Anno XV, n. 162
luglio-agosto 2019
 
La recensione libraria
Un mondo di ricordi e momenti,
impressi ed eterni dentro di noi:
un modo per fissarli è la scrittura
Per Nep edizioni, si ricerca un senso nella vita
in molti stili. Prefato da Maria Chiara Paone
di Giuseppe Chielli
La vita di ciascuno di noi è un qualcosa di unico e da cogliere. L’esistenza umana è inoltre costituita da attimi; come viene espresso nel carpe diem di Orazio bisogna essere, appunto, in grado di coglierli. Per fare questo sicuramente è importante il ruolo della scrittura. Scrivere ha il potere di fissare e glorificare in eterno ogni pillola, ogni istante, ogni monito della nostra vita. In questa cornice entra a far parte Momenti di Danilo Castrechini (Nep edizioni, pp. 120, € 14,00), opera appartenente alla “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale, e che coincide con la fase di vita matura dell’autore, il quale si è voluto soffermare su alcuni momenti della sua esistenza, rendendoli eterni mediante il processo della scrittura. Il testo è costituito prevalentemente da una serie di poesie e di racconti precedute da frasi d’autore pertinenti alla materia trattata, fino ad arrivare ad alcuni pensieri espressi in prosa.
Interessanti, per una comprensione generale del libro sono la Prefazione della giovane editor e critica letteraria Maria Chiara Paone, e il Prologo a cura dello stesso autore.
In apertura d’opera, pregevole è la Prefazione della Paone che insiste su quelle che sono state le intenzioni dell’autore, ovvero «quello di mettere in pausa la propria esistenza, anche solo per un attimo e riflettere su di essa, su tutto ciò che la rende tale e degna di essere chiamata “vita” […] Per questo una riflessione più approfondita può far cogliere, finalmente, il piacere delle piccole cose, nascoste nello status quo quotidiano».
Amore in senso lato, apparenze e falsità: questi sono alcuni dei temi presenti. Possiamo in sostanza parlare di questo libro come di una sorta di “macchina fotografica” grazie alla quale Castrechini immortala per l’eternità alcuni suoi istanti. Lo scopo è quello di passare dal particolare all’universale: ovvero partire da quella che è e che è stata la sua vita, per trarre riflessioni che possono riferirsi generalmente a tutti.
Lo stesso Castrechini, nel Prologo, afferma: «Mentre un momento è qualcosa di diverso, non lo puoi sostituire perché è unico, non lo puoi rompere perché non ha forma né materia, vive solo dentro di te, nello spazio dei tuoi ricordi e solo tu sai quanto è importante. Più vado avanti e più mi lego al potere immateriale dei ricordi, perché è quello che mi definisce per ciò che sono. […] perciò ho sentito la necessità di rammentarlo, di lasciarlo scritto». Come accadeva un tempo per le opere classiche di molti scrittori greci e latini, questo discorso può essere considerato la sua firma autoriale, la rivendicazione del proprio lavoro e della sua esclusività al mondo, determinandone il senso e le motivazioni.

Amore: diverso e meraviglioso
A proposito della tematica amorosa, Castrechini non considera come sentimento solo quello verso le varie donne incontrate nella sua vita, ma anche quello verso un figlio, da crescere e proteggere contro vari pericoli, o verso una persona scomparsa, come nel caso di suo nonno.
La stessa metrica libera e un linguaggio semplice si addicono perfettamente a temi di questa natura. Una poesia da sottolineare è la Filastrocca della buonanotte in cui viene espressa la speranza per un modo possibilmente migliore, come si può leggere nella prima strofa: «Dormi amore, dormi felice/sogna quel mondo che mamma ti dice/ quello in cui cerchi, con tutto il tuo cuore/il mio dolce bacio, colmo d’amore».
Un vero e proprio manifesto di quello che invece è l’amore verso una donna è espresso nella poesia successiva, dal titolo di chiara citazione a Dante, ‘Amor c’a nullo amato’. L’apice di questa concezione totalizzante dell’amore, quasi stilnovistica si potrebbe dire, si ha nella strofa: «Insieme siamo uno, insieme abbiamo tutto,/finisce il mio amore appena comincia il tuo,/inizia la mia vita appena ti sono accanto,/insieme, contro le barriere del tempo».

Un mondo di apparenze
Un altro tema sul quale l’autore si sofferma è quello del denaro e dell’apparire nella nostra società, a danno dei sentimenti. Egli considera il mondo che ci circonda come un qualcosa di superficiale, ipocrita e frivolo. Questo pensiero viene espresso al meglio nel racconto Vita in cui, in una serie di climax l’autore esprime il suo pensiero. Degno di nota, a riguardo di quanto detto, è il concetto espresso in queste righe: «Dieci, cento, centomila o un fantastiliardo? Per quanto sei disposto a vendere la tua anima? Fai anche le offerte convenienti? Ogni dieci pezzi di cuore uno è in omaggio? […]».

Don Liti Scianchera: un personaggio particolare
Alter ego dell’autore è la figura di Don Liti Scianchera. Nei racconti in cui quest’ultimo è narratore e protagonista possiamo vedere espresse le ideologie dello stesso Castrechini, presenti anche dalle poesie disseminate qua e là nell’opera. In modo particolare, il protagonista attacca tutte quelle persone che lo deridono, solo perché non gode di un bell’aspetto fisico.
L’invettiva nei confronti di chi attacca e disprezza una persona per il suo aspetto è un topos molto presente in letteratura e a cui Castrechini sembra affidarsi. Nel racconto Lasciate che mi presenti, Don Liti così si descrive: «Sono il poeta offeso da tutti gli altri e preso a male parole. Sono il poeta che tutti gli altri scansano ed evitano come la peste. Quello che respingono dalla loro vista e dal loro naso, perché il mio odore nauseabondo li ripugna. […] La mia andatura lenta e zoppicante mi fa passare inosservato ai perfetti uomini e alle stupende donne, che calpestano il nostro superficiale mondo». Solo attraverso i suoi occhi si può vedere perfettamente il livello di indifferenza ormai presente nel mondo circostante e osservare il modo migliore con cui proteggersi da esso.
Per Castrechini, in conclusione, questo testo rappresenta una sintesi di alcuni suoi momenti di vita, ma soprattutto quella che è la sua visione del mondo, che è visto, sotto molti aspetti, come qualcosa da cambiare nella sua essenza. L’amore invece è visto come un’esperienza totalizzante che abbraccia l’intera esistenza dell’individuo. L’amore in senso lato nel mondo dovrebbe prevalere sulle apparenze e il solo modo per cercare di rendere indelebile questo pensiero è la scrittura; e in questo Castrechini si dimostra più che adeguato a perseguire tale obiettivo, mediante semplicità e variazione dei temi.

Giuseppe Chielli

(direfarescrivere, anno XV, n. 159, aprile 2019)
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