Anno XVIII, n. 203
dicembre 2022
 
La recensione libraria
Una toccante corrispondenza
sui temi della fede, della vita
e (anche) della morte
Lettere e riflessioni esistenziali
di due autori per Rubbettino
di Emiliano Peguiron

Chiedo istruzioni ogni notte (Rubbettino, pp. 128, € 9,50) è un volume scritto a quattro mani da Antonio Cavallaro, tra i responsabili della comunicazione della Rubbettino, per la quale si occupa anche di editoria religiosa, e giornalista per il Quotidiano del Sud, e da Sonia Serazzi autrice di altri tre libri per la casa editrice calabrese (Non c’è niente a Simbari Crichi, …E le ortiche c’hanno ragione e Il cielo comincia dal basso).
Nello specifico si tratta di un testo costituito da una fitta corrispondenza, da una serie di “botta e risposta” in cui i due autori si confrontano sui temi più disparati: il senso della vita e della morte, la spiritualità, la fede e la speranza. Le lettere ricoprono un arco temporale che parte dall’11 dicembre 2020 e arriva al 25 ottobre 2021. Ad aprire e chiudere le danze ci pensa Sonia che esorta l’amico a non perdere la speranza e, nel frattempo, attraverso l’ascolto e le confidenze scambiate apprende, si interroga sulle questioni dell’esistenza e avanza interpretazioni con l’amico di penna.
Un testo, dunque, non soltanto “religioso” ma dotato di implicazioni filosofiche e di concetti espressi con raro tatto come, ad esempio, quello dell’amicizia. Di tutto ciò proponiamo un’analisi.

Confronto e conforto
Chiedo istruzioni ogni notte prende le mosse da una breve introduzione al testo di Serazzi che ne espone una prima peculiarità: «Queste lettere arrivano a rinsaldare un’amicizia nata in mezzo alla carta». Dunque, l’amicizia che nasce dai libri, dalla conoscenza. Nel concludere il suo breve intervento l’autrice asserisce: «Forse perché insieme speriamo in un Dio che abita in mezzo a noi, e che da sempre cuce pelle da aggiungere alla pelle di quelli che si scoprono nudi». Poco prima si legge il termine “semplicità”, anche nel senso di genuinità, una semplicità che si riscontra nelle lettere imbevute di quotidianità, di piccole gioie ricevute dalla vita e di grandi dolori causati dalla morte, non solo fisica ma spirituale. Infatti, la prima lettera firmata da Sonia si apre così: «non mi convince quel tuo considerarti ai margini della fede. Credo invece che proprio la luce obliqua e dimessa sia la cifra di ogni rivelazione». Uno smarrimento che non è definitivo ma che, al contrario, rappresenta una tappa, un altro tassello nel consolidamento della fede, sentimento che si lega a doppio filo con il concetto di speranza.

Fede e speranza
Nella fitta corrispondenza intercorsa tra i due autori troviamo molteplici riferimenti biblici, citazioni per così dire “riadattate” che provengono dall’Antico testamento e dal Nuovo testamento (con un’attenzione particolare alle lettere paoline). Queste citazioni sono significative per quanto riguarda le vite e le formazioni dei due autori ed esplicano alla perfezione il legame tra fede e speranza: «La fede ha una misura, insomma c’è una qualche larghezza dell’anima che solo il Signore conosce, e di cui terrà teneramente conto (Ef 4,7-13)».
Inoltre, tali citazioni prendono la forma della “parabola” affiancata da ulteriori parabole che rappresentano i racconti quotidiani dei due scriventi.
Specialmente nel caso di Sonia, infatti parlando della sua nipotina che in un’occasione le disse «Zia, tu c’hai le mani magiche: noi piangiamo e tu ce lo fai passare», Serazzi scrive: «Credo però che la bimba, considerato che ancora andava all’asilo quando le parve di scorgere in me un qualche carisma, si riferisse al mio asciugarle le lacrime con le dita, mentre la confortavo parlandole. Erano i miei discorsi a soffiarle sugli occhi, ma lei non lo comprendeva del tutto, quindi si concentrava sulla magia delle carezze».

Cullati dalle riflessioni
Come si è potuto notare le riflessioni di Antonio e Sonia – scriviamo solo i nomi perché si presentano a noi non come autori “inarrivabili” ma quasi come amici intimi che si svelano nelle loro confidenze – non sono del tutto positive, anzi. Spesso, infatti, fanno i conti con il senso della vita e tutte le sofferenze che, inevitabilmente, essa riserva a ognuno di noi. Eppure, il tono è sempre pacato, sempre disponibile verso l’altro: non solo nei confronti dell’amica e dell’amico che leggono le lettere e poi vi rispondono ma anche e soprattutto nei confronti dell’ipotetico lettore. Si ha l’impressione che tutti gli spunti che vengono concessi da quest’opera dopo aver suscitato una certa curiosità, ci cullino verso le domande e verso le momentanee risposte.
Spunti riflessivi (i nostri) che ci accompagnano verso una conclusione attraverso il significato del titolo, estrapolato anch’esso da una citazione biblica: «Eppure un salmo mi assicura che l’Altissimo istruisce nel sonno i propri figli (Sal 16,7), allora io, fiduciosa e vagabonda, chiedo istruzioni ogni notte».

Emiliano Peguiron
(direfarescrivere, anno XVIII, n. 202, novembre 2022)
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