Anno XIV, n. 153
ottobre 2018
 
In primo piano
Molte domande sul mondo: le risposte
arrivano dall’arte e dalla letteratura
Un romanzo esplorativo di Moreno Berva, ricco di vividi colori.
Uno connubio di immagini e parole dalla casa editrice Kimerik
di Gilda Pucci
L’ispirazione per uno scrittore può arrivare all’improvviso, da uno spunto qualsiasi. Anche, volendo, partendo da un dipinto. Il gioco dell’estetica, i dipinti evocativi, nati dall’inconscio, dalla vita pulsante e sommersa dell’artista, stuzzicano la fantasia dei letterati che ne sviluppano delle opere parallele in dialogo con il dipinto, sotto forma di poesia, di prosa, opere cinematografiche, fotografiche o teatrali.
Moreno Berva nel suo libro Il Resto del mondo (Kimerik, pp. 280, € 25,00) evidenzia proprio questo stretto connubio fra arte e letteratura, “ospitando” all’interno del suo testo 17 saturazioni, tutte in pittura astratta, create da Pano Parini, grande amico di scambi culturali: l’artista adotta tecniche pittoriche particolari come graffiature, linee orizzontali e diagonali discontinue e spezzate, e vaste spatolate di colore che regalano immediatamente, a chi legge e osserva, forti input emotivi.
Berva parte proprio dalle creazioni di Parini per dare vita al suo romanzo. Per evitare che le saturazioni inserite con cura nel testo potessero perdere, una volta adattate, dettagli rilevanti, egli ripropone solo alcuni di questi particolari a grandezza naturale, invece che le tele per intero. Le immagini dai colori vividi, dai simboli stilizzati, dalle bellissime forme che si sovrappongono accompagnano la bella penna dell’autore, generando una brillante equazione biunivoca tra scrittura e figura. Un bel sodalizio capace di generare emozioni importanti e profonde, senza mai sminuire il senso del libro, anzi, arricchendolo.

Che cos’è il mondo per Berva?
Il testo ha un’originale natura investigativa. L’indagine è condotta da un giornalista, ma non si tratta della solita inchiesta, poiché egli cerca di svelare una delle verità a cui l’uomo cerca una risposta praticamente dalla notte dei tempi: il protagonista, infatti, vuol scoprire che cos’è il mondo e lo fa offrendoci i molteplici punti di vista che assumono i diversi personaggi che intervengono nella vicenda, con la loro fede e le loro convinzioni incrollabili. Il mondo di Berva è dunque dominato dal prospettivismo, è multiforme e vario. D’altronde «lo scopo di quest’indagine non è trovare un colpevole, un movente e una vittima. Lo scopo è uscire dal proprio io, distanziarsi dalla propria individualità e riflettere sulla realtà che ci circonda, esaminandola, confrontandosi e scontrandosi con essa», sostiene Giulia Martiradonna, autrice della Prefazione al testo.

Il linguaggio
Il mondo di Berva è concepibile solo con un linguaggio elevato in cui ogni termine sembra essere stato attentamente selezionato dallo scrittore per permettere a quella particolare frase di evocare e narrare al meglio, di suggerirci esattamente “quello” e “quello” soltanto.
Con una forte dose di aggettivi, con metafore e altre figure retoriche scelte accuratamente, che mettono in risalto la raffinatezza dello stile dell’autore che qualifica non solo il contenuto ma anche la forma, si evidenzia questa visione del mondo caotica, multipla e scomposta come la luce che si frammenta in un prisma da cui poi si originano tanti fasci colorati diversi, tante saturazioni, numerose immagini.

La risposta, forse, nell’arte
Testo e immagine si legano perfettamente e si richiamano a vicenda. Che allora la risposta a cos’è il mondo sia forse l’arte? Che sia la ricomposizione dei frammenti dei vari dipinti? Che si debbano mettere insieme tutti i punti di vista e unire le opinioni e le fedi individuali senza divisioni? Che la risposta sia in ciascuno di noi e in nessuno preso singolarmente?
Un libro sicuramente particolare questo di Berva, in cui il messaggio che si vuol dare viene veicolato attraverso i diversi canali della comunicazione, dalla scrittura a tutto ciò che è visivo.
Un romanzo originale e variegato, in cui nulla è scontato, un libro che si sfoglia con piacere e il cui contenuto, di ampio spessore filosofico, è spunto di riflessione e, volendo, di critica. Un testo che ci fa comprendere meglio l’arte, un testo che ci fa conoscere meglio noi stessi che dell’arte siamo il punto d’origine, un testo che forse ci permette di scoprire la vera essenza del mondo.
Berva crea così, regalandolo al lettore, il suo mondo di domande e risposte, tramite immagini, colori, parole.

Gilda Pucci

(direfarescrivere, anno XIII, n. 141, ottobre 2017)
 
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