Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
Questioni di editoria
Librerie indipendenti:
come (re)agiscono
Un dialogo con Giorgia Sallusti
sul suo lavoro con i libri a Roma
di Maria Chiara Paone
Tra i vari meccanismi contenuti all’interno della filiera editoriale ce n’è uno la cui l’esistenza non è mai scontata – dopotutto è il punto di arrivo del testo che diventa libro – ma può essere semplificato il lavoro che si fa dietro le quinte oppure il ruolo che può avere all’interno di una comunità: stiamo parlando della libreria, il luogo in cui ogni appassionato si rifugia e non riesce a uscirne senza aver acquistato o appuntato almeno un nuovo titolo per le sue prossime letture.
Più spesso troviamo librerie di franchising, che fanno capo al gruppo Feltrinelli o alla Mondadori, oppure la più recente Ubik: ma ce ne sono anche molte indipendenti, costruite volume per volume dai proprietari e in cui spesso si rispecchia la loro personalità, non valutando solamente le ultime uscite.
Abbiamo parlato di questo mondo, spesso trascurato per fare spazio alle gift card di catena o ai buoni Amazon, insieme a Giorgia Sallusti, proprietaria della libreria Bookish di Roma, in zona Montesacro (via valle corteno 50/52), che ci ha raccontato il bello e (purtroppo) anche il brutto di questa attività. Buona lettura!

Partiamo dalle origini. Come hai deciso di aprire una libreria? Avevi già fatto altre esperienze altrove?
Ho deciso di aprire la libreria durante l’ultima settimana di ferie del 2014: ho girato qualche giorno alla ricerca dei locali adatti, ho studiato la filiera e la distribuzione, ho sbattuto la testa sui documenti per l’apertura di un esercizio commerciale, e poi però ce l’ho fatta. Il 21 marzo del 2015 la libreria era pronta e aperta. Ma sono sempre stata una lettrice forte, come ho imparato a dire, e volevo lavorare con i libri, ho solo aspettato le condizioni più favorevoli per farlo. Non ho fatto esperienza in altre librerie: arrivavo da anni in una società dell’oil&gas, e prima ancora dall’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente, ora, ahimè, chiuso.

Qual è stato l’aspetto più difficile del cominciare una nuova attività e quello più facile? È stato, ed è ancora difficile, leggere tutto e restare aggiornata sempre.
Per me la libreria è stato un salto nel vuoto, ho dovuto imparare tante cose e ancora studio alacremente: c’è sempre un sacco di roba da imparare.
L’aspetto più facile è che passo la giornata in mezzo ai libri, che sono i miei oggetti preferiti, e nella maggior parte del tempo leggo, scrivo e parlo di libri (con chiunque, pure coi gatti a casa se necessario). È molto facile portare decine di libri a casa, se seppellisci bene in una parte del cervello che prima o poi li dovrai pagare.

La tua libreria prima aveva un altro nome, Il giardino del mago. Che significato aveva quel nome e perché lo hai cambiato?
Il giardino del mago è una canzone del Banco del Mutuo Soccorso, dall’album omonimo del 1972. Il Bms è un gruppo che ho sempre amato, e la canzone mi sembrava appropriata per una libreria. Purtroppo però tanti clienti la associavano a un negozio per bambini, o per soli libri fantasy e, complice la noia, nel 2019 ho cambiato il nome in Bookish, che mi piace molto di più.
Bookish, che in italiano potremmo tradurre con «libresco», significa «(of a person or a way of life) devoted to reading and studying», che mi definisce abbastanza bene. E poi mi piace che sia un nome breve, in un’altra lingua (ho la fissa delle lingue) e un po’ più pop.

Durante la recente pandemia c'è stato un periodo di fermo necessario che ha colpito tutti, soprattutto chi come te lavora a stretto contatto con il pubblico. Come hai affrontato la situazione?
Ho chiuso la libreria dall’11 marzo al 21 aprile, e non è stato facile. Ma stavo a casa con una montagna di libri, quindi mi sono dedicata alla lettura e alla comunicazione social, sulla pagina Facebook della libreria, su Instagram, su Twitter (che mi diverte tanto). E poi ho aperto la sezione «shop» sul sito della libreria, dispensando consigli, libri e pacchi a sorpresa in tutta Italia. Questo economicamente ha tamponato la situazione contingente, ma certo ha evidenziato tutte le fragilità della filiera editoriale che il settore conosce bene; devo dire che le criticità venute a galla sono state anche argomento di discussione tra editori e librai in questi mesi, e ne sono nate cose belle, come il gruppo Led e la nuova piattaforma per l’e-commerce da librerie indipendenti, Bookdealer.

Anche in periodi meno difficili come quello appena trascorso quali sono i pro e i contro di avere una libreria indipendente?
I contro sono facili da elencare: vendo libri in un paese con pochissimi lettori, un paese in cui la cultura del libro è nebulosa, associata a una fantomatica oscura bolla intellettuale, e viene meno il libro come intrattenimento, come scoperta, come oggetto del vivere quotidiano. Durante la pandemia è finalmente uscita la legge sul libro che fissa lo sconto massimo al 5%: va benissimo, ma è un’iniziativa zoppa se resta da sola, non affiancata a un serio potenziamento delle biblioteche, della diffusione della lettura a partire dalla giovane età e da iniziative che aumentino i lettori e che li avvicinino all’editoria di qualità.
I vantaggi della libreria indipendente sono evidenti, per una lettrice: ho la possibilità di scoprire in continuazione nuova letteratura o vecchi tesori, di parlare con editori, traduttori, scrittori, lettori, e soprattutto di migliorare il mio modo di leggere che inevitabilmente mi fa diventare una libraia più brava, soprattutto perché Bookish è modellata sui miei gusti e le mie competenze.

Sappiamo che organizzi presentazioni ed eventi. Finora quale ti ha dato più soddisfazione?
L’evento più bello è stato la notte bianca del racconto a dicembre scorso: una maratona letteraria notturna in libreria in cui si sono alternati autori, editori, amici della libreria nella lettura di racconti brevi, decine di persone arrivate da tutta Italia per leggere e ascoltare, bere insieme, festeggiare. È stato per tanti versi un abbraccio collettivo. Lo rifaremo non appena potremo assembrarci un po’.

Cosa consigli a chi vuole avventurarsi in un'attività del genere?
Di leggere tanto. Per poter consigliare i libri bisogna saperli leggere e capire, riconoscendo le tante letterature del mondo, e poi aggiornarsi sempre.
La parte burocratica si supera, e in quella amministrativa ci si barcamena in qualche modo. Ma sui libri non puoi mentire, oppure devi essere molto brava a farlo.

Ringraziamo ancora Giorgia per la sua disponibilità e andate a trovarla per avere dei meravigliosi consigli!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XVI, n. 177, ottobre 2020)
 
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