Anno XVII, n. 183
aprile 2021
 
Un editore al mese
Un libro non può cambiare il mondo.
O forse sì? Il caso di Infinito edizioni
I temi, le sfide e la storia di un editore
coraggioso. Intervista a Luca Leone
di Mario Saccomanno  
Nell’ultimo anno, il contesto pandemico ha imposto radicali cambiamenti in molti aspetti che contrassegnano la quotidianità. Giocoforza, avvalendosi principalmente della tecnologia, sono numerose le attività che hanno dovuto mutare pelle, adattandosi al contesto emergenziale. Si pensi, solo come esempio, all’utilizzo massiccio dello smartworking o ancora, in riferimento all’ambito scolastico, alla didattica a distanza. Di sicuro, la pandemia di Covid-19 ha accelerato a dismisura alcuni processi già in atto che riguardano settori anche molto distanti tra loro. Per questo motivo, non sembra difficile ipotizzare che, appena l’emergenza sarà rientrata, saranno comunque molte le innovazioni apportate in questi mesi di cui si continuerà a farne quotidianamente uso.
Restando saldamente ancorati all’ambito editoriale, è facilmente ipotizzabile come non siano assolutamente mancate le sfide che editori, agenzie letterarie, scrittori hanno dovuto affrontare nell’ultimo periodo per rispondere alle nuove esigenze e alle regole del mercato. Fra le tante modifiche, appare quasi ininfluente mettere in risalto come sia servito uno sguardo ben più attento al mondo del Web, intavolando un confronto con lettori e potenziali clienti diverso dalle classiche dinamiche che hanno segnato il mondo editoriale nei contesti precedenti a quello attuale. Per fare un piccolo esempio, anche solo le presentazioni e le sponsorizzazioni dei testi in uscita in questi mesi hanno dovuto confrontarsi con un approccio che, sebbene avesse già avuto un ruolo sicuramente non marginale negli anni scorsi, si è mostrato decisivo e, data la chiusura dei luoghi di cultura e la necessità di evitare assembramenti, quasi sempre unico.
È opportuno offrire un quadro della situazione indicando le caratteristiche peculiari di una realtà editoriale affermata come quella rispondente a Infinito edizioni. Così facendo si è in grado di conoscere la professionalità e la passione che guidano inevitabilmente determinate scelte e che permettono di godere di un riscontro di pubblico sempre crescente anche in periodi difficili come quello attuale. Del resto, chi vive di questo mestiere compie una sorta di missione quotidiana che si basa sulla continua voglia di diffondere sempre nuove storie. Non solo: Infinito edizioni, fondata l’8 novembre 2004, ha deciso di schierarsi apertamente sin dai primi momenti. Nel farlo ha indicato sovente strade differenti, sicuramente meno battute. Il mezzo più importante per compiere questo tragitto è sempre stato il bisogno e la voglia di far valere i diritti delle minoranze.
Questo continuo misurarsi coi problemi che scaturiscono dalla conformazione di quelle realtà che fin troppo spesso non hanno goduto e continuano a non suscitare l’interesse dei media e che, inoltre, vengono abitualmente recepite dalla maggioranza come distanti e fin troppo discordanti, non avrebbe potuto reggere così a lungo senza una forte passione nei riguardi dei libri, della cultura e, ancor prima, della verità. D’altro canto, è evidente che a questi elementi si sia dovuto sempre affiancare non tanto la necessità di stare al passo coi tempi, ma il bisogno di spingersi sempre avanti, proiettarsi al di là delle dinamiche economiche. In altri termini: scegliere sempre la qualità e la verità piuttosto che la quantità.
Dunque, in merito alle dinamiche che contrassegnano Infinito edizioni, come si avrà modo di notare tra non molto, è opportuno far emergere come tutte le innovazioni che sono state apportate nel corso dell’ultimo anno da diverse realtà editoriali, tema di cui si discuteva anche in apertura, fossero state già ampiamente utilizzate negli anni scorsi da Infinito edizioni. Questa lunga indagine e ricerca che va avanti da decenni compiuta sul mondo offre elementi di grande interesse. Tra i temi dell’intervista a Luca Leone, giornalista professionista, laureato in Scienze politiche, direttore editoriale e co-fondatore della casa editrice Infinito edizioni si è avuto modo di soffermarsi sia su alcuni aspetti legati all’attualità dell’editoria, in particolare sul significato che può avere un libro nel contesto odierno, sia sui punti che più contraddistinguono da molto tempo ormai la sua azienda.

Il panorama editoriale odierno pullula di numerose realtà. Questa abbondanza può provocare disagio nei lettori o negli autori meno esperti che hanno intenzione di affacciarsi alla lettura di determinati argomenti o proporre opere con precise caratteristiche. Pertanto, la prima domanda, sebbene possa sembrare banale, risulta necessaria: perché scegliere Infinito edizioni?
Credo che la scelta debba essere basata sull’esame del catalogo e sulla percezione della serietà dell’editore. Oltre – per chi propone opere – sulla certezza che quell’editore abbia una buona distribuzione. Dopo di che, credo nella bibliodiversità e nella libertà di scelta. Non faccio parte di quella schiera di colleghi secondo cui un libro venduto da un altro editore è una vendita perduta per la mia casa editrice. Credo che ogni libro venduto e letto sia importante, meglio se ben fatto e con alle spalle un buon lavoro di editing e di correzione delle bozze. Penso che l’Italia abbia bisogno di leggere e di fare buone letture e che tutte le case editrici e gli addetti del settore dovrebbero lavorare su questo e per questo. Credo che i libri in questo momento storico possano essere importanti alla stregua del pane o di un farmaco salvavita. E per questo credo che finalmente il nostro parlamento e il governo dovrebbero impegnarsi per introdurre nell’ordinamento una norma che permetta alle famiglie di poter mettere in detrazione nella loro dichiarazione dei redditi gli acquisti di libri sia scolastici che universitari che di varia fino a un tetto determinato dal reddito famigliare. Minore è il reddito, più alta la detrazione. Sarebbe una norma di grande civiltà, in totale accordo, tra l’altro, con la nostra bellissima Costituzione, un aiuto importante a un settore da sempre in difficoltà con decine di migliaia di addetti ai lavori di alto spessore e finalmente una spinta decisa da parte della politica a favore della lettura e del libro in un Paese che troppo spesso si scopre ignorante e si bea del fatto di esserlo.

Una delle caratteristiche peculiari della vostra realtà è nascere e specializzarsi come casa editrice interessata a saggi e reportage giornalistici. Non solo: nel fitto catalogo si nota un forte interesse nei riguardi di temi stringenti, come i diritti umani e civili. Quali sono state le sfide più grandi che avete dovuto superare per affermarvi come uno dei riferimenti culturali nazionali in questo settore?
Non le so rispondere. Nel senso che ogni giorno arrivano sfide nuove con le quali misurarsi. Spesso inattese, a volte decisamente amare. Perché i diritti vanno declinati e le violazioni dei diritti si annidano ovunque. Noi crediamo che l’editoria possa e debba essere anche coniugata con un forte impegno sociale per provare a rendere migliore e più consapevole la società in cui viviamo. Naturalmente ci scontriamo con le difficoltà più varie, come ben diceva nella sua domanda. Da potenziali lettori che rifiutano di misurarsi su un tema perché “poi non ci dormo la notte” o “poi non penso che a quello” o “ma tanto anche se poi so certe cose, non posso fare nulla per cambiarle” – e purtroppo la maggior parte di queste risposte arriva da uomini dai quarant’anni in su – all’assessore alla cultura che ti dice “ignoro come facciate a campare con quello che pubblicate” e ti volta le spalle qualunque cosa tu proponga o possa proporre, quando quel che pubblichiamo è, ad esempio, il “Rapporto annuale” di Amnesty International, libri scritti da autori qualificatissimi su argomenti di storia contemporanea, di politica internazionale e di geopolitica, e così via. C’è chi pensa che l’editoria sia solo pubblicare libri che aiutino a non pensare, di evasione, ma non è decisamente così. Noi abbiamo scelto di far pensare, di raccontare attraverso autori estremamente qualificati il mondo in cui viviamo, di misurarci con temi quali le violazioni molteplici dei diritti umani, l’usura, l’immigrazione, i grandi genocidi del Novecento, la giustizia che non funziona, i media, il Covid, la forza immensa e la capacità di resilienza delle donne, i bisogni dell’infanzia, e siamo orgogliosi del nostro lavoro. L’attenzione e la stima sempre crescenti ci spingono a dire che la direzione è quella giusta e che bisogna continuare su questa strada. Nonostante certi assessori alla cultura…

La casa editrice ha numerose collane al suo interno. Quali sono gli aspetti che le caratterizzano?
Prima dell’acquisizione delle quattro collane e del marchio editoriale di Edizioni Estemporanee, avevamo undici collane; ora sono aumentate e stiamo avviando un processo di razionalizzazione. Credo che tutte siano caratterizzate dalla volontà di indagare il mondo in cui viviamo, con diversi approcci, con diversa profondità, per poter dare elementi di riflessione e crescita a tutte le età e a tutti i livelli culturali. Stiamo aumentando il nostro impegno anche verso l’ambiente, perché il pianeta è casa nostra e siamo stufi che altri lo distruggano in nostro nome. E in questo senso, ad esempio, stiamo progressivamente trasformando la collana iSaggi in un importante contenitore di libri su temi ambientali. Collane fondamentali per la nostra storia sono Orienti, che indaga il mondo dai Balcani fino alla Cina; iSaggi, contenitore di opere che si occupano del mondo contemporaneo dall’usura alla giustizia, dai grandi casi italiani spesso irrisolti (in tal senso, segnalo ad esempio il recentissimo La vita rubata di Fulvio Mazza) ai diritti di genere e dell’infanzia; GrandAngolo, che gradualmente è diventata la collana dedicata all’America Latina e al Novecento tutto. Poi segnalerei Iride, che stiamo specializzando soprattutto in storia dello sport ma che contiene anche bellissime biografie di atleti dei cosiddetti (erroneamente) “altri sport” – penso al grande Oscar De Pellegrin, alla non meno grande Giulia Quintavalle, solo per fare due nomi meravigliosi dello sport italiano, due grandi olimpionici – ad Afriche, nata pochi anni fa ma cresciuta a velocità inattesa. Parlare di tutte le collane è impossibile, ma sarebbe bello che i lettori venissero a trovarci sul nostro sito e sui nostri social per scoprire in tutta calma una proposta editoriale che credo decisamente completa e che con l’acquisizione della collana La terra e la passione di Edizioni Estemporanee ora si è espansa anche all’enogastronomia, con libri di grande qualità.

Cosa chiedete agli aspiranti autori?
Di verificare se la loro proposta sia in linea con la nostra filosofia e possa essere collocata in una delle nostre collane e di credere nel libro fino in fondo, essendo ben consapevoli che l’autore ha un ruolo fondamentale nell’affiancare l’editore anche in fase di promozione. Poi occorre umiltà, che è una delle grandi chiavi per provare a scalare la via decisamente ripida e sdrucciolevole verso il “successo”.

Quali sono i modi per entrare in contatto con la vostra casa editrice e presentare le proposte editoriali?
Basta scrivere una mail e inviarci una buona sinossi e una breve biografia dell’opera. Se interessati, chiediamo di inviarci l’opera intera, che mettiamo in lettura. Poi serve un po’ di pazienza – a volte, ahinoi, tanta pazienza – ma una risposta arriva sempre.

Nell’ultimo periodo, dato il contesto pandemico, anche in campo editoriale si è assistito a cambiamenti radicali o velocizzazioni di processi già avviati. Quali sono le innovazioni più influenti che avete apportato nell’ultimo periodo?
Nessuna, perché già prima della pandemia lavoravamo ampiamente in telelavoro potendo contare su collaboratori con cui lavoriamo da anni e dei quali sappiamo di poterci fidare ciecamente. Quel che molte aziende ancora oggi si rifiutano di fare, per non parlare delle pubbliche amministrazioni, noi nel nostro piccolo lo facciamo già da anni. O almeno ci proviamo.

Quali sono le sfide, i progetti che i lettori devono aspettarsi per questo nuovo anno?
Oltre all’acquisizione del marchio e delle principali collane di Edizioni Estemporanee, sforzo non indifferente, è in arrivo una nuova collana, l’ultima, a cui lavoriamo da anni e che ora pensiamo di poter realizzare grazie ad alcuni compagni di viaggio che finalmente abbiamo trovato e che condividono con noi la passione per la collana che nascerà in autunno e che sarà popolata subito da due bellissimi libri al momento in lavorazione. Quest’anno pubblicheremo nelle diverse collane circa quaranta novità, non poche per una piccola casa editrice, ma quello che vogliamo è continuare a lavorare duramente sul catalogo, perché un piccolo editore è per definizione un editore di catalogo.

Alcuni degli aspetti più interessanti che balzano agli occhi nell’imbattersi nella vostra realtà sono la cura minuziosa delle proposte e le varie promozioni che accompagnano le vostre pubblicazioni, sintomo della passione e dell’interesse nel progetto che portate avanti. Quali sono gli aspetti principali, le dinamiche che stanno a monte di questi processi e che consentono di ottenere risultati così soddisfacenti?
Grazie innanzitutto per i suoi apprezzamenti, che mi fanno, ci fanno, un piacere enorme. Credo che, per non dilungarci troppo, la risposta sia in un numero e in una parola, una delle parole più belle del nostro vocabolario. Il numero è il sessanta, che sono le mie ore medie di lavoro settimanale allo schermo, più quelle passate nel cosiddetto “tempo libero” a progettare, pensare, risolvere. La parola magica è amore: non puoi fare questo lavoro in questo Paese se non ami profondamente quello che fai e ancor di più il senso profondo e il significato di quello che fai. Fare libri, se vogliamo – e senza la volontà di voler essere o sembrare patetici –, e provare a farli bene, è un atto d’amore. Anche verso se stessi.

Come vengono distribuiti i libri della Infinito edizioni?
Da Messaggerie Libri Spa. La promozione, non meno importante, è a cura di Emme Promozione.

Impegno e sensibilità sono da sempre i vostri capisaldi. Quanto influisce un libro nella realtà? Quanto è in grado d’apportare ogni singola opera nel processo di sensibilizzazione di cui siete portavoce?
Tantissimo. Lo vedo ad esempio ogni volta che io o una/o delle nostre autrici o dei nostri autori veniamo invitati a parlare in una scuola. Un libro non può cambiare il mondo ma può aiutare chi lo legge a interpretarlo in un modo più corretto. Tanti di noi, a pensarci, hanno uno o più libri che ricordano come fondamentali per la nostra crescita. Poiché, però, crescere non vuol dire “semplicemente” passare all’età adulta, ma crescere è un processo senza sosta che ci accompagna in ogni momento della nostra vita, dal primo istante in cui veniamo al mondo e fino all’ultimo momento, è evidente che i libri possono e dovrebbero essere dei compagni fondamentali per questo processo senza sosta, per questo viaggio meraviglioso nell’esistenza. Una goccia d’acqua può fare la differenza, anche solo per il modo in cui viene offerta. Un libro è questo: una goccia d’acqua offerta con amore, se vogliamo, ma senz’altro una goccia d’acqua che può cambiarti in meglio la vita. Una goccia d’acqua che non si può rifiutare.

Mario Saccomanno

(direfarescrivere, anno XVIII, n. 183, aprile 2021)
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