Anno XVI, n. 174
luglio 2020
 
La recensione libraria
Un fiume bianco come latte:
due vicende molto intrecciate
Per Edizioni del Faro, Stefano Motta
e una grotta dalla storia ancestrale
di Rosita Mazzei
Le vicende di terrore non sempre hanno per protagonisti dei mostri. Spesso la natura può rappresentare un pericolo ben maggiore di qualsiasi creatura magica o inventata. Gli avvenimenti più strani e tetri si protraggono nel tempo, con ignari protagonisti costretti a scontare il fio della propria spavalderia.
Da una grotta di montagna fuoriesce impetuoso un torrente che prende il nome di Fiumelatte a causa del suo colore così bianco da sembrare irreale. Esso e le sue acque fanno da cornice alle vicende narrate all’interno del romanzo Latte e ghiaccio (Edizioni del Faro, pp. 126, € 12,00), scritto da Stefano Motta che inserisce in questa sua ultima impresa le proprie competenze riguardanti Manzoni e la sua opera.
Le grotte del mistero
La vicenda ha inizio col viaggio di tre giovani amici che, per catturare l’attenzione della più bella ragazza del paese, si avventurano all’interno della grotta, posta proprio al di sopra di esso, da cui sgorga il Fiumelatte. Ne usciranno tre giorni dopo invecchiati precocemente, per poi morire nei tre giorni successivi. Tre giovani, tre giorni di avventura, tre giorni per abbandonare questa terra. La simbologia da subito diviene un elemento preponderante.
Altra componente assai singolare di questo fiume è che esso sembrerebbe scomparire all’interno delle proprie caverne per poi ricomparire con delle vere e proprie date di scadenza.
Ogni anno, il 25 marzo per la precisione, nel giorno della festa dell’Annunciazione, esso inizia a scorrere lungo il proprio letto per poi prosciugarsi puntualmente nella data del 7 ottobre, giorno di ricorrenza della Madonna del Rosario. Tali antri, probabilmente, fanno parte di un sistema carsico di cui ben pochi comprendono la portata.

Due storie in una
Una delle tante particolarità di questo libro è quella di essere divisa in due tronconi saldamente legati fra di loro: Latte e Ghiaccio. Nella prima viene narrata la triste vicenda avvenuta nel 1383 in cui i tre giovani persero la vita per perlustrare l’interno della grotta da cui sgorga il Fiumelatte. La seconda è ambientata nel 1671 e parla delle vicende che ruotano attorno al “Bus de la Giazzera di Gresta” e alle famose grotte di Lecco, dove approda il geologo Stenone.
Un unico luogo come teatro di innumerevoli vicende che si stagliano nel corso dei secoli con diversi protagonisti e differenti accadimenti. Fatti storici, personaggi illustri e narrativa si mescolano in maniera mirabile capitolo dopo capitolo, dove gli elementi elencati si susseguono e si rincorrono con nozioni sui luoghi presentati.
Ed ecco, infatti, che tra i protagonisti del libro qui discusso troviamo il sopracitato geologo Stenone, conosciuto nel suo paese come Niels Stensen, nato a Copenaghen nel gennaio 1638; Manfredo Settala, figlio di Lodovico Settala presente all’interno dei Promessi Sposi di Manzoni; infine, Menico, personaggio anch’egli presente nell’opera manzoniana.

Un luogo, mille vicende
Quello che colpisce di quest’opera è sicuramente la facilità con cui più generi letterari vengono amalgamati insieme per creare un felice connubio capace di regalare una storia originale legata a un linguaggio adatto al periodo e agli interpreti narrati.
La montagna stessa diviene agente attivo all’interno di questa esposizione. Essa è la “Grigna”, così chiamata perché sembra sorridere in maniera beffarda al cielo che la osserva dall’alto, quasi come se avesse un volto dominato da un ghigno.
Il tutto accompagnato dalle citazioni di Leonardo da Vinci, ma anche dei già menzionati Manzoni e Stenone che ci accompagnano alla scoperta di un inedito mondo, un mistero celato dalla pietra, dalla neve e dalle gelide acque di un fiume che per secoli ha regalato vita, ma ha anche dispensato la morte ai più temerari e folli. Inutile dire come la lettura dell’opera in questione ci regali molto di più di quanto potrebbe apparire inizialmente: la natura, spesso, sa essere sorprendente e impenetrabile.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XVI, n. 174, luglio 2020)
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