Anno XV, n. 163
agosto 2019
 
In primo piano
La forza della poesia: valido baluardo
per l’uomo e il suo riscatto sociale
Per Edizioni del poggio Mariangela Costantino scrive una silloge
sulle amenità e le tragedie della vita: vincitrice del premio Asas
di Giuseppe Chielli
La vita è fatta di alti e bassi, e scorre inesorabile. Fermare i suoi attimi è particolarmente difficile, soprattutto in una società sempre più materialistica e consumistica, nella quale ben pochi sono i momenti e gli strumenti che potrebbero giovare alla riflessione. La nostra anima, spesso, è ammantata di un vuoto esistenziale. Uno dei pochi modi per tirare fuori quello che si ha nell’anima è proprio la poesia.
E se il confine, o il monte dal quale si osserva e si riflette sul mondo, fosse una modalità grazie alla quale poter riflettere anche su se stessi? A questa tematica cerca di rispondere la silloge poetica di Mariangela Costantino, Il confine, (Edizioni del poggio, pp. 82, € 7,50): sembra aver raggiunto il suo intento dato che è risultata vincitrice della miglior silloge inedita del VII premio internazionale poetico-letterario del 2019 bandito dall’Associazione siciliana arti e scienza.
In apertura del testo l’editore, Peppino Tozzi, afferma che il mondo ha bisogno di poesia, nonostante non sia economicamente conveniente pubblicarla, un bisogno che si dimostra più forte «mai come in questa nostra era così controversa, con una umanità allo sbando, senza ideali, senza valori». Per confermare questa sua dichiarazione cita un pensiero dell’attrice Monica Vitti di cui si legge: «La poesia è una grazia, una possibilità di staccarsi per un po’ dalla terra e sognare, volare, usare le parole come speranze, come occhi nuovi per reinventare quel che vediamo».
È presente anche una Introduzione in cui la presidente dell’Asas, Flavia Vizzari, esplica lo scopo principale del premio, di unire letteratura e poesia e in cui ringrazia i soci che, grazie al loro contributo, rendono questo premio una realtà ogni anno.

Comprendere il confine
Per capire al meglio la silloge essenziale è la Presentazione della professoressa Maria Teresa Landi, che ricorda al lettore come questi componimenti siano espressone dell’intimo dell’autrice, delle sue inquietudini, e delle ansie. La Costantino quindi tenta di superare mediante la scrittura tale barriera, quel confine preposto che indica «l’inizio di un nuovo percorso, e perché no, l’occasione buona per conoscersi, crescere, capire che nulla è immutabile, tutto può cambiare».

Il linguaggio, specchio dell’anima e dei versi
La sfera e il valore dei sogni, il valore straordinario della poesia… sono alcuni tra i temi di questa silloge. Durante la lettura si possono notare alcuni echi letterari: da un lato un omaggio alla poetica del Romanticismo ottocentesco, e di Leopardi in maggior misura, come si evince dalla concezione idealistica dell’uomo che in solitudine contempla e medita sulla sfera dell’esistenza, raffigurata dalla visione di un lontano orizzonte, che può essere oltrepassato. Questi aspetti dipingono in parte anche la figura dell’uomo romantico, di cui la Costantino può aver preso ispirazione nei versi dello scrittore lord Byron.
Il registro linguistico particolarmente elevato, simbolo di un essere inquieto, e la metrica sciolta dei componimenti si fanno baluardo della libertà di espressione e come atto distintivo, in cui la poesia si fa riconoscere tramite il suo lirismo. Tra i primi temi si trova quello dell’addio. Nella poesia L’anima non ha fine, dedicata alla madre, si ricorda che anche un addio può essere un confine, simbolo del distacco da anni passati insieme, ma che non va visto come ostacolo insormontabile perché l’anima non ha mai fine. Si legge infatti: «Quando d’un solo battito/ lascerò la vita/ ed il tremore nel solco lacerato/ di oscuri rimandi e di silenzi,/ti stringerò la mano madre mia», per poi concludere con «Ti porterò una nuvola fiorita/ l’anima non ha fine,/ sgorga». Il lungo viaggio che ci attende può essere difficoltoso, intervallato da “correnti”. In modo particolare, nel componimento Eccomi si dice: «Vita! Sei sagoma lontana senza volto/ groviglio spinoso/ tagliente residenza./ Il viaggio fu sepolto/in mezzo a case scarne nei dirupi[…]». A causa dell’impossibilità di vedere fino in fino in fondo la sfera della realtà, nella poesia Ti scrivo viene espresso questo pensiero sulla caducità di alcuni sogni: «Se il vivere del sangue lento/ gocciola spine/ tra palpebre distanti/se il vivere è morire/ dimmi/ se il vivere è morire/ mi spoglierò dei sogni». La stessa vita è illusione, e i sogni altro non sono se non una fonte di nostalgia, come la Costantino scrive sempre in Ti scrivo: «Sono illusione i sogni/ miraggio menzognero/ ma ho nostalgia di loro/ e fingo, fingo […]».
Superare quella siepe, quell’orizzonte tanto caro a Leopardi, portando l’uomo verso l’infinito, può essere un rischio perché c’è la possibilità di cadere in un baratro. Questo è il tema della poesia L’anima salvata, nella quale si può leggere: «Perso è quell’uomo/ che non ha più sponde/ siede sul chiaro/l’anima salvata». I sogni fanno “divorare le albe”, ma, come si ricorda in Respirai le stelle, quando finisce l’ebbrezza degli stessi, si traccia l’impietoso bilancio della vita passata, dal quale l’autrice dichiara che avrebbe voluto «favole di pianto/ cascate di magnolie/un volo, un canto./ Non ebbi che inverni/ e nevi/ e notti». Lo stesso concetto viene ribadito in Logaritmi dell’anima, dove si dice: «Posso salvarmi/ o lasciarmi andare/ non è distante/ il salto all’altra sponda,/ conduce a rive stanche/ l’illusione al tempo atteso». Dopo, le esperienze dentro l’animo umano lasciano il segno a fondo, e così in Pelle di fiati si dice: «Oh innocenza,/ non sarò mai la stessa/ pelle di fiati […]». La vita, infine, è eterno scorrere di un tempo in divenire, che avanza senza che l’uomo se ne accorga, ma che dentro di sé può trovare un vuoto incolmabile di nostalgia. La vita quindi viene vista come la luna che sembra seguirci quando camminiamo, o come una stella. Infatti in In questo vuoto acceso si dice: «Nulla brilla/ la stella che conservo/ è quella dei ricordi/ è percezione nitida […]».

La poesia: unica fonte di salvezza
In questo clima generale di tedio esistenziale e di angoscia, solo la poesia può redimere l’animo umano. Infatti, come si ricorda in Il bianco d’una stanza, unendo solitudine, natura e realtà: «Voglio narrarti/ del bianco d’una stanza/ e di quei prati/ intrisi d’erba fresca».
Dunque, la vita è una strada impervia, e in salita. La felicità e i sogni sono solo dei banali palliativi, contro una frenetica realtà, quella “natura matrigna” come verrebbe definita sempre da Leopardi. Solo la poesia ha il potere di riscattare l’umanità e la Costantino sembra averlo compreso fino in fondo, esorcizzando paure e timori sulla carta stampata, per farli rifiorire nell’animo.

Giuseppe Chielli

(direfarescrivere, anno XV, n. 163, agosto 2019)
 
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