Anno XVII, n. 187
luglio-agosto 2021
 
La recensione libraria
Prevenire ed educare: importanti
per la lotta contro l’usura, in campo
economico e anche sociale
Per Infinito, Giuffrida e Ciatti
analizzano il fenomeno
di Mario Saccomanno
Quando si discute di usura si deve precisare che si ha a che fare con un fenomeno troppo spesso sottovalutato. Di sicuro, esiste da sempre e le sue ramificazioni sono molteplici al punto da coinvolgere chiunque, non solo piccole cerchie sociali. L’usura non risparmia nessuno e si annida in vortici che scaturiscono spesso da aspetti ritenuti secondari della propria quotidianità. In ogni contesto di vita, nel momento in cui i conti non tornano più a causa un ventaglio davvero variegato di motivi, ecco che si diventa prontamente cattivi pagatori. Occorre subito far presente che nel corso del tempo l’usura si è sempre adattata alle caratteristiche precipue d’ogni contesto storico. Da qui, è necessario sottolineare che ci si trova dinanzi a un fenomeno che, ancor prima di essere storico, ha una veste sociale.
Sono questi alcuni degli aspetti principali da cui scaturiscono le analisi di Salvatore Giuffrida e Luigi Ciatti contenute nel testo La mano nera. L’usura raccontata da chi è caduto nelle mani di strozzini e clan (Infinito Edizioni, pp. 144, €14,00). Il fenomeno nutre la necessità di essere «in continua evoluzione, eterogeneo e camaleontico». Da questo bisogno si nota il moltiplicarsi di condizioni – anche molto distanti – in cui si cela il flagello dell’usura. Sono svariati i modi attraverso cui si manifesta e a cui bisogna far cenno per comprendere la gravità del fenomeno descritto nel testo. La difficoltà è rinfocolata anche dalle caratteristiche specifiche che presentano i vari contesti sociali e territoriali d’Italia. Infatti, per uno sguardo poco attento, sono tutti aspetti che non consentono di trovare facilmente un filo rosso. In effetti, una struttura tanto articolata non rende soltanto complicata la spiegazione, ma anche molto più pericoloso il fenomeno stesso che, a sua volta, si fortifica al punto da essere sempre più difficile da estirpare.
L’usura è sempre più intimamente connessa alla mafia. Infatti, è diventata «uno strumento nelle mani dei clan per controllare l’economia, il territorio, il quartiere, le città. Proprio come il pizzo». Il giro d’affari è così enorme che anche solo calcolarlo è un’impresa ardua..

Prevenzione ed educazione: le strategie per contrastare l’usura
Gli autori sottolineano a più riprese come eventi epocali – come la crisi del 2008 e il contesto pandemico odierno – presentino strascichi in più ambiti. A livello individuale non è raro riscontrare come crisi del genere facciano vacillare tutti i fragili equilibri economici costruiti a fatica, fatti di rate e imminenti scadenze. Così, molte famiglie «finiscono per cadere nelle mani degli usurai che colgono subito la nuova opportunità mietendo vittime sia tra i dipendenti che fra i pensionati». Proprio per questo motivo, risulta importantissimo capire le strategie da mettere in campo per contrastare l’usura. Nel testo è mostrato chiaramente e a più riprese come la prevenzione e l’educazione all’uso responsabile del denaro siano gli aspetti fondamentali di «una sfida ambiziosa che rimane però la vera soluzione al flagello dell’usura».
Prima di analizzare l’importanza che assume la denuncia, che consente di vincere battaglie importanti contro il fenomeno, gli autori sottolineano energicamente che «l’usura sarà vinta quando saranno rimosse le cause che spingono le persone a finirci dentro». Ecco perché l’educazione all’uso responsabile del denaro è l’arma più affilata di cui si dispone, è il tema centrale nella discussione relativa alla difesa dei diritti dei cittadini. Ancor più, il problema che sta a monte e che viene indicato con forza nel libro è «l’impossibilità ad accedere a un credito giusto, equo e legale». Si tratta dell’esclusione finanziaria. È evidente che la fragilità che ne scaturisce è stata ancor più evidenziata dalla pandemia. Nel testo, andato in stampa a pochi mesi dalla fine del lockdown, ma prima della seconda ondata, si respira l’urgenza di fare i conti col dramma della quotidianità che molte famiglie hanno dovuto e devono affrontare poiché il rischio «di far esplodere» il sovraindebitamento e l’usura appare davvero alto. Dunque: il contesto pandemico, che tarda a risolversi, mette in allerta maggiore non solo il presente, ma anche le caratterizzazioni che possono riguardare i prossimi anni. Infatti, l’esclusione finanziaria, aggravata dagli effetti del Covid-19, potrà presentare effetti che «rischiano d’essere invisibili e devastanti».
Il legame tra esclusione finanziaria ed esclusione sociale è spesso inscindibile. Di sicuro, sono molti i punti di domanda che la nuova crisi scaturita dal virus lascia aperti e alimenta giornalmente, in particolare perché «mancano gli anticorpi economici, soprattutto dentro lo Stato, per opporsi alle conseguenze del virus». È in questo limbo di incertezze e di mancanze statali che si annida la criminalità, la mafia, anche sotto forma di usura. La situazione è ancora più aggravata se si considera che il Coronavirus ha «influenzato le dinamiche dell’usura modificando la tipologia delle vittime coinvolte e le modalità di erogazione dei prestiti». Proprio in questo contesto nascono i micro-prestiti, con interessi anche più bassi rispetto a quelle che sono le percentuali solite. Nel testo è spiegato come questo modo d’agire tipico dell’usuraio è compiuto affinché appaia agli occhi delle vittime come un amico, un benefattore, l’unico in grado di risollevarlo dalla condizione drammatica in cui si è trovato a vivere.

La piega decisa che ha assunto l’usura dagli anni Duemila in poi
L’usura è diventato uno strumento quasi sempre in mano a clan e a gruppi organizzati «che non fanno sconti a nessuno, sfruttano le crisi congiunturali e trovano nuova linfa anche tra i sovraindebitati». Tutte le analisi compiute dagli autori e contenute nel testo si basano su vicende concrete. Questo modo di procedere è sintomo di una forte urgenza pratica di contrastare con forza il fenomeno. Il libro è una delle armi di cui si dispone e in cui confluiscono decenni trascorsi ad ascoltare le vittime di usura. Ecco perché è costellato di storie di persone che hanno affrontato questo flagello col desiderio di poter tornare a «camminare da uomini liberi».
Gli autori sottolineano come il fenomeno dell’usura abbia preso una piega decisa negli anni Duemila e di come riguardi ogni parte della Penisola. I clan mostrano sempre pazienza, fiutano il contesto storico, le possibilità date dalle difficoltà generali in cui chiunque vive, come quella ghiotta segnata dal virus. Eppure, a ben vedere, nel testo emerge una differenza notevole tra nord e sud Italia: «Rispetto al nord, la società civile del sud sa riconoscere la presenza della criminalità organizzata dietro questi comportamenti criminosi, mentre il nord fa ancora fatica». Dunque, è chiarito come nel Settentrione si presenti una situazione paragonabile a quanto vissuto nel Sud fino a trent’anni fa, periodo in cui l’usura veniva sovente negata, non la si sapeva riconoscere e ci si meravigliava quando veniva scoperta. Parafrasando il celebre inizio del Manifesto di Marx, gli autori del testo che si sta prendendo in esame affermano che c’è uno spettro che si aggira per le famiglie e intimamente connesso con l’usura: prende il nome di sovraindebitamento. Inoltre, gli autori mettono in risalto un altro aspetto spinoso, comunque legato saldamente a quanto affermato finora: far notare come l’usura si nasconda molte volte dietro ad altre patologie, come la ludopatia.

Un fenomeno presente in tutta Italia e assimilabile al reato mafioso
«L’usura è diventata una minaccia sociale, un fenomeno strutturato, gerarchizzato, di tipo associativo, assimilabile al reato mafioso: lo spiegano le storie narrate in questo lavoro». Queste parole riassumono le tante vicende, i numerosi esempi di realtà comuni di cui il testo si nutre. Infatti, nelle pagine si incontrano le storie di persone che si sono trovate a fare i conti con una quotidianità alquanto complicata, in cui appellarsi agli usurai è stata considerata come unica via di fuga dai problemi economici sorti. Realtà felici che sono state d’un colpo investite da eventi inaspettati, comunque percepiti come nonnulla, di facile soluzione. Affidarsi agli usurai è un qualcosa che si prospetta sempre provvisorio, compiuto per rimettersi presto in carreggiata. Al contrario, le vicende riportate nel testo mettono in risalto come si finisca sempre in una spirale da cui uscirne risulta praticamente impossibile.
I prestiti si rivelano sovente specchietti per le allodole, trappole per impossessarsi d’ogni cosa, punto di non ritorno per consegnare ogni bene in mano ai criminali. Sono storie contrassegnate dalla prepotenza e, ancor più, dall’ingiustizia. Del resto, anche la Prefazione di Roxana Romana, vittima della violenza dei Casamonica, mette in risalto la sua grande forza di denunciare i metodi mafiosi utilizzati nei suoi confronti. Sono vicende in cui spesso si deve mostrate una forza esteriore che inevitabilmente cozza con quella guerra interiore che divampa e che necessita di sostegno, di un supporto trovato negli strumenti legali sorti per combattere la mafia.
In merito, è opportuno riportare quanto affermato dagli autori: «Sfatiamo un mito ricorrente quando si parla di mafia. Nella lotta all’usura, lo Stato c’è. A volte è lento, ma c’è. Moltissimo dipende dalla denuncia da parte delle vittime». Solo dalla denuncia inizia il percorso che sfocia nel ritorno a una vita normale. Nel terrore giornaliero, in cui la vita diventa solo un rincorrere continuo di scadenze e incontri, e in cui non è raro fare i conti anche col pensiero di farla finita, emerge dai racconti inseriti nel testo la catarsi, il lento recupero, comunque sempre alimentato dalla forza trovata nel denunciare quanto vissuto. Per questo motivo, la denuncia è il primo passo da compiere affinché si possa porre fine alle minacce e alle violenze subite. Del resto è evidente, così come chiarisce il giornalista e scrittore Enrico Bellavia, nel contributo posto a conclusione del testo, come il filo che separa un prestito a strozzo o il pizzo sia davvero molto sottile. Infatti, afferma in merito che: «Dappertutto ormai pizzo e usura vanno sempre più a braccetto». A questo si deve aggiungere anche i mezzi di cui si dispone, che includono, per esempio, anche il web, usato «come vetrina della criminalità organizzata». In questo modo, diventa ancora più difficile contrastare l’usura, anche e soprattutto perché «si annida dove meno te l’aspetti, persino tra amici, talvolta fra parenti».

L’importanza di evitare le condizioni adatte per favorire l’usura
Il testo non si sofferma su un contesto territoriale ristretto, ma spinge l’interesse verso tutta la penisola italiana. Intere pagine sono dedicate alle caratteristiche peculiari che presenta il fenomeno sia nel Settentrione, sia nel Meridione. In quest’ultimo caso, gli autori si soffermano sull’usura di sussistenza e quella di camorra. Quanto emerge è che l’usura è «intrecciata a stretto giro con un altro fenomeno tipico: la questione meridionale». Del resto l’usura nel Sud Italia è spiegabile anche e forse soprattutto a partire dal gap economico formatosi col Nord, a cui vanno aggiunti altri temi come la precarizzazione e la perdita del posto di lavoro. Da qui si può arrivare a comprendere facilmente come sia lento se non immobile l’ascensore sociale in ampie fasce di territorio italiano. Inevitabilmente, ogni cosa che presenta una scadenza può diventare un problema. È in una condizione come questa che «il ricorso al credito informale diventa una risorsa, non un rischio».
È in questo contesto che entrano nel giro anche i clan e «l’usura diventa strutturata e quasi sempre collegabile a un reato di tipo associativo, intimidatorio e legato al controllo del territorio». Dunque, l’usura è strettamente connessa al pizzo e al racket. È un aspetto che si comprende ancora meglio se confrontato con quanto riferito dagli autori in merito al contesto romano. Se fino agli anni Settanta il fenomeno era in mano ai cravattati di quartiere e «si finanziava soprattutto con le rapine», adesso sono presenti due profili distinti contrassegnati da una parte da «una galassia diffusa di piccoli e medi usurai» che compiono usura «in parallelo e in modo sommerso rispetto alla loro attività lecita» e dall’altra parte i clan, le organizzazioni criminali «per i quali l’attività usuraria significa raccogliere ingenti somme di denaro, riciclare contante sporco, costituire riserve monetarie per finanziare altre attività non necessariamente illecite». Gli autori spiegano come a Roma a investire siano mafie tradizionali e organizzazioni criminali autoctone che utilizzano anche i soldi dell’usura. Eppure, a questa triste realtà che riguarda tutta la Penisola corrisponde una forte azione compiuta quotidianamente da molte associazioni che operano attivamente sul territorio con assistenza e aiuto alle vittime.
A conclusione, è opportuno segnalare brevemente altri due aspetti che nel testo vengono discussi. In primo luogo, la leggerezza della pena nel reato di usura. Infatti, si nota come sia riconosciuto come un reato di gran lunga minore se confrontato a tutti gli altri che hanno un’impronta mafiosa. L’altra critica mossa dagli autori è nei riguardi del sistema bancario, nel fatto che «spesso non viene esercitata fino in fondo quella funzione sociale che non si può non riconoscere agli istituti di credito, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19 e le difficoltà della ripartenza». Di conseguenza, gli autori affermano che sono le istituzioni che devono far sì che non si creino le condizioni adatte a favorire l’usura.

Mario Saccomanno

(direfarescrivere, anno XVII, n. 186-187, luglio-agosto 2021)
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