Anno XIV, n. 153
ottobre 2018
 
La cultura, probabilmente
Quando tocca allo psicoanalista
raccontarsi alla sua paziente.
La vera rinascita di un uomo
Il rovesciamento dei ruoli nella storia di Renzo Zambello: un’autoanalisi allo specchio, in un libro per Kimerik edizioni
Gilda Pucci
La vita è un miracolo che si coglie solo in retrospettiva. Da qui la necessità di raccontarsi, di riassumere il proprio vissuto in parole. Una specie di autoanalisi, un confronto allo specchio in cui il medico diventa paziente e la paziente passa dal raccontare all’ascoltare. Davvero tutto molto affascinante e interessante, soprattutto il rovesciamento dei ruoli che si attua nel bellissimo testo in questione, Ricordi e riflessioni di uno psicoanalista di Renzo Zambello a cura di Paola Cerana, un libro della “scuderia letteraria” di Bottega editoriale di prossima uscita per la casa editrice Kimerik.

Raccontarsi
Per tutto così come per la vita esiste forse un momento ideale in cui scegliere di raccontarsi, di far uscire il vero sé, la vera vita che, stando a Jung, è invisibile. L’autore si esprime così: «Sono convinto che tutto ciò che è manifesto sia solo un pallido riverbero di un mondo interiore, energico e vibrante, sotteso all’esistenza evidente».
Zambello non intende la sua autoanalisi come il racconto, la collezione ordinata di eventi messi insieme dalla memoria, ma piuttosto il farsi e il disfarsi dell’esperienza interiore, che procede per salti casuali solo all’apparenza; tutto alla fine assume un senso.
Leggendo, risaliamo ai motivi che hanno spinto l’autore a diventare un medico psicoterapeuta. Ogni vicenda e circostanza esterna vanno ricondotte a quell’humus interiore e latente, a quell’inconscio inesploso che necessita di venir fuori e liberarsi: un’infanzia segnata da una madre “principessa”, da un padre assente, da una nonna “tedesca” unico punto di riferimento, e poi da tutte quelle altre persone e situazioni che hanno influenzato in maniera prepotente, e spesso dolorosa, la vita del dottor Zambello. Persino le vicende spiacevoli con alcuni pazienti.
Un testo particolare, in quanto è davvero difficile farsi un’autoanalisi, ma soprattutto è un lavoro che regala positività nei confronti della vita nonostante il dolore, in quanto ogni esperienza, dall’infanzia, all’inizio degli studi, alla vita adulta, la si narra come un arricchimento per il temperamento del dottore. La vita con le sue batoste lo ha reso quello che è.

L’autoanalisi redatta in collaborazione con la paziente
I racconti sono tradotti in scrittura, grazie al contributo della dottoressa Cerana, autrice anche della Premessa del libro e paziente in analisi dal dottor Zambello. Un testo che rappresenta un brillante esperimento di crescita personale sincronizzata fra i due, prima ancora che professionale per lo psicoanalista. Uno scambio di prospettiva che può rivelarsi utile per entrambi e per chi legge.
E così il nostro psicoanalista si apre alla donna, narra i traguardi personali, affidandosi con totale disinvoltura, sfacciatamente nudo nell’anima, procedendo per ricordi a dir poco drammatici con l’ironia che solo l’esperienza può portare. Senza reticenze l’autore si mostra e ne emerge una persona che ha sempre lottato con grande forza di volontà per diventare ciò che è. Un messaggio positivo, il racconto di un duro processo di costruzione del carattere, della personalità, un percorso che è vita: per cui tutto le appartiene e tutto è bene per arrivare ad essere.
In un pomeriggio Paola scopre il suo analista che traghetta sul piano umano l’esclusivamente professionale e formale, mostrando sulla propria pelle quanta fatica occorra per attuare quello che Jung definiva “processo di individuazione”. «Il mondo è pieno di non-nati», specificava in analisi il dottore, facendo riferimento al fatto che la nascita biologica rappresenta solo il primo passo dell’esistenza. Il mondo è piuttosto pieno di chi rinuncia a cercare se stesso, a confrontarsi con la propria ombra, di chi si accontenta invece di avere la forza di conoscersi, per capirsi e per risolversi. Ebbene, partendo da questo discorso Paola non sta collaborando solo ad uno scritto, sta rinascendo, come tutti coloro che hanno avuto e hanno l’onore di leggere queste pagine.
Questa è un’autoanalisi, ma anche una presa di coscienza per il lettore, un modo per essere più clementi e riconoscenti verso la vita, verso se stessi.
Il libro è veramente una cura, coinvolgente, carico di spunti di vita, pieno di vita, è un cartaceo pulsante, un composto trasparente di vicende, alcune abbastanza difficili. Si legge con motivazione e grande curiosità. Per il lettore è quasi un continuo rivedersi nei comportamenti dell’autore, è uno scambio di ragioni, di motivi, di momenti personali da riesaminare. È un testo catartico e purificatore, senza tecnicismi e con grande semplicità nei concetti ci dà tutti gli elementi per conoscerci a fondo. Un bellissimo “nudo” dell’arte della scrittura. Un testo che non è il solito piatto servito, ma l’esperienza sempre nuova di ciascuno di noi.

Gilda Pucci

(direfarescrivere, anno XIV, n.147, aprile 2018)
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