Anno XIV, n. 155
dicembre 2018
 
La cultura, probabilmente
Dare lavoro a quattro milioni di persone
una mission impossible? Per niente.
Un Vademecum spiega come si può fare
Da Edizioni Simple, diverse voci e più proposte concrete
per risolvere il problema della disoccupazione, definitivamente
di Elisa Barchetta
In un momento difficile come quello che la società italiana sta vivendo, è arduo parlare di due tematiche importanti come la disoccupazione e il lavoro; il rischio di scadere nell’ovvio è sempre in agguato.
Del resto ormai da anni sono state proposte ricette, più o meno miracolose, per risolvere queste problematiche con idee provenienti dal mondo politico, economico o della società civile. Ci si domanda allora come sia possibile, dopo tante misure e tanti anni, che nulla sia di fatto cambiato e, anzi, la situazione sia peggiorata nel tempo portando non soltanto a un incremento della precarietà e della disoccupazione in tutte le fasce d’età, ma anche a un aumento dei suicidi e dell’uso di psicofarmaci.
Viene da domandarsi se la questione non vada affrontata da un punto di vista diverso; ed è proprio ciò che fanno gli autori di Vademecum per dare un Lavoro a tutti e mettere in sicurezza il Debito Pubblico (Edizioni Simple, pp. 228, € 15,00), testo appartenente alla “scuderia letteraria” di Bottega editoriale.

Il punto di partenza
La riflessione da cui sono partiti i dieci autori del Vademecum ha avuto come input l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di papa Francesco; nella quale il pontefice afferma – in sintesi – che l’economia liberista della “ricaduta favorevole” ha fallito e non ha portato alcun beneficio alla popolazione, causando anzi i forti squilibri attuali che sono sotto gli occhi di tutti.
Il papa sottolinea inoltre la necessità di tornare a considerare l’uomo – e non il denaro – al centro di tutte le politiche, anche e soprattutto quelle economiche e finanziarie. Elemento fondamentale di questa esortazione è anche il richiamo ad agire che il pontefice rivolge ai politici e alle comunità della Chiesa, affinché cooperino per garantire un lavoro degno a tutti i cittadini.
A questo “spunto” va aggiunta la sensazione di totale amarezza che gli stessi autori hanno provato nel leggere gli annunci di ricerca lavoro di molte persone; annunci che esprimevano una disperazione tale da far sentire agli autori la necessità profonda di “fare qualcosa”, di provare a cercare una soluzione concreta e subito attuabile per rispondere a queste difficoltà.

La struttura dell’opera
Il Vademecum è suddiviso in due parti, ciascuna composta da diverse Riunioni: nella prima parte – che include le prime quattro Riunioni – gli autori spiegano in una breve introduzione anzitutto cos’è questo Vademecum per dare un Lavoro a tutti e mettere in sicurezza il Debito Pubblico e quale sia il suo scopo. Nelle quattro Riunioni poi, affrontano il problema della politica economica spiegando come essa influenzi tutta la società e perché sia così importante comprendere che tipo di modello economico stia governando non soltanto la società italiana ma l’intera economia europea. Ciò che emerge è come il cambiamento della politica economica, dal 1981 in poi, abbia influito in modo fortemente negativo sulla società creando e peggiorando tutti i problemi attuali. Fondamentale è la spiegazione di come il passaggio da una politica economica keynesiana a una neoliberista abbia escluso totalmente lo stato da qualsiasi intervento di sostegno per la società, mettendo di fatto in crisi un intero paese perché l’economia di mercato non ha creato in modo automatico benessere per tutti i cittadini ma ha, anzi, posto il controllo nelle mani della finanza e dei soggetti privati che in essa operano. Questo passaggio ha di fatto sminuito l’importanza di valori quali il lavoro, la famiglia, la casa, le proprie radici, riducendo l’uomo a merce “usa e getta” e dando al denaro e a chi lo detiene il potere di governare un’intera società.
Nella seconda parte del Vademecum invece, gli autori presentano – in altre cinque Riunioni – il loro progetto; spiegando Riunione per Riunione in cosa consiste, come attuarlo e dove reperire le risorse necessarie per la sua concreta realizzazione. Il tutto presentato nella forma di una bozza di testo di legge, affinché possa essere valutata la sua fattibilità e non sia possibile liquidarlo come “l’ennesima bella proposta senza coperture finanziarie”.
Partendo dunque dalla situazione analizzata nella prima parte del Vademecum gli autori hanno strutturato il loro progetto in alcuni punti ben specifici: l’“Azienda dei Cittadini” (Adeci), il piano finanziario per reperire le risorse e liberarsi dalla morsa della finanza, il ripensamento dell’Unione europea su basi diverse, l’azione da parte dei cittadini.

L’“Azienda dei Cittadini” (Adeci)
Per restituire dignità alle persone attraverso il lavoro, cominciando col portarlo dove ci sono gli individui evitando di costringerli a un esodo forzato, il Vademecum per dare un Lavoro a tutti e mettere in sicurezza il Debito Pubblico propone come primo intervento la creazione di un’associazione di proprietà pubblica (cioè dei cittadini) – i cui vertici saranno nominati dai cittadini stessi e a essi risponderanno – denominata “Azienda dei Cittadini” (o Adeci).
L’Adeci avrà il compito di dare lavoro a tempo indeterminato a tutti quelli che ne avranno necessità, garantendo quindi la piena occupazione. Ciascun lavoratore assunto dall’“Azienda dei Cittadini” sarà impegnato per 20 ore settimanali distribuite su 5 mezze giornate lavorative, avrà uno stipendio di 700 euro mensili e un posto di lavoro entro 50 km dalla propria residenza. Nel resto del tempo ciascun lavoratore potrà svolgere qualunque altra attività.
Attraverso il “Lavoro Minimo Garantito” dell’Adeci chiunque potrà contare su un Paracadute ovviando così al problema della perdita di lavoro, della disoccupazione e della precarietà perché non si correrà il rischio di ritrovarsi da un giorno all’altro senza più uno stipendio. Inoltre, secondo quanto calcolato dagli autori, questo primo passo del progetto permetterà di dare lavoro almeno a 4 milioni di persone, con una spesa per gli stipendi pari a 36 miliardi di euro l’anno.

Il piano finanziario
La domanda che sorge spontanea a questo punto è: dove verranno reperite le risorse necessarie per pagare questi 36 miliardi di stipendi annui ai 4 milioni di lavoratori dell’Adeci? La spiegazione, ben articolata, è fornita nella Riunione n. 7 dedicata al piano finanziario. Gli strumenti che gli autori propongono sono tre: la creazione di un’imposta patrimoniale differenziata in base all’uso, la costituzione degli “Eurocertificati” e l’istituzione di una “Banca dei Cittadini”.
L’imposta patrimoniale differenziata in base all’uso è – in sintesi – una tassazione applicabile sugli immobili e sui patrimoni finanziari che esenta dall’imposizione fiscale tutta quella parte di patrimonio (immobiliare o finanziario appunto) che un cittadino detiene per soddisfare un bisogno personale (ad esempio la casa dove abita). Per ciò che eccede, invece, tale bisogno i cittadini potranno scegliere se tenere comunque nelle proprie disponibilità questi beni pagando, perciò, l’imposta patrimoniale; oppure decidere in totale libertà se metterli al servizio del paese rendendoli “capitale circolante” (vendendo o affittando gli immobili o trasferendo le disponibilità finanziarie in eccesso alla Tesoreria dello stato), in questo caso non dovranno pagare alcuna imposta.
Il secondo strumento è rappresentato dagli “Eurocertificati” e si riconnette al primo: per ottenere l’esenzione dal pagamento dell’imposta patrimoniale differenziata in base all’uso per tutte le somme eccedenti il bisogno personale, infatti, i cittadini dovranno trasferirle alla tesoreria dello stato (siano esse somme liquide o titoli di stato) e chiedere in cambio la conversione in “Eurocertificati”. Si tratta di una sorta di moneta complementare agli euro, che potrà essere utilizzata solo all’interno dei confini italiani come strumento finanziario e di pagamento. Se i cittadini utilizzeranno gli “Eurocertificati” per le loro operazioni in Italia non subirebbero ulteriori tassazioni per il pagamento degli interessi sul debito pubblico.
Il terzo strumento proposto è la realizzazione di una “Banca dei Cittadini”, ovvero una società per azioni di proprietà dei cittadini-azionisti maggiorenni, i cui titoli non saranno cedibili o trasmissibili in eredità. I suoi vertici saranno nominati dai cittadini e il suo compito sarà quello di tornare a investire nelle imprese e nell’economia reale. Allo stato spetterà il compito di dotarla di tutte le risorse e garanzie necessarie a svolgere appieno questa funzione.
Si calcola che attraverso l’“Azienda dei Cittadini” e i tre strumenti previsti dal piano finanziario si rimetta in circolo la ricchezza del paese – che a conti fatti consta di 14.100 miliardi di euro – e si recuperino risorse per un totale di 76 miliardi di euro l’anno.
Di questi 76 miliardi di euro annui, 36 miliardi all’anno saranno destinati al pagamento degli stipendi dei lavoratori assunti dall’Adeci e i rimanenti 40 miliardi saranno suddivisi tra ulteriori investimenti sul territorio (16 miliardi di euro annui) e la detassazione degli immobili (24 miliardi di euro all’anno).
Dunque, le risorse ci sono e questo progetto potrebbe essere attuato subito e senza violare i trattati europei o le norme costituzionali italiane. Ma allora come mai tutto questo non è mai stato nemmeno proposto a livello europeo?

Il ripensamento dell’Unione europea
La risposta che emerge dalla lettura dei primi capitoli del Vademecum è semplice e, forse proprio per questo, quasi sconcertante. Il motivo per cui non sono state fatte scelte diverse a livello europeo per quanto riguarda la politica economica dell’Unione è uno solo: gli scopi enunciati dai trattati europei non sono mai stati concretamente applicati perché il contenuto stesso delle norme europee è totalmente ispirato alla cosiddetta politica economica neoliberista la quale, in concreto, impedisce ai singoli Stati di intervenire nel proprio territorio per risolvere i problemi e incentra tutto il potere nelle mani dei soggetti privati che si occupano di finanza e operano sui mercati finanziari. Pertanto è il denaro a occupare una posizione centrale, a scapito del lavoro e degli altri diritti dell’uomo.
Per questo e per il fatto che le istituzioni europee non sono dotate dei poteri necessari per governare gli Stati, come qualsiasi altra istituzione interna – basti pensare al Parlamento europeo che non ha alcun potere di legiferare –, è imprescindibile un ripensamento dell’intera Unione su basi più democratiche e solidali; partendo dalla centralità dell’individuo, dei suoi valori e dei suoi bisogni.

L’autorevolezza del volume e l’azione da parte dei cittadini
Altri due aspetti interessanti caratterizzano il Vademecum per dare un Lavoro a tutti e sterilizzare il Debito Pubblico. Il primo riguarda il fatto che esso ha avuto il sostegno di due importanti docenti universitari: quello di Domenico De Masi, professore di Sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma (autore della Prefazione) e quello di Tonino Perna, professore di Sociologia economica presso l’Università di Messina (che ha scritto la Postfazione). Questi interventi contribuiscono a dare ulteriore credibilità e autorevolezza a quanto riportato nel Vademecum, rendendolo non soltanto una proposta concreta e attuabile ma riconoscendone la validità nella scelta del metodo e del contenuto proposto; aspetti che fanno di questo volume un testo “coraggioso”.
L’altro elemento fortemente innovativo e di grande forza è il fatto che gli autori chiamano in causa prima di tutto i cittadini, siano essi disoccupati, precari, lavoratori autonomi o piccoli imprenditori, pensionati, studenti, ecc. – quelli che nel Vademecum sono elencati fra «il 98% dei cittadini» – e che gli autori esortano a “fare qualcosa” affinché questo progetto sia attuato. Viene anche sottolineato che non è necessario creare un nuovo movimento politico, ma è fondamentale creare piuttosto dei gruppi di sostegno al “Lavoro Minimo Garantito” per realizzare da subito quanto proposto e muoversi per sostenere, attraverso il voto, quelle forze politiche che dimostreranno di voler prendere sul serio il tema del lavoro e della disoccupazione per risolverlo una volta per tutte. Starà poi a loro, se non lo faranno, spiegare a tutti i cittadini per quale motivo non hanno fatto quanto sottoscritto.

Elisa Barchetta

(direfarescrivere, anno XIV, n. 146, marzo 2018)
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