ragione e un editore sceglie il suo nuovo best seller costruendone a tavolino il successo. Muore anche quando i lettori e gli operatori culturali parlano di libri solo per sentire la propria voce, invece di farsi custodi di quella delle storie di cui raccontano».
Infine, bisogna necessariamente segnalare la Postfazione in cui è presente il codice a cui ogni lettore dovrebbe attenersi. Una lettura, dunque, essenziale per avere una nuova visione delle cose in tale ambiente.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 192-193, gennaio-febbraio 2022)
 
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