Anno XV, n. 159
aprile 2019
 
Questioni di editoria
Il lato dimenticato
dei libri in bella vista
Una raccolta di belle curiosità
su opere italiane: per Italosvevo
di Maria Chiara Paone
Siamo abituati a vedere i romanzi, i saggi, le pubblicazioni editoriali in generale semplicemente come dei prodotti finiti, impaginati e prossimi alla vendita. Anche se molti spesso lo danno per scontato, ovviamente dietro questa compiutezza vi è un immenso lavoro di ingegno e correzione, unito alla collaborazione che intercorre tra uno scrittore e, molte volte, il suo editore. Un concetto importante che non sfugge di certo a Gabriele Sabatini con il suo Visto si stampi. Nove vicende editoriali (Italosvevo editore, pp. 88, € 12,50).
Il libro, presentato nella passata edizione di Più Libri Più Liberi (e di cui abbiamo accennato nel nostro report al link:www.bottegaeditoriale.it/questionidieditoria.asp?id=184), consiste in una raccolta di articoli che lo stesso Sabatini, già editor della Carocci e redattore della rivista Flanerí, ha pubblicato su doppiozero. Presenti nella sua analisi otto scrittori – dei quali faremo solo qualche accenno per non inficiare ad alcuno il piacere della lettura – e i particolari retroscena che li hanno visti come protagonisti durante la pubblicazione delle loro opere; storie che, come accenna Cesare De Michelis nella Premessa, sono «spesso affidate alla tradizione orale, alle voci di corridoio, se non addirittura alle leggende o ai pettegolezzi, ma proprio per questo anche illuminanti, nel senso che portano alla luce avventure e misteri altrimenti irraggiungibili», disvelando quella natura recondita di un libro all’epoca in cui era solo un semplice dattiloscritto.

Di coccodrilli, attese e indirizzi smarriti
Siamo così catapultati nelle piccole realtà di autori certamente conosciuti al grande pubblico, tra cui Vasco Pratolini e le sue Cronache di poveri amanti redatte in sei mesi, come esprime la dicitura sulla prima edizione, ma gestite e analizzate per quasi dieci anni, barcamenandosi attraverso tragedie familiari e la Resistenza a cui unirsi; Ennio Flaiano alle prese con Tempo di uccidere, dietro la proposta dell’editore Longanesi di scrivergli un romanzo in appena tre mesi e che si vede scartato il titolo iniziale, Il coccodrillo, perché altrimenti in catalogo avrebbero fatto «un giardino geologico»; Giuseppe Berto che inviò il suo Il cielo è rosso all’indirizzo sbagliato per poi consegnarlo personalmente in casa editrice.

La figura dell’editore: croce ma soprattutto delizia
In chiusa della raccolta, come nono caso, non si analizza un autore (o meglio, non solo) ma il già citato Leo Longanesi, attraversando la storia che lo porterà all’editoria perché «è meglio non fare nulla che si leghi alla politica» e raccontando un personaggio certamente stravagante che non avvisava gli autori di sostituzioni e addirittura tagli prima della pubblicazione, come avvenne anche al già citato Giuseppe Berto (sempre per Il cielo è rosso) e ad Arrigo Cajumi (per Pensieri di un libertino) che seppe solo in libreria, sfogliando il suo libro, di essere stato vittima della penuria della carta in tipografia!
Nonostante queste note di colore, nelle pagine si riconosce a Longanesi il grande talento avuto nel saper individuare la qualità di un libro anche solo annusandolo, come ricorda Indro Montanelli, e dei suoi autori spingendoli a scrivere qualcosa di più consistente di saggi e articoli – come accadde, appunto, a Flaiano – oppure incitando l’usciere della propria azienda a rincorrere uno scrittore appena uscito – Giuseppe Berto – perché già dalle prime pagine aveva riconosciuto la grandezza del suo romanzo. Un talento che in molti rimpiangono e che vorrebbero possedere.

Lo stile
Sia queste che le altre storie sono raccontate con grande chiarezza, non solo attraverso la “voce di corridoio” ma integrandole con citazioni di articoli dell’epoca e con carteggi sensazionali tra scrittori ed editori che confermano tutto ciò che viene narrato, come se si fosse davanti a un saggio storico e non solo letterario. La presenza di alcune curiosità certamente divertenti – che in tempi moderni potrebbero essere denominate fun facts – e una certa vena ironica e poetica irridono il testo, rendendolo una lettura assolutamente coinvolgente nella sua precisione accompagnata da vivacità e piacevolezza.

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XV, n. 159, aprile 2019)
 
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