Anno XV, n. 163
agosto 2019
 
La recensione libraria
Informare e formare i pazienti:
si può, per maggior consapevolezza
e un ruolo da veri protagonisti
Mihaela Monica Popa, per Aracne editrice,
offre utili indicazioni sul ricovero in ospedale
di Michela Mascarello
Nel corso della propria esistenza, pressoché tutti si trovano a dover affrontare da vicino la realtà ospedaliera, o in prima persona o per assistere una persona cara. Si tratta di un’esperienza sicuramente non semplice né tantomeno piacevole, di fronte alla quale si arriva in genere impreparati e piuttosto spaesati. Come in ogni ambito, ansia e paura sono alimentate da una buona dose di ignoranza: chi conosce con esattezza i diritti spettanti per legge ai malati, chi le varie fasi dell’iter ospedaliero, chi i rischi correlati e le misure preventive atte a evitarli?
Per sopperire a tale scarsezza di informazione, Mihaela Monica Popa, autrice appartenente alla “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, ha messo a frutto il suo ricco bagaglio di competenze, accumulato in tanti anni di esperienza infermieristica, in un manuale di pratica consultazione, Guida al ricovero in ospedale. Consigli operativi per pazienti e caregiver (Aracne editrice, pp. 412; € 20,00).

L’empowerment del paziente
La guida ha come obiettivo primario quello di sollecitare l’empowerment del paziente, ossia la sua “presa di potere” all’interno del sistema sanitario in cui viene temporaneamente introdotto. Di contro alla visione tradizionale, secondo la quale il malato si affida completamente alle cure sanitarie senza cognizione di causa, il paziente è invece invitato a manifestare, senza alcun timore, qualsiasi dubbio o desiderio di chiarimento, in modo da intraprendere il percorso di ricovero in piena consapevolezza e, per quanto possibile, serenità interiore.
L’autrice ribadisce più volte che l’oggetto di cura dev’essere il malato e non la sua particolare patologia («non esiste la malattia ma esiste il malato», «ogni persona rappresenta un mondo a parte»): il valore del paziente risiede, quindi, nell’intera sua persona. Il sistema sanitario, pertanto, deve ‒ e negli ultimi anni ha finalmente iniziato a farlo ‒ cercare di rinnovare la propria struttura rigidamente standardizzata, per adattarsi alle esigenze di ciascun malato. In quest’ottica di “umanizzazione delle cure”, i pazienti richiedono sempre più ai professionisti che li seguono: oltre alle competenze tecniche anche capacità di ascolto, empatia, sensibilità e comunicazione [1].
Il manuale tratta infatti non solo argomenti più specificamente medico-clinici (come le procedure degli interventi chirurgici, i rischi di infezione, le cure palliative), ma anche questioni che pongono al centro la dimensione emotiva e spirituale del malato: il diritto di ricevere assistenza religiosa e morale, le medicine alternative che mirano a migliorare il benessere psicofisico della persona, la “pet therapy”, la “medicina narrativa” ‒ quest’ultima di particolare interesse perché favorisce proprio l’empowerment: «le persone, attraverso le loro storie, diventano protagoniste del processo di cura». A tal proposito, viene riportata, in traduzione, una bellissima poesia composta da un paziente, Stephen A. Schmidt: «Quando (tu medico) entri nella mia corsia/ devi conoscere i fatti della mia vita/ le informazioni che non sono contenute nella mia cartella clinica/ […] Che amo la sensualità della vita terrena, la bellezza, i viaggi, il cibo, bere/ Scotch J&B, il teatro, l’opera, il cinema, lo sci d’acqua, il tennis, passeggiare,/ andare in campeggio/ che mi piace l’amore, l’intimità sessuale/ che mi piace il giardinaggio e il profumo della terra bagnata dalla pioggia […]/ Quando entri nella mia corsia/ Promettimi presenza/ Promettimi una partnership di cura/ Mantieni viva la mia speranza/ È tutto quello che ho».

Un prontuario pratico e chiaro
Con delle caratteristiche assai apprezzate in un manuale, questa guida è scritta in un linguaggio chiaro e scorrevole e possiede inoltre una struttura lineare e ordinata, articolata in quattro macroaree: Questioni preliminari, Le fasi del ricovero, Rischi correlati al ricovero, Argomenti correlati al ricovero. Come l’autrice stessa tiene a sottolineare, è stata scelta questa suddivisione così che il lettore possa orientarsi con facilità all’interno del testo, individuando rapidamente le sezioni che più gli interessano, senza essere costretto a intraprendere la lettura dall’inizio alla fine. Anche l’organizzazione dei singoli capitoli è improntata alla praticità: ciascuno di esso presenta una prima parte teorica e una seconda più concreta, che contiene in dettaglio le diverse serie di domande da porre al personale ospedaliero. Tutte le informazioni fornite derivano dalle fonti più autorevoli in materia (come l’Organizzazione mondiale della sanità e il Ministero della Salute); del resto, non poteva essere altrimenti per un testo che dedica un apposito capitolo alla valutazione critica delle notizie di carattere medico reperite su Internet.
Guida al ricovero in ospedale è un prontuario assai utile, consigliato, per le qualità sopra elencate, soprattutto alle persone anziane, più fragili sia fisicamente che psicologicamente e maggiormente esposte ai rischi in cui si può incorrere durante un periodo di ricovero, e ai cosiddetti “caregivers”, coloro che assistono da vicino i malati.

[1] L’autrice sottolinea che nell’articolo 20 del Codice Deontologico Medico, intitolato Relazione di cura, il tempo della comunicazione è considerato tempo di cura.

Michela Mascarello

(direfarescrivere, anno XV, n. 162-163, luglio-agosto 2019)
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