Anno XIV, n. 151
agosto 2018
 
La recensione libraria
Esperienza e paura insieme,
unite in un ricordo “poetico”
della Prima, terribile, guerra mondiale
Città del Sole raccoglie alcuni dei più toccanti
tra i numerosi racconti di Corrado Alvaro
di Maria Chiara Paone
Corrado Alvaro è un autore che non ha bisogno di presentazioni: scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore; la sua produzione è più che nota.
Diverso dai temi trattati di solito, il libro di cui si vuole parlare oggi non riguarda la regione di origine dello scrittore, bensì la sua esperienza in prima persona nelle battaglie intercorse durante la Prima guerra mondiale; ovvero si tratta di Memoria del cuore. Racconti della guerra 1915-1918 (Città del Sole Edizioni, pp.128, € 12,00).

Uno stile unico
Il tema della Grande guerra era stato già trattato dall’autore nel romanzo Vent’anni e nelle Poesie grigioverdi ed è ampliato in questa raccolta, formata e curata da Anne-Christine Faitrop-Porta – grande studiosa dei rapporti culturali franco-italiani – che, molto appassionata di Alvaro, ha deciso di formare una selezione di quindici racconti tra quelli sparsi tra quotidiani e altre pubblicazioni. Nonostante gli eventi unici e, si spera, irripetibili da cui si prende spunto, l’intento della Fairtrop-Porta è quello di cercare comunque nel testo i temi più cari allo scrittore. Infatti come afferma nell’Introduzione: «In guerra come in pace, questo è il mondo di Corrado Alvaro in cui ci si innamora di una voce, si discorre con un animale, si ascolta un albero».
Questo è dimostrato principalmente dallo stile, sempre colmo di liricità e di un’atmosfera quanto mai sospesa, tra il sonno e la veglia, come dimostra sempre la ricerca della curatrice: «Il lirismo che nei racconti trascende la memoria e assurge a poesia pura, agli uomini restituisce l’infanzia e la gioventù, il tempo che il fronte ha privato di passato e di futuro, l’individualità smarrita nel fango e nel sangue e la speranza. […] Nella memoria del cuore di ogni lettore continuano a danzare i soldati e la moglie, la donna delle grotte e l’ufficiale, in un’effimera ed eterna epifania della pace».

La guerra tra paura e identità
Grazie alla sua penna, sempre abbastanza affilata e precisa, riusciamo a scorgere lo stato d’animo che poteva pervadere molti uomini che, come Alvaro stesso, si accingevano a servire il proprio paese in quella che sembrava essere una guerra senza fine.
Questo lo si può percepire dal primo dei racconti, intitolato in maniera molto simbolica Partenza, in cui il protagonista, soldato in viaggio verso il fronte, realizza improvvisamente di essere in procinto di diventare solo uno dei tanti, non più una persona ma un numero che poteva cambiare le sorti di una battaglia senza però ricevere nulla in cambio; anzi temendo in continuazione per la propria vita.
Per usare le parole dell’autore: «[…] lui solo era provvisorio, domani non sarebbe stato più qua, nessuno si sarebbe accorto che lui era sparito. […] Non gli rimaneva che aspettare la mattina per partire, una serie di ore vuote in cui non esisteva. La sua ultima giornata di libertà era finita; a che serviva essere liberi?».

Donna: gelosia e stabilità
Nonostante il tema sembri prettamente “da uomini”, la figura femminile è presente in queste pagine; una donna estroversa che viaggia sullo stesso treno, la ragazza di paese, la moglie oppure la figlia del soldato.
Tutte contengono dentro di essere sentimenti contrastanti: attesa dei propri cari, aspettativa e speranza per la fine della guerra e, perché no, una possibile vittoria, desiderio per i forestieri che passano da paese in paese e anche infedeltà, dettata dal bisogno di qualcuno accanto e dall’incertezza che il soldato diretto al fronte potrebbe non fare più ritorno.
Donna è anche la terra; come ogni altra femmina, viene abbandonata a causa di lotte politiche più grandi del singolo individuo e, sempre come le altre, dovrà fare i conti con le conseguenze e gli strascichi che la guerra lascerà dietro di sé.
«Gli alberi che vedemmo sono compagni nostri e coetanei, su cui notiamo, a un dato momento, i segni della vecchiezza. […] La terra stessa, sorpresa nelle ore della sua lunga vita, mentre feconda o riposa, vi guarda come una donna che ha i suoi figli, e che vedendovi ripensa come anche voi siete stato bambino e avete la mamma vostra».

Il rapporto con i bambini
Un altro aspetto interessante è quello che riguarda il modo di vedere la guerra attraverso altri occhi; quelli dei ragazzi. Infatti la raccolta si chiude con Il nemico in cui il gioco di Cesarino – bambino di otto anni eletto leader indiscusso del gruppo di paese perché proveniente dalla città – passa immediatamente da una corsa innocente a una spietata caccia all’uomo, da cui nessuno può tirarsi indietro, ma anzi mostrare la propria crudeltà, qui scambiata erroneamente per risolutezza.
Ci troviamo quindi di fronte ad una sorta di malinconia e di angoscia che, nonostante siano mitigate dalla scrittura, offrono una fonte di riflessione quantomai solida e duratura; si tratta di una lettura sicuramente non facile ma che può portare ad elevati pensieri, se solo gli si concede la possibilità; come speriamo voi farete.

Maria Chiara Paone

(direfarescrivere, anno XIV , n. 144, gennaio 2018)
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