Anno XVIII, n. 199
luglio-agosto 2022
 
In primo piano
Partito democratico: apriti veramente!
Appello per una proposta a largo raggio
Perché il principale partito riformista deve aprirsi maggiormente
per proporre un’idea di Italia alternativa a quella delle destre
di Alessandro Milito
Promemoria: «Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri» scriveva Antonio Gramsci nei suoi Quaderni del carcere. Una dichiarazione che ogni intellettuale dovrebbe far propria. Arriva un momento in cui è necessario capire cosa sta accadendo intorno a noi, evitando di richiudersi in una bolla autoreferenziale. Ci sono appuntamenti a cui è necessario che ciascuno risponda con il proprio spirito critico, il proprio contributo e le proprie idee.
È la stessa Costituzione italiana a richiedere, all’art. 2, subito dopo aver affermato e riconosciuto i diritti inalienabili di ognuno, l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Direfarescrivere, rivista culturale, non si sottrae ai doveri di cittadinanza attiva e offre il suo contributo al prossimo grande appuntamento che coinvolgerà, direttamente ed indirettamente, tutti: nessuno escluso.

Si vota il 25 settembre
Il 25 settembre le italiane e gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento della Repubblica. È bene ricordare la centralità del voto, il principale momento di espressione della sovranità popolare: dopo una legislatura convulsa con ben tre governi, frutto di accordi e compromessi in precedenza impensabili, il rinnovo del Parlamento ci dirà quale classe dirigente guiderà il Paese nei prossimi anni e quali saranno le politiche al centro dell’Italia di domani.
Sono numerosi i temi lasciati insoluti dalla legislatura uscente: riforma fiscale saldamente progressiva, riforma del catasto, legge sul fine vita, legalizzazione della cannabis, Ddl Zan, salario minimo, riforma della cittadinanza, per citarne solo alcuni. Se si desidera un Paese finalmente in grado di affrontarli e di conquistare nuovi diritti civili e sociali, sarà fondamentale votare persone in grado di rappresentare queste istanze.
A meno di due mesi dalle elezioni, la coalizione delle destre è data in vantaggio: è la stessa legge elettorale in vigore, con un robusto correttivo maggioritario e la presenza di un 37% di collegi uninominali, a favorirla. Se prevarrà, domande che chiedono una risposta da troppo tempo saranno sotterrate nel dimenticatoio. Chi immagina un’Italia che amplia i diritti invece che sottrarli o negarli, chi vuole un Paese in grado di dare di più a chi ha meno, in grado di guardare al futuro con la bussola della giustizia sociale e dell’equità, ha il dovere di opporsi alla deriva reazionaria all’orizzonte.
Affinché ciò sia possibile, è necessario che le forze politiche che vogliono costruire quel tipo di Italia si rivolgano agli elettori con una proposta credibile.
Il Partito democratico ha l’opportunità di proporsi come guida di un vero fronte progressista. Per (con)vincere non sono sufficienti i, pur giustificati, appelli contro l’avanzata di una destra sovranista con nostalgie fasciste: è necessario convincere gli indecisi e chi non condivide le idee progressiste. Appassionare gli elettori a un’idea di Paese diversa da quella delle destre.
Il Partito democratico deve richiamare a sé candidati credibili, espressione delle diverse sensibilità soprattutto alla sua sinistra.

Una sfida per il Partito democratico
Distribuire sapientemente nella mappa dei collegi candidati progressisti, anche espressione di settori e formazioni politiche che in passato hanno avuto un aspro confronto con il Pd: anche se non condividono tutto il programma del Pd e della costituenda coalizione dei “Democratici e Progressisti”, questa è la prova di coraggio che ci si aspetta dal principale partito di centrosinistra italiano.
La legge elettorale, che non prevede il voto disgiunto, non prevede nemmeno la possibilità di accordi di desistenza più o meno dichiarati. Ciò comporterà una dichiarazione di coerenza e coraggio agli elettori sin dalla formazione delle liste: per questo la costruzione di una coalizione competitiva non può che passare anche dall’indicazione di singoli candidati provenienti dall’area politico-culturale della sinistra alternativa (o sinistra radicale o come vogliamo chiamarla).
Sono i successi nelle elezioni amministrative, peraltro, a indicare come questa sia la strada vincente: un Pd che sa anche proporre candidati di estrazione politica differente ma che guardano al medesimo orizzonte.
Ciò eviterebbe la costituzione di liste antagoniste a sinistra, bloccando la dispersione di voti preziosi che in più di un’occasione si sono dissipati senza nemmeno trasformarsi in un pur prezioso diritto di tribuna e rappresentanza. Una campagna elettorale meno aggressiva ed autolesionista a sinistra comporterebbe una proposta unitaria più coesa, credibile e affidabile: se si assume che il vero pericolo è evitare la riproposizione dell’alleanza leghista-postfascista-berlusconiana, bisogna impiegare tutte le risorse raccoglibili nel campo opposto. La proposta unitaria avrebbe un altro vantaggio non trascurabile: in un Parlamento sempre più stretto a causa della riduzione di un terzo dei suoi componenti, esiste il problema di un’Assemblea meno rappresentativa che escluderebbe importanti segmenti della società. Non si tratterebbe di una mera riproposizione degli “indipendenti di sinistra” del Pci: la presenza di spiccate personalità del terzo settore, dei sindacati, della sanità, della scuola, dei giovani sottopagati e di tutti quei mondi che la sinistra deve presidiare e rappresentare, gioverebbe alla qualità del Parlamento stesso, aldilà di chi dovesse infine governare.
Se il Pd si farà realmente carico di questo ruolo di aggregatore, potrà rivendicare di essere l’unica guida credibile di una galassia di sigle quasi sempre in confitto tra loro e a rischio di autoreferenzialità. Se il progetto non dovesse decollare, il Pd avrebbe comunque il merito di averci provato e si presenterebbe agli elettori con dignità e serietà: qualità di raro valore.
Chi si oppone alle destre ha il dovere di immaginare e proporre un’Italia diversa: rompere veti e diffidenze, e presentarsi uniti e consapevoli delle proprie idee, è il primo grande passo da compiere.

Post Scriptum
Abbiamo parlato essenzialmente di come evitare la dispersione a sinistra perché è lì che batte il cuore e perché, tradizionalmente, da quel lato la conflittualità e la dispersione dei voti sono problemi di lunga data. Tuttavia, il ragionamento deve valere anche sul lato centrista. Per evitare il completo slittamento del mondo cristiano-sociale e liberal-democratico verso le sirene della destra – mai così palesemente illiberale nonostante alcune pretese “moderate” – si dovrebbe ricorrere alla medesima strategia. Candidati, donne e uomini di livello, spendibili politicamente ed in grado di suscitare curiosità, entusiasmo e affidabilità: il lieto fine di Verona dimostra che tutto è possibile.

Alessandro Milito

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 199, agosto 2022)
 
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