Anno XVI, n. 177
ottobre 2020
 
La recensione libraria
Le strane avventure di una gatta
e della piccola Giulia al parco
alla scoperta di un mondo fiabesco
Un racconto incantato tra buffi animali parlanti
che narra l’amicizia e la magia insita in tutti noi
di Rosita Mazzei
«Le fiabe dicono più che la verità. E non solo perché raccontano che i draghi esistono, ma anche perché affermano che si possono sconfiggere». Queste parole, pronunciate dallo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton nel suo Enormi sciocchezze, sono perfette per la descrizione del libro di cui oggi parleremo. Marcello Focante, giornalista pubblicista, infatti, ci propone un racconto fantastico e all’insegna dell’avventura, pronto ad accompagnare grandi e piccini in un mondo pieno di meraviglie.

Il Parco del Ventaglio
E poi c’è gatta Giò (Narrativa e Poesia, pp. 144, € 15,00), piccola perla che fa parte della “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, si prospetta come una narrazione fiabesca in cui gli animali vanno contro le loro naturali predisposizioni e decidono di fraternizzare per un bene più grande: è così che il Merlo Perlo e il canarino Kepì si alleano con i gatti del Parco del Ventaglio per aiutare la gatta Macchia, a cui è stato rubato il suo adorato cestino che utilizzava per raccogliere le succulente more dai rovi più fitti.
La piccola Giulia osserva gli eventi: Becco di Ferro, l’enorme aquila, e Gatto Grigiotto, che arruola i gatti nella sua banda tramite l’Esame di Cattiveria, cercano di mettere a tutti i costi il bastone tra le ruote alla banda del Parco del Ventaglio.
Per tutto il libro Focante ci mostra le travolgenti peripezie a cui la piccola bambina assiste senza che la madre le creda mai realmente, nonostante i suoi innumerevoli racconti, condivisi per farle accettare l’idea che quelle meravigliose avventure siano vere.
Un linguaggio semplice, coinvolgente e dai tratti volutamente infantili, non può che essere perfetto per un lettore giovanissimo e dall’enorme bisogno di sognare a occhi aperti.

L’importanza delle fiabe
Sempre più spesso si sta ribadendo l’importanza delle fiabe per i più piccoli. Quello che un tempo veniva visto come un semplice modo per farli addormentare più facilmente o tranquillizzarli durante un capriccio troppo vistoso, ora si sta riscoprendo come metodo educativo vero e proprio.
La fiaba della “buonanotte”, infatti, non è solo il sistema più semplice ed efficace per far appassionare sin da piccoli al meraviglioso mondo della lettura, ma è un modo volto alla scoperta e all’approfondimento della propria sfera emotiva.
Come nell’antica Grecia ci si purificava attraverso la catarsi prodotta dal teatro e dalla tragedia in particolare, così la fiaba serve al bambino per ripulire la propria sfera emotiva da quelle paure che si insinuano in lui attraverso l’interazione con un mondo troppo grande e complesso per potersi adattare completamente alle sue esigenze spirituali e mentali.
Tutto ciò è possibile grazie alla totale immedesimazione che il bambino effettua con il personaggio, o i personaggi, della fiaba che gli viene narrata. Si gioisce, si soffre, si cresce e si impara attraverso le avventure e le disavventure affrontate dai protagonisti. È inutile dire come in queste narrazioni spesso si nasconda un vero e proprio scopo educativo portato avanti da una morale di fondo; d’altronde lo faceva già Esopo nel VI secolo a.C. attraverso le sue favole, volte a mostrare il vero senso della vita.

L’epilogo
Marcello Focante ci accompagna nel suo magico mondo attraverso quattro avventure volte a stupire i più piccoli e non solo. La Mongolfiera, i Pirati di Terra, il Pioppo Nero Più Alto, il Monte San Vicino, sono tra i luoghi (e personaggi) incantati in cui veniamo introdotti, capaci di far sognare non solo i piccini, ma anche gli adulti che ancora credono nell’importanza della meraviglia.
L’amicizia, l’affetto sincero, l’aiuto reciproco, l’empatia… sono tutte caratteristiche descritte in modo tale da poter essere comprese facilmente dai cuori più puri e privi di esperienze importanti così da poterli utilizzare come metro di paragone per affrontare i piccoli e grandi problemi che la vita ci pone.
«Una fiaba che non menta non rileva alcuna verità, e questa sarebbe la sua più imperdonabile menzogna» afferma Aldo Busi nella sua opera teatrale Guancia di Tulipano, e noi, a questo punto, non possiamo che essere d’accordo con lui.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XVI, n. 168, gennaio 2020)
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