Si è svolta, il 26 febbraio 2026, nel Salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi nella municipalità di Cosenza, la presentazione del volume Il Partito d’azione nell’Italia liberata. Dal Congresso di Cosenza allo scioglimento (1944-1947) (Pellegrini, 2025, pp. 306, € 17,10) testo a cura di Lorenzo Coscarella e Paolo Palma, con Prefazione di Vittorio Cappelli.
L’incontro è stato promosso dall’Istituto calabrese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea (Icsaic). La manifestazione, facente parte della rassegna “Libri in Comune”, ha offerto una rilettura approfondita del Congresso nazionale del Partito d’azione svoltosi a Cosenza nell’agosto 1944, riportando al centro del dibattito storico e civile il ruolo della città nella transizione democratica dell’Italia liberata, anche alla luce degli studi e delle ricerche di diversi studiosi, alcuni dei quali erano presenti al convegno.
Un confronto storico e civile
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa, ricordando come, nell’estate del 1944, la città fosse divenuta un crocevia politico nazionale, accogliendo un congresso destinato a incidere profondamente nel dibattito dell’Italia liberata e non solo.
L’incontro, moderato dalla delegata alla cultura del comune di Cosenza Antonietta Cozza, si è svolto in un clima di partecipazione viva e coinvolgente, grazie anche alla presenza di un pubblico attento e numeroso tanto da riempire interamente la sala, che ha seguito con interesse gli interventi, contribuendo al dibattito conclusivo con osservazioni e domande puntuali.
Nel suo intervento, Vittorio Cappelli, direttore scientifico dell’Icsaic, ha ricostruito il contesto storico del Congresso, soffermandosi sulle ragioni politiche e simboliche che portarono alla scelta della città quale sede dell’assise nazionale azionista. Cosenza, liberata e animata da un tessuto intellettuale dinamico, offriva infatti le condizioni politiche e logistiche necessarie per riunire le diverse anime del partito in una fase ancora incerta della guerra e della transizione istituzionale.
Cappelli ha inoltre precisato che il volume, come già accennato, costituisce l’esito diretto del convegno scientifico organizzato nel novembre 2024 presso l’Università della Calabria dallo stesso Icsaic. Quel momento di studio – ha tra l’altro sottolineato – ha costituito l’occasione per rileggere il Congresso del 1944 alla luce di fonti documentarie delle ricerche di De Luna a livello nazionale e a livello calabrese e meridionale emerse anche grazie agli studi di Fulvio Mazza, direttore responsabile di questa rivista (in quanto tale evidenziamo doverosamente il conflitto d’interesse e, dunque, non diremo altro sull’argomento).
Particolarmente significativa, nella ricostruzione generale che emerge dal libro, è stata l’attenzione riservata al radicamento locale del Partito d’azione, nella realtà cosentina e nel territorio circostante. Esso, difatti, riuscì a configurarsi come partito di massa, raggiungendo fra capoluogo e provincia circa 30.000 iscritti e superando così l’immagine di formazione esclusivamente elitaria. Il Congresso si delineò pertanto non soltanto come un evento politico di rilievo nazionale, ma anche come un momento di intensa mobilitazione civile nell’Italia liberata.
Le tensioni interne e la fine del partito
Nel corso del dibattito è stata affrontata anche la questione delle tensioni interne che attraversarono il partito, in particolare il confronto tra Ugo La Malfa ed Emilio Lussu, espressione di visioni strategiche differenti. Proprio il Congresso di Cosenza rappresentò uno snodo significativo di questo confronto, che avrebbe inciso sulla successiva evoluzione del partito fino allo scioglimento nel 1947.
Su questi aspetti si è soffermato l’avvocato Vincenzo Scirchio, socio Icsaic, analizzando le dinamiche politico-ideologiche che portarono alla progressiva frammentazione dell’esperienza azionista. Le difficoltà nel tenere insieme culture politiche diverse – quali per esempio la liberalsocialista, la repubblicana, la radicale – emersero con forza proprio in quel periodo, segnando il destino infausto del partito.
La prospettiva storiografica degli studiosi
Nel corso dell’incontro è stata richiamata anche la più ampia cornice degli studi storici sull’Italia del secondo dopoguerra. In particolare, il riferimento alle ricerche di diversi studiosi che hanno consentito di collocare l’esperienza azionista dentro una riflessione più ampia sulle fragilità strutturali delle democrazie e sulle tensioni tra élite intellettuali e consenso popolare. Accanto a questa prospettiva, Cappelli ha specificato che la lettura di Luciano Canfora della crisi dei sistemi politici moderni offre, infatti, una chiave interpretativa utile per comprendere le difficoltà incontrate dal Partito d’azione nel tradurre la propria alta elaborazione culturale in radicamento elettorale. Cappelli ha richiamato anche il contributo storiografico di Mazza, sul quale non ci dilunghiamo.
La ricerca dei curatori
I curatori Coscarella e Palma, quest’ultimo presidente dell’Icsaic, hanno, tra l’altro, illustrato il percorso di ricerca che ha condotto alla pubblicazione del volume, sottolineando l’importanza di una rilettura dal Sud dell’esperienza azionista.
Coscarella, nella sua veste di ricercatore e non di curatore, ha evidenziato come l’obiettivo principale del volume sia quello di restituire centralità al contesto cosentino, spesso rimasto in secondo piano nella storiografia nazionale, pur avendo rappresentato un momento significativo nella vicenda politica azionista. Attraverso documenti, studi e contributi scientifici, il lavoro ricostruisce infatti il profilo degli azionisti locali e il clima politico-culturale che rese Cosenza uno dei luoghi di confronto più vivaci dell’Italia di quell’epoca, in particolare in occasione del Congresso del 1944, che contribuì a delineare alcuni orientamenti fondamentali della linea politica del partito.
A queste riflessioni si è collegato l’intervento di Palma, il quale ha ampliato il quadro interpretativo soffermandosi sul ruolo che il Partito d’azione seppe assumere, pur nella brevità della sua esperienza, nel panorama politico italiano e meridionale. Palma ha ricordato come la crisi del partito affondasse le sue radici già nella fase della svolta di Salerno, quando il ritorno di Palmiro Togliatti e il conseguente ingresso dei comunisti nel governo segnarono un passaggio decisivo negli equilibri politici dell’Italia, aprendo tensioni profonde anche all’interno dello stesso azionismo.
Secondo Palma, le difficoltà del Partito d’azione furono alimentate non solo dalle divisioni interne tra vertici e base militante, ma anche dal complesso scenario internazionale del tempo, nel quale non mancavano pressioni esterne, quali i servizi segreti inglesi, volte a favorire la continuità istituzionale della monarchia. In questo quadro, ha ricordato, il partito mantenne una posizione coerentemente repubblicana e si espresse contro l’allargamento al governo Badoglio, pur senza riuscire a incidere sugli equilibri politici del momento, a causa dell’intrusione di “tali forze esterne”. Una vicenda complessa – ha osservato il presidente dell’Icsaic – che meriterebbe ulteriori approfondimenti storiografici, che aiuterebbe a comprendere le tensioni che attraversarono l’esperienza azionista.
Dall’insieme degli interventi dei due curatori è emerso il ritratto di una stagione politica breve ma intensa, segnata da grandi idealità e da una forte tensione democratica. Un’esperienza che, pur con le sue contraddizioni e la sua rapida conclusione, seppe incidere nel dibattito politico e culturale dell’Italia del dopoguerra e contribuire alla formazione della cultura democratica che avrebbe accompagnato il processo costituente.
Una memoria che parla al presente
L’incontro tenutosi presso il Salone di rappresentanza della città dei Bruzi, ha dimostrato come la memoria storica possa trasformarsi in occasione di riflessione collettiva. La città di Cosenza, nella sua compagine storico-politica ha riscoperto una pagina significativa del proprio passato, riaffermando il valore della ricerca storica come strumento di consapevolezza civile. Infatti, lo storico Coscarella ha invitato la platea e, quindi, tutti gli astanti, a fornire ogni tipologia di materiale avesse a disposizione, dal cartaceo a testimonianze dirette di persone che ne fossero state partecipi, durante gli anni dell’azionismo e anche successivamente.
Va da sé che, il Congresso del 1944, riletto alla luce degli studi più recenti e collocato nel solco della migliore tradizione storiografica italiana, continui a interrogare il presente: sulle radici della democrazia, sul rapporto tra etica e impegno militante e sulla capacità delle forze politiche di coniugare tensione ideale e consenso popolare. Anche grazie alla partecipazione accorata del pubblico, l’appuntamento si è trasformato, dunque, in un momento di autentico confronto culturale e civile.
Ivana Ferraro
(direfarescrivere, anno XXII, n. 240, marzo 2026)
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