Anno XVII, n. 189
ottobre 2021
 
Questioni di editoria
Noi libreria: cultura
come resistenza
L’intervista ad Alice Piciocchi,
un’interessante libraia di Milano
di Mario Saccomanno
Nel contesto odierno, profondamente segnato dalla pandemia di Covid-19, risulta importante sottolineare con forza tutte le realtà intimamente legate al mondo culturale che mostrano un vivo interesse a proseguire nei loro intenti, al di là delle inevitabili difficoltà che presenta questo particolare momento.
Di sicuro, Noi libreria, “spazio culturale di vicinato” nato nel 2019 a Milano, risponde all’esigenza di offrire un servizio mirato capace di soddisfare le richieste avanzate dai lettori. A ben vedere, i punti caratteristici sono svariati. Senz’altro, anche solo leggendo il Manifesto della libreria presente sul sito internet, si notano punti estremamente interessanti che possono sintetizzare la mission portata avanti sin dai primi momenti da questa realtà indipendente. In particolare, si legge: «NOI è un atto di resistenza civile. Noi è un ragionatissimo azzardo».
Sono affermazioni che consentono di capire come gli intenti della libreria si spingano ben al di là di un prodotto da vendere a lettori che si trovano solo di passaggio. Infatti, uno dei punti caratteristici di Noi libreria è creare una comunità, un vicinato, a cui si faceva cenno poc’anzi, capace di opporre una concreta resistenza ad alcune dinamiche che contraddistinguono il presente.
Date queste premesse, risulta opportuno comprendere nel migliore dei modi come sia possibile creare, in una città così importante e dispersiva come Milano, una libreria che si basa proprio sul concetto di vicinato. Paradossalmente, si noterà tra non molto che questo concetto si spinge a travalicare gradualmente ogni confine, andando a caccia continuamente di lettori e di altre realtà disseminate nei contesti più disparati che presentano intenti simili e con cui si possono instaurare proficui rapporti culturali.
Così, per comprendere a fondo alcuni degli aspetti più interessanti di questa realtà, si è discusso con Alice Piciocchi, la titolare di Noi libreria.

Quali sono le motivazioni alla base di Noi libreria? Cosa l’ha spinta a dare il via a questo progetto e quali sono gli obiettivi che si pone?
Noi libreria è una libreria indipendente che nasce due anni fa, nel 2019, nel quartiere dove vivo. Mi sembrava mancasse un servizio del genere. Le motivazioni sono scaturite in primo luogo da una nota individuale poiché sono una persona che quando entra nelle librerie in giro per il mondo ne esce sempre contenta. È un luogo che mi tranquillizza e che mi rende felice. Quindi, ho deciso di costruire nel mio quartiere un posto del genere che in qualche modo, in quanto libreria indipendente, potesse essere anche un punto di riferimento culturale per il vicinato.
Infatti, non a caso, anche sul sito internet si può leggere, accanto al nome della libreria la dicitura Spazio culturale di vicinato. Credo che questa formula possa riassumere quella che è la vocazione di tutte le librerie, cioè essere un contenitore di storie, ma anche un punto di riferimento per raccontarle e comunicarle insieme.
In realtà, occorre sottolineare che la parola vicinato, per come la intendiamo noi, non è soltanto un vicinato geografico. Di sicuro, la libreria è in primo luogo una realtà legata al quartiere, ma presenta comunque la voglia di allargarsi. Per questo motivo, il vicinato diventa per noi un vicinato di affinità.
Sono molte le collaborazioni che in un certo senso possono avvalorare quanto detto. Solo come esempio, adesso stiamo collaborando con uno spazio culturale siciliano che è geograficamente molto distante da noi, ma molto vicino per intenti.

In effetti, la definizione di “spazio culturale di vicinato” risulta essere davvero molto interessante. Anche perché il vicinato rimanda a un ambiente ristretto in cui ci sono regole di convivenza particolari. Ci piacerebbe sapere proprio qualcosa in più in merito a questo aspetto. In particolare capire come l’intento di creare una realtà piccola come il vicinato possa essere contenuta, senza conflitti, in una città come Milano. È il manifestare apertamente sin dal primo momento un contatto diretto, un bisogno di familiarità coi lettori?
Certo, la nostra caratteristica è quella di tessere un rapporto costante e familiare coi clienti. Comunque, mi preme ribadire che non credo in realtà di fare qualcosa di unico, ma credo che sia una vocazione delle librerie indipendenti di piccola taglia creare un contesto del genere, rispondente alle caratteristiche evidenziate. Magari, entrando in una libreria di catena, capita spesso di avvicinarsi al libraio solo ed esclusivamente per chiedere un titolo che si sta cercando e che non si trova tra gli scaffali. Invece, Noi libreria è organizzata in modo da favorire uno scambio tra il libraio e il cliente.
Anche questo significa creare quella vicinanza. In particolare, nella libreria non sono appositamente indicate le case editrici, non ci sono maxi cartelli con tutti i vari settori tematici.
È una scelta compiuta seguendo una certa logica. Di sicuro, c’è un criterio con cui i libri sono disposti. Resta comunque l’idea che un po’ ci si debba perdere nella libreria. Così facendo è molto più probabile che ci si rivolga a noi per avere qualche consiglio o per trovare il modo per orientarsi tra gli scaffali.

La disposizione è un aspetto che si nota facilmente anche solo dalle foto che si incontrano sul sito internet. Sicuramente, la libreria mantiene sempre quest’idea di fondo di rispondere a esigenze specifiche nonostante la scelta sia molto varia. Quali sono le tematiche maggiormente affrontate? Qual è il rapporto coi progetti autoprodotti?
Noi partiamo come libreria specificata in illustrati. L’illustrazione per me è un linguaggio trasversale che può essere applicato a diversi target. Quindi, c’è uno studio e una cura verso questo linguaggio, dalle graphic novel agli albi illustrati o ai libri per adulti illustrati. Anche per questo motivo, quando uno entra nella nostra libreria vede tutto questo colore e magari fraintende che sia una libreria per bambini. In realtà, non lo è. È una libreria adatta per chiunque.
C’è anche un’attenzione, per quanto riguarda la cartoleria, a tutti quei progetti autoprodotti, quindi agli artisti che autoproducono i loro progetti editoriali, che può essere un quadernino, una rivista o un piccolo libro. Ad esempio, Il Mudec (Museo delle Culture di Milano) ha ospitato un evento curato da noi all’interno della cornice Milano città mondo, quindi una rassegna che tratta temi legati all’emigrazione o alla diversità. Quello che abbiamo proposto noi come libreria è il progetto di Fernando Cobelo, un illustratore che ha autoprodotto a settembre Sono qui, un libro illustrato da lui, per adulti, un manifesto suddiviso in vari racconti che si soffermano sulla vita di dieci stranieri che vivono oggi in Italia.
In una cornice come questa abbiamo appositamente scelto un libro autoprodotto.

Di conseguenza, c’è pure un rapporto costante con autori emergenti. Anche da questo si crea quel forte legame che coinvolge con forza maggiore i lettori?
Sì, esatto. Inevitabilmente, la costruzione di questa rete è lenta. Ci vuole molto lavoro. Pian piano stiamo ampliando il nostro bacino. Al di là della pandemia che ha segnato l’ultimo periodo, ci rendiamo conto sempre più che le proposte di contenuti che ci sono arrivate proprio ultimamente ci fanno capire come stiamo andando verso la direzione giusta. In particolare, adesso siamo noi a dover fare un po’ di scrematura e di selezione.
Comunque, non solo opere autoprodotte o autori emergenti. Capita che anche scrittori candidati al Premio Strega si rivolgano a noi per una presentazione del loro libro. Un anno fa saremmo stati noi a muoverci affinché si potessero realizzare eventi del genere con scrittori già affermati. Ecco perché la parte di narrativa si sta man mano sempre più allargando.
Come dicevo in precedenza, siamo partiti come libreria indipendente specializzata in illustrati, poi, man mano, stiamo creando anche i nostri scaffali di varia, di narrativa, ma anche scaffali monotematici che rispondono proprio a interessi mostrati dai nostri lettori.
Inoltre, ci siamo resi conto che, per una serie di ragioni, siamo diventati un punto di riferimento per la comunità Lgbtq+ della zona e quindi è venuto un po’ naturale creare uno scaffale dedicato a temi legati al femminismo o all’identità di genere.

Prima la discussione ha toccato temi quali l’immigrazione. Adesso, è emerso l’interesse verso altre tematiche stringenti dell’attualità. Tutto questo mostra palesemente l’impegno sociale che sottende ogni vostra scelta. Al di là del tempo materiale che sicuramente serve, come si crea un catalogo rispondente a queste caratteristiche?
Nel nostro manifesto, presente anche sul sito internet, diciamo che Noi è una libreria di resistenza civile. Infatti, credo che nel contesto odierno aprire una libreria sia soprattutto questo: una forma di resistenza civile. In più, io penso che, man mano, la nostra libreria stia diventando sempre più una libreria militante per alcuni aspetti.
Di sicuro, proprio per il nostro essere una libreria indipendente, possiamo fare in modo di evitare alcuni testi che non sono in linea coi nostri principi. Da qui, si crea un catalogo sempre più specifico. Per questo motivo, i libri che possediamo sono il frutto di una scelta accurata. Alcuni libri non verranno mai ordinati e non sarà possibile trovarli negli scaffali della libreria.

Tra le varie motivazioni presenti sul sito si legge “contenitore di storie molto vicine e molto lontane”. Credo che possa essere l’emblema di quanto affermato finora, in particolare tornato al concetto di “vicinato”. Di sicuro, tanto spazio è riservato anche alle numerose attività svolte nel corso dell’anno. Abbiamo notato, in particolare il contest. Com’è strutturato?
Sì, abbiamo creato una associazione culturale negli ultimi sei mesi che gestisce le iniziative di questo genere e abbiamo lanciato un contest a gennaio per la creazione di un leporello, un libro fatto a concertina. Il tema del contest era libero. C’erano solo alcune direttive: inserire una valigia, un ombrello e il cappello all’interno del lavoro.
Abbiamo ricevuto 150 progetti da illustratori di varie parti del mondo. Abbiamo potuto contare su una giuria molto qualificata che ha decretato il vincitore.
Adesso stiamo riflettendo anche per capire cosa fare con almeno cinque se non dieci progetti di qualità che abbiamo ricevuto. Ci piacerebbe in qualche modo pubblicarli.

Sulla stessa lunghezza d’onda, credo che si possa far cenno anche a tutti gli eventi culturali che formano la realtà e la ampliano, anche in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando.
Sicuramente abbiamo la fortuna di avere il giardino all’esterno della libreria che un po’ ci ha salvato in questo periodo di pandemia perché, nei periodi in cui si è potuto, come l’estate scorsa e come sta accadendo nuovamente questa estate, abbiamo garantito la programmazione di numerosi eventi culturali. Nel giardino gli eventi si svolgono in completa sicurezza, c’è spazio per il distanziamento. Inoltre, c’è la necessità di contingentare gli ingressi. A ogni modo, c’è la possibilità di poter contare su questo spazio esterno che risulta essere fondamentale.

Al di là di questo, immaginiamo che per le inevitabili restrizioni scaturite dal contesto pandemico ci siano state grandi limitazioni. In particolare, considerando quel legame col pubblico di cui diceva in precedenza che per molti mesi è dovuto inevitabilmente venire meno. Com’è stato l’approccio, i cambiamenti che si sono dovuti apportare e quali sono le difficoltà che comunque presuppone la ripartenza?
Certo, poi noi abbiamo fatto delle scelte un po’ in controtendenza che probabilmente ci hanno limitato in molti campi. Per esempio, abbiamo scelto di non svolgere presentazioni su Zoom o su piattaforme simili. Quindi abbiamo completamente interrotto nel periodo in cui non si è potuto portare avanti la programmazione culturale.
Adesso che l’abbiamo ripresa, in molti ci chiedono se si potranno seguire le presentazioni tramite dirette social o su qualche piattaforma. La nostra risposta è sempre negativa perché crediamo che ci si stia un po’ abituando alla disponibilità di contenuti direttamente dal proprio divano di casa. Quindi, in qualche modo, vogliamo che quando si mostra interesse nei riguardi degli eventi che proponiamo ci sia davvero il contatto interpersonale e che non sia in qualche modo mediato.
Così facendo, non crediamo di fare un servizio utile soltanto a Noi libreria, ma è anche e soprattutto un discorso che è possibile allargare alle altre librerie. Ad esempio, in caso dovessi fare una prima presentazione di un libro e poi questa presentazione del libro dovesse rimanere online ho un po’ bruciato anche le future presentazioni anche in altre città per il libro che si sta presentando.
Inoltre, durante i mesi più difficili della pandemia, abbiamo cercato di attivare diverse iniziative che potessero in un certo senso far sentire la nostra affinità al nostro vicinato. Infatti, durante il primo lockdown abbiamo stretto collaborazioni con altri commercianti del quartiere. Per esempio, abbiamo portato pane più un libro a sorpresa a casa. È stata un’iniziativa che è andata molto bene. Quindi, durante i mesi di marzo e aprile dell’anno scorso si poteva acquistare una pagnotta del panificio del quartiere più un libro a sorpresa. In realtà, hanno aderito persone di svariati quartieri.
Comunque, questo è stato il nostro modo d’agire. Non discuto quelli scelti da altre realtà comunque vicine e anche indipendenti come la nostra. Ci sono persone che hanno scelto altri percorsi e che hanno comunque saputo adattarsi alla nuova situazione. Nel nostro caso sarebbe stata una forzatura.

Ritornando alle varie attività svolte dalla libreria, può fare cenno all’importanza che si riserva all’illustrazione e al fumetto, soprattutto nell’intenderli come strumenti educativi e di come questa importanza sia riscontrabile anche nell’organizzazione del mercatino per soli illustrati?
Diciamo che per quanto riguarda l’illustrazione e il fumetto ci siamo resi conto in questi due anni che è un linguaggio che spesso non viene preso in considerazione, ma che può essere utilizzato per affrontare temi difficili coi bambini e con gli adolescenti. Quindi: da una parte c’è bisogno in Italia di colmare vuoti editoriali che ci sono su queste tematiche difficili e dall’altra ci sono lavori che secondo noi dovrebbero essere messi in evidenza.
Per questo motivo, organizziamo incontri che cercano di mettere in risalto l’importanza di dare il giusto valore a questi temi. Ci sono professionisti come Sonia Basilico che raccontano proprio questo e che si pongono come obiettivo quello di spiegare quali sono i valori e le caratteristiche di un linguaggio come quello del fumetto.
La speranza è che questo linguaggio possa essere introdotto anche nella struttura pedagogica di questi due cicli scolastici. Se si potessero spiegare alcune cose attraverso i fumetti forse sarebbe un bene perché il fumetto permette al lettore di entrare molto di più nell’interpretazione della storia. Ci sono cose che il fumetto riesce a tradurre che le parole non riescono a fare.
In merito al mercatino, posso dire che è stato da poco fatto il primo esperimento del mercatino dell’illustrato. È un mercatino di soli illustrati. Abbiamo fatto questa selezione all’ingresso della libreria.

Dov’è possibile leggere tutti gli eventi in programma?
Ci sono sempre diversi incontri e continue presentazioni. Queste ultime riguardano spesso romanzi, ma non solo.
Man mano, incastriamo tutti i numerosi tasselli, tutte le date. Chi ha intenzione di seguirci può farlo con facilità sul sito, magari iscrivendosi alla newsletter. Poi, ci sono anche le nostre pagine social dove vengono comunicati di volta in volta tutti gli eventi in programma. Abbiamo sia un profilo Instagram, sia una pagina Facebook.

Mario Saccomanno

(direfarescrivere, anno XVII, n. 186-187, luglio-agosto 2021)
 
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