Anno XIV, n. 149
giugno 2018
 
La recensione libraria
Il mistero delle due Deposizioni:
due sculture per un solo autore,
tra realtà e invenzione
Con Romano Ferrari per Edizioni il Ciliegio
in un viaggio attraverso i secoli, la storia e l’arte
di Elisa Barchetta
In letteratura sono molti gli esempi di opere narrative caratterizzate da verosimiglianza: ci sono quelle che partono da storie inventate e le arricchiscono con componenti storiche e quelle che, iniziando da fatti, avvenimenti, documentazioni o altri elementi autentici dal punto di vista storico si intrecciano all’invenzione narrativa creando romanzi avvincenti e ricchi di mistero.
Uno dei casi forse più noti della letteratura moderna, e che ha provocato vero e proprio scalpore, è senza dubbio Il codice Da Vinci di Dan Brown, sul quale si è detto e scritto praticamente di tutto; ma che è stato in grado di mettere in dubbio addirittura la dottrina della Chiesa.
Tralasciando però i “casi letterari”, nel mondo editoriale non mancano certo libri capaci di coinvolgere il lettore con la loro trama avvincente e il loro stile narrativo non banale. È il caso del romanzo storico di prossima pubblicazione da parte di Edizioni il Ciliegio e prodotto della “scuderia” di Bottega editoriale, ovvero Mistero nel castello. La Deposizione maledetta (pp. 160, € 14,00) del presidente di Fai France, Romano Ferrari.

Un mistero alla Voyager
Partendo dal suo interesse per la scultura inaspettatamente apparsa nell’imponente chiesa parrocchiale prospîcente il castello di Saint Germain en Laye –una Deposizione dalla Croce – l’autore racconta il mistero delle due Deposizioni; quella in marmo bianco “sfregiata” e ricomposta presente nella località francese, e quella in marmo in apparenza rosso posta nel transetto di destra del duomo di Parma.
Entrambe riportano la data della loro creazione, l’anno 1178, e allo stesso modo recano la firma dello scultore Benedetto Antelami.
Come possono esistere due Deposizioni dello stesso scultore in due luoghi così distanti? E perché uno dei due altorilievi è stato “sfregiato”? Come si può essere certi che entrambe le sculture siano state realizzate da Antelami?
A oggi, infatti, non si è riusciti ad arrivare a una spiegazione univoca sul mistero che avvolge le due Deposizioni, né a comprendere se entrambe le sculture siano state effettivamente compiute da Benedetto Antelami o se la copia sia stata scolpita da un’altra mano.

Le peculiarità della narrazione
Ferrari narra la “sua” versione dei fatti, intrecciando sapientemente fatti storici e invenzione con uno stile scorrevole e l’uso dei flashback. La storia infatti si sposta nel tempo, coprendo un periodo che va dal 1170 al 1994, dando a tutta l’opera un ritmo piacevole e mai scontato.
La trama oscilla tra lo storico e il giallo: Benedetto Antelami viene chiamato dal vescovo di Parma, Bernardo, per realizzare i lavori di rifacimento del presbiterio del duomo. È in questa occasione che Benedetto scolpisce la “sua” Deposizione dalla Croce, opera alla quale si affeziona in modo particolare. Ma Bernardo, credendosi raffigurato nella stessa, decide di farne un dono di nozze al figlio di Federico Barbarossa per rinsaldare il legame con l’imperatore e fare dunque dell’altorilievo un simbolo di amicizia e potere.
Benedetto, però, si rifiuta di cedere la propria scultura e perfino di realizzarne una copia, così Bernardo affida il compito a Nannino – allievo di Benedetto – facendo credere al magister che la nuova scultura sarà solo ispirata alla sua.
Benedetto si allontana da Parma per occuparsi della cattedrale di Fidenza, ma un giorno decide di tornare in segreto a Parma per vedere l’opera. Scopre così di essere stato ingannato perché Nannino ha realizzato l’esatta copia del suo altorilievo, migliorandolo addirittura nelle proporzioni e nelle espressioni dei volti delle figure rappresentate. Benedetto decide allora di vendicarsi del torto subito e da quel momento la Deposizione di Nannino sarà al centro di una serie di peripezie, sparizioni e ritrovamenti.
Il linguaggio utilizzato è per lo più semplice e si adatta ai diversi secoli in cui si muove tutta la vicenda e ai differenti ruoli dei personaggi che di volta in volta appaiono nella narrazione.
In questo, se si vuol fare un appunto, qualche difficoltà a chi non conosce le due lingue, potrebbero tuttavia crearla le frasi in latino e francese presenti nel testo; che, sebbene non eccessive, possono talvolta interrompere il ritmo della lettura.
Nonostante ciò, il romanzo non perde però la sua capacità di catturare l’attenzione e di suscitare l’interesse del lettore.

Quando l’opera d’arte è davvero protagonista
Uno degli elementi forse più interessanti del romanzo di Ferrari è costituito da una delle due Appendici al testo.
Nello specifico ci si riferisce alla seconda, che contiene una spiegazione di tutte le parti che compongono la Deposizione dalla Croce nel suo complesso e sono in essa raffigurate.
La scultura è dunque suddivisa idealmente per singole immagini, di cui sono spiegate espressioni, gestualità – perfino le vesti – un aspetto che consente di comprenderne le specificità e nel contempo di capire a fondo il significato più intimo dell’altorilievo.
Ciò non soltanto contribuisce a porre l’opera d’arte davvero al centro del romanzo, rendendola protagonista assoluta dello stesso, ma rappresenta un importante contributo dal punto di vista storico-artistico.
Con il suo romanzo, dunque, Romano Ferrari rende in modo assolutamente unico un “doppio servizio” alla cultura!

Elisa Barchetta

(direfarescrivere, anno XIV, n. 145, febbraio 2018)
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