Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
In primo piano
Dimenticati dai bonus del governo:
chi vive con il “Diritto d’autore”
Gli autori di libri (e chiunque si sostenga sulla base della legge
sul “Dda”) di nuovo discriminati. Un atto sciocco e ingiusto
di Alessandro Milito
Adrien Proust fu un grande epidemiologo e professore universitario. La Francia lo insignì della Legion d’Onore per il suo straordinario contributo alla prevenzione del colera e della peste bubbonica, anche grazie a misure come il distanziamento sociale e il confinamento sistematico che quest’oggi ci appaiono così familiari.
Aveva un problema, il grande medico: suo figlio. Quel Marcel sempre chiuso in casa, immerso nei suoi libri, dedito solo ed esclusivamente alla sua scrittura. Il rapporto tra i due fu molto conflittuale: il padre, uomo concreto e gran lavoratore, non poteva sopportare che il figlio rimanesse in camera sua a “non fare niente”. Una preoccupazione comprensibile, se non fosse che stiamo parlando di Marcel Proust, è quel “non far niente” ci ha regalato l’imparagonabile Recherche!
Scrivere per davvero, dedicare interamente se stessi alla scrittura, potrebbe essere una vera e propria occupazione: un lavoro a tutti gli effetti. Così come dipingere, comporre, fotografare, modellare: la “creazione” può diventare un lavoro e il creativo, generalmente inteso, deve essere visto come un lavoratore a tutti gli effetti, specie se dai suoi risultati dipende gran parte del suo sostentamento.

Scrittori senza tutele
All’atto pratico, però, ciò accade assai poco, soprattutto nell’ambito della scrittura. In particolare gli autori, coloro che in concreto dedicano la loro vita alla creazione di libri, siano essi saggi, racconti, romanzi o raccolte di poesie, in Italia se la passano male. Tra le cause vi è anche la mancanza di un ordine professionale in grado di rappresentare unitariamente le esigenze degli autori.
La situazione si complica se si guarda al panorama editoriale del Belpaese, caratterizzato dalla presenza di tante, forse troppe, case editrici: alcune serie ed eque nel rapporto con gli autori, altre molto meno.
Questo squilibrio si riflette negli accordi di edizione, spesso veri e propri contratti capestro – con la conseguente mancata assunzione del rischio di impresa da parte della casa editrice – o percentuali congrue sulle vendite.
Un panorama difficile e spesso poco invitante per chi voglia decidere di rendere la scrittura il proprio lavoro e mantenersi grazie ai suoi proventi. Con un’ovvia conseguenza: pochissimi possono permettersi una scelta simile e le disuguaglianze economiche e sociali si ripresentano in tutta la loro forza opprimente e limitante.
Non resta che la legge sul Diritto d’autore n. 633/1941, con la legislazione europea e nazionale ad essa collegata, a tutelare gli scrittori e le loro opere di ingegno di carattere creativo. Una legislazione pur meritevole ma spesso insufficiente ed inadeguata a reggere il confronto con le continue evoluzioni della società dell’Ict (Information and communication technologies).

Il Decreto del “rilancio” ma non per gli autori
Insomma, i problemi della categoria, già di per sé di difficile individuazione dal punto di vista legale, non nascono oggi. Eppure, proprio in queste giornate stravolte dalla pandemia di Coronavirus, si aggiunge un’ulteriore beffa: il “Decreto rilancio”, emanato dal Consiglio dei ministri il 13 maggio, non ha previsto alcun bonus o sostegno economico in favore degli autori.
Tra i 55 miliardi di euro stanziati dal Governo per rispondere agli innumerevoli drammi economico-sociali provocati dal virus, non vi è un solo centesimo per gli scrittori. E quindi per una categoria che inevitabilmente risente e risentirà della depressione economica e culturale di questi mesi e di quelli a venire.
È vero: un decreto di tale portata e complessità non può accontentare tutti ed era fisiologico che alcuni aspetti di questa crisi enorme e profonda venissero trascurati. Tuttavia non si può non affermare che questo rappresenta l’ennesima prova di quanto gli autori non vengano considerati come una platea meritevole di attenzione e cura. Quasi come se scrivere, creare, fosse niente di più di un hobby semiserio e non una vera attività lavorativa. Sembra che il Governo abbia seguito Adrien Proust ed il suo invito a pensare a “cose ben più serie”.
Questa mancanza si spiega anche per l’assenza di un ordine professionale o di una associazione in grado di fare attività di lobbying e di influenzare il decisore politico.
Non mancano nel settore soggetti anche piuttosto strutturati come la Fuis, Federazione unitaria italiana degli scrittori, che agisce come sindacato. Tuttavia è evidente come ciò ancora non basti o che almeno non sia stato sufficiente per indirizzare verso la categoria una qualsiasi forma di sostegno.
Per dovere di cronaca è necessario precisare che sono comunque previste delle agevolazioni fiscali per i soggetti che vivono di diritto d’autore: si pensi alla riduzione del 40% a titolo di deduzione forfettaria delle spese se il compenso è percepito da un autore di età inferiore ai 35 anni e del 25% sopra tale soglia di età.
Così come non si può soprassedere su un altro aspetto fondamentale: ovviamente non tutto ciò che viene scritto è meritevole di pubblicazione e anzi, spesso accade che gli autori propongano alle case editrici prodotti al limite del pubblicabile o dallo scarso appeal.
Del resto non sarebbe nemmeno auspicabile un intervento diretto dello Stato nel settore atto a stravolgere le regole di un mercato che, comunque, ha logiche ben precise. Per intenderci: un governo che obblighi le case editrici a pubblicare alcuni libri in luogo di altri, o comunque costringa l’intera filiera editoriale a determinate scelte produttive e commerciali, ricorderebbe regimi e modelli politici come minimo poco desiderabili.
Normalmente il governo e il legislatore non possono molto, anche perché i risultati negativi di alcune politiche rischierebbero facilmente di superare quelli positivi. Certo è che, in una situazione emergenziale come l’attuale, e di fronte ad un decreto pachidermico e dall’elevato impegno per le casse dello Stato, è lecito porsi qualche domanda.

Le professionalità che lavorano sui libri e che vivono di Diritto d’autore
Sono stati previsti bonus ad hoc per le baby sitter, per le vacanze in Italia, per l’acquisto di bici e monopattini; si è cercato di dar luce alle migliaia di “invisibili” del lavoro nero e della dittatura del caporalato, come più volte auspicato da più parti nonché da questa testata. Tutte misure con una propria funzione e una logica ben precisa, che non devono essere sottovalutate.
Proprio per l’ampiezza dell’intervento adottato, ci si chiede perché non sia stato dedicato nemmeno un semplice comma ad una platea che non sarà numerosissima, ma che è certamente più ampia di quanto si creda.
Infatti, oltre alle altre attività che vivono sulle opere d’ingegno, rimanendo nell’ambito librario, bisogna considerare i recensori, gli agenti letterari, i valutatori di testi gli autori dei paratesti e tante altre figure di una certa importanza, non solo numerica ma anche culturale.

Lo scrittore ai tempi del Coronavirus: un ruolo necessario
Eppure avremmo tutti bisogno di scrittori in attività, se non proprio liberi dal bisogno almeno in grado di rimettersi all’opera. Proprio ai tempi della pandemia necessitiamo delle lenti degli artisti e degli autori per leggere di questi mesi drammatici, incredibili, carichi di incognite e novità.
La Cultura è una delle grandi vittime della pandemia, un mondo che inevitabilmente risente delle restrizioni fisiche e mentali a cui questa esperienza collettiva ci sta sottoponendo. Ci ripetiamo continuamente che vogliamo ripartire, migliorando gli aspetti che prima non ci piacevano o che sentivamo in dovere di cambiare. Ecco, prendendo come esempio negativo anche l’ultima mancanza del decreto legge appena approvato, dovremmo ripartire riconsiderando il ruolo e la funzione sociale degli scrittori.
Pensiamo a nuove forme di tutela e di sostegno. Affinché, specie in tempo di crisi, essere uno scrittore a tempo pieno non diventi solo un sogno o un privilegio di pochi fortunati.

Alessandro Milito

(direfarescrivere, anno XVI, n. 173, giugno 2020)
 
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