Anno XV, n. 167
dicembre 2019
 
Questioni di editoria
Parola d’ordine?
Ovvio, indipendente!
A Roma la nuovissima edizione
del Fringe Festival: vediamola!
di Maria Chiara Paone
Dal 7 al 28 gennaio è andato “in scena” il Roma Fringe Festival, la sezione italiana del Fringe, il più importante festival mondiale di spettacolo dal vivo. Giunto nel 2019 alla sua settima edizione, si è presentato al suo pubblico in una veste completamente rinnovata: partendo dalla direzione, passata da Davide Ambrogi a Fabio Galadini, fino ad arrivare ai luoghi in cui si è svolto e alla stagione di “trasmissione”.

Le premesse
Infatti questa è stata la prima volta che il Roma Fringe si è svolto in inverno, dopo una lunga tradizione che lo vedeva negli spettacoli del periodo estivo: secondo le parole del nuovo direttore si è deciso di anticipare il festival per dargli maggior risalto e per permettergli di non disperdersi tra la moltitudine della stagione estiva. Una scelta condivisa anche dall’ex direttore – intervenuto alla conferenza stampa tenutasi il 18 dicembre scorso – che dichiara la difficoltà riscontrata nel produrre in quel periodo un festival indipendente, quindi senza alcun aiuto da parte delle istituzioni, e si dimostra fiducioso verso questa nuova formula.
Anche Manuela Kustermann, direttrice artistica del Teatro Vascello, una delle location di quest’anno, rinnova questa fiducia: Roma è una città dispersiva per la cultura, data la moltitudine di offerte che propone, e la scelta di svolgere il festival a gennaio sembra essere speranzosa, nonostante qualche tentennamento iniziale. Sicuramente sarà importante la rete che si costituirà non solo per una questione di visibilità e circuitazione delle compagnie interessate, certamente un obiettivo importante da perseguire, ma per evitare il rischio di rendere il teatro asfittico senza la possibilità di assistere ad esecuzioni ed idee sempre nuove.

Gli spettacoli
Le compagnie selezionate, e i rispettivi spettacoli, sono state 35, provenienti non solo dall’Italia, ma anche dall’Inghilterra e dall’Israele: purtroppo per «motivi non dipendenti dalla volontà del festival né della compagnia», come è stato segnalato sul sito, lo spettacolo Expat Underground (della compagnia italo-britannica “Paper Smokes/Fumatori di Carta) è stato annullato.
Gli altri spettacoli si sono svolti, come da programma, all’interno dell’ex Mattatoio – La Pelanda, a Testaccio, quartiere che per la prima volta viene coinvolto nel progetto grazie a Giorgio de Finis, direttore artistico del Macro Asilo, l’ultima delle tre location interessate all’evento e che fa parte, insieme al complesso dell’ex Mattatoio, del Polo del contemporaneo e del futuro.
Dal 7 al 27 c’è stato il vivo dell’azione, con le messe in scena delle varie rappresentazioni, mediante una programmazione di tre settimane, ognuno con compagnie differenti che si alternavano sul palco in una turnazione di tre orari, così da permettere una fruizione globale degli spettacoli.
Sicuramente La Pelanda, grazie alla sua struttura ampia e suggestiva – modello di architettura industriale di fine Ottocento – ha certamente assolto il suo compito: tuttavia, a uno sguardo più critico, vi era sicuramente poco isolamento acustico tra le due sale interessate alle messe in scena, così da ritrovarsi a percepire l’eco dello spettacolo attiguo. Un problema che certamente andrà risolto per il prossimo anno, per permettere la piena immersione dello spettatore.
Tra le tante valide serate (di cui si può trovare il dettaglio al sito http://www.romafringefestival.it/category/spettacoli2019/) teniamo a ricordare La felicità, rappresentazione di “Madè”, compagnia di Catania: il racconto di tre donne siciliane, con il loro vissuto, le loro aspirazioni, più o meno ambiziose, e la loro idea di felicità che andrà a scontrarsi con la rivoluzione dei costumi e, soprattutto, del femminile, portata dal ’68 in tutta Italia, riuscendo ad infiltrarsi anche nella durezza delle tradizioni del sud; e Child’s play della compagnia israeliana “Triplet Ensemble”: qui, mediante l’utilizzo di maschere bianche, dai tratti larvali, e di un’esibizione muta (ad eccezione delle musiche che donano una cadenza ritmica ai movimenti di scena), viene rappresentata una scena universale e attuale sulle temute “differenze” tra maschio e femmina che, fin da bambini, la società cerca di imprimerci, allontanandoci dai nostri desideri.
Indipendenza a tutto tondo
Approfondimenti sul teatro indipendente e immersivo sono stati attuati, mediante lo spazio del FringeTalk e dello spettacolo Attorta, nelle giornate del 24 e del 25 gennaio, rispettivamente al Macro Asilo, con la coordinazione del professore e storico del teatro Ferruccio Marotti, e al Teatro Garbatella, realizzato dal gruppo “Project xx1”.
Tuttavia il Fringe quest’anno non è stato solamente questo: un’altra delle novità è stata quella di offrire una visibilità ad altre realtà indipendenti. Grazie al FringeBook, che ha visto la partecipazione del gruppo editoriale LIT, nello specifico con i marchi il Seme Bianco, Emersioni e Controluna, sono stati possibili incontri con gli autori e altrettanti firmacopie, in uno spazio dedicato esclusivamente allo scopo, anche se non molto sponsorizzato o preparato per delle presentazioni ad hoc: un altro aspetto che sicuramente potrebbe essere migliorato per una probabile nuova edizione, permettendo così una commistione più omogenea tra le due realtà culturali.
Per noi “Bottegai” è un onore dire che sono stati presenti alla manifestazione due fra i migliori autori della nostra “scuderia letteraria”: Massimiliano Bellavista con L’ombra del caso e Fabio Bacile di Castiglione con Io non ho un sogno con i loro libri pubblicati rispettivamente col marchio editoriale di il Seme Bianco ed Emersioni.

La serata finale: the winner is…
Si arriva così al 28 gennaio, con la serata tanto attesa al Teatro Vascello, che ha visto protagoniste le quattro compagnie finaliste, selezionate dalla prima giuria, composta dai quattordici direttori (o dai loro delegati) di altrettanti teatri indipendenti che hanno deciso di aderire a Zona Indipendente, un circuito presso cui il vincitore del Fringe di quest’anno avrà l’occasione di presentare il suo spettacolo in una tournée tutta italiana; un premio concepito quest’anno e che si aggiunge a quello ormai “classico” di ingresso, come rappresentante italiano, a uno dei 240 Fringe Festival presenti nel mondo. La finale invece è stata in mano alla seguente giuria composta da Manuela Kustermann, Antonio Rezza, Ulderico Pesce, Valentino Orfeo e Pasquale Pesce.
Gli spettacoli che hanno potuto concorrere per la finale – e che si sono esibite un’ultima volta nella serata del 28 – si sono rivelati essere: Pezzi della compagnia pescarese “Rueda Teatro” che interpreta il racconto doloroso, straziante e a tratti ironico di tre donne, madre e figlie, intente a riprendersi dalla morte dell’uomo di casa; Radici della compagnia “Macondo”, tre monologhi, interpretati dal poliedrico Antonio De Nitto, di altrettante vittime di deportazione e sterminio nella Seconda guerra mondiale, non perché ebree (categoria più ricordata) ma a causa del loro essere omosessuali, zingari e malati di mente; Attesa della lucana “Madiel” in cui si scava nell’ossessione di Emma per una maternità repentina, con uno sguardo all’infanzia e all’adolescenza; Un po’ di più di “Covello/Bernabéu”, uno scambio giocoso ed emblematico sulle sfumature infinite dell’amore.
Dopo la rappresentazione delle opere arriva il momento del verdetto, che vede come vincitrice di questa edizione l’opera Pezzi.
Lasciandoci quindi alle spalle questo primo mese del 2019 ci prepariamo a un anno ancora pieno di bella cultura, indipendente e non!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XV, n. 157, febbraio 2019)
 
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