Anno XVII, n. 188
settembre 2021
 
La recensione libraria
Il Novecento del Belpaese:
un secolo “lungo”, turbolento
ma colmo di eventi significativi
Miguel Gotor riscrive la Storia
italiana in tutti gli ambiti
di Alessandro Milito
Finisce con una sconfitta l’Ottocento italiano, il secolo del Risorgimento, delle tre guerre di indipendenza e dell’unificazione sotto i Savoia. Finisce lontano dalla Pianura padana e dalle divise austroungariche, impantanato nella difficile terra di Etiopia e macchiato “dall’onta” della sconfitta di Adua: nessuna potenza della Vecchia Europa aveva e avrebbe subìto una umiliazione di tali proporzioni in Africa, terra di brutale conquista e colonizzazione.
Inizia con una sconfitta militare l’ultimo libro di Miguel Gotor, L’Italia nel Novecento – Dalla sconfitta di Adua alla vittoria di Amazon (Einaudi, pp. 572, € 22,00), un volume in cui la violenza, il ciclico rifiuto dell’establishment costituito e la voglia di riscatto nazionale si ripropongono ripetutamente sotto diverse forme.

Un’Italia vivace e in continuo cambiamento
Adua fu un vero trauma, un’umiliazione nazionale ma anche l’occasione per resettare tutto, fare il punto di quei turbolenti decenni postunitari e tuffarsi nel nuovo secolo. La sconfitta sancì la fine politica di Crispi e avviò l’era di Giovanni Giolitti, l’assoluto protagonista dei primi anni del Novecento. Anni in cui il Paese conobbe una crescita economica, politica e sociale che forse avrebbe rivisto solo nel boom del secondo dopoguerra.
Ed è proprio questo uno degli aspetti che risalta nel Novecento delineato da Gotor: quello di un Paese vivace, teatro di cambiamenti a volte radicali altre volte sotterranei ma pur sempre presenti. Un’Italia in continua evoluzione che costruisce la sua identità nazionale a caro prezzo. Perché, l’altra costante del percorso proposto dallo storico, è la violenza, prima di tutto politica, del XIX secolo italiano. Le guerre mondiali, il fascismo e la Resistenza, le lotte operaie e studentesche e lo stragismo di matrice politica e mafiosa: l’Italia nel Novecento è un paese che cambia anche grazie (e nonostante) alle ripetute esplosioni di violenza.
Tutto ciò contraddice visioni semplicistiche molto in voga negli ultimi anni, caratterizzate da un compiaciuto disfattismo e atte a dipingere l’Italia come un Paese immobile, mai veramente in grado di reggere il confronto con le altre più importanti nazioni europee.
Il percorso di Gotor è costellato di tanti avvenimenti sapientemente selezionati e trattati, in grado di portare il lettore su diversi piani di riflessione, attraverso la natura multiforme e cangiante del Novecento italiano. In questo senso, le oltre cinquecento pagine rendono il volume corposo ma non troppo, vista la mole di eventi trattati e accuratamente sintetizzati senza perderne la loro anima.

Tra accuratezza e divulgazione
L’Italia nel Novecento è un solido affresco storico che riesce a destreggiarsi tra l’accuratezza accademica e l’immediatezza tipica della migliore divulgazione. La chiave di lettura del Novecento scelta dall’autore si regge su un consistente supporto bibliografico: numerosissime note e fonti citate, a volte in grado di stupire per originalità e freschezza rispetto ad altre trattazioni storiche. Infatti, la Storia raccontata da Gotor è costantemente accompagnata da un sottofondo musicale e poetico, come le numerose citazioni di autori letterari e cantautori si affrettano a dimostrare. Ciò si accorda perfettamente con il taglio del volume, che vuole proporsi come una storia d’Italia particolarmente attenta ai cambiamenti sociali, politici e culturali del Belpaese nel corso di quei decenni così vari ed intensi, ciascuno con una sua precisa fisionomia.
Un libro colto ma estremamente leggibile e fruibile anche da un lettore interessato a una consultazione meramente episodica o per la curiosità di particolari avvenimenti storici. Proprio quest’ultima modalità di lettura è facilitata da una titolazione dei vari paragrafi, mai troppo lunghi e dispersivi, accattivante e intuitiva.

Reazione ed eversione, riscatto e cambiamento
Tra le riflessioni storiografiche più significative trattate dal volume, particolarmente efficace è quella sulla Resistenza e sul valore fondativo che ebbe per la Nazione e la successiva Repubblica. Gotor rievoca bene il netto contrasto tra la disfatta dell’8 settembre, ideale “fine” di un certo tipo di Italia, e il riscatto collettivo e multiforme della lotta per la liberazione dal nazifascismo. Il valore civile della Resistenza e delle sue varie anime viene analizzato senza eccessi di retorica ma anche con un motivato rifiuto di qualsiasi forma di revisionismo e di indulgenza verso il fascismo.
Con altrettanta efficacia viene tratteggiato il regime mussoliniano, nelle sue contraddizioni e meschinità ma anche nel suo crudele e innovativo controllo della società.
Altro pilastro su cui poggia questa Storia del Novecento è la forza dell’eversione e della reazione tipica della società italiana, più volte ricorrente nel corso degli anni e in grado di ripresentarsi puntuale a ogni nuova occasione. Sul tema, di impatto è l’immagine evocata da Gotor di un apparato dello Stato repubblicano (in gran parte) sostanzialmente mutuato dal precedente regime fascista e «il contrasto e la contesa esistente tra una Costituzione formale antifascista ed una Costituzione materiale anticomunista, in cui entrambi i paradigmi non poterono avere la sufficiente forza inclusiva per fondare un ethos repubblicano condiviso». Un conflitto che si dimostrerà fondamentale per frenare la potenziale spinta a sinistra del Paese negli anni Sessanta e Settanta, anche attraverso tecniche torbide se non apertamente violente e reazionarie.

Alla vigilia della pandemia
Il volume termina con una riflessione, meno storiografica e più di stretta attualità, sull’affermazione del modello commerciale e produttivo, ma anche economico, culturale e sociale, di una grande multinazionale: la Amazon di Jeff Bezos.
Tra l’affermazione dell’e-commerce e il declino della democrazia rappresentativa, l’Italia raccontata da Gotor si ferma proprio alla vigilia dell’evento che più di tutti ha sconvolto nell’ultimo anno la società italiana e mondiale. La pandemia che attualmente viviamo rappresenterà indubbiamente uno spartiacque tra un volume di storia e un altro. Ma, nell’attesa che l’ultimo capitolo venga scritto, è un bene ritornare su ciò che è già stato. Specie se raccontato con intelligenza ed eleganza.

Alessandro Milito

(direfarescrivere, anno XVII, n. 184, maggio 2021)
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