Anno XX, n. 221
giugno 2024
 
La cultura, probabilmente
Il ruolo degli archivi nella storia:
prezioso perché preservano il passato,
fondamentale per proteggere il futuro
Federico Valacchi, in un saggio Editrice Bibliografica,
spiega l’importanza dei vari documenti e il ruolo del digitale
di Rosita Mazzei
La memoria, dal latino memor-ŏris, è la capacità di riportare alla propria mente le esperienze vissute, tramite immagini, suoni o anche oggetti di varia natura. Essa permette di rievocare sia le tracce di ciò è appena trascorso, memoria a breve termine, sia ciò che è accaduto anni orsono, memoria a lungo termine. La reminescenza, infatti, consente all’umanità di non dimenticare avvenimenti importanti che, senza di essa, andrebbero persi nell’oblio del tempo.
In vista di tutto ciò è indispensabile la presenza degli archivi che risultano essere molto più di contenitori di una memoria collettiva, ma anche soggettiva. Un archivio, infatti, è il mezzo per ancorare l’esistenza presente a quella passata, tenendo il punto degli enormi cambiamenti percorsi e/o superati.
Di questo e molto altro ci parla l’opera Gli archivi tra storia uso e futuro. Dentro la società (Editrice Bibliografica, pp. 232, € 24,00) di Federico Valacchi, professore ordinario di Archivistica e Archivistica informatica presso l’Università di Macerata. Un testo che ha come obiettivo quello di analizzare la situazione archivistica all’interno di una società così complessa come quella attuale, dove l’informazione eccessiva potrebbe mettere a repentaglio la giusta conservazione del ricordo.

La concretezza del passato
Il motivo principale per cui l’umanità ha bisogno degli archivi è da identificare sostanzialmente col fatto che essi sono memoria concreta di ciò che fu. Il revisionismo storico, infatti, potrebbe prendere il sopravvento se non ci fossero delle testimonianze tangibili per riportare in vita avvenimenti di varia natura.
Per archivistica, in ogni caso, si vanno a intendere tutte quelle norme che regolano e specificano la natura insita agli archivi, alla loro creazione e conservazione in modo da perpetrare la memoria dei documenti da quest’ultimi tramandati.
Le parole dell’autore a riguardo, infatti, risultano essere abbastanza chiare: «Classificare un archivio e, quando necessario ordinarlo, significa quindi esercitare una pressione sulla realtà». L’archivio, dunque, si presta come «strumento ed espressione di un mondo organizzato».
In tutto questo, fa notare Valacchi, è impensabile che la politica si metta da parte poiché scopo di quest’ultima è proprio il controllo capillare della società. Ancora una volta il potere tenta di adoperare l’informazione a proprio vantaggio per virare l’opinione pubblica verso i propri intenti. Verrebbe da dire, dunque, che chi conosce il passato controlla il futuro.
Proprio attraverso la storia e le sue narrazioni, infatti, si possono annotare i diversi sentimenti nutriti verso il mondo dell’archivistica. Per gli antichi, fa notare l’autore, esso rappresentava l’unione tra il sacro e il profano, mentre è concezione moderna che esso debba essere neutrale nella sua esposizione.

La memoria collettiva
Gli archivi, dunque, con la loro stessa esistenza, mettono sul tavolo delle trattative il problema della raccolta e dell’organizzazione dei dati. Il passato attraversa il tempo per mezzo dei documenti tramandati e tenta di abbracciare il nostro presente e il probabile futuro. A rimarcare tutto ciò ci pensano le parole di Valacchi: «Le carte, stimolate dal metodo, si animano, possono dare le risposte che la politica e la storia vanno cercando».
«La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi antichi» affermava Cicerone e non vi è da meravigliarsi che nel corso dei secoli gli uomini abbiano cercato di cavalcare il successo basandosi sulle competenze del passato.
Questo sguardo rivolto al passato però, afferma l’autore, pare venire meno all’interno della nostra contemporaneità. Il mondo digitale, infatti, sembra aver cristallizzato il mondo archivistico, relegandolo al mero scopo di testimonianza. Vi è, dunque, il bisogno di imboccare nuove strade per permettere nuovamente alle ere dell’umanità di avere un punto di incontro e di dialogo. Questo punto di incontro, naturalmente, deve essere rappresentato da quegli stessi documenti che l’uomo ha avuto la fortuna di preservare dalla violenza dei secoli.

Gli archivi e il postmoderno
La digitalizzazione forzata e di massa avvenuta negli ultimi due decenni ha inevitabilmente cambiato anche il modo di porsi nei confronti dell’universo archivistico. Il metodo adoperato nel XIX secolo, ovviamente, risulta essere ormai fuori tempo a causa della pluralità di informazioni pervenute bisognose di essere catalogate con nuovi criteri. «Ci servono certezze, simboli, valori archivisticamente idrorepellenti. In questo senso, se opportunamente declinato, il metodo storico, quello archivistico per eccellenza, sembra ancor poter garantire il suo contributo di fondo».
Dominare le fonti, attraverso lo spazio e il tempo, dunque, risulta essere ancora una volta il compito primario degli archivi. La dicotomia ordine e caos ritorna imperante anche in questo contesto. Già per gli antichi greci, infatti, vi era il kósmos, l’ordine e l’armonia che regolavano l’universo e che si andava a contrapporre al caos generato dalla materia. Tendere all’ordine, dunque, implica avere il controllo sulle vicende e, ancora una volta, ciò avviene attraverso la gestione della memoria e degli archivi.
Avere la conoscenza passata permette, inoltre, di interpretare correttamente i segni del presente per comprendere cosa ci attende nel futuro. Gli intellettuali, infatti, da sempre decodificano il tempo da loro vissuto per avvisare la società in cui operano di ciò che li attende attraversando determinate frontiere.

Il digitale come integrazione e non divisione
In tutto ciò, come già scritto, il digitale gioca un ruolo fondamentale. «L’assedio digitale, il ricorso costante ai dettami dell’hic et nunc la schiacciano ai blocchi di partenza dell’immanenza», afferma con precisione chirurgica Valacchi. La società odierna, infatti, sembra ormai vivere in un eterno presente, dove il passato è relegato al vecchiume e il futuro sembra essere privo delle sfumature proprie del cambiamento.
Ritornando sulla mentalità greca, quindi, la storia diviene un cerchio dove vi è un costante ritorno degli eventi, senza speranza di modifica alcuna. Ed è proprio qui, però, che risulta essere ancora una volta indispensabile il lavoro degli archivi, per far breccia nella monotonia sociale e culturale, per mostrare, nuovamente, che orizzonti diversi sono sempre e comunque possibili.
Perché è la tecnica a dover servire l’uomo e non il contrario. La memoria, i documenti, le testimonianze diventano a tal punto più che mai vive e vivide, per permettere alla società di tranciare i legami con la piattezza che ormai imperversa nel panorama attuale.
Al netto di quanto affermato fino a questo momento, dunque, è indispensabile porsi con un atteggiamento rinnovato nei confronti dell’universo archivistico. Esso, infatti, è uno strumento necessario per permettere all’umanità di andare oltre i propri limiti e per porsi nuove domande e, soprattutto, addentrarsi in nuove risposte.

Rosita Mazzei

(direfarescrivere, anno XIX, n. 206, marzo 2023)
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