Anno XV, n. 167
dicembre 2019
 
La recensione libraria
L’arte concepita come essenza
della vita, la natura come quella
dell’arte: la storia di Andrea Cefaly
Per la Rondine Francesco Stirparo alla ricerca
di un quadro perduto e, infine, di se stesso
di Giuseppe Chielli
Francesco Stirparo con il suo L’ultima tela di Cefaly (la Rondine edizioni, pp. 336, € 18,90) narra della ricerca di un quadro misteriosamente scomparso, eseguito da Andrea Cefaly, un artista calabrese del periodo risorgimentale, appartenente a una nobile famiglia, illustrando in questo modo la vita di questo talentuoso artista che non ha mai goduto della fama che avrebbe meritato.
L’opera – appartenente alla “Scuderia letteraria” di Bottega editoriale – narra le vicende di due protagonisti, un architetto tedesco di nome Gunter Maeler e una giovane calabrese, Giorgia Miceli. Gunter è un antiquario e appassionato d’arte di Monaco di Baviera che, tramite sua sorella Helen e un ragazzo calabrese, Marco, entrerà in contatto con la giovane: per incontrarla intraprenderà un viaggio in Calabria che li trascinerà alla ricerca di questo quadro, un’opera legata a un inestricabile mistero.

Personaggi e psicologia
Gunter reincarna le caratteristiche tipiche che si attribuiscono ai tedeschi, razionale e freddo a un primo impatto ma che riesce a provare, nella sua apparente solitudine e inquietudine, grandi emozioni sia per i quadri, che per le figure di sua sorella Helen e di Giorgia. Gunter reincarna pienamente l’immaginario di quello che un tempo era l’eroe romantico per eccellenza, una sorta di discendente del Faust di Goethe, ispirato dalla sete di conoscenza più pura e profonda. Dunque una figura solitaria, ma che è in grado di provare fortissime emozioni dinanzi al bello della natura e dei suoi paesaggi. Infine questo viaggio in Calabria sembra racchiudere in sé il grand tour che in tempi non recenti compivano i giovani nobili, seguaci del neoclassicismo e poi del romanticismo, nonché amanti delle bellezze italiane.
Giorgia invece è rappresentata come la classica figura meridionale, molto solare e amichevole, che si spende per il prossimo o per le cause ambientaliste, ma anche vittima di credenze popolari, delle superstizioni e del malocchio.
Ma il Meridione è fatto anche di persone false, come l’amica di Giorgia, che ipocritamente finge un’amicizia leale, ma che gode quando quest’ultima è vittima di insuccessi.
Infine, importanti per la riuscita della trama sono tutti i personaggi che via via si incontrano nella narrazione, e che forniscono indizi utilissimi alla ricerca. Sembra di rileggere la Divina Commedia, con Dante che, assieme a Virgilio prima e a Beatrice poi, fa la conoscenza delle anime partendo dall’Inferno e, compiendo il celeberrimo percorso, raggiunge il Paradiso. Ecco, in questo caso Gunter sarebbe un novello Dante con una grande accezione “romantica”, mentre Giorgia sarebbe il suo Virgilio, guida perfetta dei luoghi che si vanno a visitare.

Uomo, arte e natura
Un tema importante è il rapporto, sempre prendendo a modello il Romanticismo, tra l’uomo, l’arte e la natura. Basti pensare alle emozioni che prova Gunter dinanzi agli spettacolari paesaggi naturalistici della Calabria, o dinanzi alle opere d’arte a Firenze. Egli a un certo punto infatti dice: «È la quarta volta che vengo a Firenze ma è come se fosse sempre la prima. Mi sento completamente immerso in questo ambiente rinascimentale come se ne facessi parte fino al midollo […] l’unica che mi dà questa sensazione di full immersion è proprio questa: è come se vivessi un sogno, come se stessi in un altro mondo, dove tutto ispira serenità e pace».

Una varietà di generi
Il romanzo nasconde al suo interno una varietà di generi. Sicuramente può essere inserito per la sua trama tra i gialli. La ricerca di questa tela, e soprattutto il luogo dove essa si nasconde, è un vero e proprio mistero abilmente messo insieme dall’autore. La scoperta di indizi e l’incontro con tanti personaggi amplificano sicuramente il tutto. Inoltre, questo libro può essere ascritto a quel genere che nella letteratura greca era riconosciuta come odeporica, la letteratura di viaggi. Sono presenti, infatti, meravigliosi racconti e descrizioni, ordinati in un itinerario logico, soprattutto della Calabria o della città di Firenze. Quasi sembra di essere immersi in un report accurato di un viaggio.
Spesso ci sono anche digressioni di carattere antropologico mediante delle riflessioni, più o meno velate, su quella che è l’Italia, e in modo particolare su quelle che sono il Sud e la Calabria. Lo stesso Gunter spesso è vittima di pregiudizi sull’Italia e il suo popolo, e deve scontrarsi su una serie di differenze culturali tra gli italiani e i tedeschi, ma anche con la stessa Giorgia, la cui figura comunque lo ammalia. Su tutte queste cose, anche in maniera ironica, è molto bravo a inserirsi l’autore nella sua narrazione e nella sua caratterizzazione dei vari personaggi. Il testo presenta un elemento fortemente storico perché viene dato spazio sia alla minoranza di origine albanese presente in Calabria, spesso dimenticata, sia alla annosa questione meridionale e ai problemi endemici presenti in tale regione.
Stirparo a tal proposito afferma: «Era quella l’unica statua realizzata dal famoso pittore, l’opera risorgimentale dedicata alla sua nazione da parte di un grande patriota, che avrebbe meritato maggiore apprezzamento da parte dei suoi connazionali. Cosa è rimasto nella memoria dei suoi corregionali del suo indomabile temperamento, della sua vita avventurosa, della sua arte innovativa, dell’amore per la sua terra? Poco o nulla». Un velato commento dell’autore su come spesso lo stesso Meridione si sia relegato quasi volontariamente ai margini dalla storia.
Più diretta è la descrizione della situazione che ha sempre vissuto la Calabria. Da citare sono almeno due passi. A un certo punto Giorgia dice, per fare una comparazione con quello che può accadere altrove: «[…] sei in una terra di misteri, dove la ragione è quotidianamente mortificata. Non so quanto di paranormale ci sia in questi fenomeni, so che si verificano con una successione di eventi così precisa, così ripetibile, da essere praticamente scientifica».
In un altro passo, invece, Giorgia controbatte a un’obiezione di Gunter dicendo: «Gunter, ma lo vuoi capire che noi calabresi abbiamo nel tempo affinato l’arte della sopravvivenza? Pensa a quante popolazioni hanno occupato la nostra terra, Greci, Romani, Normanni, Svevi, Francesi, Spagnoli, senza contare le invasioni turche e saracene. Credi che un popolo potrebbe sopravvivere a se stesso se non avesse nel tempo metabolizzato un sistema per restare sempre a galla?».
Per quanto riguarda lo stile, il libro ha una trama congegnata perfettamente, al punto che si potrebbe pensare di realizzarci su una fiction.
Un’esaltazione perfetta del rapporto tra storia, arte, cultura, uomo e natura, elementi uniti da un equilibrio delicato ma travolgente.

Giuseppe Chielli

(direfarescrivere, anno XV, n. 158, marzo 2019)
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