Anno XVIII, n. 200
settembre 2022
 
Questioni di editoria
Come “costruire”
un’autobiografia?
Un’analisi ricca di consigli
per scriverne una, da Iacobelli
di Daniela Vena
La fugacità del tempo e la voglia bulimica di vita sono state le spinte maggiori che hanno portato alla composizione delle autobiografie di cui la letteratura è ricca. Arriva un momento nella vita in cui ci si ferma a riflettere sulle possibilità perse, su ciò che si era immaginato di vivere o ciò che è rimasto dei nostri sogni e dei progetti; così in tono confidenziale, e a tratti mordace, si rievocano ricordi e sensazioni che ormai sembravano dissolti se non addirittura scomparsi. Nella biunivocità del dare e del ricevere, nel marasma delle esperienze vissute o patite, alcune restano incomprensibili, altre invece hanno una nitidezza, una definizione e una logicità tali che “devono” essere scritte e raccontate. Pertanto la pienezza della vita, anche se confinata in un unico avvenimento, merita di formare le coordinate della propria autobiografia.
Questi elementi, e molti altri ancora, compongono l’ultima opera di Placido Seminara Vuoi scrivere un’autobiografia? Ecco come si fa (Iacobelli, pp. 180, € 10,00). L’autore, classe 1957, coltiva da sempre l’interesse e lo studio per la letteratura, la cinematografia, la politica estera, la pittura antica e il teatro satirico. Nel 2011 ha pubblicato Alla corte dei Farnese (Pontegobbo edizioni).

I canoni di un’autobiografia
Nell’Introduzione l’autore dà una definizione di autobiografia che si allontana nettamente da quella usuale secondo cui essa si identifica con la narrazione della propria vita. Infatti, un’autobiografia, secondo lui, si deve incentrare su un periodo in cui si sono verificati dei processi importanti, deve seguire una «trama» che si svolga, a sua volta, secondo una cronologia ben definita, quindi è necessario seguire un «percorso evolutivo» che specifichi e racconti i cambiamenti avvenuti. Un’altra tappa fondamentale è la scelta del «titolo» che è la prima presentazione dell’opera. Durante la stesura di quest’ultima, secondo l’autore, si arriva a una sorta di purificazione, che ha come risultato l’elaborazione della «propria mitologia personale». In tal modo l’autobiografia, che testimonia le evoluzioni e le trasformazioni del singolo, può diventare un parametro di confronto per la collettività. Scrive Seminara: «In seguito bisogna rendersi conto che il tentativo di costruire un’autobiografia sia in fondo un lavoro di psicoanalisi». Partendo da tali premesse se ne deduce che l’autobiografia è l’incontro con la nostra identità, un incontro fatto di riflessioni e meditazione, dove la scelta di ogni singola parola ha un suo peso specifico. L’insieme di queste parole traccia l’itinerario che parte da un ricordo d’infanzia o da una passione travolgente che ha messo le basi per lo sviluppo personale, «l’autobiografia è un percorso di auto-definizione che ci obbliga a una consapevolezza dell’evoluzione della nostra vita. […] E questo è bellissimo: scrivere autobiografie è una cosa importante, è un processo che, una volta maturato, deve, in qualche modo, essere sviluppato e portato a compimento, perché così se ne prenda coscienza e si riesce a ricostruire i propri percorsi di vita». Uno degli errori da evitare «è quello di fare un’autobiografia romanzata». Nel romanzo, infatti, vi è perennemente un sentore di fantasia, d’immaginazione, di poco reale. Al contrario l’aspetto più coinvolgente e affascinante di un’autobiografia è quello della veridicità. Un memoriale sincero può diventare uno specchio sociale, un termometro del malcontento comune e dell’opprimente insoddisfazione. Oltre a questo, l’autobiografia deve basarsi sulla «ricerca di un percorso d’identità della propria esistenza». Da tale punto di vista, essa può accostarsi alla struttura narrativa del diario che, svincolato dall’idea di pubblicazione, e quindi di giudizio, è peculiarmente vero e sincero.
L’incipit, al pari del titolo, ha un impatto decisivo e può incollare il lettore alla pagine o decretarne l’abbandono. Resta comunque uno degli elementi focali del testo perché, il più delle volte, ne condensa l’intensità e lo spessore.

La fase di revisione
Riguardo alla funzione dell’editor Seminara scrive: «Alla fine il lavoro dell’editor non è quello di rendere perfetta l’autobiografia o il romanzo, ma di scavare dentro l’autore». L’editor, infatti, deve entrare in sintonia con il testo dello scrittore di cui deve conoscere la storia e il messaggio che vuole dare; solo allora la selezione delle parole permetterà di percepire fino in fondo l’essenza del testo stesso.
Una fase importantissima, successiva alla stesura dell’autobiografia e di un libro in generale, è la rilettura. Il tempo della rilettura non è solamente legato alla correzione, esso è in realtà il frangente che porta alla massima «valorizzazione» dell’opera, che, dopo questa fase, assume l’idoneità per la pubblicazione. Infatti, quando l’autore è pronto alla condivisione del suo scritto, vuol dire che lo ritiene veramente concluso. Seminara elenca i tre cardini dell’autobiografia: «Il senso, la successione di eventi, la trasparenza di linguaggio», dalla cui sintesi derivano la fluidità e la compiutezza. La cultura sconfinata e la rarissima capacità di rendere accessibile l’articolata struttura dell’elaborazione e della composizione di un’autobiografia rendono l’opera di Seminara unica nel suo genere. Un manuale ricco di aspetti tecnici, fruibile non solo per il lettore esperto, ma anche per il neofita, che viene calamitato dalla bellezza dell’arte letteraria. L’estrema chiarezza nell’esposizione unita alla lucidità e alla coerenza intellettuale rendono l’opera una validissima guida per chi volesse cimentarsi nell’impresa di scrivere la propria autobiografia.

Daniela Vena

(direfarescrivere, anno XI, n. 103, maggio 2015)
 
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