Anno XIII, n. 141
ottobre 2017
 
In primo piano
Per non perdere la bussola in internet:
consigli per compiere proficue ricerche
La rilevanza del web come “miniera” di informazioni è lapalissiana.
Una ricchezza da saper gestire: ecco qualche trucco in proposito
di Vera Gheno
Come è ormai noto alla maggior parte delle persone, internet è nata negli Usa più di quarant’anni fa, in pieno periodo di Guerra fredda, come rete di comunicazioni militari capace di sopravvivere anche a un attacco su larga scala. Strutturalmente, si tratta di una rete distribuita: questo significa che ogni suo nodo è connesso a più di un altro nodo, in modo che, anche nel caso che una parte della rete venisse abbattuta, il resto della struttura possa rimanere in funzione.
La sua natura, inizialmente concepita per uno scopo militare – che non deve stupire, visto che spesso le innovazioni tecnologiche vengono sviluppate in questo ambito – è andata via via mutando, aprendosi prima agli enti di ricerca scientifica e poi a strati sempre più vasti della popolazione mondiale. Ai nostri giorni, essa è una rete di comunicazioni di importanza capitale, che avviluppa il globo terrestre. Per avere un’idea anche visiva del fenomeno, è possibile visitare il sito Cybergeography (www.cybergeography.org), che contiene una vasta raccolta di mappe della “rete delle reti” in vari momenti della sua esistenza.
Bisogna tuttavia tenere a mente ciò che la nostra prospettiva eurocentrica tende a farci dimenticare: ancora oggi, il popolo degli internauti, gli utenti di internet, rappresenta una minoranza rispetto a tutti coloro che, per vari motivi – economici o tecnici o culturali – non hanno accesso alla rete: si pensi che tutt’oggi il “centro” della rete è rappresentato dagli Usa, seguiti da vicino dall’Europa e dai paesi più ricchi dell’Asia; tutto il resto del mondo è cablato in maniera molto più scarsa. L’Africa, ad esempio, è per il momento esclusa dalla dorsale intercontinentale a banda larga, e risulta connessa al resto del mondo solo da una linea di portata molto inferiore a quella che collega gli altri continenti. A questo proposito è possibile consultare la Global internet map realizzata dalla società “Telegeography” all’indirizzo www.telegeography.com/products/map_internet/index.php.
Le persone si connettono a internet per le ragioni più diverse: chi per lavoro, chi per intrecciare nuovi rapporti, chi per passare il tempo, chi per fare shopping, ma in generale, quale che sia lo scopo, la “merce di scambio” primaria e più diffusa è l’informazione.
La rete dà accesso a una quantità di informazioni praticamente infinita. Ciononostante, o forse proprio per questo motivo, la sovrabbondanza di “stimoli” può provocare nell’utente, specie se meno esperto, un vero e proprio senso di smarrimento. Non è possibile conoscere ogni angolo di internet, non si può avere familiarità con ogni servizio che la rete offre. Tuttavia è possibile dotarsi di alcuni strumenti essenziali per poter godere al meglio dell’esperienza di navigare nel cyberspazio.

Primi passi nella rete
Tra i molti servizi resi disponibili da internet, il primo approccio dell’utente avviene spesso attraverso l’email o il World wide web, la “giungla” di siti che si possono navigare grazie a un programma chiamato browser come, per esempio, Internet explorer, Netscape, Firefox o Opera. “Aprendo” ognuno di questi programmi, il computer, connesso a un service provider, un fornitore di accesso a internet, apre una finestra dentro la quale è possibile visualizzare una pagina web. Sì, ma quale? Cosa possiamo trovare in rete, e soprattutto come possiamo trovarlo? Il browser, infatti, senza l’intervento dell’utente, non “va” da nessuna parte; andrà digitato l’indirizzo di un sito web a cui interessa accedere: l’utente, quindi, dovrà avere un ruolo attivo in questa procedura.

I motori di ricerca: come interrogarli
Proprio per aiutare chi sa cosa cercare ma non sa dove cercarlo, esistono i motori di ricerca. Essi permettono di trovare, attraverso l’inserimento di parole chiave, dei siti web pertinenti ai termini inseriti. Esistono numerosi motori di ricerca, con funzioni differenziate: molti di loro sono raccolti e catalogati presso www.motoridiricerca.it. Tra tutti i motori di ricerca, uno dei più famosi e potenti è Google. Digitando www.google.it si accede a una pagina volutamente spartana – tale da essere accessibile anche da parte di utenti con computer meno potenti – che al centro contiene un riquadro in cui digitare la richiesta.
La formulazione di tale richiesta, tuttavia, non è banale come potrebbe sembrare. Certo, niente vieta di inserire nella finestra di ricerca una frase di senso compiuto, del genere «dove trovo gli orari ferroviari?»; ma il computer è molto meno “intelligente” di quanto si possa pensare, o per lo meno non è affatto intuitivo: la domanda posta in questi termini è sovraccarica di elementi semanticamente vuoti, molto generici, come dove, trovo e gli. Questi lemmi non sono funzionali per la ricerca e, anzi, appesantiscono il lavoro di elaborazione da parte del programma. Specularmente, la ricerca così formulata fornisce un’abbondanza di risultati, ma se l’obiettivo era trovare l’orario ufficiale delle Ferrovie dello stato, non sarebbe stato raggiunto così facilmente.
Un consiglio da seguire è di formulare ogni ricerca nella maniera più essenziale possibile, limitando l’immissione ai soli termini portatori di significato e cercando di introdurre ogni parola nella sua forma più semplificata. In questo caso, per esempio, si provi a scrivere solamente “orario ferrovie”: il primo risultato che si ottiene è proprio il rimando al sito ufficiale di Trenitalia, www.trenitalia.it. Richieste “pulite”, dunque, danno origine a risposte pulite. Una nota a margine: la rete non distingue quasi mai tra lettere maiuscole e minuscole, per cui sarà del tutto indifferente scrivere “Ferrovie” o “ferrovie”. Lo stesso principio vale per gli indirizzi dei siti e per quelli di posta elettronica: non sono, come si dice in inglese, case sensitive.

Lo stratagemma delle virgolette
Con un piccolo accorgimento è possibile rendere ancora più precisi anche i risultati di una ricerca semplice come quella appena portata a esempio: scrivendo “orario ferrovie” tra virgolette, la ricerca viene limitata a tutte quelle pagine nelle quali le due chiavi di ricerca compaiono una accanto all’altra. Infatti, prima Google aveva trovato 618.000 pagine, con questa formulazione ne trova solamente 25.300. I risultati non cambiano troppo nel caso di sintagmi, ovvero gruppi di parole che normalmente appaiono comunque contigui, come, per esempio corriere della sera o teatro alla scala . Si metta invece il caso che io voglia vedere tutte le pagine dove compare il mio nome e cognome. Se cerco Vera Gheno, Google mi restituisce 10.900 risultati, tra i quali anche tutti quelli in cui vera compare con il senso di aggettivo e non di nome proprio (ovviamente non c’è distinzione tra maiuscole e minuscole!). Se invece inserisco “Vera Gheno”, tra virgolette, ecco che limito la ricerca a 298 pagine dove compare, come si dice, il sintagma esatto formato dalla sequenza nome+cognome (ma non troverò le eventuali pagine dove invece l’ordine è invertito in cognome+nome).
Dunque, per una ricerca quanto più efficace, si tengano a mente questi due piccoli consigli: limitare la ricerca a poche, salienti parole chiave e, nel caso di due o più chiavi di ricerca contigue, porle tra virgolette.

Comparare due risultati di ricerca
Talvolta si potrebbe avere la necessità di comparare i risultati di ricerca ottenuti con due chiavi diverse, magari per decidere quale, tra due usi linguistici, sia il più diffuso in rete. Un piccolo strumento che, in questo caso, può risultare utile, è Google fight (www.googlefight.com): una pagina che permette di operare un confronto diretto tra due ricerche, fornendo un grafico comparato dei due risultati.
Se per esempio si volesse capire la dizione corretta (o almeno quella più usata, che non sempre vuol dire più giusta) tra paralimpiadi e paraolimpiadi, basta che si inseriscano i termini nelle due caselle di ricerca e si scoprirà che per il primo termine si hanno 729.000 risultati, per il secondo 201.000: tali cifre, pur non avendo nessuna pretesa di essere scientificamente attendibili, possono aiutare l’utente a orientarsi verso la variante corretta, ovvero paralimpiadi. Un’ulteriore riprova può venire data dalla consultazione di uno dei molti dizionari dell’italiano disponibili gratuitamente on line, come la versione ridotta del dizionario De Mauro Paravia (www.demauroparavia.it).

Quando il world wide web non basta: i newsgroup
Può talvolta capitare di cercare un’informazione talmente particolare o specialistica da essere convinti di non poter trovare nessuno che abbia trattato la questione. Per fortuna – o purtroppo – è più probabile che qualcuno, da qualche parte, ne abbia già scritto qualcosa. Se una ricognizione sui siti web non ha dato frutti, è invece molto probabile che sui newsgroup, o gruppi di discussione telematici, si trovi una risposta al quesito.
I gruppi di discussione telematici sono un settore di internet ancora relativamente poco conosciuto, anche perché fanno parte di una rete, Usenet, solo parzialmente integrata al web. Usenet è fondamentalmente una sconfinata collezione di “piazze telematiche”, ognuna dedicata a un argomento specificato nel titolo del gruppo stesso.
Una ricerca sul World wide web darà risultati diversi da una ricerca sui gruppi di discussione. Poniamo, per esempio, di voler conoscere il parere di altri utenti su quali voli a costo contenuto convenga prendere per andare a Berlino. Mentre se si lancia una ricerca sul web per voli low cost berlinosi troveranno innanzitutto i siti “ufficiali” di compagnie aeree o agenzie che offrono servizi connessi all’argomento della ricerca, cercando sui newsgroup si avrà accesso a discussioni e pareri di altri utenti, assolutamente non censurate, su questo tema.
I principali gruppi italiani sono contraddistinti dalla presenza della sigla convenzionale it. all’inizio del loro nome. Quindi si troveranno centinaia di gruppi, da it.arti.fotografia.digitale a it.hobby.yo-yo; da it.reticiviche.bologna.cultura.libri a it.sport.motociclismo. Normalmente, i newsgroup vengono consultati tramite appositi programmi, ma è possibile accedervi, per lo meno in lettura (per scriverci è necessario registrarsi) anche da Google gruppi, (http://groups.google.it), una delle sottocategorie di Google che mantiene un archivio, più o meno completo, di tutti i messaggi transitati per i newsgroup dal primo gennaio 1981.

Dialogare con programmi e dialogare con persone
La differenza forse fondamentale tra siti web e gruppi di discussione è che questi ultimi permettono di dialogare direttamente con altre persone: l’utente non si connette semplicemente a una base di dati, ma a un gruppo di utenti che si scambiano opinioni e, spesso, intrattengono veri e propri rapporti di amicizia, formando, talvolta, vere e proprie comunità virtuali.
Questo implica, ovviamente, una maggiore attenzione anche alle sfumature della comunicazione. Se per interrogare Google occorre sintetizzare la domanda nella maniera migliore, accedendo a un newsgroup è bene seguire alcune semplici linee guida suggerite dalla netiquette, il “galateo della rete”, e dalle Frequently asked questions (Faq) “domande poste di frequente”, del gruppo. La netiquette (da net “rete”, e etiquette “etichetta”, “galateo”), o retichetta, in scherzosa traduzione italiana, è rintracciabile in rete in molte forme attraverso un qualsiasi motore di ricerca. Essa contiene semplici consigli per rendere l’interazione in rete più piacevole per tutti: per esempio, accedendo per la prima volta a un gruppo, suggerisce di presentarsi, anche per sommi capi, e di esporre la propria richiesta solo in seconda battuta. Inoltre, la lettura delle Faq è caldamente consigliata per verificare che la domanda che si vuole porre non abbia già avuto risposta in passato: per chi frequenta un gruppo di discussione, sentire sempre le stesse domande può non risultare piacevole.

Un esempio di netiquette
In rete sono rintracciabili centinaia di versioni della netiquette, sia in italiano che in altre lingue. Ecco un esempio redatto in lingua italiana, tratto dal sito del Nic Network information center, (www.nic.it), l’authority italiana che si occupa di supervisionare la registrazione dei nomi dei domini italiani (con estensione .it):
«Fra gli utenti dei servizi telematici di rete, prima fra tutte la rete internet, ed in particolare fra i lettori dei servizi di “news” Usenet, si sono sviluppati nel corso del tempo una serie di “tradizioni” e di “principi di buon comportamento” (galateo) che vanno collettivamente sotto il nome di “netiquette”. Tenendo ben a mente che la entità che fornisce l’accesso ai servizi di rete (provider, istituzione pubblica, datore di lavoro, etc.) può regolamentare in modo ancora più preciso i doveri dei propri utenti, riportiamo in questo documento un breve sunto dei principi fondamentali della “netiquette”, a cui tutti sono tenuti ad adeguarsi.
1) Quando si arriva in un nuovo newsgroup o in una nuova lista di distribuzione via posta elettronica, è bene leggere i messaggi che vi circolano per almeno due settimane prima di inviare propri messaggi in giro per il mondo: in tale modo ci si rende conto dell’argomento e del metodo con cui lo si tratta in tale comunità.
2) Se si manda un messaggio, è bene che esso sia sintetico e descriva in modo chiaro e diretto il problema.
3) Non divagare rispetto all’argomento del newsgroup o della lista di distribuzione; anche se talvolta questo comportamento è accettato o almeno tollerato aggiungendo il tag [OT] (cioè Off Topic che significa “fuori argomento”) nell’oggetto del proprio messaggio.
4) Se si risponde ad un messaggio, evidenziare i passaggi rilevanti del messaggio originario, allo scopo di facilitare la comprensione da parte di coloro che non lo hanno letto, ma non riportare mai sistematicamente l’intero messaggio originale.
5) Non condurre “guerre di opinione” sulla rete a colpi di messaggi e contromessaggi: se ci sono diatribe personali, è meglio risolverle via posta elettronica in corrispondenza privata tra gli interessati.
6) Non pubblicare mai, senza l’esplicito permesso dell’autore, il contenuto di messaggi di posta elettronica.
7) Non pubblicare messaggi stupidi o che semplicemente prendono le parti dell’uno o dell’altro fra i contendenti in una discussione. Leggere sempre le FAQ (Frequently Asked Questions) relative all’argomento trattato prima di inviare nuove domande.
8) Non inviare tramite posta elettronica messaggi pubblicitari o comunicazioni che non siano stati sollecitati in modo esplicito.
9) Non essere intolleranti con chi commette errori sintattici o grammaticali. Chi scrive, è comunque tenuto a migliorare il proprio linguaggio in modo da risultare comprensibile alla collettività».

Non prescrizioni, ma consigli
I punti da tenere in considerazione sembrano molti; in realtà, la netiquette non è altro che un elenco di consigli dettati dal buon senso, tutto sommato semplici da applicare. Tali consigli hanno un senso soprattutto se si tiene conto di una caratteristica molto importante dei newsgroup: essi mancano di un centro di controllo; non esiste, infatti, un ente preposto alla regolamentazione dei gruppi di discussione, che all’interno della rete formano, come già ricordato, una specie di sottorete autogestita.
A un livello prettamente tecnico, il Gcn, Gruppo di coordinamento news-it (www.news.nic.it), regolamenta l’esistenza dei newsgroup italiani appartenenti alla gerarchia “ufficiale”, segnalata da un it. all’inizio del nome (come it.arti.cinema o it.test) fornendo, attraverso il proprio sito, una serie di documenti di interesse per chi volesse conoscere meglio il mondo dei gruppi di discussione. Per il resto, l’unica forma di controllo sull’interazione e sui suoi contenuti nei gruppi è data dagli utenti stessi. In un simile contesto, è facile intuire l’importanza di un comportamento comunicativo corretto.

Un’enciclopedia gratuita: Wikipedia
A parte i newsgroup, un altro indirizzo interessante per reperire le informazioni più varie è Wikipedia (la sezione italiana si trova a http://it.wikipedia.org). Wikipedia è un progetto internazionale volto a costruire, attraverso la collaborazione degli utenti stessi, un’enciclopedia libera e multilingue. Per evitare gli errori e le polemiche sulle singole voci, esse sono sottoposte a continua revisione dal resto della comunità che partecipa al progetto. L’idea è quella di creare una fonte di sapere libera, indipendente e autocostruita, ed è sicuramente affascinante; il sito offre molte informazioni approfondite, anche se, ovviamente, non sempre puntuali, complete o prive di polemiche.

Distinguere l’attendibilità delle fonti; la blogosfera
Emerge da questa breve analisi l’esistenza, in internet, di due “filoni” principali per la ricerca di informazioni: i canali ufficiali (per esempio, i siti web istituzionali dei quotidiani, come il Corriere della sera (www.corriere.it), la Repubblica (www.repubblica.it) e La stampa (www.lastampa.it), o degli organi di governo (www.governo.it), e i canali “ufficiosi”; per esempio, i già visti newsgroup e – altra grande risorsa del web – la blogosfera, il mondo dei blog. Il termine deriva da una contrazione di web log “diario di rete”.
Come esplicita la definizione stessa, i blog sono veri e propri “diari on line”, in cui gli autori scrivono spesso i loro pensieri più segreti, proprio come si farebbe con un diario tradizionale, con la fondamentale differenza che in questo caso esiste un pubblico e la scrittura viene ovviamente influenzata da questo parametro. Esistono molti blog di personaggi famosi, come quello di Luca Sofri ( www.wittgenstein.it) o di Beppe Grillo ( www.beppegrillo.it ); molti altri blog vengono scritti sotto pseudonimo, cosicché l’identità dell’autore (o meglio, la corrispondenza tra l’identità on line e quella reale) è nota a pochi oppure è totalmente segreta.
Proprio perché sono un canale scarsamente controllabile, i blog rappresentano una ricchissima miniera di informazioni “allo stato brado”: talvolta questa caratteristica permette di accedere a notizie altrimenti non trattate dai mass media: per esempio, hanno sollevato un certo clamore i blog dei soldati americani in missione in Iraq, spesso anonimi, che talvolta fornivano – e forniscono – notizie profondamente diverse da quelle diramate dai canali ufficiali. E sono sempre più comuni, negli ultimi mesi, le notizie di nazioni o di società che tentano di bloccare i blog di cittadini o dipendenti ritenuti a vario titolo eversivi o pericolosi.
Occorre comunque sempre tenere presente che, come spesso non si può conoscere l’identità dell’autore, così non esistono dati certi sulla loro attendibilità. Tuttavia si hanno esempi di blog di grande rilevanza civica: un caso recente, che ha destato una certa risonanza anche sui media nazionali, è stato quello di un blog riguardante la vicenda di un giovane bolognese deceduto in circostanze misteriose. Non soddisfatta della versione ufficiale rilasciata dalle autorità, la madre ha aperto un blog per pubblicizzare la vicenda e per favorire la raccolta di materiale utile ai fini dell’inchiesta (http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it); questo ha portato a una riapertura del caso e a nuovi sviluppi nella vicenda.

Tutti possono diventare blogger....
Nel blog normalmente prevale comunque il punto di vista dell’autore: si tratta di una comunicazione non tra pari, come nei newsgroup, ma tra uno scrivente e tanti commentatori; i lettori, che solitamente possono accedere liberamente ai messaggi pubblicati – tranne alcuni rari casi di blog riservati agli iscritti – possono intervenire attraverso i commenti: molti blogger attivano questa funzione, permettendo talvolta anche i commenti anonimi.
D’altro canto, chiunque voglia trasformarsi da lettore a scrittore di blog può farlo gratuitamente e con facilità: la procedura è semplicissima e sono molti i portali che offrono tale servizio ai propri utenti. Ne cito alcuni: Splinder (www.splinder.com), Blogger (www.blogger.com), Typepad (www.typepad.com), e Livejournal (www.livejournal.com).

Una ricerca particolare: trovare libri on line
Infine, per “uscire”, in parte, dall’ambito telematico, ecco un altro tipo di ricerca per la quale internet può essere di grande utilità: i libri. Non di rado accade di aver bisogno di un volume non disponibile nelle librerie e biblioteche della propria città. In questi casi, può essere utile accedere all’Sbn, Sistema bibliotecario nazionale, che permette di rintracciare i libri pubblicati in Italia e le biblioteche italiane che li possiedono. L’Sbn è raggiungibile dal sito dell’Iccu (Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche): www.iccu.sbn.it. Dall’Sbn si arriva alla consultazione dell’Opac, On line public access catalogue.
Se invece si volesse comprare un libro, in primo luogo si tenga presente che molte case editrici sono ormai dotate di sito web e tra queste numerose offrono anche la possibilità di acquistare direttamente i volumi pubblicati. La rete mette poi a disposizione molte librerie on line, che hanno il vantaggio di avere accesso a una rete di fornitori talvolta più estesa delle librerie tradizionali. In questo modo, tali librerie di tanto in tanto permettono di arrivare a volumi ormai fuori catalogo o comunque di non facile reperibilità.
Tra le più importanti librerie telematiche italiane ricordiamo Bol (www.bol.it), Ibs -Internet bookshop (www.ibs.it) e Unilibro (www.unilibro.it).
All’estero prevale invece Amazon, che non ha un sito dedicato per l’Italia, ma permette l’accesso sia al sito americano www.amazon.com sia a quello inglese www.amazon.co.uk. Non sempre i due siti offrono la stessa selezione di opere allo stesso prezzo, quindi conviene dare un’occhiata a entrambi, ricordandosi che i pacchetti spediti dagli Stati Uniti impiegano in media due settimane ad arrivare in Italia.
Per libri usati o antichi invece conviene consultare Mare magnum librorum (www.maremagnum.com), ma anche Ebay (www.ebay.it), la famosa casa d’aste telematica – che necessiterebbe di un articolo a parte per spiegarne interamente il funzionamento – che talvolta riserva al bibliofilo gradite sorprese.
Anche per queste ricerche vale sempre il consiglio di semplificare le richieste al massimo: evitare di inserire il nome e cognome dell’autore e l’intero titolo del libro; isolare, piuttosto, i termini più rilevanti del titolo e abbinarli, magari, al solo cognome dell’autore.

Cercare per... credere
Quelli presentati sono solo alcuni esempi di ricerche effettuabili in rete; per citare un esempio molto vicino a noi, la rivista stessa che contiene questo articolo direfarescrivere, (www.bottegaeditoriale.it/direfarescrivere.asp), fa parte di un drappello in crescita di periodici disponibili gratuitamente on line, che offrono così ai navigatori un panorama culturale sempre più vasto e sfaccettato. Per informazioni specifiche sulle problematiche sociologiche, giuridiche e linguistiche legate alla sempre più vasta diffusione dei servizi della rete è anche possibile consultare il Journal of computer-mediated communication (http://jcmc.indiana.edu), una fonte ricchissima di articoli sull’argomento. La vastità del materiale reperibile in rete, del resto, può essere messa alla prova soltanto in un modo: cercando, cercando, cercando.

Vera Gheno

Approfondimenti:

- Marco Calvo, Fabio Ciotti, Gino Roncaglia, Marco Zela, Internet 2004. Manuale per l’uso della rete, Laterza, Roma-Bari, 2004;
- David Crystal, Language and the Internet, Cambridge University Press, Cambrigde, 2001;
- Katie Hafner, Mattew Lyon, Where wizards stay up late. The origins of the Internet, Touchstone, New York, 1996;
- Franca Orletti, a cura di, Scrittura e nuovi media. Dalle conversazioni in rete alla Web usability, Carocci, Roma, 2004;
- Elena Pistolesi, Il parlar spedito. L’italiano di chat, e-mail e SMS, Esedra, Padova, 2004;
- Antonio Roversi, Introduzione alla comunicazione mediata dal computer, il Mulino, Bologna, 2004.

Vera Gheno è una studiosa di Linguistica italiana e della sua interrelazione con le nuove tecnologie informatiche. Autrice di diversi saggi sull'argomento collabora con l'Accademia della Crusca e diverse riviste culturali.

(direfarescrivere, anno II, n. 7, settembre 2006)
 
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