Anno XVI, n. 179
dicembre 2020
 
La recensione libraria
Le voci strazianti, quasi irreali
di quel 2 di agosto di 40 anni fa
scalfite nella stazione di Bologna
Per NodoLibri il racconto di un dramma
in cui convivono morte e sopravvivenza
di Alessandro Milito
Oggi la stazione di Bologna e la sua sala d’aspetto hanno un’aria strana, malinconica, sospesa. L’incertezza del Coronavirus regna sovrana e ostacola la naturale confusione, il fisiologico rumore che invaderebbe quelle stanze e quei binari. E così la stazione, anche alle 13 di un lunedì qualsiasi, può apparire insolitamente tranquilla, con pochi pendolari e avventori che girano con i loro trolley senza troppa ansia.
Immagini distanti, temporalmente ed emotivamente, da quelle del 2 agosto 1980, da quella sala d’aspetto così carica di aspettative, ritardi, desiderio di andare altrove, magari in vacanza. Così densa di persone, donne e uomini di ogni età. Oggi rimane quell’orologio, con quelle lancette immobili sempre pronte a ricordarci l’ora in cui tutta Italia si rivolse incredula e attonita a Bologna. Rimane quello squarcio, rimangono quei nomi scolpiti nella memoria collettiva di una città che ancora soffre nel suo amaro ricordo.
Cadendo il giorno 2 di sabato. Istanti dalla strage di Gerardo Monizza e Giuseppe Battarino (NodoLibri, pp. 40, € 6,00) cerca di andare oltre, immaginando e rievocando le voci delle vittime e dei sopravvissuti di quel sabato di sangue. Il sabato della bomba alla stazione di Bologna.

Una tragedia fatta di voci e suggestioni
Il libro dei due autori, piccolo quanto intenso, nasce proteso verso il teatro ed è proprio a quella dimensione che ambisce. NodoLibri ha deciso di commemorare le vittime della strage di Bologna in collaborazione con Tuc – Teatranti uniti di Como, una realtà di attori che porta avanti il valore del teatro dal vivo, ultimamente messo a dura prova dal Coronavirus. L’opera di Monizza e Battarino ha un’ambizione difficile e ben precisa: ricordare, rievocare l’attimo della terribile esplosione e i minuti immediatamente successivi. A narrare l’orrore sono le voci delle vittime e dei sopravvissuti. Sono le voci che riportano il lettore in quella stazione, in quella stanza, quel giorno lì, in quell’ora fatale.
Ecco perché il testo si può apprezzare al meglio solo se adeguatamente recitato e “ascoltato”, con quelle voci che si fanno corpo e teatro. L’iniziativa di NodoLibri e dei Teatranti uniti di Como ha dato vita a un vero e proprio radio-video-dramma, liberamente visibile su YouTube a questo link: www.youtube.com/watch?v=f81VQs98fZQ.
. Una tragedia quindi, un dramma basato su personaggi e voci immaginarie ma tratti dalla cruda e sanguinosa realtà del più grave attentato terroristico della nostra storia nazionale. Ogni voce rivela il suo punto di vista sull’attentato, pone il lettore o lo spettatore di fronte a uno spaccato della tragedia. Il tutto viene intramezzato dagli estratti della sentenza della Corte d’assise di Bologna dell’11 luglio 1988, pezzetti di verità giudiziaria che sintetizzano i punti salienti della vicenda. E sono proprio le parole dei giudici bolognesi a svolgere il ruolo di Coro in questa tragedia potente e originale: a esse viene affidato il compito di razionalizzare, schematizzare e definire quanto viene evocato dalle voci, vere protagoniste del dramma.

Le storie di tanti, cancellate in un attimo. La Storia da ricordare
L’opera, letteraria e teatrale, riesce a emozionare e a far riflettere sull’assurda violenza di quegli anni, di quel 1980. Era un’Italia che sembrava essersi lasciata alle spalle i tempi più duri e cruenti degli anni di piombo e dei tentativi di golpe. Una nazione ancora instabile e dal retroscena torbido ma indirizzata verso una normalizzazione dei rapporti politici oltre che a una crescente disaffezione delle masse, specie quelle giovanili, verso la cosa pubblica. Proprio per questo quell’attentato, quella bomba, risultano ancora più folli e insensati, l’atto finale di una stagione che richiederà analisi storiche accurate e profonde. Cadendo il giorno 2 di sabato ci costringe a riflettere sull’assurdità della nostra Storia nazionale recente, rapportandola alla drammatica fine di tante storie personali e individuali, tragicamente travolte dalla violenza neofascista: «le storie di tanti. Diverse: ciascuno ha la sua, perduta per sempre. Cancellata d’un colpo. […] Una foto di gruppo, scattata all’insaputa: senza preavviso e senza sorriso. Neanche ci conoscevamo, se non due o tre, un po’ qua e un po’ là. Uniti per sempre da un verdetto crudele e senza motivi».

Bologna, capace di amore, capace di morte
Nella sua ispirata canzone dedicata a Bologna, Francesco Guccini afferma che la città delle torri è capace d’amore ma anche di morte. Il capoluogo emiliano-romagnolo è tristemente rosso, non solo per la sua tradizionale passione politica. Una città che ha pagato caro le tensioni politiche e sociali degli anni di piombo e che ancora oggi si interroga, attonita e furente, per quel 2 agosto 1980. Una data che le è stata imposta con la forza e con la violenza, un evento storico che ha tracciato la sua identità e il suo carattere. Bologna, città che non ha colpe, afferma una di quelle voci sapientemente ricreate da Monizza e Battarino. Bologna, che non dimenticherà mai le ottantacinque vittime di quel dannato sabato 2 agosto.

Alessandro Milito

(direfarescrivere, anno XVI, n. 178, novembre 2020)
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