Anno XVIII, n. 199
luglio-agosto 2022
 
La recensione libraria
I meridionali: persone meschine
e attaccate al passato? Non è così.
Vi spieghiamo perché e “percome”
Il Sud non è chiuso ma punta
sul territorio. Per Nep edizioni
di Mario Saccomanno
I miti sono narrazioni favolose che contengono esposizioni idealizzate, spesso pregne di un significato etico-morale. Per esempio, se ci si addentra nella dimensione filosofica, scandagliando in particolare l’apparato dialogico delle opere platoniche, si nota come questo tipo di racconti risultino enormemente utili all’economia complessiva dei testi poiché capaci di supplire finanche ai limiti della ragione e dell’esperienza.
In merito, basti soltanto notare come nel Fedro, nel Simposio o nella Repubblica, accanto a una dimostrazione razionale, si rinviene proprio un’asserzione artistica così decisa, al punto da far cogliere con più immediatezza le teorie proferite dalle figure messe in scena dal celebre filosofo greco.
A ben vedere, anche volendosi discostare dai terreni propriamente filosofici, l’accezione moderna di mito è del tutto differente da quella appena passata in rassegna. Infatti, le affermazioni attorno cui ramificano oggigiorno questo tipo di narrazioni sono perlopiù basate su meri presagi e credenze.
In tal modo, il mito cede il passo al suo opposto: la superstizione. Di più: i tratti che connaturano i racconti mitici odierni, anche quelli pregni di aberrazioni, generano sovente valori. Così, in base alla cultura che contrassegna un determinato luogo, proprio questi valori assumono connotazione positiva o negativa, utile o dannosa.
Giulia Greco, nel suo pungente testo A Sud. I miti da sfatare (Nep edizioni, pp. 52, € 12,00), discute con insistenza delle derive di alcune connotazioni mitiche odierne che macchiano sovente l’immagine sia del Meridione, sia del meridionale.

Aprirsi ai cambiamenti
Il punto fondante intorno cui gravitano le analisi che conformano il testo è la lucida osservazione del grado di coscienza ormai raggiunto nel sud Italia. Così, l’autrice, nel tratteggiare i connotati odierni dei meridionali, sfata con vigore il primo mito, equivalente a un pregiudizio, forse quello che più di qualunque altro tarda a morire. Si tratta della narrazione che dipinge gli abitanti del Mezzogiorno come esseri guitti, abbarbicati alle loro tradizioni, dalle quali non si distaccherebbero per niente al mondo.
A questa visione Greco contrappone la capacità odierna di valorizzare con sempre più insistenza e in maniera proficua i luoghi che caratterizzano la propria terra. Così facendo, il territorio si carica gradualmente e in modo quasi inarrestabile di una ricchezza non solo morale, ma anche economica.
Non è un caso che, da questo punto di vista, nel libro compaiano ampie analisi in merito alla massificazione turistica e ad altri aspetti similari. I tratti peculiari di questi processi rivelano un attivismo tale che, nonostante seguiti a trascinarsi diverse e rilevanti problematiche – che Greco non dimentica affatto di far presente ai lettori –, cerca di spazzare via il ripetersi degli errori compiuti nel passato.
È proprio il tema degli errori e delle problematiche ad agire da controparte a quanto viene discusso nei vari capitoli del testo che si sta prendendo in esame. L’autrice chiarisce a più riprese questi aspetti. In particolare, risulta proficuo riportare una metafora che funge da monito rispetto a quanto affermato: «Come la punta dell’iceberg sembra abbia assorbito connotati positivi, nello stesso modo si può sciogliere completamente e può far ritornare il Sud quello di un tempo».

Acquisire consapevolezza
Ogni pagina del libro si carica di un’aurea atmosfera di rivincita respirata in particolar modo nelle forti motivazioni riscontrate in una terra che, afferma l’autrice, «negli ultimi anni sembra riemergere dalle ceneri».
Così, quanto mostrato nel testo è l’urgenza di rivalutare continuamente i propri tratti in maniera tale da collocarsi con criterio nelle dinamiche odierne. Da qui, soprattutto l’emergenza pandemica, che ha imposto nuovi e tragici scenari quotidiani, serba, nella ripresa che marcherà il prossimo periodo, un’occasione che, sottolinea Greco, «andrebbe annoverata tra le opportunità che potrebbero ricapitare solo tra un centinaio d’anni se tutto va bene».
Ecco perché risulta inevitabile far presenti le concrete speranze, in particolare mettendo ben in luce come proprio nel Sud non persista l’incontrovertibile saldarsi alle tradizioni, in ogni loro aspetto.
Al contrario, la voglia di cambiamento pervade ogni cosa e trasforma radicalmente svariate abitudini. Così, Greco mostra che affermare «che il Meridionale nella mentalità e nello stile di vita è rimasto quello di un tempo vorrebbe dire declamare una falsità», cioè rinfocolare un pregiudizio, una vera e propria superstizione mitica.
Dunque, nel libro è chiarito a più riprese come i meridionali facciano parte a tutti gli effetti di un mondo globalizzato, segnato da stili di vita basati sulla partecipazione. Il tutto, andando il più delle volte a mettere in dubbio le certezze acquisite in diversi secoli. Accanto agli errori, comunque inevitabili, questo modo di intendere il quotidiano e il proprio stare al mondo, fa sì che si dia «una nuova linfa e una rinnovata sensibilità» alla propria terra.
Senza alcun dubbio, così facendo il Sud Italia perde gradualmente la funzione di spugna che ha avuto troppo a lungo e si lega in maniera indissolubile alle dinamiche attuali. Questo rilancio è segnato anche e soprattutto dal ruolo svolto dal Mediterraneo, con l’intendere nuovamente le sue acque come Mare nostrum che riesce a ricamarsi nuovi spazi nel mondo globalizzato.

Rifuggire le semplificazioni per emanciparsi
Greco rifugge tutti i modelli che hanno come loro intento la mera semplificazione della realtà. La conoscenza del Sud non può prendere le mosse da semplificazioni che portano soltanto a snaturare. Proprio di questo si imbevono i miti da cui conviene allontanarsi.
Per questo motivo, nell’osservazione capace di destrutturare le narrazioni mitiche che deturpano il Meridione, l’autrice discute non solo dell’emancipazione e dei traguardi raggiunti nell’ultimo periodo, ma anche e soprattutto dei modi attraverso cui questi risultati si sono potuti verificare. In particolar modo, sono gli strumenti tecnologici e l’immediatezza della comunicazione ad aver recitato i ruoli primari in questo percorso tracciato dall’autrice.
La nuova concezione di Sud che mostra Greco si lega all’Europa, a un mondo globalizzato e, come già affermato, al riaffermarsi del Mediterraneo come Mare nostrum, che diventa vero e proprio punto focale del rilancio di questa terra. Da qui, i nuovi sviluppi rispondono anche e soprattutto alle sfide più importanti della nostra attualità.

Mario Saccomanno

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 195, aprile 2022)
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