Anno XXII, n. 244
luglio 2026
 
La cultura, probabilmente
La conoscenza e l’apprendimento:
il ruolo strategico del libro di testo
nell’epoca dell’Intelligenza artificiale
L’Associazione italiana editori rilancia il dibattito sul valore
del libro scolastico come bene essenziale del paese
di Ivana Ferraro
Nel presente contributo ci occuperemo di come, in una società segnata dal crescente impatto e dalla sempre maggiore pervasività delle tecnologie digitali e dall’espansione dell’Intelligenza artificiale, il tema della conoscenza assuma un ruolo strategico per il futuro delle istituzioni educative e per la tenuta stessa della democrazia.
In questa prospettiva, appare particolarmente significativo analizzare i risultati e le riflessioni emersi nel corso del convegno promosso dall’Associazione italiana editori (Aie) presso la Camera dei deputati, Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese. Investire nell’istruzione e supportare le famiglie.
L’incontro ha posto al centro del dibattito il ruolo del libro scolastico quale strumento fondamentale per la formazione delle nuove generazioni, offrendo l’opportunità di riflettere sul rapporto tra innovazione tecnologica, qualità dell’apprendimento e accesso al sapere. In tale contesto, è emerso con chiarezza come il libro di testo continui a rappresentare una delle principali infrastrutture culturali del paese, capace di garantire percorsi di conoscenza condivisi, inclusivi e qualificati.

L’editoria scolastica come fondamento della conoscenza
Riflettere sul valore del libro di testo significa affrontare una questione che riguarda non soltanto la scuola, ma più in generale il modello culturale di una società. La conoscenza costituisce, infatti, uno dei principali fattori di sviluppo civile, economico e democratico di una comunità e il libro scolastico continua a rappresentare uno degli strumenti privilegiati attraverso cui essa viene organizzata, trasmessa e resa accessibile.
L’Aie ha scelto di riportare questo tema al centro del dibattito pubblico, evidenziando come il libro di testo non possa essere considerato un semplice prodotto editoriale. Esso è, piuttosto, il risultato di un articolato processo di elaborazione culturale che coinvolge autori, ricercatori, docenti, redazioni e numerose professionalità del settore. Dietro ogni manuale si collocano attività di ricerca, aggiornamento scientifico, progettazione didattica e verifica dei contenuti che consentono di trasformare il sapere specialistico in patrimonio condiviso e accessibile.
In questa prospettiva, l’editoria scolastica rappresenta uno dei pilastri della costruzione del sapere, poiché non si limita alla diffusione delle informazioni, ma contribuisce alla definizione di percorsi di apprendimento strutturati, favorisce lo sviluppo del pensiero critico e sostiene la crescita culturale e civica delle generazioni presenti e future.
Tale visione trova un significativo riferimento teorico nelle riflessioni del filosofo e sociologo francese Edgar Morin, recentemente scomparso (1921-2026), tra i maggiori studiosi della complessità e dell’educazione contemporanea. Nel volume Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (Raffaello Cortina Editore, 2015), Morin sottolinea come la scuola non debba limitarsi alla trasmissione di conoscenze disciplinari, ma debba insegnare anche la natura stessa della conoscenza, mostrando come ogni sapere sia il risultato di processi di interpretazione, selezione e ricostruzione della realtà. Secondo il pensatore francese, la frammentazione dei saperi e la loro eccessiva specializzazione rischiano di compromettere la comprensione dei problemi complessi che caratterizzano il mondo contemporaneo. Da qui la necessità di promuovere una «conoscenza della conoscenza», capace di sviluppare negli studenti la consapevolezza critica dei meccanismi attraverso cui si costruisce il sapere e si interpreta il reale.
In tale quadro, il libro di testo continua a svolgere una funzione fondamentale in quanto non soltanto trasmette contenuti, ma contribuisce a organizzare e mettere in relazione le conoscenze, offrendo agli studenti strumenti interpretativi indispensabili per comprendere la complessità del presente e partecipare in modo consapevole e attivo alla vita sociale e democratica.

Il libro di testo tra autorevolezza e trasformazioni dell’apprendimento
Le considerazioni sul ruolo dell’editoria scolastica e sulla funzione del libro di testo trovano un’importante conferma nei risultati dell’indagine presentata alla Camera dei deputati dall’Aie. La ricerca, condotta su un campione rappresentativo di 3.399 docenti della scuola primaria e secondaria, consente di comprendere con maggiore precisione il ruolo che il manuale continua a svolgere all’interno della scuola italiana. Nonostante la crescente diffusione delle tecnologie digitali e la moltiplicazione delle fonti informative disponibili online, il libro di testo mantiene infatti una posizione centrale nell’attività didattica: il 99% degli insegnanti dichiara di utilizzarlo nello svolgimento delle lezioni, mentre l’81% lo considera il principale punto di riferimento per lo studio degli studenti.
Si tratta di dati particolarmente significativi se collocati nel contesto delle profonde trasformazioni che hanno interessato i processi di apprendimento negli ultimi anni. La disponibilità di una quantità sempre maggiore di informazioni non ha ridotto la necessità di strumenti capaci di selezionare, organizzare e contestualizzare i contenuti. Al contrario, proprio l’abbondanza delle informazioni rende sempre più necessario disporre di riferimenti affidabili e di percorsi di conoscenza coerenti. In un ambiente comunicativo caratterizzato dalla rapidità della fruizione, dalla frammentazione dell’attenzione e dalla sovrapposizione di contenuti provenienti da fonti differenti, il libro di testo continua a rappresentare un punto di riferimento metodologico e culturale.
La sua autorevolezza non deriva soltanto dall’attendibilità scientifica dei contenuti, garantita da processi di verifica, aggiornamento e validazione editoriale, ma anche dalla sua funzione formativa. Il manuale scolastico non si limita infatti a trasmettere informazioni, bensì organizza il sapere secondo una progressione logica, mette in relazione concetti e discipline, favorisce l’acquisizione delle competenze e accompagna gli studenti nella costruzione di una visione sistematica e organica della realtà. In questo senso, esso svolge una fondamentale funzione di mediazione tra la complessità dei saperi e i percorsi di apprendimento.
Non sorprende, pertanto, che il 90% dei docenti intervistati giudichi ancora efficace l’organizzazione dei contenuti proposta dai libri di testo e dai materiali didattici ad essi collegati. Questo dato evidenzia come, anche nell’epoca dell’Intelligenza artificiale, il valore del libro non risieda esclusivamente nelle informazioni che contiene, bensì nella sua capacità di offrire agli studenti una struttura interpretativa del sapere. Proprio la funzione di organizzare e mettere in relazione conoscenze diverse, favorendo apprendimenti significativi e duraturi, ne conferma il ruolo di strumento fondamentale per la formazione delle nuove generazioni e per lo sviluppo culturale del Paese.

Le nuove fragilità cognitive nell’epoca dell’informazione permanente
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’indagine riguarda la percezione dei docenti rispetto ai cambiamenti intervenuti nei processi di apprendimento degli studenti. Quasi il 70% degli insegnanti ritiene che, negli ultimi cinque anni, siano peggiorati sia i tempi sia le modalità dell’apprendimento. Le cause individuate appaiono strettamente connesse alle profonde trasformazioni culturali, sociali e comunicative che caratterizzano la società contemporanea.
Tra gli elementi maggiormente segnalati figurano la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale, indicata dal 72% dei docenti, e la crescente difficoltà degli studenti nell’affrontare testi articolati e cognitivamente impegnativi, evidenziata dal 58% degli intervistati. A questi fattori si aggiunge il ricorso agli strumenti di Intelligenza artificiale per lo svolgimento dei compiti assegnati a casa, fenomeno segnalato dal 36% degli insegnanti e destinato ad assumere un peso sempre più rilevante nei processi educativi.
Tali dati non autorizzano interpretazioni semplicistiche né letture nostalgiche del passato. Essi evidenziano, piuttosto, come la scuola sia chiamata a confrontarsi con nuove modalità di accesso, elaborazione e organizzazione della conoscenza, profondamente influenzate dalla velocità dei flussi informativi e dalla crescente diffusione di tecnologie digitali sempre più sofisticate. In questo contesto, il libro di testo continua a svolgere una funzione insostituibile, in altri termini esso favorisce la lettura approfondita, sviluppa la capacità di comprensione critica e argomentativa e contribuisce alla costruzione graduale e strutturata del sapere. Proprio nell’epoca dell’informazione permanente, caratterizzata dall’abbondanza dei contenuti e dalla frammentazione dell’attenzione, il libro rappresenta uno strumento capace di restituire continuità, metodo e profondità ai processi di apprendimento.

Innovazione tecnologica e responsabilità culturale dell’editore
L’avanzata delle tecnologie digitali non ha ridimensionato il ruolo dell’editoria scolastica; al contrario, ne ha ampliato le responsabilità e le funzioni. L’Osservatorio Aie sul mondo della scuola evidenzia come il catalogo attivo dell’editoria scolastica italiana sia oggi composto da oltre 22.000 titoli e da più di cinque milioni di contenuti digitali associati. Per la quasi totalità dei libri adottati sono inoltre in fase di sviluppo o di rilascio strumenti basati sull’Intelligenza artificiale, destinati a supportare e integrare le attività didattiche.
Il libro contemporaneo non coincide più esclusivamente con il volume cartaceo. Esso si configura sempre più come un ecosistema integrato nel quale convivono contenuti tradizionali, risorse digitali, piattaforme educative e applicazioni innovative. Ciò che rimane immutata, tuttavia, è la funzione culturale dell’editore, chiamato a selezionare, verificare, validare e organizzare contenuti affidabili secondo criteri di rigore scientifico e responsabilità educativa.
In un’epoca nella quale l’accesso alle informazioni appare potenzialmente illimitato, la vera sfida non consiste tanto nella produzione di nuovi contenuti quanto nella capacità di garantirne la qualità, l’attendibilità e la corretta contestualizzazione. L’editoria scolastica continua, dunque, a svolgere una funzione fondamentale di mediazione tra la produzione del sapere e la sua trasmissione alle nuove generazioni, contribuendo a trasformare le informazioni in conoscenza organizzata e la conoscenza in una risorsa indispensabile per l’esercizio della cittadinanza e per la partecipazione consapevole alla vita democratica.

Ivana Ferraro

(direfarescrivere, anno XXII, n. 244, luglio 2026)

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