Attraverso la raccolta di racconti su cui ci soffermiamo in questo contesto, Caterina Lazzarini si inserisce con autorevolezza in quella linea di scrittura che considera la letteratura non semplice intrattenimento, ma autentica forma di conoscenza. Numi confortevoli (Aculei edizioni, pp. 96, €14,90) dimostra, infatti, che il mito non sopravvive nei manuali scolastici o nelle celebrazioni accademiche, bensì nelle strutture profonde della nostra vita emotiva, sociale e interiore.
Gli dèi sembrano essersi ritirati dal mondo, ma continuano a parlare attraverso le nostre dipendenze, le nostre attese, le nostre paure, i nostri desideri mai appagati. È proprio questo sussurro, insieme remotissimo e attuale, che il libro riesce ad ascoltare e a restituire con rara finezza.
La genesi
Numi confortevoli raccoglie cinque racconti che l’autrice stessa, in un’intervista diffusa sui canali social della casa editrice, ha definito “movimenti mitici” ovvero variazioni narrative intorno a figure, nuclei simbolici e tensioni archetipiche della tradizione classica.
Il riferimento esplicito a miti come Prometeo e Pigmalione chiarisce immediatamente l’intenzione dell’opera. Essa non è un semplice recupero erudito del patrimonio antico, ma la sua trasposizione entro dinamiche psicologiche e sociali pienamente contemporanee.
Lazzarini non usa il mito come ornamento culturale né come elegante citazione. Lo assume, piuttosto, come chiave ermeneutica del presente. Ed è in questa scelta che il libro rivela la sua maturità più profonda e più autorevole.
Un libro nato da una lunga disciplina della parola
La compattezza stilistica e la misura compositiva della raccolta non sorprendono se si considera il percorso professionale dell’autrice. La lunga esperienza di Lazzarini nell’ambito educativo ed editoriale sembra riflettersi in una scrittura sorvegliata, consapevole del peso di ogni frase, capace di equilibrio e precisione.
Ne deriva una prosa limpida, asciutta, mai gratuita, nella quale ogni parola sembra scelta con grande garbo ed eleganza.
Questo dato è rilevante anche sul piano estetico. La raccolta appare costruita secondo un principio di essenzialità: nessuna dispersione narrativa, nessuna ridondanza ornamentale, nessun compiacimento descrittivo. Ogni racconto tende verso un proprio centro simbolico e l’insieme restituisce l’impressione di un progetto organico più che di una semplice giustapposizione di testi autonomi.
I “movimenti mitici” come chiave di lettura
La formula scelta dall’autrice merita particolare attenzione. Parlare di “movimenti mitici” significa concepire il mito come energia viva, come struttura dinamica capace di attraversare il tempo e riattivarsi in nuove forme.
Non si tratta, dunque, di aggiornare personaggi canonici in abiti moderni, ma di rimettere in circolo la loro forza originaria. Il mito, in questa prospettiva, non è un reperto del passato, ma una grammatica permanente del comportamento umano.
Prometeo orienta immediatamente verso temi come la sfida al limite, il desiderio di conoscenza, l’ambivalenza del progresso, il prezzo della tecnica. In un contesto contemporaneo, la sua figura potrebbe tradursi nella volontà moderna di dominare il reale, di oltrepassare costantemente il confine dell’umano, di sostituire la sapienza con il potere.
Pigmalione, invece, richiama il rapporto fra creatore e creatura, tra desiderio e proiezione, tra amore e costruzione artificiale dell’altro. È difficile immaginare simbolo più attuale in un’epoca segnata dalla manipolazione dell’immagine, dalla virtualizzazione delle relazioni e dal fallace narcisismo identitario.
Lazzarini comprende con lucidità che gli antichi miti non appartengono al passato, essi abitano il nostro presente sotto altre maschere.
Il mito ricondotto alla vita quotidiana
Uno dei risultati più convincenti del volume consiste proprio nel sottrarre il mito tanto alla monumentalità accademica quanto all’uso decorativo. Le figure classiche non compaiono come citazioni di prestigio, ma come modelli nascosti di situazioni ordinarie. Gli dèi, gli eroi e i loro conflitti sembrano essersi ritirati nei gesti minimi dell’esistenza attuale, dove continuano ad agire sotto nomi diversi per un immarcescibile bisogno dell’uomo di rappresentazione di se stesso e del proprio habitat.
Ed è qui che il titolo Numi confortevoli rivela tutta la sua sapiente ambiguità. Il nume non è più la potenza terribile che sovrasta l’uomo e ne decide il destino, ma una presenza addomesticata, quasi familiare, cui ci si affida per mitigare l’angoscia del vivere.
Lazzarini sembra suggerire che la secolarizzazione non abbia cancellato il bisogno di credere, ne ha soltanto mutato gli oggetti di culto.
La scrittura, una prosa liminale tra evocazione e sottrazione
Lo stile di Caterina Lazzarini si distingue per una notevole capacità di equilibrio tra densità e leggerezza. La sua prosa è ellittica, allusiva, spesso rarefatta, ma mai oscura. Al contrario, essa invita il lettore a una partecipazione attiva, sollecitando un processo interpretativo che si costruisce nel tempo.
L’uso delle figure retoriche è misurato, ma incisivo. La sintassi, prevalentemente paratattica, favorisce una lettura ritmica e sospesa, in cui il non detto acquista un valore pari – se non superiore – a ciò che viene esplicitato. In questo senso, la scrittura di Lazzarini si colloca in una zona liminale, tra narrazione e meditazione, tra racconto e riflessione, tra parola e poesia.
Miti che interrogano il presente
Numi confortevol usa il contemporaneo per mostrare quanto il classico continui a riguardarci.
Prometeo, Pigmalione e gli altri nuclei evocati nei cinque racconti non vengono trasferiti nel presente come semplici figure illustrative, ma riconosciuti come strutture ancora vive del desiderio umano, della colpa, dell’ossessione, della mancanza.
Per questa ragione il testo merita una giusta attenzione e un’accogliente interpretazione. Essa dimostra che il mito non sopravvive nei musei della memoria, ma nelle forme quotidiane della nostra inquietudine, viva e reale.
Un libro breve nell’estensione, vasto nella risonanza
Lazzarini sa dare voce a queste inquietudini con acume, misurata sensibilità e forte impatto emozionale, consegnando al lettore un’opera essenziale nelle pagine ma amplissima nella forza evocativa. Ogni racconto continua a vivere oltre l’ultima riga, lasciando dentro chi legge un’eco lenta, profonda e persistente.
È un’eco che attraversa ogni piega della scrittura e richiama il battito segreto del cuore umano, regolare e inquieto, intimo e universale. Una parola che non si limita a narrare, ma interroga; che non consola superficialmente, ma illumina e accompagna. Per questo Numi confortevoli merita di essere letto, perché sa parlare al lettore con discrezione e intensità, lasciando un segno destinato a permanere.
Ivana Ferraro
(direfarescrivere, anno XXII, n. 242, maggio 2026)
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