Anno XIV, n. 155
dicembre 2018
 
In primo piano
L’indiscutibile “Regola” di Deywoss
e l’alba una nuova, stravolta Civiltà
Gian Corrado Stucchi tra l’horror e l’epico. Edito da Kimerik.
Un avvincente fantasy-distopico. Prefato da Renato Minore
di Gilda Pucci
Cosa succederebbe se un giorno Deywoss, il Signore e Creatore, «primo motore non mosso cui ci si rivolge cercando di comprendere fini e disegni», togliesse all’uomo la disponibilità della forza, ogni energia artificiale? Il mondo si ritroverebbe immediatamente in una terribile condizione di miseria e terrore, non saprebbe far fronte alla lotta per la sopravvivenza. Senza industrie, macchinari, mezzi tecnologici necessari per comunicare, allevamenti di animali, politica, banche, e qualsiasi altro ente amministrativo che gestisca bisogni e finanze, probabilmente senza regole di linguaggio con cui nominare il mondo e dar vita alle varie istituzioni che definiscono ruoli e rapporti, l’uomo non sopravvivrebbe neppure un giorno. Infatti mentre gli animali vivono di istinto e d’impatto immediato con la realtà, l’essere umano vi riesce solo tramite mediazione con il mondo, comunicando e trasferendo conoscenze acquisite e abilità tecniche, creando il reale.
Un fantasy ascrivibile al genere distopico, davvero curioso e interessante, interpretato con chiave antropologica quello di Gian Corrado Stucchi, Deywoss, (Casa editrice Kimerik, pp. 288, € 16,00), a cui fa riferimento il sito www.deywoss-librofantasy.it, che ne dà una perfetta e rapida presentazione e una prima interpretazione di lettura.
Sempre nel sito si fa riferimento a un secondo lavoro di Stucchi, di prossima pubblicazione. Il libro in uscita è Nero opaco, un romanzo ambientato nell’Africa equatoriale degli anni ottanta, periodo che ha visto in Nigeria il susseguirsi di diversi colpi di stato.
Tornando a Deywoss, esso, come è l’autore stesso a svelare nel corso di una recente intervista, nasce come progetto nella sua mente dopo la rilettura del breve diario del nonno Vittore, scritto durante la Prima guerra mondiale: se il sogno di portare a termine un romanzo era stato fino a quel momento accantonato, Stucchi spiega come questo episodio, e certamente una maggiore disponibilità di tempo, lo abbiano spinto a cominciare la stesura. L’ispirazione per la trama, invece, arriva dal libro di Robert Pirsig Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta ma solo per quanto concerne il tema del viaggio e della riflessione filosofica.

Il nuovo ordine mondiale di Deywoss
A livello più ampio, avendo a disposizione come riferimento e bagaglio culturale le letture del Manzoni e quelle di Garcia Marquez, sempre come chiarito dall’autore, egli ci propone, attraverso le pagine del romanzo, ambientazioni e atmosfere narrative preziose, oltre che un immaginario costituito da scene che richiamano, soprattutto nella presentazione dei personaggi all’interno del racconto e nell’impostazione della descrizione, qualcosa dell’Iliade. Seguendo la scia del “fantastico” di Sartre che «è la rivolta dei mezzi contro i fini», riferendoci per quest’ultima osservazione all’intervento di Renato Minore, critico letterario di rilievo nazionale che ne cura la Prefazione, Deywoss, il Creatore, sovverte l’andamento del pianeta, stravolge gli assetti sociali, trasformando le leggi della civiltà, che hanno portato allo sviluppo mondiale ma anche al suo tracollo apocalittico nel caos. Viene modificata la legislazione planetaria e la nuova Regola del Creatore prevede la tutela e la sorveglianza dell’uomo in stile Grande Fratello oltre che la riduzione della popolazione: «Sono colui che ha voluto la vita. L’umanità ha raggiunto con le proprie azioni un limite invalicabile. Novantanove su cento saranno levitati a caso affinché la densità del pianeta sia quella che più mi aggrada».
In questo clima inquietante e amabilmente horror, fondato su pene e punizioni durissime per chi osa ribellarsi e sovvertire il nuovo ordine mondiale, la trama si snoda con ritmo scorrevole ed estrema fruibilità delle azioni e dei contenuti; i personaggi sono ben delineati e tutti alla ricerca di un riscatto sociale che apparentemente sembra vano ma di fatto raggiunto o promettente.

Il sociale calato nella fantascienza
Ogni storia è avvincente, a partire da quella semi-biblica, se vogliamo, di Garbass e Nepo, poi quella di Zeyp, una donna splendida e acuta nello spirito, abile nella recitazione dei classici, della quale Stucchi prende il “la” per offrirci un’immagine quasi sacra della donna; la narrazione diventa un bellissimo dipinto fiammingo: «Si stava pettinando i lunghi capelli neri, nuda davanti allo specchio. Sulla sua destra, al di là dell’ampia vetrata che dava sulla terrazza, si apriva un’immensa vista sul golfo placido». Questo è solo un esempio dello stile pittorico e fortemente visivo di Gian Corrado Stucchi.
Il tutto è ben assestato, originale, intrigante e seducente nell’affrontare tematiche sociali e antropologiche calate nell’iperuranio della fantascienza. Nella storia di Nepo è evidente un mondo apocalittico, del tutto irrazionale e non organizzato, dove le carestie, il non riuscire più a dominare la natura con la coltivazione o allevando il bestiame, costringe l’uomo a vagare. Bellissime e cariche di emotività sono, quelle che potremmo definire delle riflessioni messe in corsivo e sparse fra i capitoli del libro. Il finale è aperto e lascia intravedere un possibile seguito e la possibilità di un secondo romanzo.
Il libro si sviluppa con un lessico semplice, non è affatto pesante e fa riflettere antropologicamente sulla “non-onnipotenza” dell’uomo. Un romanzo di qualità che potrebbe affascinare i rivoluzionari, ma anche i sognatori o chi spera semplicemente che domani arriverà un mondo migliore, un altro mondo dove l’antropocentrismo distruttivo potrebbe trasformarsi in una “multivisione” conciliatrice ed evolutiva. Del resto, consapevoli che un mondo “dittatoriale” costituito da esseri quasi virtuali, inibiti e monitorizzati come nel racconto non è la soluzione. Il testo, seppur estremo per certi versi e toccando alcuni tasti, è attuale e interessante. Un buon prodotto, un momento di crescita, dunque, un ottimo specchio, sebbene amplificato, per analizzarci a fondo come società e come individui. Non ci resta che augurarvi buona lettura!

Gilda Pucci

(direfarescrivere, anno XIII, n.142, novembre 2017)
 
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