Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
La recensione libraria
Un uomo socialista, riformista,
ma anche molto controverso:
la figura di Bettino Craxi
Fabio Martini ripercorre l’epopea craxiana
ritraendo un politico nelle sue contraddizioni
di Alessandro Milito
Negli ultimi anni su YouTube e sui principali social network è nata una nicchia consistente di nostalgici di Bettino Craxi e del suo Psi gaudente e colorato, ma anche innovatore e moderno per gli standard politici dell’epoca. In particolare, spadroneggia “per visualizzazioni” il video del discorso di Craxi alla Camera dei deputati, il celebre j’accuse sul sistema di finanziamento illegale dei partiti della Prima Repubblica. I numerosi commenti lasciati sotto il video riassumono perfettamente le contraddittorie reazioni che il leader socialista suscita ancora oggi in Italia. A una schiera consistente di ammiratori ed elegiaci, che sottolineano la coerenza e la potenza di quel discorso autoaccusatorio, si accompagnano altri commenti più severi se non apertamente denigratori. È difficile, oggigiorno e a vent’anni dalla sua morte prematura, leggere giudizi neutri sul Craxi politico, ancor meno sul Craxi uomo, vista e considerata la difficoltà nel discernere le due figure così strettamente legate. Controvento. La vera storia di Bettino Craxi di Fabio Martini (Rubbettino Editore, pp. 202, € 15,00) offre un’analisi efficace e a tutto tondo del “Craxismo” e del personaggio, figura spigolosa e controcorrente, ma pur sempre di spessore.

Un socialista anticomunista
La prosa di Martini è chiara e scorrevole e si presta benissimo all’uomo che vuole tratteggiare. Controvento va subito dritto al punto e, dopo poche pagine, svela al lettore il significato del suo titolo: Craxi è uomo fermamente socialista ma, con altrettanta convinzione e decisione, anticomunista. Questo connubio, netto e più volte rimarcato, lo rende inevitabilmente una pecora nera della tormentata famiglia della sinistra italiana, a lungo dominata dall’indiscussa egemonia culturale e politica del Pci. È questo il “peccato originale”, ancor più di altri, che caratterizza e si porta dietro il Craxi politico, sin dalla sua genesi e dalle sue primissime battaglie milanesi.
Il rapporto conflittuale e ambiguo con i compagni comunisti, la necessità di sganciare il socialismo italiano dalla tradizione marxista-leninista e il rifiuto di qualsiasi sudditanza al Blocco orientale, rappresenteranno i punti fermi della parabola craxiana che Controvento non manca di arricchire con alcuni aneddoti e dettagli sapientemente selezionati.

Uomo forte ma non populista
Il panorama letterario è pieno di biografie su Craxi che spesso sfociano in agiografie o critiche feroci, entrambe incapaci di fornire un quadro completo su un uomo complesso e multiforme, nonché su un politico di grande capacità e visione. Martini non si perde nella descrizione diretta e minuziosa di Craxi, preferendo lasciare questo compito al contesto politico e alle persone che lo hanno frequentato personalmente. Entrambi, il contesto e i personaggi, vengono felicemente ricostruiti e richiamati, così come i commenti dei principali protagonisti di quegli anni. In questo modo, il ritratto del leader socialista si delinea e contemporaneamente si confonde con quello degli anni del Craxismo e dei “socialisti rampanti”, nuova classe politica di quarantenni che accompagna la scalata di Bettino.
Proprio lui, uomo diretto, decisionista e spesso decisivo in alcune delle pagine più importanti della nostra storia recente. Un politico che rappresenta una novità dirompente in quella Prima Repubblica dei partiti, diffidente verso gli eccessivi personalismi dei singoli. Un uomo più volte ritenuto antipatico, arrogante e scontroso, dalle stesse persone a lui più vicine. Ed è proprio questa una delle contraddizioni più genuine e interessanti che viene fuori dal ritratto di Martini, ovvero quella di un leader forte e totalizzante ma disinteressato alla ricerca del consenso facile. Il Craxi descritto in Controvento non ha alcuna intenzione di strappare sorrisi e facili simpatie, né rincorrere l’elettorato o gli iscritti del partito in battaglie che oggi definiremmo populiste. La linea della trattativa nel sequestro Moro, gli euromissili, la battaglia contro l’inflazione e la “scala mobile”, la crisi di Sigonella: sono alcune delle occasioni in cui viene fuori il piglio decisionista di Craxi e la sua capacità di prendere scelte anche impopolari e divisive.

Il fascino dello sconfitto
È una tradizione tutta italiana quella di esaltare un leader politico fino alle stelle salvo poi trascinarlo, con la stessa velocità e con crudele ferocia, nelle stalle dell’ignominia o del dimenticatoio. La vicenda umana e politica di Craxi rappresenta l’emblema di questo sport nazionale e più di tutte dovrebbe insegnarci a diffidare di chi si affretta a cercare i favori dell’uomo forte di turno per poi, in un batter d’occhio, abbandonarlo e denigrarlo al mutare della marea. Senza voler entrare nel merito di un giudizio storico e politico sul leader socialista, forse prematuro e comunque non ancora pronto per una analisi scevra da preferenze personali e ideologiche, non si può negare che Craxi è stato vittima di una gogna collettiva di proporzioni inedite. È un errore relegare una figura così complessa e determinante per la nostra Repubblica a quelle monetine lanciate di fronte all’Hotel Raphael e a Tangentopoli. Libri come Controvento rappresentano un ottimo pretesto per rileggere una storia ben più ampia e articolata, che merita e meriterà analisi profonde e non semplicistiche e ideologiche prese di posizione.
Il libro di Martini riesce con efficacia a stimolare il lettore e a introdurlo in un’odissea politica di grande fascino. Tutto ciò è possibile proprio perché l’autore non scivola mai in giudizi affrettati o in nostalgie ingiustificate, né lesina critiche al protagonista di cui più volte sottolinea il notevole valore politico e riformatore.
Perciò, grazie anche a uno stile efficace e veloce, Controvento si candida a essere l’introduzione ideale per entrare in un mondo ormai lontano ma pur sempre affascinante: quello del garofano socialista di Bettino Craxi e delle sue contraddizioni.

Alessandro Milito

(direfarescrivere, anno XVI, n. 177, ottobre 2020)
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