Anno XIV, n. 151
agosto 2018
 
La cultura, probabilmente
Il lavoro quotidiano di un avvocato
tra meriti, tante difficoltà ma anche onori.
Tutto narrato dall’occhio di un giudice
Francesco Marzano racconta una figura con cui lavora
per la lotta alle ingiustizie. In un libro di edizioni Il Coscile
di Gilda Pucci
In un paese dove “la macchina della giustizia non funziona” e l’etica del diritto viene meno, i “guardiani” della Legge vivono una profonda crisi e non godono più del rispetto e della credibilità popolare.
È possibile tornare ad una buona amministrazione della giustizia nell’epoca delle leggi ad personam? E se sì, come? In un tale contesto risulta fondamentale la missione sociale e umana dell’avvocato che va di pari passo a incrociarsi con quella del magistrato, in un continuo supporto reciproco.
Tutto ciò viene affrontato nel libro Elogio degli avvocati scritto da un giudice di Francesco Marzano (Edizioni Il Coscile, pp. 88, € 12,00). L’autore, lo ricordiamo, ha una carriera giuridica impeccabile e degna di nota che si può consultare sfogliando il libro.

Elogio alla giustizia in senso ampio
Elogio degli avvocati scritto da un giudice, uscito dopo Elogio dei giudici scritto da un avvocato di Pietro Calamandrei, quasi a voler ricambiare i meriti del mestiere in questa vicendevole e lucida analisi che accomuna sotto lo stesso destino le due professioni, è il “disegno” chiaro e semplice del percorso etico e pratico dell’avvocato da cui si intende smuovere l’opinione pubblica ad acquisire nuovamente fiducia nella persona di chi esercita l’arte del diritto, al quale s’impone l’obbligo di essere servitore unico e solo della giustizia, lontano dai consueti conflitti d’interesse.
L’autore “mette in campo” il profilo etico, la grandezza, la padronanza del sommo Cicerone e poi fa tutta una carrellata di esempi brillanti dell’avvocatura italiana che ha scritto e continua a scrivere pagine bellissime della nostra storia civile e democratica. Nel testo fluido, per nulla astruso e notevolmente ben concepito ed esposto, si nutre e si evidenzia un forte apprezzamento a quella che è l’insostituibile funzione dell’avvocato e un incondizionato riconoscimento al ruolo che lo stesso ricopre: di fondamentale importanza affinché il giudice possa assolvere ai suoi compiti. Due figure, dunque, che non devono contrapporsi in un atteggiamento che sarebbe solo autolesionistico al sommo bene di una comunità, al fondamento di una società, la giustizia, ma che invece è necessario che collaborino.
Ci vengono narrati in chiave un po’ più personale i molteplici esempi di avvocati e di giudici che nobilitano la professione e hanno ricordato sempre all’autore il senso profondo della giustizia e dell’onore; dal volume agevole ne esce fuori un vero e proprio omaggio ed elogio alla giustizia nel senso più ampio, che non può sporcarsi di corruzione e di un agire odierno che ne deturpa lo spirito alto e il nobile ideale. La toga è simbolo di dignità, di lealtà e onestà, indumento di garanzia, correttezza, rispetto, sicurezza e uguaglianza. Da sempre tanti giovani hanno visto questa professione come una missione per dare voce a chi non ha voce, combattere le ingiustizie, le differenze, il crimine, un mestiere se vogliamo “rivoluzionario” che vede tutti ugualmente tutelati e riconosciuti nei singoli diritti.

Un porta sul diritto, per addetti ai lavori e non
Nel libro si scorgono sprazzi del rapporto attuale che assumono i politici nell’esercizio della legiferazione, mescolando il senso di giustizia al proprio rendiconto personale, dunque si tratta di un testo che tra l’altro è molto attuale e critico, seppure dai toni delicati.
Un manuale leggero, un corpus di pillole di etica e storia del diritto, in cui riscopriamo articoli fondamentali che andrebbero seguiti alla lettera da chi svolge questa professione: ce ne sono alcuni, ben spiegati nel corso del testo.
Un testo formativo, lineare, riservato non solo agli addetti ai lavori, ma probabilmente alla comune riflessione di un paese in balia di processi mediatici, di “guardiani” corrotti e conniventi, di una giustizia spesso distante dal proprio dovere. Tuttavia, potrebbe rappresentare anche un ottimo incipit, un buon rito iniziatico per chi s’avvia ad intraprendere la strada della giurisprudenza, perché non parliamo di un elogio speculativo fine a se stesso, ma costruttivo e ricco di dritte vere e proprie, di perle che vanno al di là del lavoro mnemonico di un codice. Il libro è quindi un’ottima base per gli esordienti, ma anche una buona ripetizione per chi ha smarrito le linee guida del mestiere.
Ottime le capacità di sintesi dell’autore del quale si intravede tutta la passione nutrita verso il mondo della legge, l’universo civile che dovrebbe – il condizionale, purtroppo, è d’obbligo - differenziarci dalle bestie.

di Gilda Pucci

(direfarescrivere, anno XIV, n. 144, gennaio 2018)
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