Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
In primo piano
L’Italia al tempo degli Anni di piombo
vista dagli occhi di una cantante lirica
Con il marchio di Bottega editoriale il nuovo intrigante romanzo
di Francesca Lami. Prefazione in anteprima di Ilaria Iacopino
di Ilaria Iacopino
Le storie delle persone cosiddette “comuni” sono irrimediabilmente connesse alla Storia, quella che ci passa accanto e che segna, con la sua ombra, ogni loro scelta, portando la loro vita in direzioni insperate. È quello che succede alla protagonista di Romanza mai cantata (Bottega editoriale, € 10,00), il nuovo libro di Francesca Lami che tratta di un periodo che ha segnato dolorosamente l’Italia. Senza indugi vi lasciamo alla lettura della Prefazione a firma della editor e critica letteraria Ilaria Iacopino.

Uno spaccato storico tragico per l’Italia, i sogni di una giovane donna francese e le aspettative deluse: aspetti che rientrano in questo piccolo romanzo, Romanza mai cantata, riedizione aggiornata e integrata di Petite Romance (Kimerik, 2015), che nella sua brevità è colmo di sentimento.
La giovane donna francese, che si trova in Italia per realizzare i propri sogni da cantante d’opera, è sensibile, impegnata e attenta alle vicende politiche che interessano il Paese che la ospita, perché, come le aveva insegnato il padre, bisogna «leggere i giornali per capire com’è la gente». Il periodo è quello degli “Anni di piombo”, del quale la protagonista acquisisce consapevolezza nel giorno del rapimento di Aldo Moro, nel 1978. Da quel momento una parola che lei conosce bene, perché letta nei libri di storia del proprio Paese di origine, ricorre sempre più spesso: terreur. I tempi non sono più quelli della Rivoluzione francese, eppure la parola che si sente riecheggiare nei notiziari, terrorismo, sembra richiamare la stessa percezione.
Sullo sfondo di un’Italia che cambia, questa donna cresce e diventa una cantante d’opera eccellente. La sua carriera si impenna in pochissimo tempo, inizia a girare l’Italia con i propri concerti e ritorna presto in Francia. La vita però è più facile da giovani, come ricorda uno dei personaggi del romanzo («Quando ero giovane tutto sembrava facile, troppo facile.»): ormai sposata e con dei figli, la donna non si può più permettere di fare i tour, di passare la giornata in sala prove e stare tanto tempo fuori casa. È così che la protagonista decide di rinunciare alla sua più grande passione, dopo essere diventata cantante all’Opéra, e di laurearsi in economia per poi diventare docente. L’autrice non manca di comunicare lo stato d’animo legato a questa rinuncia, anche se in maniera velata: «Aveva provato, per qualche tempo ancora, a cantare. Quando era nata la piccola aveva smesso. Suo marito aveva provato in tutti i modi ad aiutarla, ma quando telefonava e i piccoli piangevano e la chiamavano, non resisteva, doveva cantare in fretta, tornare a casa il più presto possibile da loro.» Attraverso queste righe, l’autrice attualizza la propria opera, poiché rappresenta il bivio davanti al quale si trovano anche gran parte delle donne di oggi divise tra famiglia e carriera.
Francesca Lami attraverso il racconto di un’esperienza ordinaria comunica il disagio di una generazione: il contrasto tra due realtà, quella borghese e quella proletaria, allora molto marcato, tra chi è convinto che la lotta porti solo disperazione e chi non si vuole arrendere e non accetta lo stato delle cose. Differenze che si scorgono anche nella maniera di proiettare il proprio futuro, uno statico, teso alla protezione della propria posizione, e l’altro dinamico, teso al raggiungimento di un bene collettivo e a una giustizia sociale.
Questi aspetti riconducono l’opera al genere del romanzo storico, intrecciando la grande storia, che è quella dell’Italia negli “Anni di piombo”, a quella piccola e intima dei protagonisti. Questa modalità ci ricorda la grande letteratura del passato, sia italiana che straniera, da Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo a Lev Tolstoj con Guerra e Pace. Seppur nettamente differente per stile e contenuti il romanzo di Francesca Lami si ricollega a un modo di narrare i fatti che è affine a quello usato dagli autori dei più grandi romanzi storici, mantenendo sullo sfondo la grande storia, pur rendendola protagonista.
In questo viaggio tra la passione per la musica e per l’Italia, la jeune fille incontra un uomo con il quale nasce un sentimento. Il legame che si percepisce è molto forte ma anche in questo caso non è l’unica componente che l’autrice tiene in considerazione. Il finale regala serenità e comunica al lettore che le cose non sono andate come si era previsto ma che il presente non è poi così male. In poche pagine scritte come se fosse un diario di bordo, l’autrice riesce a comunicare lo stato d’animo di un popolo durante gli anni del terrorismo, trasmettendo le preoccupazioni e la malinconia dei personaggi, che sono le stesse che ha vissuto chi in quegli anni era presente. «In Italia era stato rapito un politico molto importante, Aldo Moro. Sul quotidiano, una foto lo ritraeva triste, pallido, dignitoso. Lei non capiva bene. Perché era stato rapito? Quella sigla, BR, cosa significava?».
Nella lettura, leggera e dolce, sembra di sentire il sottofondo di una musica romantica: la sensazione è incrementata dalla presenza della poesia, musicale anch’essa, e del continuo rimando al canto. La musicalità, richiamata già dal titolo, non abbandona nemmeno il linguaggio: ricercato ma mai artificioso, è spezzato da interi dialoghi in francese, in un miscuglio sinuoso che non stanca nemmeno il lettore che non conosce la lingua, perché perfettamente contestualizzato.
La storia è ripresa da un punto di vista insolito: non è un romanzo storico e non è un romanzo d’amore. Parla però di storia e parla d’amore, a più livelli. Una scelta, questa, molto innovativa, dal momento che l’opera riesce efficacemente a restituire uno spaccato realistico degli “Anni di piombo” e del malessere di chi li ha vissuti senza risultare un’arida cronaca giornalistica.
Con il canto, l’Opéra, il violino, non manca certo il rimando all’importanza dell’arte nella vita dei personaggi ma anche nella vita di tutti, secondo la percezione dell’autrice. Per rafforzare la preminenza della componente artistica, la Lami arricchisce il testo con la presenza di illustrazioni che rappresentano parti della storia: piccoli quadri delicati che accompagnano l’immaginazione e favoriscono la musicalità di cui prima, non tradendo la dolcezza della penna.
Come nel suo altro libro, pubblicato sempre dalla nostra agenzia letteraria nella sua veste eccezionale di casa editrice, @tristran @yseut. Una storia nata dai frammenti di Béroul, seppur nettamente diverso per tipologia, anche in questo caso l’autrice dimostra la propria attenzione ai valori familiari e la maniera di trattare con leggerezza argomenti di peso, nel primo caso a livello letterario, nel secondo a livello storico.
Francesca Lami si conferma una scrittrice di grande sensibilità, dal tocco delicato, che, a partire dal proprio stile sino alla scelta di una tipologia di romanzo breve, non trascura nessun aspetto e si dimostra grande e attenta conoscitrice delle problematiche, vecchie e nuove, che coinvolgono le generazioni, vecchie e nuove.

Ilaria Iacopino

(direfarescrivere, anno XVI, n. 172, maggio 2020)
 
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