Anno XIV, n. 150
luglio 2018
 
Questioni di editoria
Gli errori di Editing
della Costituzione
L'esito segnala incoerenze.
E poi il Senato le aumenta
di Maria Chiara Paone

Inutile girarci intorno: il mestiere dell’editor può essere il più bello del mondo per chi ama lavorare nell’universo dei libri. Grazie ad esso, come si suol dire, si attraversano milioni di epoche, si incontrano tanti e più personaggi stando semplicemente seduti nel proprio ufficio.
Ovviamente non è un lavoro facile; nostro compito è anche saper individuare e, soprattutto, correggere gli errori che possono capitare sotto i nostri occhi. E, da instancabili esaminatori quali siamo, abbiamo deciso di porci una piccola domanda e, con essa, una sfida: cosa succederebbe se a transitare dalla nostra scrivania ci fosse il testo madre della nostra Italia?
Così abbiamo deciso di mettere sul banco degli imputati come primo testo la Costituzione.
Abbiamo utilizzato per la nostra indagine la copia anastatica della Costituzione della Repubblica Italiana conservata presso l’Archivio storico della Camera dei Deputati per controllare se ci fosse qualche errore di Editing.

La “resa dei conti”
Ecco quindi l’esito della nostra indagine: abbiamo rilevato alcune incoerenze, l’uso della “d” eufonica davanti a lettere diverse dalla “a” e dalla “e”. Ciò avviene in diversi casi: per esempio nell’art. 33 è scritto “ed accademie”, mentre, qualche articolo più in là – al 36, per essere precisi – c’è scritto “e alla famiglia”; oppure all’art. 38 abbiamo “ed istituti predisposti”, da contrapporsi a “e i diritti dello Stato” dell’art. 42; o ancora nell’art. 54 segnaliamo “ed onore” mentre vi è “e ogni altro mezzo” più su, nell’art. 21. “Stranamente” l’incoerenza si ripropone anche lungo lo stesso articolo; è il caso dell’art. 122, in cui troviamo, a brevissima distanza, “ad una delle Camere” e “a un Consiglio regionale”. Sicuramente non potranno addurre questi errori alla distrazione!
Anche l’alternanza di maiuscole e minuscole non è stata risparmiata nella dicitura di “Ufficio di presidenza”, in tutti i casi maiuscolo, come nell’art. 63, tranne nell’art. 122. Ma questo non è un caso isolato. L’incoerenza è ben presente anche quando si parla di “ministri”. Il termine è infatti scritto in maiuscolo nell’art. terzo delle “Disposizioni transitorie e finali” e in minuscolo negli artt. 89 e 92 della nostra Costituzione. E attenzione, le contraddizioni non sono ancora finite, cari lettori! L’altalena è evidente anche quando si tratta del termine “paese”, scritto in minuscolo negli artt. 10 e 47 e in maiuscolo nell’art. 3. È proprio vero, la coerenza non è mai stata il nostro forte e la grammatica della nostra Costituzione, a quanto pare, ne è la prova.
Ma abbiano notato anche un’altra cosa non attribuibile certamente ai padri costituenti bensì al dattilografo del Senato. All’interno della versione che la “Camera alta” diffonde ai lettori (cfr. Costituzione della Repubblica Italiana del 2009) sono stati creati altri errori, sempre di incoerenza. È presente difatti un’alternanza “Provincie/Province”. Ciò avviene, per esempio nell’art. 114, in cui è presente la forma “Province”, che possiamo contrapporre all’art. 132, in cui ritroviamo “Provincie” – forma utilizzata nella versione originaria –: se leggiamo attentamente tutto l’articolo possiamo notare che l’alternanza con “Province” è presente anche in questo caso.
Un po’ di maggiore attenzione sarebbe richiesta, specialmente quando si va a ricopiare il testo fondativo della nostra Repubblica!

Il responso
Possiamo affermare, alla luce di questa valutazione, che è degna di “promozione” in modo postumo l’Assemblea Costituente – seppur con qualche riserva – ma rimandiamo decisamente a settembre i responsabili del Senato!

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XIV, n. 150, luglio 2018)
 
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